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18 AGOSTO A POLA COMMEMORAZIONE DELLA STRAGE DI VERGAROLLA di Paolo Radivo

(Arena di Pola settembre 2015)

Pola: ripristinata la foto del dottor Micheletti
Hanno avuto luogo martedì 18 agosto a Pola le cerimonie per il 69° anniversario della strage di Vergarolla, promosse dalla locale Comunità degli Italiani con l’attiva collaborazione del Libero Comune di Pola in Esilio. In precedenza l’amministrazione cittadina aveva ricollocato sulla targa commemorativa alla destra del cippo in Largo Vittime di Vergarolla la foto del dottor Geppino Micheletti che ignoti vandali avevano nuovamente asportato verso l’8 luglio scorso. Sul posto si trovava già una corona di fiori rossi con la scritta bilingue italiano-croato «In memoria delle vittime innocenti. I combattenti antifascisti della Città di Pola»: un fatto meritorio da segnalare.


La messa
Alle 10 ha avuto inizio nell’attiguo duomo la messa di suffragio in italiano. Vi hanno assistito un centinaio di fedeli, tra autorità, esuli, rispettivi discendenti, nonché residenti, più i 26 componenti del coro misto della Società artistico-culturale “Lino Mariani” della CI polese, che hanno cantato e suonato inni sacri durante tutta la funzione religiosa.
La prima lettura, dal Libro dei Giudici, conteneva l’interrogativo posto da Gedeone all’angelo di Dio presentatosi a lui in un periodo di soggezione del suo popolo: «Se il Signore è con noi, perché ci è capitato tutto questo?». Ma Dio stesso lo esortò a salvare Israele. Dal Vangelo di Matteo erano invece tratti due celebri passi: «E’ più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno di Dio» e «Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi». Mons. Desiderio Staver non ha nascosto l’emozione di pronunciare l’omelia «in un giorno per noi indimenticabile». «Ricordiamoci – ha detto – di Gedeone, un ragazzino cui il Signore donò la sua forza. Gesù si spogliò di tutto, poiché non sono gli averi che fanno l’Uomo, ma il suo essere. Il potere dell’Uomo porta alla rovina, come con la strage di Vergarolla e con l’esodo. Ricordiamo quei poveri morti e chiediamo aiuto al Signore, perché è lui la pace del suo popolo.

L’umiltà, la misericordia e il perdono portano alla vita eterna».
Al termine della messa il connazionale polese Roberto Hapacher Barissa, socio dell’LCPE, ha declamato la sua poesia L’estate del ’46, suscitando convinti applausi dal pubblico: «Dopo la fine di quella maledetta guerra, / nessuno sentiva più il rombo dei cannoni! / Il cielo era pulito, senza quei mostri alati neri, / e le ragazze sorridevano! / Strana però era la melodia delle cornamuse / nel centro di Pola che sognava in pace, / strana era la gente che marciava con le gonne / dai disegni a scacchi! / Incominciava a soffiare un vento di presagio / e la rete del silenzio spettrale diventava / sempre più fitta e pesante, sempre di più, / mentre menti e sguardi diabolici osservavano la festa. / Vicino al mare colpirono! E forse dal mare venivano, / in un attimo sbiadivano i colori del coraggio, / dell’innocenza e della speranza, morte, orrore e un cielo / di nuovo nero nell’estate del ’46! / E poi dolore, oblio, lontananza, preghiere nascoste, / anime sparse senza l’ombra eterna delle croci, e le mani / nude di quelli che avrebbero scavato sulla spiaggia / per trovare i resti dei cari, mordendo con rabbia la roccia, / saltando in mare per abbracciarli l’ultima volta. / Nel ricordo: sorrisi spenti, vie deserte, case vuote, / bagni di lacrime, amori finiti, sangue lavato, / cuori spezzati e il vile volto del traditore infame, / la triste e tragica estate del ’46».
Quindi la soprano Vesna Nežić Ružić, insieme al coro “Mariani”, ha cantato 1947 del cantautore esule Sergio Endrigo. Infine il coro, diretto dalla Ma Franca Moscarda, ha eseguito Signore delle cime e, con i fedeli in piedi, Va, pensiero. Il M° Branko Okmaca ha accompagnato alla tastiera i tre brani.

