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NOTIZIE DI MARZO SCRITTE DAL DIRETTORE PAOLO RADIVO

Notizie scritte dal Direttore Paolo Radivo


Congiunti degli Infoibati: nuova scadenza
Il 28 aprile 2014 è il termine ultimo per l’invio delle richieste di riconoscimento da parte dei congiunti degli Infoibati. L’articolo 4 comma 2 della legge 30 marzo 2004, n° 92 prevede infatti che le istanze debbano essere presentate entro dieci anni dalla sua entrata in vigore. I nuovi riconoscimenti verranno consegnati nell’ambito delle cerimonie per il Giorno del Ricordo nel febbraio 2015. Il comma 1 dell’art. 4 stabilisce che «le domande, su carta libera, dirette alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, devono essere corredate da una dichiarazione sostitutiva di atto notorio con la descrizione del fatto, della località, della data in cui si sa o si ritiene sia avvenuta la soppressione o la scomparsa del congiunto, allegando ogni documento possibile, eventuali testimonianze, nonché riferimenti a studi, pubblicazioni e memorie sui fatti». Le domande vanno inviate a: Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per il Coordinamento Amministrativo - Via della Mercede 9 - 00187 Roma. Per informazioni e chiarimenti: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
Come stabilito dall’art. 6, comma 1, i riconoscimenti consistono in un’insegna metallica e in un diploma a firma del Presidente della Repubblica. La valutazione delle istanze spetta a una commissione di dieci membri (artt. 5 e 6) istituita presso la Presidenza del Consiglio, che terminerà i proprio lavori una volta esaurite le ultime richieste inviate entro il 28 aprile. Tutta la documentazione raccolta verrà poi devoluta all’Archivio centrale dello Stato (art. 4). Finora sono state concesse e consegnate 838 medaglie con relativo diploma.

La Famea Gallesanesa chiude
La Famea Gallesanesa e il periodico “Gente di Gallesano” chiudono. Lo ha deciso il Consiglio direttivo del sodalizio durante la seduta del 4 novembre 2013, riunitasi nella redazione di Milano 2 Segrate. «Per continuare le pubblicazioni – scrive il presidente e direttore della testata Piero Tarticchio sul numero del gennaio 2014 – ci sarebbe voluto un finanziamento (oggi la chiamano sponsorizzazio­ne) di almeno 5.000 euro l’anno che garantisse almeno le spese di stampa, cellofanatura, etichettatura e spedizione di due numeri annui, ma in questi tempi di vacche magre ai miracoli non ci crede più nessuno». Ma lo stesso Tarticchio, il consigliere Ercole Simonelli e il segretario Aldo De Brevi, «tenuto conto che in cassa ci sono solo 500 euro, appena sufficienti per le spese postali del giornale, hanno deciso di «porre fine a questa dolorosa agonia». «Qualsiasi accanimento terapeutico che non fosse supportato dai lettori sarebbe stato inutile. Purtroppo a nulla sono valsi i nostri ripetuti appelli a soccorrerci».
«I nostri lettori – spiega Tarticchio – soffrono di decrepi­tezza cronica, poiché devono fare i conti con l’anagrafe. I nostri discendenti, nati dopo l’esodo, non hanno saputo, potuto o voluto raccogliere il testimone delle nostre idee e tradizioni, tantomeno hanno fatto appello all’orgoglio della loro appartenenza. Si sono semplicemente smarriti nella rassegna­zione, soverchiati dai problemi sociali irrisolti e distratti dal cata­strofismo mediatico che, come un cancro, affligge e divora, giorno dopo giorno, la nostra povera Italia. Potrà sembrare una coincidenza, ma la chiusura della Famea coincide con la scomparsa di due personaggi chiave del nostro asso­ciazionismo, due colonne portanti che hanno contribuito alla realizzazione del nostro giornale. Aggeo Biasi, memoria storica della Gallesano di un tempo, per il suo prezioso contributo editoriale, e l’Ingegnere Alberto Durin, un grande istriano, a noi sempre vicino per la generosità dei suoi finanziamenti».
Chiunque desiderasse fondare un sodalizio sostitutivo della defunta Famea Gallesanesa è pregato di non usare questo nome, né tantomeno di servirsi della testata “Gente di Gallesano” che rimarrà dì proprietà di Pie­ro Tarticchio, suo ideatore, per la durata consentita dalla legge sui di­ritti d’autore.

Medaglie d’onore a due deportati fiumani
Su indicazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha conferito alla memoria di Nerina Faraguna e Antonio Ventin la medaglia d’onore con la quale, in base alla legge 296/2006, l’Italia riconosce come risarcimento morale il sacrificio dei propri cittadini deportati e internati nei lager nazisti durante la Seconda guerra mondiale. Lo scorso 27 gennaio, Giorno della Memoria, presso il Consolato generale d’Italia a Fiume, il console generale Renato Cianfarani ha consegnato l’onorificenza a Licia Antonelli e Dolores Mihelić Malbašić, rispettivamente figlia e nipote dei due benemeriti.
Nerina Faraguna (Fiume, 3 maggio 1919 - 8 maggio 2004) faceva la staffetta per i partigiani. In seguito a una soffiata, nell’estate 1944 fu presa e incarcerata dai tedeschi ad Auschwitz come prigioniera politica. Fu liberata il 9 maggio ’45 e rientrò a Fiume, dove rimase stabilmente.
L’istriano Antonio Ventin (Visinada 21 novembre 1916 - Braunschweig 13 agosto 1944), caporal maggiore dei Granatieri di Sardegna, combatté nei reparti che tentarono di contrastare l’ingresso delle truppe naziste a Roma. Catturato il 10 settembre, fu internato a Fallingbostel. Decentrato a Wendessen, fu poi trasferito a Braunschweig, dove morì durante un bombardamento alleato. La sua salma fu riesumata e traslata nel cimitero militare italiano d’onore di Amburgo. Dolores Mihelić Malbašić vorrebbe finanziarne il rientro in Istria con il ricavato della vendita di un libro che gli dedicherà.

