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18 AGOSTO: UN SALTO DI QUALITA' ISTITUZIONALE editoriale del direttore Paolo Radivo
 
(L'Arena di Pola agosto 2014) 
18 agosto 2014: un salto di qualità istituzionale

Quest’anno le cerimonie del 18 agosto a Pola in memoria delle vittime della strage di Vergarolla, benché meno articolate e un po’ meno partecipate di quelle del 2013, hanno fatto un salto di qualità sul piano istituzionale.
 
La prima volta del sindaco di Pola


Alle onoranze presso il cippo in Largo Vittime di Vergarolla hanno assistito per la prima volta il sindaco di Pola Boris Miletić, il presidente dell’Assemblea della Regione Istriana (ed ex sindaco di Pola) Valter Drandić, il presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia Franco Iacop, l’incaricato d’affari dell’Ambasciata d’Italia a Zagabria Luca Laudiero, l’on. Gian Luigi Gigli (Scelta Civica) e il consigliere provinciale di Pordenone Stefano Turchet (Lega Nord), oltre che la vicepresidente dell’Associazione delle Comunità Istriane e segretaria della Comunità di Lussinpiccolo Licia Giadrossi, la presidente del Comitato ANVGD di Padova Italia Giacca, l’assessore del Libero Comune di Zara in Esilio - Associazione dei Dalmati Italiani nel Mondo Rachele Denon Poggi, Mariella Zorzet in rappresentanza della Fameia Capodistriana (Unione degli Istriani), la componente del Consiglio direttivo sia dell’Associazione delle Comunità Istriane sia della Comunità di Cittanova Carla Pocecco, la giovane direttrice artistica dei Laboratori musicali “Arena International” di Pola Tatiana Šverko, la nota scrittrice e linguista polese Nelida Milani, nonché lo scultore polese esule Walter Mocenni.

Gradite riconferme sono state quelle del console generale d’Italia a Fiume Renato Cianfarani, del presidente dell’Unione Italiana e deputato della nostra minoranza in Croazia Furio Radin, della vicepresidente della Regione Istriana Viviana Benussi, del presidente della Comunità degli Italiani e vice-sindaco di Pola Fabrizio Radin, del presidente dell’Università Popolare di Trieste Fabrizio Somma, del console onorario d’Italia a Pola Tiziano Sošić, della presidente della sezione polese della Società “Dante Alighieri” Silvana Wruss, del presidente del Circolo di cultura istroveneta “Istria” Livio Dorigo, del segretario della Comunità di Piemonte d’Istria e membro del direttivo dell'Associazione delle Comunità Istriane Franco Biloslavo, del presidente dell’Associazione culturale “Cristian Pertan” Manoel Bibalo, del vicepresidente della Famìa Ruvignìsa (Unione degli Istriani) Gabriele Bosazzi e della connazionale polese Claudia Millotti. Fra gli altri partecipanti vi erano sia esuli che rimasti, rispettivi discendenti, familiari e simpatizzanti. Nutrita come sempre la delegazione del Libero Comune di Pola in Esilio.


Ricollocata la foto di Geppino Micheletti


Una novità rilevante è stata la ricollocazione della fotografia (danneggiata oltre un anno fa e asportata la scorsa primavera) del dottor Geppino Micheletti, «cittadino benemerito di Pola», sulla targa che dal 2007 affianca il cippo. La richiesta in tal senso, avanzata su “L’Arena” di luglio dall’assessore Silvio Mazzaroli a nome dell’LCPE dopo vari contatti informali, è stata esaudita dallo stesso Fabrizio Radin tre giorni prima.
La cerimonia ufficiale è iniziata con il Padre nostro e l’Eterno riposo recitati da mons. Desiderio Staver davanti al monumento. E’ seguita la deposizione di quattro corone di fiori: quella del Consolato generale d’Italia a Fiume, quella dell’LCPE, quella della CI di Pola e quella del Circolo “Istria”. I discorsi sono stati ancora più brevi del solito.


