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NORMA COSSETTO
  NORMA

Norma

sguardo  
che illumina l’azzurro del cielo
mente
aperta verso il mondo
cuore
pronto  a vivere e donare

Norma

fiore
sradicato dalla terra rossa d’Istria
sorriso
sprofondato nella nera voragine d’odio
strazio indicibile
innocenza violata
vita spezzata


Norma

Giovane maestra di vita
testimonianza di coerenza
coraggio per chi resta
memoria perenne
dolore che non si può rimarginare


Ti  sentiremo nel profumo del tuo mare
Ti  sentiremo tra le pietre riarse della tua Istria
Ti  rivedremo, esuli in Cielo,
tra le braccia amorose del Padre

Maria Grazia Ziberna


 
Norma Cossetto, nata nel 1920 a Santa Domenica di Visinada, un piccolo borgo agricolo istriano, da una famiglia non facoltosa ma benestante, era una studentessa universitaria quando a soli 23 anni venne seviziata e gettata in una foiba.

Durante gli anni del Ginnasio e del Liceo la famiglia la trasferì a Gorizia, nel collegio delle suore di Notre Dame, perché potesse  frequentare il Liceo Classico. Nel 1939, dopo aver conseguito la maturità con ottimi voti,  si iscrisse alla facoltà di Lettere di Padova. Mentre ancora frequentava l’università venne chiamata per delle supplenze al liceo di Pisino e alle Magistrali di Parenzo.  

I suoi coetanei la ricordano come una ragazza dedita allo sport, molto portata per gli studi e le lingua straniere, che amava la musica, studiava il pianoforte, ed era attratta anche da pittura e canto.

Norma era una ragazza ben inserita nel contesto sociale in cui viveva. Suo padre era un proprietario terriero molto stimato a Santa Domenica di Visinada avendo contribuito allo sviluppo della vita agricola e sociale del paese quale Commissario Governativo delle Casse Rurali per l’Istria, una carica questa che gli aveva permesso di aiutare gli indigenti del luogo.
In seguito divenne Podestà di Visinada  e segretario del Fascio locale prima della guerra.
All’arrivo dei partigiani di Tito, Norma fu convocata a Visignano presso il comando partigiano — composto da combattenti sia italiani che jugoslavi- dove fu invitata a entrare nel movimento partigiano, ma  oppose un netto rifiuto.
Il giorno successivo, il 26 settembre 1943, mentre girava in bicicletta per le strade del suo paesino, venne catturata dai partigiani di Tito e  portata nella scuola di Antignana trasformata in caserma. La situazione repentinamente precipitò perché i componenti del presidio partigiano iniziarono a torturare e malmenare tutti i detenuti. Tutte le donne vennero violentate e seviziate : Norma  venne ripetutamente stuprata e  subì crudeli sevizie da parte dei suoi  17 carcerieri.
La notte del 4 ottobre insieme ad altri prigionieri venne gettata, ancora viva, nella foiba di Villa Surani,  dove dopo 2 mesi venne ritrovata, con le braccia legate con filo di ferro, trafitta da pugnalate.
La sua storia è emblematica dei drammi e delle sofferenze delle donne dell'Istria e della Venezia Giulia negli anni dal 1943 al 1945. Colpevoli spesso di essere mogli, madri, sorelle o figlie di persone ritenute condannabili dal regime, molte donne in quegli anni vennero catturate al posto dei loro congiunti, usate come ostaggi o per scontare vendette personali.
Nel dopoguerra l’Università di Padova le  concesse  la laurea honoris causa.

 Nel 2005 il Capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi le conferì la Medaglia d’oro al merito civile, con la seguente motivazione:    
«Giovane studentessa istriana, catturata e imprigionata dai partigiani slavi, veniva lungamente seviziata e violentata dai suoi carcerieri e poi barbaramente gettata in una foiba. Luminosa testimonianza di coraggio e di amor patrio.”

La vita e soprattutto la morte di Norma – o meglio le ragioni delle violenze subite e della sua uccisione – continuano tuttavia a essere oggetto di interpretazione politica, in particolare il suo presunto legame diretto con il fascismo.
Ricerche d’archivio avvalorano invece la tesi che Norma ha sempre dimostrato un totale disinteresse per la politica. Norma, come molte altre centinaia di donne e uomini infoibati, è stata uccisa perché colpevole di abitare un’area geografica oggi divisa tra Italia, Slovenia e Croazia.

Nel febbraio 2009 le è stata intitolata una via a Gorizia, nel quartiere dell’esule, la Campagnuzza.

 Per quell’occasione Maria Grazia Ziberna ha composto questo testo, letto durante la cerimonia,  in presenza della sorella di Norma, Licia Cossetto, e delle Autorità cittadine.