Draga di Moschiena: inaugurata sede
C’era il pubblico delle grandi occasioni venerdì 31 gennaio all’inaugurazione della sede della Comunità degli Italiani di Draga di Moschiena. I connazionali di questo borgo costiero dell’Istria nord-orientale rientrante nella Regione Litoraneo-Montana (alias Quarnero) si sono infatti trasferiti dall’albergo “Marina”, dove condividevano un piccolo spazio con altre associazioni, a Casa “Betty”, dove ora hanno un ambiente tutto per loro. L’edificio, nell’area pedonale del centro storico, era un rudere abbandonato che il Comune ha dato in concessione pluridecennale alla CI. L’architetto Grazia Tricoli e l’impresa edile DEN-ING SRL di Sandra Denona lo hanno restaurato con cura grazie ai fondi del Ministero degli Esteri giunti tramite l’Unione Italiana e l’Università Popolare di Trieste (circa 1,2 milioni di kune). I lavori sono durati un anno. La struttura comprende 94,4 metri quadri ripartiti su tre livelli: nel seminterrato c’è uno spazio espositivo, al piano terra il bar e al primo piano la biblioteca, utilizzabile anche come sala riunioni e ufficio. Dal piano terra si accede a un terrazzo panoramico di 85,6 metri quadri con vista mare riparato dal sole. La CI, pur operando in un contesto non ufficialmente bilingue e malgrado i soci siano solo un centinaio su 1.535 abitanti, è attivissima nel promuovere corsi di lingua italiana, mostre e concerti molto seguiti sia dai locali sia dai turisti.
Alla cerimonia hanno preso la parola il giovane presidente della CI e vicesindaco Riccardo Staraj, convinto che l’edificio diventerà la fucina della creatività di tutti i moschienesi, il sindaco Ratko Salamon, che ha sottolineato l’importanza della sede per l’intera collettività, il presidente della Giunta esecutiva dell’UI Maurizio Tremul, il presidente della stessa Furio Radin, il presidente dell’UPT Silvio Delbello e il console generale d’Italia a Fiume Renato Cianfarani, il quale ha inaugurato la sede e scoperto una targa che ricorda il sostegno della Nazione Madre agli italiani del paese. Il coro Maretta ha cantato il Va, pensiero e l’Inno a Moschiena. Staraj e Teobaldo Rossi, uno dei fondatori della CI nel 1993, hanno poi dedicato alcuni spazi interni a due benemeriti connazionali defunti: l’ex presidente Iva Dešković e l’ex co-fondatore Anton Papp. I convenuti hanno potuto ammirare una mostra di fotografie di paesaggi moschienesi scattate da Salvatore Di Vilio.

“La Voce del Popolo” in edicola a Trieste
Dal 3 febbraio “La Voce del Popolo” è acquistabile in oltre 200 edicole di Trieste, Muggia, Gorizia e Monfalcone. Il «quotidiano italiano dell’Istria e del Quarnero», stampato a Fiume dalla casa giornalistico-editoriale EDIT di proprietà dell’Unione Italiana, ha subito avuto un ottimo riscontro di vendite. E’ stato così raggiunto l’obiettivo di far conoscere a un maggior numero di lettori residenti nella Venezia Giulia italiana la realtà d’oltre confine. Ha favorito tale iniziativa l’abbattimento dei costi e tempi di distribuzione del giornale da Fiume verso l’Italia grazie all’ingresso della Croazia nell’UE. Il giornale esce dal lunedì al sabato con un numero di pagine variabile da 32 a 40 più i frequenti inserti tematici. Ampio spazio è riservato alle cronache dalla Croazia, dall’Italia, dal mondo, da Fiume, da Pola e dell’Istria croata. Fra il martedì e il venerdì c’è anche la pagina (che si punta a raddoppiare) del Friuli Venezia Giulia, realizzata dalla responsabile Rosanna Turcinovich Giuricin, da Emanuela Masseria e da Rossana Poletti. Negli stessi giorni compare inoltre la pagina del Capodistriano. Il sabato c’è invece la pagina “Esuli & Rimasti”.

EDIT: Superina subentra a Forza
L’Assemblea dell’Unione Italiana, riunitasi il 12 febbraio a Parenzo, ha preso atto delle dimissioni di Silvio Forza da direttore della casa giornalistico-editoriale EDIT in seguito alle gravi irregolarità ravvisate dalla Corte dei Conti (Revisione di Stato) della Croazia nella gestione finanziaria 2012: mancata approvazione dei documenti di pianificazione, uso improprio dei fondi erogati da Italia, Croazia e Slovenia, nonché mancata presentazione all’ente fondatore, l’Unione Italiana, della relazione annuale, del conto consuntivo e del piano finanziario. Inoltre Forza avrebbe prelevato con il bancomat 45.000 euro dell’azienda senza una delibera autorizzativa e avrebbe pagato ai 98 dipendenti una maggiorazione dello stipendio del 35% senza informarne il Consiglio di amministrazione. Quest’ultimo il 16 febbraio ne ha accolto le dimissioni, nominato quale nuovo facente funzioni di direttore il caporedattore responsabile de “La Voce del Popolo” Errol Superina e rimesso il proprio mandato nelle mani dell’UI. Anche il presidente del CDA Roberto Battelli si è dimesso. In seguito Forza si è scusato per gli inconvenienti e i problemi causati da sue «precise responsabilità e commesse irregolarità», non riconducibili «ai giornalisti, a tutti i dipendenti, al Consiglio d’Amministrazione oppure al fondatore Unione Italiana». Il 28 febbraio l’Assemblea dell’UI, riunitasi a Valle, ha nominato nuovi consiglieri di amministrazione dell’EDIT Roberta Grassi Bartolić di San Lorenzo - Babici, Oskar Skerbec di Fiume, Roberto Bonifacio di Crevatini, Samuele Mori, imprenditore di Firenze che lavora a Pola, e Mauro Jurman di Umago.

Fiume: laurea specialistica in Italianistica
Il Senato accademico dell’Università di Fiume, nella sua seduta del 18 febbraio, ha approvato all’unanimità di inserire nel programma di studi la Laurea specialistica in Italianistica. Il Dipartimento di Italianistica, sorto nel 2011, potrà così offrire anche i due anni di specializzazione.

Il console generale Cianfarani a Zara
Lunedì 24 febbraio il console generale d’Italia a Fiume Renato Cianfarani ha visitato per la prima volta Zara. Dal 1° dicembre, con la soppressione del Consolato di Spalato, è infatti competente anche per la Dalmazia. Il diplomatico italiano ha incontrato il presidente del Tribunale regionale di Zara Vladimir Mikolčević, il questore Neven Paškalin, il presidente della Regione di Zara Stipe Zrilić e il sindaco Božidar Kalmeta. Zrilić e Kalmeta gli hanno chiesto aiuto nel trovare imprenditori italiani disposti a investire per il completamento del porto di Gaženica, ma anche nel ripristinare i collegamenti marittimi e aerei permanenti con Ancona (oggi solo estivi). La Regione di Zara sta collaborando intensamente con la dirimpettaia Regione Marche, mentre la Città di Zara è gemellata con Padova e Reggio Emilia e sta per gemellarsi anche con Senigallia. Cianfarani ha confermato l’interesse delle aziende italiane ad investire in Croazia nelle infrastrutture, nel turismo, nell’energia e nell’ambiente. Ha inoltre aggiunto che la presenza a Zara di una comunità di italiani autoctoni «arricchisce l’offerta culturale di queste terre», concetto condiviso da Kalmeta, che ha giudicato positivamente l’apertura di un asilo privato italiano. Successivamente il Console generale si è recato nella sede comunitaria, dove ha trovato ad attenderlo numerosi connazionali. «L’Italia – ha esordito nel salutarli – è grata ai connazionali zaratini per aver salvaguardato e tramandato la lingua e la cultura italiane nella loro terra natia. Zara forse non è una Comunità grande, ma ha un importante significato». Molti connazionali dalmati vivono con disagio la necessità di recarsi fino a Fiume per le pratiche di rilascio dei documenti prima sbrigate a Spalato. Cianfarani ha garantito che farà il possibile per venir loro incontro.

