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INDENNIZZI SLOVENI ANCHE AI PROFUGHI ISTRIANI

Indennizzi sloveni anche ai profughi italiani:
nessuna truffa, ma solo l’applicazione di una legge

(L'Arena di Pola ottobre 2015)

Nel numero di maggio “L’Arena di Pola” l’aveva subodorato: gli indennizzi corrisposti dalla Repubblica di Slovenia a centinaia (se non a migliaia) di profughi italiani dal Capodistriano non sono una truffa, ma l’applicazione della “Legge sulla riparazione dei torti” slovena emanata il 25 ottobre 1996 e modificata ben 7 volte da allora fino al 5 ottobre 2007. Lo hanno confermato il presidente dell’Associazione delle Comunità Istriane Manuele Braico, il presidente nazionale dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia Renzo Codarin e la consulente Federica Cocolo in una conferenza stampa congiunta tenuta venerdì 4 settembre a Trieste nella sede dell’Associazione delle Comunità Istriane.

La normativa prevede un indennizzo per tutti i cittadini, sloveni e non, definibili come «prigionieri politici» avendo subito violazioni dei diritti umani da parte del regime jugoslavo per ragioni «di classe, politiche o ideologiche» tra il 15 maggio 1945 e il 2 luglio 1990: dunque infoibamenti o altre forme di uccisione, torture, pestaggi, detenzioni abusive, vessazioni, divieti, intimidazioni, mancata segnalazione del luogo di sepoltura del proprio congiunto infoibato, ma anche permanenza in un campo profughi dopo la fuga dal terrore titino. Tra i cittadini italiani ne possono beneficiare coloro cui non fu mai chiesto di optare o coloro che lo fecero dopo il rimpatrio in Italia. I benefici della legge valgono anche per i nati in campo profughi. Possono inoltre fare richiesta di indennizzo gli eredi in linea diretta per i profughi defunti rientranti nella casistica.

La Slovenia risarcisce agli aventi diritto 146 euro per ogni mese di campo profughi fino a non oltre 8.300 euro, più i contributi pensionistici per chi non ha potuto lavorare quando era in campo profughi (chi risiede fuori dalla Slovenia e beneficia della pensione estera riceve così il doppio della mensilità). La Commissione prevista dalla legge esamina i documenti e risponde dopo 8-12 mesi in maniera positiva, negativa o richiedendo integrazioni. Una volta ultimata la pratica, chiede al beneficiario una firma per ricevuta su un modulo da rispedire tramite raccomandata. Poi la Banca Statale slovena spedisce una lettera indicante l’ammontare dell’indennizzo, e dopo due mesi la somma arriva sul conto corrente bancario. Finora il numero totale degli indennizzati in base a questa legge a livello mondiale si aggira sulle 35.000 unità.

Questi i documenti necessari da allegare alle domande: fotocopia della carta d’identità; fotocopia del codice fiscale; estratto del certificato di nascita (solo se la persona è nata fuori dal territorio oggi ricompreso sotto la sovranità slovena; se l’atto è stato trascritto, deve rivolgersi allo Stato civile del Comune di residenza, altrimenti al Comune o alla Parrocchia di nascita); certificato delle vicende domiciliari (€ 16,52) dall’anno in cui la persona è arrivata in Italia, da richiedere in un Centro civico del Comune di residenza; qualifica di profugo (con bollo da € 16,00) da richiedere alla Prefettura (per chi non possiede tale qualifica occorrono due testimoni con la fotocopia del loro documento d’identità e del codice fiscale, più la loro dichiarazione di essere a conoscenza dei fatti narrati dal richiedente); fotocopia del libretto di lavoro (per chi non lo avesse avuto in quel periodo, a partire dal momento in cui iniziò a lavorare in Italia).
Certificati da richiedere per le persone decedute: certificato di morte; certificato delle vicende domiciliari (dalla data di arrivo in Italia); certificato di cittadinanza (con la data di acquisizione della cittadinanza italiana); fotocopia del libretto di lavoro. Tale domanda viene prima esaminata dal Ministero di Giustizia e poi inviata dallo stesso al Tribunale di Lubiana, che esegue i controlli per definire la pratica dell’eredità.

Per consulenza e assistenza nella compilazione delle domande ci si può rivolgere: all’ANVGD di Trieste nella sede di Via Milano 22 il martedì e il giovedì tra le 15.30 e le 17.30 (tel. 040 366877); all’ANVGD di Gorizia in Passaggio Alvarez 8 il martedì e il giovedì tra le 17.30 e le 18.30; all’Associazione delle Comunità Istriane in Via Belpoggio 29/1 a Trieste dal lunedì al venerdì in orario 10-12 e 17-19 (tel. 040 314741); o scrivere all’indirizzo Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

Chi invece, dopo aver raccolto tutti i documenti richiesti, volesse inviarli direttamente a Lubiana insieme ai moduli in sloveno da compilare (scaricabili dal sito del Ministero della Giustizia sloveno) potrà farlo tramite raccomandata all’indirizzo: Ministvrstvo za Pravosodje – Glinška ulica 12 – 1000 Ljubljana – Slovenia. Oppure potrà recarvisi (2° piano) previo appuntamento da concordare al numero 00386 013695329.