L’omaggio presso il cippo
I presenti si sono poi assiepati davanti al cippo in memoria delle vittime di Vergarolla. Il sindaco dell’LCPE Tullio Canevari si è compiaciuto del riposizionamento della foto del dottor Micheletti, danneggiata dalla «incommensurabile stupidità umana», ed ha annunciato di voler sporgere denuncia contro l’atto vandalico. «Continueremo – ha aggiunto – a fare tutto quello che è possibile perché le vittime siano ricordate degnamente». Ha ribadito poi la richiesta che il laconico monumento venga completato con i nomi e le età delle vittime nonché l’ora esatta dell’eccidio, che sia finalmente consentito recarsi sulla spiaggia di Vergarolla per recitare una preghiera e che venga autorizzata la posa di una targa in memoria del prof. Mario Mirabella Roberti, promotore fra il 1945 e il ’47 del restauro del Tempio di Augusto. Quell’edificio, costruito 2.000 anni fa da italiani, fu ricostruito 70 anni fa da altri italiani dopo i bombardamenti anglo-americani e lasciato in dono alla città.
Il consigliere dell’LCPE Lino Vivoda ha ricordato con commozione il suo fratellino Sergio (8 anni) e i padrini di battesimo di questi, i coniugi Maria Novak e Francesco Toniolo, morti nell’eccidio. Anche a nome di tutti i parenti delle vittime, ha rivolto un appello alle autorità affinché nelle scuole polesi all’inizio di ogni anno scolastico venga dedicata una mezz’ora per ricordare l’evento e prevenire futuri oltraggi teppistici o di faziosità politica contro la memoria del dottor Micheletti.
E’ seguita la deposizione delle corone dell’Ambasciata d’Italia a Zagabria, del Consolato Generale d’Italia a Fiume, della Città di Pola, della Comunità degli Italiani di Pola, dell’LCPE e del Circolo di cultura istroveneta “Istria”, con la benedizione impartita da mons. Staver. Al termine il coro maschile “Lino Mariani” ha cantato un Requiem.
Tra gli altri, hanno partecipato sia alla messa sia alla cerimonia commemorativa: Luca Laudiero, incaricato d’affari e reggente dell’Ambasciata d’Italia a Zagabria; Renato Cianfarani, console generale d’Italia uscente a Fiume, Furio Radin, presidente dell’Unione Italiana e deputato degli italiani di Croazia; Maurizio Tremul, presidente della Giunta esecutiva dell’UI; Giuseppina Rajko, vicepresidente della Regione Istriana; Francesco Peroni, assessore alle Finanze della Regione Friuli Venezia Giulia; Fabrizio Radin, vicesindaco della Città e presidente della CI di Pola; Tamara Brussich, vicepresidente dell’Assemblea della Regione Istriana, presidente dell’Assemblea della CI polese e direttrice degli asili italiani di Pola; Fabrizio Somma, presidente dell’Università Popolare di Trieste; Manuele Braico, vice-presidente di FederEsuli, presidente dell’Associazione delle Comunità Istriane e vice-presidente dell’UPT; Livio Dorigo, presidente del Circolo “Istria”; Luigi Donorà, presidente della Famiglia Dignanese; Tatiana Šverko, direttrice artistica di Arena International; Federico Urizio, presidente del Comitato 10 Febbraio di Gorizia; Gabriele Bosazzi, vicepresidente della Famìa Ruvignisa.

Ai cimiteri di Monte Ghiro e di Marina
Più tardi una delegazione dell’LCPE, con alcuni simpatizzanti e polesi residenti, ha deposto corone di fiori nel cimitero civico di Monte Ghiro sulla tomba della famiglia Saccon, contenente le spoglie mortali di 28 delle 65 vittime identificate, e nel cimitero di Marina sul cippo in onore di Nazario Sauro.

Tremul: «sia fatta piena luce sull’attentato»
Il presidente della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana Maurizio Tremul ha in seguito scritto sulla sua pagina Facebook: «A Vergarolla, per ricordare la strage di tanti innocenti ammazzati dalla follia omicida delle ideologie che hanno insanguinato il Secolo breve. Perché non abbia più a ripetersi. Perché sia fatta piena luce sull’attentato. Perché sia fatta giustizia. Perché vogliamo coltivare la pace, la convivenza, l’amicizia, la fraternità, il ricongiungimento di un popolo dolorosamente diviso dalle tragiche vicende storiche».

Peroni: «un crimine rimasto impunito»
«Il ricordo della strage di Vergarolla – ha detto in un comunicato stampa l’assessore alle Finanze del Friuli Venezia Giulia Francesco Peroni – è il doveroso tributo al sacrificio dei tanti innocenti che persero la vita a Pola. L’insensata ferocia di quel crimine, rimasto impunito, offende ancora, a distanza di tanti anni, la coscienza dei tanti che furono testimoni di quella stagione di odio nelle terre tormentate del nostro confine orientale, non meno che di coloro i quali, pur avendo avuto la fortuna individuale di non esserne direttamente interessati, se ne sentono tuttora partecipi per sensibilità umana e civile. Il nostro impegno è che questo esercizio collettivo della memoria si mantenga vivo ogni anno, certi come siamo che solo dalla memoria condivisa di quei tragici fatti possa maturare, nelle nuove generazioni, la consapevolezza del supremo valore della convivenza pacifica, come quotidiana esperienza di cittadinanza universale».

Le tre cerimonie di Trieste
A Trieste hanno avuto luogo tre cerimonie. Alle 9 di mattina, per iniziativa della Federazione Grigioverde e dell’Unione degli Istriani, è stata deposta una corona sul colle di San Giusto ai piedi del cippo che dal 2011, per volontà della Famiglia Polesana, riporta i nomi e le età delle vittime identificate della strage di Vergarolla (64 al momento dell’inaugurazione). Erano presenti i labari del Comune di Trieste, dell’Unione degli Istriani, di varie Famiglie affiliate, della Lega Nazionale, della Dalmazia e di associazioni combattentistiche e d’arma. Alle 18 in Piazzale Rosmini un analogo omaggio si è ripetuto davanti al cippo in onore del dottor Geppino Micheletti.
Alle 19 un gruppo informale e spontaneo di cittadini di fede nazionale (di Trieste e Monfalcone) ha reso omaggio alle vittime presso il cippo di San Giusto esibendo bandiere italiane, istriane, fiumane e dalmate ed uno striscione recante la scritta: «1946-2015: oltre alla gente anche la storia hanno cercato di infoibare... Noi conosciamo gli assassini... i titini».
Paolo Radivo
Ultimo aggiornamento ( mercoled 02 settembre 2015 )
 

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