Sì all’integrazione del cippo


«Questa – ha esordito il sindaco dell’LCPE Tullio Canevari – è una giornata molto importante. A ricordare i morti ci sono le autorità tanto dello Stato italiano quanto dello Stato croato e tutta la città di Pola: sia di noi che dovemmo andare via e non vi abitiamo più, sia di chi è rimasto e vi abita, sia dei croati. E’ qui con noi il sindaco di Pola: si tratta di un segnale di collaborazione che continuerà anche negli anni a venire. Questo monumento onora le vittime in modo incompleto: mancano i nomi. Auspico che, con la collaborazione della Città di Pola, possa essere completato con l’affiancamento di due pietre che li riportino».
«Le istituzioni – ha detto Renato Cianfarani – devono ricordare, perché la storia non si ripeta. E’ bello che vi siano rappresentanti di tutti i Paesi. Mi sento molto onorato di essere qui. Le istituzioni sono al vostro fianco».
Fabrizio Somma ha portato i saluti della vice-presidente della Camera dei Deputati Marina Sereni e degli onorevoli Laura Garavini ed Ettore Rosato (tutti e tre del PD), dopo la commemorazione svoltasi a Roma il 13 giugno scorso. «Desidero – ha affermato – rinnovare i sentimenti di attenzione alle vittime e ai parenti della strage. Si è innescato un processo di condivisione e fratellanza, dopo il concerto del 2011, che deve andare avanti per tutta la nostra gente di qua e di là dal Mare Adriatico. Un mare che non può che unire».
Fabrizio Radin ha ringraziato le autorità e i parenti delle vittime dell’«esplosione» di Vergarolla. «Abbiamo accolto – ha aggiunto – la richiesta dell’arch. Canevari di completare il monumento. Speriamo, con l’aiuto della Soprintendenza alle Belle Arti, di poter esaudire anche tale desiderio».
Il Coro misto della Società artistico-culturale “Lino Mariani” (CI di Pola) ha concluso la cerimonia cantando il Requiem. Subito dopo, Canevari e Miletić hanno dialogato pubblicamente. Canevari ha fatto presente che il progetto da lui abbozzato un anno fa per integrare il monumento non dovrebbe trovare ostacoli da parte della Soprintendenza in quanto non prevede né scavi né fondazioni, ma solo l’appoggio al suolo di due blocchi in pietra d’Istria inclinati (vedi “L’Arena” del settembre 2013). Ottimista sull’atteggiamento della nuova soprintendente in proposito si è detto Miletić. Canevari gli ha proposto di recarsi insieme da lei per discuterne.

La cerimonia a Monte Ghiro


Una delegazione composta soprattutto da esuli e da alcune autorità (Renato Cianfarani, Viviana Benussi e Tiziano Sošić) si è poi recata nel cimitero civico di Monte Ghiro, dove sulla tomba della famiglia Saccon contenente le spoglie di 26 delle 65 vittime finora identificate sono state deposte due corone floreali: una dell’LCPE e una della CI. Fabrizio Radin ha chiesto ai presenti di osservare un minuto di silenzio «in questo luogo di sepoltura reale» per le vittime «dell’esplosione avvenuta in un periodo delicato della storia della città», affinché «riposino in pace».


La messa in duomo


Alle 10 nel duomo mons. Staver aveva dato inizio alla messa in italiano, presenti oltre 120 persone più i 27 membri del Coro “Mariani”, che ha ben interpretato diversi brani di musica sacra con l’accompagnamento all’organo del M° Branko Okmaca. Sublime il Panis angelicus eseguito da una soprano. E’ mancata invece una rappresentanza ufficiale della CI.
Al termine della funzione religiosa, la direttrice della “Lino Mariani” Loretta Godigna ha letto la poesia dell’esule Aldo Vallini Ricordo dei “Martiri” di Vergarola (vedi pag. 2), accompagnata alla chitarra da un corista. Quindi il Coro si è posizionato fra il presbiterio e il pubblico per cantare Signore delle cime e Va, pensiero, con il M° Okmaca alla tastiera elettronica. L’applauso del pubblico è stato prolungato e convinto.