CI di Pola: bilancio positivo, ma…
Si è riunita il 25 febbraio l’Assemblea della Comunità degli Italiani di Pola, la prima quest’anno. Nella sua relazione sulle attività 2013, il presidente della CI Fabrizio Radin ha ricordato la nascita dell’orchestra di musica leggera “Musicittà”, del coro giovanile “Carillon” e del sito www.circolo.hr, l’estensione della connessione Internet senza fili a tutta la sede, l’affidamento alla connazionale Gigliola Pergolis della gestione del bar (dove finalmente si parla bene italiano), il rilancio della biblioteca, l’investimento per il nuovo impianto di aria condizionata, la collaborazione con il 57° Raduno degli Esuli da Pola e l’ospitalità data in giugno alla Fiera del libro e della letteratura per ragazzi. Hanno continuato ad operare i gruppi filodrammatico, di arti figurative, ceramica, sport e ginnastica correttiva, nonché il coro di voci bianche, e si è svolto un corso per traduttori letterari. Nel frattempo però è scaduto il contratto d’affitto con la Regione Istriana per l’Euro Info Point, da anni attivo nel seminterrato presso Porta Ercole. Sul piano contabile il 2013 si chiude in attivo, ma solo grazie all’avanzo 2012. Il piano finanziario 2014 prevede entrate per 190.000 euro, di cui 120.000 erogati dalla Farnesina tramite l’Unione Italiana e l’Università Popolare di Trieste, e 30.000 dalla Città di Pola; i restanti 40.000 dovrebbero invece provenire da entrate proprie, donazioni e sponsorizzazioni. Le spese amministrative e gestionali della sede ammonteranno a 115.000 euro, cioè ad oltre la metà di quelle complessive.
Fabrizio Radin non ha invece presentato il piano delle attività future, visto che, «per assolvere tutte le aspettative di un più sensibile miglioramento delle iniziative, occorre più informazione e più partecipazione, e perciò possibilmente una serie di consultazioni ad ampio raggio e un dibattito che possa sortire un salto di qualità effettivo». Bisognerebbe «rinvigorire la nostra visibilità nei confronti della Città, della Regione e soprattutto dell’intera Comunità Nazionale Italiana».

Il ministro Lorenzin a Pola e Rovigno
Il ministro italiano della Salute on. Beatrice Lorenzin ha visitato sabato 8 marzo Pola e Rovigno, accompagnata dall’ambasciatore d’Italia in Croazia Emanuela D’Alessandro e dal console generale d’Italia a Fiume Renato Cianfarani.
Nella sede della Comunità degli Italiani di Pola ha avuto tre incontri consecutivi. Il primo con una delegazione dell’Unione Italiana formata dal presidente Furio Radin, dal presidente della Giunta esecutiva Maurizio Tremul, dalla presidente dell’Assemblea Floriana Bassanese Radin e dal presidente della CI di Pola e vicesindaco Fabrizio Radin. Tremul ha parlato dei problemi delle scuole italiane in Croazia e del bilinguismo non sempre rispettato. Ribadendo la gratitudine all’Italia per il sostegno finanziario, ha auspicato che i fondi ridotti negli ultimi anni possano tornare ai livelli originari.
Un successivo incontro ha avuto luogo con il sindaco di Pola Boris Miletić, il presidente della Regione Istriana Valter Flego, il presidente del Consiglio regionale Valter Drandić e il ministro per il Turismo croato Darko Lorencin, cugino di terzo grado della Lorenzin, che è figlia di un esule da Medolino partito da Pola nel 1947 e giunto poi a Roma. «Sono istriana e me ne vanto!» ha esclamato il ministro. Ai suoi interlocutori ha illustrato «la prima direttiva comunitaria di carattere sociale», ossia l’assistenza sanitaria transfrontaliera: «una grande opportunità per tutta l’Europa che consentirà ai pazienti di accedere più liberamente verso i luoghi di cura di eccellenza, di concentrare le forze e di far circolare di più le informazioni e le best practice in caso ad esempio di malattie rare o complesse». Lorencin ha detto che si farà promotore di collaborazioni scientifiche italo-croate in ambito medico, mentre il presidente Flego ha auspicato una collaborazione tra il futuro nuovo ospedale di Pola e quello triestino di Cattinara.
Il terzo incontro si è svolto con i rappresentanti della Comunità Nazionale Italiana in Croazia e Slovenia. Fabrizio Radin ha presentato la CI di Pola, le istituzioni scolastiche italiane e lo status particolare di cui gode la nostra minoranza a livello municipale. Hanno portato i loro saluti Maurizio Tremul, la vicepresidente della Regione Istriana Giuseppina Rajko, l’on. Isidoro Gottardo, coordinatore regionale del Nuovo Centro Destra per il Friuli Venezia Giulia, il vicepresidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia Paride Cagnelutti, che ha manifestato la piena disponibilità a collaborare con la sanità istriana, e l’europarlamentare Antonio Cancian, che ha invitato l’Istria e la Croazia tutta a valersi pienamente dei fondi comunitari per l’assistenza sanitaria. Parole di simpatia le ha espresse al ministro l’on. Furio Radin: «La nostra comunità, quella rimasta e quella esodata, ringrazia molto l’Italia per quanto ha fatto per noi, ma è anche cosciente che i tempi sono difficili e che, per mantenere il supporto che ci sta dando, abbiamo bisogno di amici. Chi meglio di una politica donna. Bentornata in Istria, Beatrice Lorenzin!». Il ministro, rivendicando le proprie origini e lamentando che in Italia troppo a lungo l’Istria sia stata rimossa dalla coscienza collettiva nazionale, ha ringraziato per la calorosa accoglienza: «Mi avete fatto commuovere, cosa che non mi succede quasi mai. Mi sento di aiutare la Comunità Italiana in modo forte e perché ci credo. Facendolo, faccio giustizia a mia nonna, ai rimasti e ai tanti che se ne sono andati». Si è detta infine convinta che la liquefazione dei confini offrirà grandi opportunità all’Italia come alla Croazia, al Friuli Venezia Giulia come all’Istria.
L’ultima tappa è stata a Rovigno, dove il ministro ha visitato il Centro di Ricerche Storiche. Il direttore Giovanni Radossi ha donato alla gradita ospite alcune pubblicazioni, tra cui volume Il cimitero civico di Monte Ghiro a Pola (1846-1947).



