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ARGEO BENCO CI HA LASCIATI

L'uomo, il professionista e il suo grande amore verso
la Patria, Pola, 'Istria e il suo mare

Argeo Benco ci ha lasciati il 16 settembre 2017, esattamente
dopo 70 anni di esilio.
Dall’altare Don Amilcare ha affermato che, per chi ha conosciuto Argeo,
è sufficiente pronunciare il suo nome, per ricordare il suo amore verso la
Patria, Pola, l’Istria, il mare, il suo impegno di scienziato e di esule, la sua generosità.

 

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Ultimo aggiornamento ( domenica 12 novembre 2017 )
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LUTTO

 L'architetto TULLIO CANEVARI è mancato domenica 29 ottobre 2017 a Padova.

Egli, Sindaco Emerito del Libero Comune di Pola in Esilio,
ha disposto di riposare nel cimitero di Monte Ghiro a Pola.
Preghiamo per Lui ed esprimiamo alla Famiglia il nostro profondo dolore.
Il funerale si terrà il 31 OTT 2017 ore 15:00 a Padova,
chiesa di S. Alberto Magno in via Marconi, 13.
 La Signora Bruna Canevari e Famiglia ringraziano tutti quanti
hanno espresso partecipazione per la scomparsa di Tullio Canevari.
Le ceneri, come da Lui disposto, verranno inumate a Monte Ghiro,
dopo una benedizione nel Duomo di Pola,
che avverrà sabato 11 novembre alle ore 11.
Ultimo aggiornamento ( domenica 12 novembre 2017 )
 
70 ANNI DI ESILIO

EDITORIALE DEL SINDACO TITO LUCILIO SIDARI

Alle ore 24:00 del 15 settembre 1947 entra in vigore il trattato di pace firmato dall’Italia il 10 febbraio 1947 e le nostre Terre passano dalla sovranità italiana alla sovranità straniera. Disperazione per gli esuli. Fatto storico per pochi storici. Nulla per tutti gli altri.
Siamo già partiti tutti, da Pola, tranne pochi, perché da molti mesi notizie ambigue hanno diffuso il terrore che la frontiera sarebbe stata chiusa subito dopo la firma del trattato; non si sapeva che uno dei vincitori avrebbe impiegato mesi per ratificare il trattato e quindi consentirne l’applicazione. Ogni famiglia aveva già preso strazianti decisioni. Il governo militare alleato presidiava la città e basta. Il governo italiano aveva preso atto dell’entità dell’esodo soltanto ai primi di gennaio ed aveva cominciato a predisporre i viaggi delle prime navi, come ricorda dettagliatamente Aldo Cherini. Invece Erodoto ci racconta che, 2493 anni prima, gli abitanti di Focea, “intolleranti della schiavitù”, caricarono sulle navi da cinquanta remi i figli e le mogli e gli oggetti sacri in una sola notte e l’indomani “i Persiani si presero Focea vuota dei suoi abitanti”.

Anteo Lenzoni, magistrato, e Lino Vivoda e Sergio Zuccoli e tanti altri ed io abbiamo raccontato ai posteri il nostro strazio nel vedere la città sparire fra le brume della lontananza, mentre per l’ultima volta la salutavamo da una nave, il Pola, il Grado, il Toscana; non occorre ripeterci qui. Abbiamo rievocato le odissee, gli andirivieni, i drammi dell’inserimento in luoghi semidistrutti dai bombardamenti e poi le offese ricevute per 70 anni, che sono molto lunghi, troppo lunghi. Anche stamattina, di nuovo, dopo 70 anni, un computer statale non ha saputo riconoscermi.

Ancora oggi ci viene chiesto perché siamo partiti in massa e se non avremmo invece potuto difenderci nelle nostre città e nelle nostre campagne (“ questa domanda … è come un colpo di sferza sanguinante”, scriveva Padre Rocchi tanti anni fa).
Ed ancora ci viene chiesto perché ci consideriamo esuli.
Io non voglio commentare; leggete invece gli accorati ricordi di quei giorni, sacri per noi, scritti qui dal generale Silvio Mazzaroli; e continuiamo a guardare avanti, sempre, amando l’Italia.
Tito Sidari

(Arena di Pola settembre 2017)

Ultimo aggiornamento ( mercoledý 04 ottobre 2017 )
 
15 SETTEMBRE 1947

ULTIMO GIORNO DI POLA ITALIANA


    Sono le 19 di mercoledì 6 settembre. Squilla il telefono. “Pronto, chi parla?” “Ciao Silvio, sono Viviana Facchinetti. Volevo ringraziarti per le belle parole che hai scritto ai vecchi amici a proposito del mio primo numero dell’Arena di Pola.” “È stato un piacere. Appena l’ho letta mi sono sentito in dovere di farlo perché nelle sue pagine ho ritrovato, dopo tanto tempo, quella che a lungo era stata l’anima del nostro giornale, che Tarticchio prima ed io dopo avevamo cercato di mantenere e che negli ultimi tempi si era come smarrita. Brava!” “Grazie ancora. Senti, mi scriveresti qualcosa per il prossimo numero del giornale magari a proposito del 15 settembre di settant’anni fa?” L’invito, apprezzato per la sensibilità dimostrata nel rivolgermelo, mi coglie alla sprovvista e rispondo: “Ci devo pensare. Mi faccio risentire. Ciao.” In effetti c’ho pensato su molto poco.

Il tempo di posare il telefono e sapevo già che l’avrei fatto. Questo, in sintesi, l’antefatto del mio ritorno su queste pagine.
Ma cosa scrivere a proposito di quel remoto giorno in cui, a seguito dell’entrata in vigore dell’iniquo Trattato di Pace, Pola cessava di essere italiana e di cui, per la mia allora tenerissima età, poco o niente conservavo nella memoria ? È stato il dilemma di un momento. La soluzione l’avevo a portata di mano. Sono salito nel mio studio, ho tirato fuori quelli che io chiamo affettuosamente, avendoli partoriti, i libroni (le copie anastatiche delle prime annate dell’Arena) e mi sono messo a rileggere i fogli stampati a cavallo di quella data così significativa per la storia d’Italia, dell’Istria, di Pola ed anche del nostro foglio. Esso, infatti, proprio in quei giorni, dopo aver chiuso con lo speciale del 31 luglio 1947 la sua parentesi polesana, già l’11 settembre apriva quella goriziana con l’uscita del primo numero della nuova serie e con il successivo, datato 18 settembre, commentava quel fatidico giorno con un titolo a caratteri cubitali: “IL SOLE D’ITALIA ILLUMINA GORIZIA, LA NOTTE SCENDE SU POLA”.

Sono poche immaginifiche parole più che sufficienti però per rendere l’idea del giubilo con cui in quel lontano giorno i Goriziani accolsero il ritorno dei soldati d’Italia e dello smarrimento che, di contro, pervase i Polesani nel prendere coscienza che la loro amata Città soggiaceva ormai al pesante tallone titino, mentre i Triestini – anche questo avrebbe meritato di essere scritto – avrebbero continuato a vivere per ulteriori lunghi sette anni i chiaroscuri dell’occupazione militare alleata. Sono questi gli aspetti di quello storico passaggio sul quale mi è sembrato doveroso richiamare in prima battuta la memoria di chi già li conosceva per l’averlo vissuto e l’attenzione di chi, magari, ne aveva solo vagamente sentito parlare. Ma non è tutto.

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