Durante il pranzo collettivo in un ristorante il connazionale polese Roberto Hapacher Barissa ha declamato la sua recente poesia su Vergarolla dal titolo Il figlio di Pola (vedi pag. 3). Tutti hanno applaudito convintamente.
In previsione della cerimonia, il presidente Franco Iacop aveva inviato un messaggio definendo la sua «una presenza doverosa per condividere, nel segno della pietà, con gli italiani rimasti e con gli esuli, il lutto e il dolore per quelle morti innocenti e parallelamente l’istanza ad approfondire e studiare ulteriormente le cause e le modalità della strage, che fu uno degli episodi più cupi del secondo dopoguerra, ma anche le vicissitudini della popolazione autoctona italiana, la tragedia dell’esodo e quel complesso momento storico nella sua interezza».
«E’ – aveva aggiunto – un contesto totalmente modificato quello dell’Europa allargata verso Est che, aprendosi, potrà assecondare i cambiamenti e aiutare a camminare in maniera consapevole e trasparente sulla strada mai abbandonata da queste comunità: la strada diretta a mantenere vive le radici della lingua e delle tradizioni e la memoria delle vittime, per una rinascita nella concordia e nel giusto ricordo: in questa direzione mi sento di affermare il pieno sostegno del Friuli Venezia Giulia, espresso dalla presenza del Consiglio regionale».
Numerose persone da noi invitate alle cerimonie, tra cui alcuni parlamentari, avevano risposto cortesemente ringraziandoci, esprimendoci vicinanza, formulandoci i migliori auguri e scusandosi di non poter venire.


Tre fondamentali obiettivi restano inattuati


Malgrado i passi avanti compiuti e la prospettiva di un completamento del cippo a Pola, restano ancora da raggiungere almeno tre fondamentali obiettivi:
1) il riconoscimento ufficiale da parte sia di Roma sia di Zagabria che quella del 18 agosto 1946 fu una strage intenzionale contro la componente filo-italiana di Pola e non una tragica fatalità (come qualcuno ancora si ostina a ripetere);
2) la definizione del numero esatto delle vittime, considerando anche quelle mai identificate su cui occorre far luce; 3) l’individuazione dei mandanti e degli esecutori. A tale riguardo persistono macroscopiche disparità di trattamento da parte istituzionale rispetto ad altre stragi. Per carenza di spazio, faremo un solo esempio.


Su Ustica si comincia a scoprire la verità


Circa l’esplosione del DC9 dell’Itavia sui cieli di Ustica che causò la morte di 81 persone, la Corte di Cassazione ha ribadito il 22 ottobre 2013 la tesi del missile lanciato da un aereo «rimasto sconosciuto». La magistratura italiana ha dunque accertato che fu una strage e non un incidente. Niente di simile è mai avvenuto per Vergarolla.
Lo scorso 26 giugno si è inoltre saputo che la Procura della Repubblica di Roma, interrogando mediante rogatoria internazionale 14 ex militari dell’Aeronautica francese, ha appurato che i caccia francesi della base corsa di Solenzara non fecero rientro intorno alle ore 17 del 27 giugno 1980, ovvero 4 ore prima dello scoppio, come finora sempre sostenuto dalle autorità transalpine, bensì rimasero in volo. Ciò avvalorerebbe la tesi di una responsabilità francese.
Nel 2012 il Governo di Parigi, accogliendo la richiesta di rogatoria dei pm romani, aveva ammesso per la prima volta che due portaerei francesi incrociavano allora nel Mediterraneo, benché in giorni diversi dal 27 giugno. Per Vergarolla invece mai l’autorità giudiziaria italiana ha interpellato quella jugoslava o croata.
Due mesi fa il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel suo messaggio all’Associazione dei Parenti delle Vittime della Strage di Ustica, in vista del 34° anniversario, ha scritto: «Comprendo e condivido il rammarico per la mancanza di una esauriente ricostruzione della dinamica e delle responsabilità di quel tragico fatto, nonostante i lunghi anni di indagini e i processi celebrati. La tenace sollecitazione a compiere ogni ulteriore sforzo possibile – anche sul piano internazionale – per giungere ad una esaustiva ricostruzione di quello che avvenne nei cieli di Ustica impegna tutte le istituzioni a fare la loro parte perché si giunga all’accertamento della verità». A noi, che rappresentiamo i parenti delle vittime della strage di Vergarolla, non sono invece mai giunti messaggi né di un tale tenore né da una sì alta sede istituzionale.
L’auspicio è che il lento processo di “sdoganamento” e di equiparazione di Vergarolla alle altre stragi dell’Italia repubblicana possa accelerare in modo deciso, affinché la verità finalmente emerga. Dopo 68 anni sarebbe ora!
Paolo Radivo

Ultimo aggiornamento ( giovedý 21 agosto 2014 )
 

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