MAGAZZINO 18
Due tappe trionfali per Simone Cristicchi hanno avuto luogo mercoledì 19 febbraio a Trieste. La prima, su iniziativa dell’Università Popolare di Trieste, dell’Unione Italiana e di FederEsuli, si è svolta nella sede dell’Associazione delle Comunità Istriane, gremita come non mai per quello che si è rivelato un vero e proprio abbraccio reciproco fra gli esuli e il loro cantore. Il clima di emozione e di festa era palpabile. L’ospite d’onore è entrato fra gli applausi e i riconoscenti saluti del pubblico. Il padrone di casa, Manuele Braico, lo ha ringraziato per aver saputo far conoscere la storia e i problemi di questo popolo agli italiani ignari. «Per noi – ha esclamato – ha fatto più lui di tanti nostri libri».
Il Coro, diretto e accompagnato alla tastiera dal M° David Di Paoli Paulovich e affiancato da un violino e un violoncello, ha eseguito cinque motivi tradizionali: Addio Zara, Son polesan sicuro, Vignì sul mar muriede (in istrioto rovignese), Va Pirano in mezzo all’onde e Terra rossa.
L’artista romano ha commentato: «E’ incredibile. Mi tocca profondamente. Non me lo sarei mai aspettato. Sarebbe un grande onore ospitare il vostro Coro, che tanto mi ha emozionato, nello spettacolo che speriamo di poter rappresentare la prossima estate al Magazzino 18 con diretta (o registrata) su Rai 1 in prima serata. La messa in onda dello scorso 10 febbraio ha avuto un successo eccezionale malgrado l’orario. Ne sono contentissimo. Dei miei quattro spettacoli questo è il primo ad andare in televisione».
«Qui e in Istria – ha continuato Cristicchi – ho sperimentato un affetto, un’umanità, un senso di comunità come da nessun’altra parte in Italia. Ieri mi trovavo a Taranto e ho saputo che a Ginosa la Marina aveva costruito un campo profughi per i polesani. Sto scoprendo tantissimo della vostra realtà e sono orgoglioso di raccontare la vostra storia soprattutto a chi non la conosce. Questo mi dà l’energia per continuare. Inizialmente nessuno credeva nello spettacolo. Ora invece sono tantissimi i teatri prenotatisi per la prossima stagione: Milano, Bologna, Napoli, Torino… E in ottobre il “Rossetti” di Trieste ricomincerà con Magazzino 18. Le scritte orribili contro di me apparse di recente mi hanno fatto riflettere su quello che avete sofferto voi da 70 anni. Vi sono ancora più vicino».
Il cantautore-attore-scrittore ha anche risposto alle domande del pubblico, compresi alcuni studenti di scuola superiore. «Quando ho visitato il Magazzino 18 – ha detto – mi sono incaponito. Era così abbandonato… Sembrava Cinecittà. Mi sono chiesto perché nessun artista lo avesse raccontato prima. Piero Delbello mi spiegò che le generazioni precedenti lo avevano dovuto metabolizzare, mentre io sarei stato la persona giusta a farlo perché venivo da fuori, ero un osservatore esterno e non avevo nessun legame con gli istriani, i fiumani e i dalmati. Ho voluto parlare con tutti, di destra e di sinistra, raccogliere testimonianze, sentire storici come Gianni Oliva, che mi è stato molto utile e vicino. Non ho subito nessuna ingerenza nella scrittura del testo, che fino all’ultimo giorno ho potuto ritoccare. Ma qualcuno con manie di protagonismo si è messo una medaglia sul petto vantandosi di aver impedito una citazione di Boris Pahor… E’ brutto che sia stata messa in discussione la mia natura di artista libero che rifugge da ogni catalogazione. Coloro che nella Seconda guerra mondiale propagandarono le ideologie ci hanno allontanato gli uni dagli altri causando solo danni, provocando macerie».
L’avv. Piero Sardos Albertini, presidente della Fameia Capodistriana, ha consegnato a Cristicchi un riconoscimento e un distintivo per aver raccontato «con equilibrio e poesia» le Foibe e l’Esodo, dando un importante contributo a far cadere il muro di silenzio che ricopriva tali vicende. Inoltre ha reso noto di aver ricevuto dalla Rai, in risposta alla sua lettera che lamentava l’orario notturno della messa in onda di Magazzino 18 il 10 febbraio scorso, la rassicurazione di voler rimediare. Con il suo manifesto appoggio a Cristicchi la Fameia Capodistriana, che raggruppa la maggioranza degli esuli da Capodistria, si è smarcata pubblicamente dalle severe accuse di giustificazionismo rivoltegli dall’Unione degli Istriani, sodalizio cui è affiliata. Il presidente di FederEsuli Renzo Codarin ha lodato tale presa di posizione.
Mario Biasiol, figlio di Ferdinando Biasiol, l’esule proprietario della sedia donata da Piero Delbello all’artista e da questi utilizzata nel suo spettacolo itinerante, ha consegnato a Cristicchi una lettera con una foto del padre e della madre novelli sposi. «Le forti emozioni che ho vissuto seguendo il suo splendido lavoro – vi si legge – mi hanno rituffato in un passato che era rimasto parzialmente sopito, forse perché ero partito da Pola con la famiglia ancora piccolo (8 anni) o forse per istinto di conservazione. Fortunatamente non mi sono mai lasciato condizionare da sbrigativi giudizi e in questa sua ricostruzione storica ho finalmente trovato la verità super partes che attendevo da tempo. La profonda sensibilità dimostrata, l’accurata ricerca della verità ed il coraggio di mettere in scena con tanta dolorosa poesia avvenimenti troppo a lungo ignorati, unitamente alla sua personale commossa partecipazione, sono i formidabili punti di forza di questo lavoro. Inoltre portare in giro questa sua creatura permette di divulgare la nostra storia come mai era accaduto prima, nonostante tutti gli scritti pubblicati finora: storia scomoda solo a chi non ha occhi per vedere e orecchi per sentire».
Manuele Braico, l’artista e pianista Nevia Gregorovich, esule da Parenzo, Licia Giadrossi, segretaria della Comunità di Lussinpiccolo, e la corista Anita Paoluzzi hanno letteralmente subissato Cristicchi di doni. Al termine Fabrizio Somma ha portato il saluto dell’Università Popolare di Trieste.