Braico e Codarin hanno definito la legge un esempio di civiltà, frutto dell’indipendenza e dell’ingresso della Slovenia in  Europa. Braico ha chiarito che finora le due associazioni non erano rimaste inerti, ma che, prima di esprimersi, avevano voluto informarsi bene (con due anni di ricerche e di studio della legge). Codarin ha sottolineato l’importanza di fornire informazioni corrette evitando di fare ulteriore confusione in una materia complessa e delicata. «La legge – ha detto – è nata per risarcire gli sloveni vittime del comunismo, ma con l’adesione all’UE è stata estesa anche ai non sloveni. La certezza che vale anche per i profughi italiani ci è venuta dalla lettura di una sentenza specifica, tradottaci dall’Ambasciata d’Italia a Lubiana. Se la legge continua a venir finanziata, è perché la Slovenia ha cartolarizzato a tal fine alcuni beni».
Paolo Radivo

L’Unione degli Istriani offre assistenza:
file sotto la sede a Trieste

Dopo aver gridato alla truffa e allo scandalo internazionale, l’Unione degli Istriani ha dovuto riconoscere che in effetti sono pienamente leciti gli indennizzi assegnati dalla legge slovena sulla riparazione dei torti ai profughi dalla parte di Zona B del Territorio Libero di Trieste oggi sotto sovranità slovena. Ovvero dagli attuali Comuni di Capodistria (salvo la parte più orientale), Isola, Pirano e Ancarano. Costoro e i rispettivi discendenti possono beneficiare della normativa. Il Trattato di Pace del 10 febbraio 1947 all’articolo 21 li considerava infatti cittadini del costituendo TLT. E lo stesso Memorandum di Londra del 5 ottobre 1954 al paragrafo 8 non prevedeva alcuna opzione tra la cittadinanza italiana e quella jugoslava per quanti fossero già esodati nella Zona A del TLT o intendessero farlo. Il loro era considerato un semplice cambio di residenza interno. Il Trattato di Osimo del 10 novembre 1975 all’articolo 3 confermò la cittadinanza italiana già riconosciuta da Roma ai profughi dalla Zona B e dai colli muggesani (prima facenti parte della Zona A) e la cittadinanza jugoslava già riconosciuta da Belgrado ai “rimasti” in Zona B e sui colli muggesani, prevedendo un automatico cambio di cittadinanza per quanti si fossero trasferiti in territorio rispettivamente italiano o jugoslavo.

Il presidente dell’Unione degli Istriani Massimiliano Lacota si è convinto che tutto è in regola dopo l’accoglimento di alcune domande presentate da suoi soci. A scanso di equivoci, ora precisa che aventi diritto alla qualifica di “perseguitato politico” e al conseguente indennizzo sono sia i non optanti che ripararono in un campo profughi italiano, poiché tale spostamento di residenza viene equiparato alla persecuzione politica, sia i non optanti che, indipendentemente dall’essere stati o meno in un campo profughi, subirono abusi dal regime jugoslavo quali bastonate o processi farsa. Anzi, a costoro vengono elargite cifre più cospicue. Anche ai figli nati in campo profughi o ai discendenti dei “perseguitati politici” viene corrisposto un indennizzo, ma con parametri inferiori.

Secondo Lacota, dai benefici di legge sono invece esclusi gli “optanti”, ovvero quanti, invece di acquisire automaticamente la cittadinanza jugoslava rimanendo in loco, chiesero di mantenere quella italiana ai sensi del Trattato di Parigi, dovendo perciò lasciare i territori delle province di Trieste, Gorizia e Pola annessi alla Jugoslavia ed ora appartenenti alla Slovenia (eccetto quindi l’ex Zona B e i colli muggesani). La legislazione slovena considera gli optanti inclusi negli accordi internazionali italo-jugoslavi e quindi in tal modo già indennizzati.

Giovedì 10 settembre il Ministero della Giustizia sloveno ha confermato a Lacota che la legge è stata estesa ai cittadini italiani dopo l’ingresso della Slovenia nell’Unione Europea (2014). Presso il Ministero si è poi recata una delegazione del sodalizio onde concordare le modalità tecniche di collaborazione per il disbrigo delle pratiche. Lacota si è rallegrato che la questione si sia risolta nel migliore dei modi e ha ringraziato Lubiana «perché questo è il primo vero riconoscimento dopo sessant’anni». Ha inoltre esortato gli aventi diritto a presentare presto domanda, visto che i fondi stanziati non sono inesauribili, anche se la legge  non prevede scadenze. L’Unione degli Istriani offre assistenza per reperire la documentazione richiesta, compilare i moduli e redigere le dichiarazioni in sloveno. Per fruire del servizio si può telefonare allo 040 636098 o recarsi nella sede di Via Pellico 2 a Trieste.

Il presidente Lacota ha indetto per mercoledì 9 settembre nella Sala Maggiore della sede di Palazzo Tonello un duplice incontro pubblico informativo: alle 16.30 e in replica alle 17.30. Si prevedeva un grande afflusso di pubblico, ma in realtà ben prima delle 16.30 l’intero marciapiede sottostante la sede era talmente gremito da creare intralcio alla circolazione pedonale. Poiché però il tempo passava senza che nessuno aprisse il portone o informasse su tempi e modalità di accesso, tra la folla ha preso a serpeggiare il malcontento, cosicché non pochi se ne sono andati dopo aver resistito in piedi anche un’ora.
Il Comune di Trieste ha predisposto un modulo per la richiesta delle certificazioni storiche scaricabile dal suo sito internet o ritirabile nei centri civici o all’URP.
Paolo Radivo

Ultimo aggiornamento ( sabato 24 ottobre 2015 )
 

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