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RICORDARE PER RISANARE
Ricordare per risanare
Il decennale del Giorno del Ricordo ha suscitato in tutta Italia, ma anche all’estero, una marea di iniziative, riscontrando un’attenzione dei media e dell’opinione pubblica superiore al passato. Per la prima volta la cerimonia nazionale ha avuto luogo nell’aula del Senato, invece che al Quirinale. Tale soluzione ha consentito una maggiore affluenza di pubblico in una cornice altrettanto prestigiosa e suggestiva. Erano presenti le massime autorità istituzionali assieme alle delegazioni dei sodalizi degli Esuli e ai vincitori del concorso scolastico frutto del Gruppo di lavoro istituito al Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca. Non dunque un declassamento, un passo indietro, un disimpegno, bensì un rilancio. Del resto era logico che fosse uno dei due rami del Parlamento, la “Camera alta”, a celebrare solennemente i dieci anni di una legge, la 92/2004, che ha senza dubbio costituito una svolta.
Il Presidente Pietro Grasso, seconda carica dello Stato, ha svolto la sua funzione cerimoniale non solo con grande impegno, ma anche con sincero coinvolgimento emotivo, tanto da aggiungere poi una visita a Trieste, ovvero alla città rimasta italiana che conobbe direttamente le tragedie di 70 anni or sono, per un triplice omaggio alla Foiba di Basovizza, in Prefettura e in Municipio. Le allocuzioni di Grasso e delle altre autorità sia a Roma sia a Trieste si sono rivelate tutt’altro che di circostanza e hanno confermato che con il Giorno del Ricordo la Repubblica Italiana sta davvero reintegrando gli Italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia nel corpo sociale della Nazione e che ne sta facendo conoscere storia e caratteristiche a tutti gli altri connazionali, dopo decenni di autentico ripudio. E’ un’opera di lungo periodo che, come ha rilevato Grasso, non può certo compiersi il solo 10 febbraio, ma va estesa a tutto l’anno. Ed ha una valenza duplice: se da un lato fa sentire agli Esuli che la loro Patria non li rinnega più, dall’altro restituisce a tutti gli Italiani il senso di essere Nazione nel riconoscere questi loro confratelli troppo a lungo rinnegati. Insomma: la parte si riconosce nel tutto e il tutto si riscopre nel ritrovare una sua parte dimenticata.
La lettura dei discorsi istituzionali riportati alle pagine 2 e 4 crediamo risulterà confortante per chi ha sofferto l’oblio forse più ancora dell’esilio stesso. Le pagine 5 e 16 forniscono inoltre solo un piccolo assaggio dell’impressionante mole di manifestazioni che hanno connotato questo Giorno del Ricordo davvero particolare. Per mancanza di spazio non abbiamo potuto citarne che alcune, ripromettendoci di informare su altre nel prossimo numero, consapevoli che dar conto di tutte sarà impossibile. Amministrazioni di ogni latitudine e colore politico, insieme ai sodalizi degli Esuli e ad organismi della società civile, hanno celebrato questa solennità civile di tutta la Nazione con più solennità e minore imbarazzo del solito. E finalmente ciò è avvenuto anche in Istria.
La pagina 3 evidenzia poi l’inedito interesse dimostrato dalle tv (ma anche da radio e giornali, per tacere di Internet), nonché la maggiore accuratezza dei servizi giornalistici, senza più indulgenze verso giustificazionisti e minimalisti. A non pochi ascoltatori è giunto così il messaggio che gli Infoibati non erano criminali di guerra, ma vittime di un regime rivoluzionario teso a sbarazzarsi di tutti i suoi potenziali oppositori, e che gli esuli non erano fascisti in fuga dalla giustizia popolare o dal paradiso dei lavoratori, ma cittadini italiani di vario orientamento politico costretti ad abbandonare la propria Piccola Patria per rimanere tali.
Un Giorno del Ricordo così sentito e solenne non poteva che suscitare il disappunto di pochi residui fanatici, che hanno sfogato la loro intolleranza non solo contro alcuni simboli memoriali, ma anche contro Simone Cristicchi, che da mesi si sta esponendo come forse nessun altro mai a favore della causa giuliano-dalmata con spirito umanitario. Il guaio per questi bellicosi ultra-comunisti è che lo sta facendo con grande successo e persuasività presso un vasto pubblico, venendo a ragione identificato come il Redentore degli Esuli. Da ciò gli insulti e le minacce, che però squalificano solo i responsabili e confermano che il cantante-attore-scrittore ha davvero colpito nel segno. Le note stonate, in un’Italia che sta appena cominciando a metabolizzare la questione giuliano-dalmata, non potevano dunque mancare. Ma non sono state numerose, a fronte delle tante intonate, e hanno spesso ricevuto la condanna delle autorità come pure di alcuni media.
Altamente apprezzabile ci è parsa la nota dalla Presidente della Camera Laura Boldrini, eletta nelle liste di Sinistra Ecologia e Libertà: «Con questa giornata le istituzioni compiono un atto riparatore perché quell’orrore è stato per troppo tempo rimosso e perfino negato. Migliaia di italiani vennero privati dei loro diritti, dei loro beni e della loro stessa vita. Tanti furono costretti a fuggire. A loro va la nostra gratitudine. Ricordare è essenziale affinché non si ricada più nella spirale dell’odio e della violenza». Ammirevole anche la dichiarazione della deputata Tamara Blažina, appartenente alla minoranza slovena ed ex comunista: «Nulla di ciò che accadde al confine orientale può essere giustificato: né la repressione di sloveni e croati da parte del fascismo, né la violenza subita dalla comunità italiana con l’uccisione di tanti cittadini innocenti; né soprattutto può avere giustificazione il drammatico e forzato esodo di gran parte della comunità italiana».
Nell’esprimere soddisfazione per l’esito complessivamente fruttuoso di questo Giorno del Ricordo, non ci vogliamo tuttavia nascondere le questioni ancora aperte. Bene ha fatto il rappresentante delle associazioni degli Esuli Antonio Ballarin a ricordare a Palazzo Madama che lo Stato italiano ha ancora un conto in sospeso con molti Esuli: quello delle loro proprietà arbitrariamente sottratte da Tito e poi usate da Roma per completare in natura il pagamento dei danni di guerra alla Jugoslavia. Se il promesso indennizzo equo e definitivo suona ormai come una chimera, non dovrebbe essere difficile per il Governo italiano, in un clima di relazioni mai così buone con Croazia e Slovenia, ottenere la restituzione dei 679 beni in libera disponibilità previsti da un accordo del 1983 e aprire anche ai cittadini italiani esclusi dai trattati la possibilità di beneficiare delle leggi croate e slovene sulla restituzione dei beni espropriati in epoca jugoslava.
Ma di questioni insolute ve ne sono anche altre: si pensi solo ai persistenti “errori” di carattere anagrafico o al mancato riconoscimento dei lavori forzati cui furono costretti non pochi istriano-fiumano-dalmati sotto il tallone jugoslavo. E c’è altresì l’esigenza strategica di far sopravvivere la cultura istriano-fiumano-dalmata di lingua italiana non solo fra le comunità degli Esuli e dei loro discendenti, ma anche nell’Adriatico orientale, dove è stata ridotta ai minimi termini.
L’auspicio è che il Giorno del Ricordo appena trascorso stimoli la risoluzione anche di queste problematiche, abbia cioè una valenza risarcitoria, terapeutica, volta a risanare le ferite. Resta insomma ancora molto da fare, ma i progressi compiuti ci incoraggiano a proseguire con serenità.
Paolo Radivo
 

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