Il suo libro fa parlare i testimoni
La seconda tappa trionfale di Simone Cristicchi a Trieste è stata mercoledì 19 febbraio all’Hotel Savoia Excelsior Palace. In questo caso gli organizzatori erano l’Università Popolare di Trieste, l’Unione Italiana, l’Università degli Studi di Trieste e la Libreria “Minerva”. La grande sala “Tergeste” era stipata all’inverosimile, tanto che si sono dovuti aprire spazi posteriori per accogliere tutto il debordante pubblico. L’incontro si è incentrato sul libro Magazzino 18 - Storie di italiani esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia, scritto dal “cantattore” romano insieme al giornalista Jan Bernas ed uscito nelle librerie il 4 febbraio per le edizioni Mondadori.
La prof.ssa Cristina Benussi, italianista e pro-rettore dell’ateneo triestino, ha delineato le caratteristiche del volume, che si configura come una raccolta di racconti brevi dove cambiano non solo i protagonisti, ma anche gli io narranti: alcune volte sono i protagonisti stessi a raccontarsi in prima persona (singolare o plurale), altre volte sono i due autori ad esporre in terza persona fatti e personaggi. Vi è dunque un’insolita combinazione di due punti di vista, di due piani di narrazione: quello oggettivo e quello soggettivo. Il risultato è efficace, tanto più che gli eventi sono sempre affrontati nell’ottica del quotidiano, delle persone comuni. Il lettore già informato capisce, quello non informato comincia a capire di pagina in pagina. L’irresistibile archivista romano Persichetti, che all’inizio sbaglia gli accenti ma alla fine li dice giusti avendo compiuto un percorso di crescita, è un personaggio straordinario perché si configura come il destinatario ideale del libro. I due autori hanno recuperato un filone che si era smarrito: quello della scrittura “impegnata” in senso più laico, dove il narratore impara dal narrato.
«Magazzino 18 – ha spiegato Cristicchi – è un libro collettivo che si è valso dell’aiuto di Jan Bernas e di una piccola équipe di ricerca. Viene dalla gente che ha deciso di donarmi la sua memoria. Una volta recuperato tutto il materiale che mi sembrava giusto inserire, ho trovato l’escamotage degli scatoloni presenti nel Magazzino 18 contenenti le storie. Il mio precedente libro, Mio nonno è morto in guerra, aveva più o meno la stessa concezione, la stessa lavorazione, però lì ci si era concentrati di più sull’oralità. Ascoltare le persone richiede una grande pazienza e per me, che dal palcoscenico rischio di perdere il contatto con la realtà, è stato anche una terapia. Non che tutte le persone con cui ho parlato dicessero cose interessanti. L’arte dell’ascolto è molto simile a quella del pescatore, del cacciatore o del fotografo che attende pazientemente il momento in cui deve agire. Questo è un libro di “fotografie istantanee”. Il lavoro successivo è stato quello di riscrivere le storie a modo mio, attraverso la mia sensibilità: un grande collage, un grande mosaico che sicuramente ha dei tasselli mancanti, ma molti meno dello spettacolo teatrale. Sentivo infatti che non avevo detto tutto: mancavano tante altre storie che volevo si conoscessero. Da ciò il libro».
Cristicchi ne ha letto alcuni brani. In uno interpretava l’esilarante Persichetti, che immancabilmente sbaglia gli accenti. Così Chiàmpore, il villaggio dei Monti di Muggia tagliato in due il 26 ottobre 1954 dalla linea di demarcazione tra Italia e Jugoslavia che fece arretrare l’ex Zona A del TLT, è diventata Chiampòre. Con ciò è riuscito a rendere ancora più gustosa la narrazione della tracciatura del nuovo assurdo confine che separava le case dai terreni. L’attrice Maria Grazia Plos ha poi letto altri brani con l’accompagnamento dello stesso Cristicchi alla chitarra.
E’ intervenuto anche il direttore dell’IRCI Piero Delbello, che ha fatto conoscere a Cristicchi il Magazzino 18. «Se non fosse stato lui a trasmettermi la passione per la sua gente, forse – ha affermato l’artista – quel giorno invece che visitare le masserizie me ne sarei andato in giro per Trieste». «In questi mesi – ha aggiunto – ho trovato nel resto d’Italia un senso di vergogna per non aver saputo non solo delle Foibe, ma anche dell’Esodo. Qualcuno invece ha detto che sono l’artefice di un clima di revisionismo. Mi dispiace se ho creato questi problemi. Ora vivo sotto la protezione della Polizia, ma so che sto andando nella direzione giusta».
Il libro è stato presentato giovedì 20 febbraio a Verona presso la libreria Feltrinelli su iniziativa del Comitato provinciale dell’ANVGD e della Fondazione Atlantide - Teatro Stabile di Verona. Hanno introdotto l’incontro Francesca Briani, presidente dell’ANVGD provinciale, e Davide Rossi, dell’Università di Trieste. L’8 marzo Cristicchi stesso ha presentato la sua opera presso il Teatro “Goldoni” di Corinaldo (AN).


Ogni replica
è un successo
Ogni nuova rappresentazione del monologo teatrale Magazzino 18 si risolve in un successo di pubblico: sale piene, applausi, lacrime e ovazioni finali. Così è stato anche il 20 febbraio al Teatro Nuovo di Verona, il 21 febbraio al Teatro “Manzoni” di Merate (LC), il 27 febbraio al Teatro “Fraschini” di Pavia, l’8 marzo al Teatro “Goldoni” di Corinaldo (AN), il 9 marzo al Cine-Teatro “Divina Provvidenza” di Potenza Picena (MC), il 10 marzo al Teatro “Ventidio Basso” di Ascoli Piceno e l’11 marzo al Teatro degli “Astrusi” di Montalcino (SI).
Le repliche continuano il 13 e 14 marzo al Teatro “Verdi” di Gorizia, il 16 al Teatro “Ivan de Zajc” di Fiume, il 20 al Teatro “Tatà” di Taranto, il 7 aprile al Teatro Nuovo “Giovanni da Udine” di Udine, il 9 aprile al Teatro “Gandusio” di Rovigno e il 14 giugno al “Trentino Book Fest” di Caldonazzo (TN). Per gli aggiornamenti si può consultare la pagina ufficiale di Magazzino 18 su Facebook.
Lunedì 17 febbraio il Consiglio comunale di Milano ha approvato con 38 voti a favore, nessuno contrario e un astenuto una mozione di Fratelli d’Italia e del Nuovo Centrodestra che impegna il sindaco Giuliano Pisapia (centro-sinistra) ad invitare Simone Cristicchi a rappresentare presso un teatro cittadino il suo musical civile per gli studenti delle scuole superiori. La mozione richiama il dovere delle istituzioni di offrire una memoria condivisa che possa unire i milanesi e gli italiani tutti verso una coscienza civile comune, stigmatizza il post dell’ex consigliere circoscrizionale di Rifondazione Comunista Leonardo Cribio («nelle foibe c’è ancora posto») e condanna le antidemocratiche contestazioni delle quali Cristicchi è stato oggetto nelle settimane precedenti.
L’assessore della Regione Veneto Elena Donazzan, dopo aver visto giovedì 20 febbraio lo spettacolo a Verona, ha dichiarato: «Quello che è riuscito a fare Cristicchi è stato un capolavoro. E’ entrato nella storia drammatica con intelligenza e sensibilità e il risultato è stato un applauso interminabile e tante lacrime. Dovrebbero vederlo tutti gli studenti del Veneto».
Giovedì 6 marzo Cristicchi è stato l’ospite della pacata trasmissione della giornalista Concita De Gregorio Pane quotidiano, in onda su Rai 3 intorno alle ore 13. Nella circostanza ha interpretato la canzone Magazzino 18 e spiegato perché ha voluto raccontare prima in uno spettacolo teatrale e poi in un libro la storia a lungo negletta dei giuliano-dalmati. «Io credo – ha chiarito – che compito dell’artista e del teatro in generale sia proporre delle problematiche alla collettività. Ma il teatro non le può risolvere. Io non sono giustificazionista. Non giustifico né i crimini dei fascisti né quelli dei comunisti. Non credo che porti a una memoria minimamente condivisa giustificare un crimine. Ma il vero valore è la metafora, ovvero quelli che sono oggi i grandi esodi. Basti pensare ai barconi di disperati che arrivano a Lampedusa e che ci fanno riflettere su un passato anche italiano». La conduttrice ha osservato che il libro di Cristicchi e Bernas fa parlare le persone, è un insieme di piccole biografie e, in quanto tale, anti-ideologico. Sono stati trasmessi anche dei contributi di Gian Antonio Stella e Claudio Magris. In studio c’erano alcuni studenti del Liceo classico “Minghetti” di Bologna, che hanno interloquito. Successivamente una giustificazionista ha imputato a Concita De Gregorio, già direttrice de “L’Unità” e certo non reazionaria, di aver snobbato i contestatori di Cristicchi.
Sempre il 6 febbraio la maggioranza di centrosinistra nella Commissione Pace del Consiglio comunale di Firenze ha bocciato una mozione di Fratelli d’Italia - Alleanza Nazionale che chiedeva di inserire Magazzino 18 ne Le Chiavi della Città, ossia nei percorsi didattici che il Comune mette a disposizione delle scuole fiorentine. La motivazione è stata che di Foibe ed Esodo «si parla già sufficientemente» oppure che «quando si parla di queste cose occorre dare una lettura fatta da ambo le parti».
Acrimoniose accuse di revisionismo e filo-fascismo sono giunte a Cristicchi da un sito internet di estrema sinistra, mentre il mensile dell’Unione degli Istriani ha pubblicato nel numero di dicembre un ampio articolo dall’eloquente titolo C’è del marcio nel Magazzino 18.

Pietas Julia: i 60 anni polesi
E’ stata inaugurata il 7 marzo al piano terra del Civico Museo della Civiltà Istriana, Fiumana e Dalmata in via Torino 8 a Trieste la mostra La Società Nautica Pietas Julia 1886-1946: gli anni di Pola, promossa dall’Istituto Regionale per la Cultura Istriano-Fiumano-Dalmata (IRCI) in collaborazione con la Fondazione Pietas Julia, che raccoglie e custodisce il patrimonio storico-sportivo dell’ultracentenaria società canottiero-velistica, oggi ancora attiva ed operante a Sistiana (TS).
In ordine cronologico sono esposti numerosi documenti originali e fotografie d’epoca (o loro riproduzioni), nonché cimeli e ricordi messi fortunosamente in salvo ai tempi dell’Esodo e ora conservati nell’archivio della Fondazione. Si ripercorrono in tal modo i primi sessant’anni del sodalizio: quelli di Pola. Il riferimento non è tanto ai successi sportivi, quanto all’impegno civile, agli stretti rapporti con la cittadinanza, al ruolo aggregativo, formativo e di sano svago per i giovani, nonché all’acceso spirito patriottico che valse alla Società Nautica Pietas Julia lo scioglimento nel 1915 ad opera delle diffidenti autorità austriache dopo l’entrata dell’Italia nel primo conflitto mondiale.
Si possono così vedere il verbale dell’atto costitutivo dell’allora Club Nautico Pietas Julia risalente al 14 agosto 1886, un documento austriaco del 24 febbraio 1915 che esorta a indagare per lo scioglimento della Società, il decreto di scioglimento datato 29 novembre 1915, l’ordine di sequestro dei canotti con sostituzione di nomi e numeri di matricola datato 9 giugno 1916, o il registro delle uscite in mare con l’ultima sortita del 21 gennaio 1947 prima di lasciare Pola. Tra le foto ci sono quelle di barche, equipaggi, allenamenti, gare, balli di gala e altri momenti ludici.
C’è pure l’atto con cui il 10 febbraio 1920 la direzione della Società deliberò la nascita di una Sezione femminile. Vi potevano essere ammesse non più di «20 signorine» appartenenti alle famiglie dei soci, ma ben presto il loro numero oltrepassò quello preventivato.
Per il suo impegno civile e patriottico la Pietas Julia ebbe l’incarico di coordinare le onoranze locali al Milite Ignoto nel novembre 1921 e partecipò con una propria delegazione di canottieri a Rovigno il 12 marzo 1922 all’inaugurazione del Pilo della Vittoria.
Uno spazio della mostra è riservato anche alla Società Nautica Serenissima, che, sorta nel 1921 ad opera di alcuni soci usciti dalla Pietas Julia, dopo aver partecipato con successo a regate e raduni sportivi, il 29 maggio 1929 si fuse nuovamente con la società madre, che ne prese in consegna il guidone impegnandosi ad onorarne il ricordo.
Un altro settore è dedicato al socio Bruno Fonda, che nel 1934 iniziò a costruire artigianalmente nel giardino di casa sua una barca di stazza nazionale e di classe A. La chiamò Ardita, ma per vararla a Vergarolla il 19 maggio 1935 dovette abbattere il suo muro di recinzione. Con l’Ardita Bruno e il fratello Renato vinsero numerose regate, tra cui la Trieste-Portorose e la Portorose-Trieste alla Manifestazione Velica Internazionale di Trieste nell’agosto 1937. Nel 1942 Bruno Fonda e il socio Serafino Padovani costruirono due magnifiche “Stelle”, l’Alcor e l’Aries, che valsero loro un premio da parte della Federazione Italiana della Vela. Nel febbraio 1947 l’Alcor fu spedita a Trieste presso lo Yacht Club Adriaco e navigò ancora per molti anni in quel golfo.
Non poteva mancare un pannello sulla strage di Vergarolla, avvenuta il 18 agosto 1946 in una pausa delle gare eliminatorie della Coppa Scarioni nel 60° anniversario di fondazione della Società. Viene ricordato l’impatto che tale carneficina ebbe nel convincere la cittadinanza che l’unica soluzione possibile era l’esilio. Il 21 gennaio 1947 il guidone della Pietas Julia fu ammainato dopo l’ultima malinconica uscita in mare. La Società fu ricostituita a Panzano di Monfalcone, da dove si trasferì poi a Sistiana.
La PJ non fu il primo circolo sportivo fra quelli nati nell’800 in Istria, ma è l’unico ad aver esercitato la propria attività ininterrottamente fino ad oggi, sia pure lontano dalla propria terra, conservandone lo spirito e custodendone storia e tradizioni.
Durante l’inaugurazione la presidente dell’IRCI Chiara Vigini si è rallegrata di poter ospitare questa rassegna che illustra un pezzo di storia dell’Adriatico orientale e dunque interessa anche Trieste.
L’esule polesano Livio Dorigo, del consiglio direttivo dell’IRCI, si è detto felice della mostra perché i suoi genitori si erano conosciuti alla Pietas Julia e lui stesso aveva imparato a vogare lì. «La Società – ha osservato – si ispirava agli ideali mazziniani, ebbe presidenti meravigliosi come Oscar Rossi e portò a Pola grande prestigio sia nautico che morale. Dopo la chiusura ad opera degli austriaci conobbe altri momenti drammatici come la strage di Vergarolla, che fu un attentato, un delitto provato in cui morirono non si sa ancora quante persone e in cui emersero personaggi di grande valore come il dottor Geppino Micheletti. Il materiale esposto è significativo, ma vi sono altri oggetti di proprietà della Fondazione che meritano di essere visti e che è giusto far conoscere ai triestini».
«La Fondazione Pietas Julia – ha rilevato Pierpaolo Dorsi, soprintendente ai Beni archivistici nel Friuli Venezia Giulia – ha il primato di possedere documenti rari che ci hanno indotto a dichiararli di interesse culturale nazionale».
«Con questa iniziativa – ha spiegato Antonio Tommasi, presidente della Fondazione Pietas Julia – volevamo far conoscere a tutta la città il materiale documentale in nostro possesso. E’ una raccolta solo parziale che non intende celebrare le nostre glorie sportive, bensì mostrare il legame con il tessuto sociale di Pola. La Società fu perseguitata dall’Austria perché ritenuta un covo di irredentisti. Fu la prima in Istria a istituire nel 1920 una sezione femminile».
Il materiale espositivo è stato scelto da Sara Bergamasco, Antonio Tommasi e Chiara Valentin, mentre il direttore dell’IRCI Piero Delbello ha coordinato l’allestimento tecnico. La mostra rimarrà visitabile fino al 3 aprile. L’auspicio è di riuscire a portarla a Pola per far conoscere anche ai suoi attuali abitanti quella storia da loro ignorata.

Gli esuli istriani e il Va’, pensiero
Dal 3 marzo è acquistabile in versione cartacea o in pdf (sul sito www.lulu.com) il libro di Chiara Bertoglio Sì bella e perduta. Gli esuli istriani e il canto del Va’, pensiero. Si tratta di un’ampia ricerca multidisciplinare (336 pagine) che attinge ai risultati di un questionario diffuso dalla giovane autrice fra alcuni esuli giuliano-dalmati, oltre che a fonti bibliografiche e orali. Dopo una disamina degli eventi storici e della vita musicale in Istria, a Fiume e in Dalmazia (dove già in epoca risorgimentale venivano spesso eseguiti vari canti patriottici verdiani), il focus si sposta sul Va’, pensiero a Trieste e sulla musica dell’esilio, fino a concentrarsi sul significato del Va’, pensiero per gli esuli, sulle occasioni e i contesti per cantarlo, nonché su alcuni aspetti sociali, religiosi e funebri di questa ormai consolidata tradizione canora identitaria.
«Il rapporto affettivo che lega gli esuli istriani, fiumani e dalmati al Va’, pensiero – spiega Chiara Bertoglio – è qualcosa che tutti sentono, che tutti condividono e che unisce più di qualsiasi altro segno o simbolo; e questo è il fenomeno incontrovertibile che ci siamo trovati davanti, confermato da tutti e vissuto con la medesima intensità presso ciascuno degli esuli con cui abbiamo parlato».
«Quando gli esuli – rileva l’autrice – desiderano manifestare in modo pieno la propria identità comune, che trascende la località delle origini, si affidano al canto del Va’, pensiero; ma, nel loro sentire, il Va’, pensiero è un canto ad essi proprio, il canto “nostro”, che li differenzia e li distingue dagli altri italiani». E’ il «canto degli esuli giuliani e dalmati», «di persone che si sentono comunque straniere, sradicate, non accolte, ignorate e talora tradite». E’ «uno straordinario strumento per cementare un’identità di gruppo», «la “colla” che tiene unito il popolo della diaspora». Infatti «sentire insieme la medesima nostalgia, lo stesso rimpianto, la stessa lacerazione è un modo efficacissimo per sentirsi realtà sociale unitaria, definita, comune».
Quest’aria verdiana «è un ingrediente indispensabile dei raduni e degli incontri, è un canto “di chiesa” ed accompagna i riti funebri». Dunque un inno religioso, solenne e serio, «l’espressione del sentimento comune degli esuli, ossia un’espressione comunitaria», ma al contempo anche qualcosa di privato, di intimistico.
La 31enne concertista di pianoforte, musicologa, scrittrice e docente Chiara Bertoglio è torinese, ma socia del Libero Comune di Pola in Esilio in quanto sua madre, Grazia Del Treppo, è esule da Canfanaro. Lo studio sul Va’, pensiero risale al 2005 ed ha già vinto i premi letterari e di ricerca “Loris Tanzella” ed “Ignazio Gherbetz”. Alcuni frammenti sono stati pubblicati nei “Quaderni del Centro di Ricerche Storiche di Rovigno” (n. XIX/2008, pp. 389-538), in “Musica e Storia” (n. 3/2007, pp. 661-678) ed in “TRANS” (www.sibetrans.com, 2009).



Gemellaggio tra scuole di Trieste e Isola d’Istria
La mattina del 14 febbraio una rappresentanza del Comitato per la sicurezza ed i diritti del pedone COPED-Camminatrieste, guidata dal presidente Sergio Tremul, e numerosi alunni delle Scuole elementari italiane “Domenico Rossetti” e “Gabriele Foschiatti” di Trieste (Istituto comprensivo “Valmaura”), accompagnati da alcuni insegnanti, hanno visitato la vicina Isola d’Istria (Slovenia).
Il primo appuntamento è stato nella Sala Nobile del centralissimo Palazzo Manzioli, dove la presidente della locale Comunità degli Italiani “Dante Alighieri” (CIDA) Amina Dudine ha accolto i circa 90 ospiti accennando alle numerose attività del suo sodalizio e compiacendosi della collaborazione con il COPED in atto ormai dal 2005. L’auspicio è che possa intensificarsi in futuro.
Dopo questo cordiale incontro la comitiva triestina ha trovato ad attenderla nella piazzetta antistante Palazzo Manzioli gli alunni e insegnanti della Scuola elementare italiana “Dante Alighieri”, con i quali ha passeggiato per le vie cittadine fino alla baia di San Simon. Da lì ha raggiunto l’edificio scolastico. Nella palestra dello stesso è stato suggellato in un clima festoso un gemellaggio transfrontaliero fra le tre scuole, che hanno sottoscritto la Carta Mondiale della Pedonalità e la Carta Europea del Pedone. Lo scopo è di creare «comunità sane, efficienti e sostenibili, dove la gente possa scegliere di camminare» e dove le barriere fisiche, sociali ed istituzionali che limitano la pedonalità siano ridotte.



L’esule piranese Franco Viezzoli ospite degli italiani di Isola
Proseguono con successo le iniziative culturali della Comunità degli Italiani “Dante Alighieri” di Isola d’Istria (CIDA), presieduta da Amina Dudine.
Venerdì 14 febbraio, nella Sala Nobile di Palazzo Manzioli, la poetessa muggesana Alessandra Pecman Bertok, già altre volte apprezzata ospite della CIDA, ha presentato il suo ultimo libro di poesie Cercando Ale (SBO Edizioni), leggendo prima alcune di queste liriche intimistiche e poi altre di Jacques Prévert, in omaggio alla festività di San Valentino.
Sabato 22 febbraio, sempre nella suggestiva cornice di Palazzo Manzioli, il sodalizio isolano ha avuto per la prima volta ospite Franco Viezzoli, esule piranese residente dal 1954 a Trieste, presidente della Famea Piranesa, nonché autore di numerosi servizi fotografici e di pregevoli documentari frutto dei suoi viaggi e studi. Il protagonista dell’incontro ha raccontato la propria vicenda, soffermandosi sul prezioso patrimonio storico, artistico e naturalistico dell’Istria, verso la quale prova un forte legame affettivo. Nell’occasione ha proiettato il suo audiovisivo Un sogno istriano, che gli valse il primo premio al concorso Diaporama del Club Cinematografico di Trieste. Per realizzarlo noleggiò nel 1990 a Sicciole un aeromobile a bordo del quale riprese dall’alto l’impareggiabile paesaggio istriano fino all’isola di Lussino.
Dal 5 al 14 marzo tre giovani soci della CIDA sono stati a Chioggia e Venezia per partecipare al Progetto Il cibo, passepartout per l’Unione Europea, gestito dall’Associazio­ne Veneziani nel Mondo di Venezia e di cui la CIDA è partner insieme all’Associazione Tjeter Vizion di Elbasan (Albania) e alla Comunità Italiana di Cattaro (Montenegro).
Il 30 maggio alle ore 18, nella Sala Nobile di Palazzo Manzioli, l’assessore del Libero Comune di Pola in Esilio Silvio Mazzaroli presenterà l’audiovisivo Istria addio.


Radici
L’Associazione delle Comunità Istriane ha ospitato sabato 25 gennaio nella propria sede di via Belpoggio 29/1 a Trieste la proiezione delle più belle fotografie scattate durante il viaggio in Istria compiuto nel novembre scorso da 43 giovani discendenti di esuli giuliano-dalmati. 32 di questi risiedono a Trieste, i restanti 11 in altre parti d’Italia. All’incontro ne sono venuti 10: 4 da Trieste, 6 da fuori città (Milano, Treviso, Gorizia e Verona). Li hanno calorosamente accolti Manuele Braico, presidente del sodalizio nonché loro accompagnatore nei primi due giorni, e Carmen Palazzolo Debianchi, direttrice del quindicinale “La nuova Voce Giuliana” oltre che organizzatrice dell’iniziativa e accompagnatrice per tutti i cinque giorni.
Braico ha sottolineato l’importanza di far conoscere ed amare l’Istria, dove non solo le pietre ma anche i nostri connazionali parlano ancora italiano. L’intenzione è di ripetere l’esperienza nel Quarnero e in Dalmazia, fondi pubblici permettendo. A determinare l’esodo – ha ricordato – fu la volontà di preservare la cultura italiana, la fede cattolica e la libertà, ma in certi casi anche la difficoltà di trovare lavoro. Carmen Palazzolo Debianchi si è rallegrata per l’entusiasmo con cui i partecipanti hanno vissuto questa formativa esperienza, venendo a contatto con luoghi magnifici e persone cordiali. Cruciale è stato l’apporto delle guide. Fra queste in sala c’era il polesano Livio Dorigo, presidente del Circolo “Istria”, che aveva tenuto a battesimo il viaggio alle risorgive del Timavo.
E’ seguita la proiezione delle immagini, molto gradite dal pubblico. Le hanno commentate lo stesso Dorigo, Fabio Scropetta, vice-presidente del Circolo “Istria”, e Paolo Radivo, direttore de “L’Arena di Pola”. Informazioni di carattere storico, geografico e culturale hanno così integrato il racconto di due dei “viaggiatori” presenti. Si è proceduto per località: Capodistria, Pirano, Rovigno, Pola, Albona, Parenzo, Visinada, valle del Quieto, Pinguente, Montona, Orsera, San Lorenzo del Pasenatico, Cittanova, Grisignana e infine Buie.
Ultimo aggiornamento ( domenica 30 marzo 2014 )
 

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