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GIORNO DEL RICORDO 10 FEBBRAIO 2014

Sono state numerose le iniziative per il Giorno del Ricordo.

LA PIU' IMPORTANTE LA COMMEMORAZIONE DEL 10 FEBBRAIO AL SENATO DELLA REPUBBLICA ALLA PRESENZA DELLE PIU' ALTE CARICHE DELLO STATO

In Senato la cerimonia solenne
La cerimonia nazionale solenne del Giorno del Ricordo ha avuto luogo nell’aula del Senato la mattina del 10 febbraio.

Antonio Ballarin
Ha parlato per primo il presidente nazionale dell’ANVGD Antonio Ballarin a nome delle associazioni degli Esuli.
Una coincidenza di eventi storici nell’ultimo ventennio, con la caduta del Muro di Berlino e la ritrovata unità dell’Europa, ha contribuito a rendere possibile, dieci anni or sono, l’approvazione della legge n° 92 del 30 marzo 2004, al termine di un cammino di maturazione della storiografia nazionale, che ha liberato la nostra vicenda di istriani, fiumani e dalmati dal ghetto di un provincialismo marginale, tanto sentita in ambito locale, a ridosso dei confini orientali, quanto indifferente al resto del Paese. Un nuovo quadro politico, creatosi alla fine degli anni ’80, permise l’attenuarsi di antiche e anacronistiche contrapposizioni ideologiche, favorendo la riscoperta di pagine oscure e dimenticate della storia italiana e delle sofferenze patite da una parte della Nazione, ignorate nei libri di scuola e dalle giovani generazioni (contrapposizioni ideologiche che purtroppo ogni tanto riemergono come nelle azioni ideologicamente violente ed offensive avvenute oggi nella città di Roma). Ignorate al punto che noi giuliano-dalmati ci sentivamo come esclusi dalla storia; come un’appendice fastidiosa da dimenticare e da gettare nel ripostiglio delle cose inutili. Eppure il nostro popolo fu in grado di integrarsi docilmente nel tessuto del Paese, capace di adattarsi all’ambiente imposto, malgrado i terribili disagi materiali e, soprattutto, morali. L’Esodo, patito dalla nostra gente, svuotò un’intera regione e tante città, italiane da sempre. La tragedia delle Foibe e dei campi di concentramento jugoslavi inghiottì e sterminò tanti nostri cari. L’amputazione della Terra natale dal corpo della Madrepatria lasciò e lascia in molti di noi una ferita che ancora oggi non si rimargina. La fedeltà alla nostra identità di italiani fu svilita dalla solitudine e dall’indifferenza. Tutto il dolore di un’intera generazione per cinquant’anni fu, semplicemente, dimenticato.
Anni di lavoro paziente e documentato delle nostre associazioni e dei centri di ricerca, insieme all’attenzione progressivamente ritrovata di personalità del mondo politico e della società civile, hanno consentito il recupero storico della nostra vicenda.
L’accoglienza prestigiosa e preziosa, ai nostri occhi, delle Istituzioni non fa dimenticare l’orrore delle Foibe, lo squallore e l’indigenza dei campi-profughi, il dolore insanabile della nostalgia per la Terra lasciata, lo strazio di quella partenza drammatica e senza ritorno che ogni famiglia istriana, fiumana, dalmata si porta sempre nel cuore.
Di molto ancora lo Stato italiano ci è debitore, a cominciare dal riconoscimento di quei diritti umani negati proprio per causa di accordi siglati sulle nostre teste e che hanno imposto il pagamento, con le nostre proprietà private costruite nel corso di generazioni, dei danni dovuti dall’intero Paese alla ex-Jugoslavia. Non abbiamo mai abdicato nei confronti della possibilità di poter vedere riconosciuta una restituzione od un giusto indennizzo economico per quanto perduto, non certo in nome di ottusi revanscismi, ma per il rispetto di una dignità umana che richiede, in molti di noi e con fermezza, il rispetto del sacrifico delle proprie famiglie, compiuto a difesa di un’italianità non compresa, se non da illuminate personalità.
Proprio questa richiesta di dignità genera in noi l’urgenza della costruzione di una prospettiva che sia in grado di testimoniare la Memoria e realizzare azioni a tutela della nostra identità. La costituzione di una Fondazione degli Italiani di Istria, Fiume e Dalmazia – che aiuti e sostenga gli esuli ed i loro discendenti sotto il profilo storico, culturale, politico, giuridico, economico e sociale – costituisce, a nostro avviso, il miglior strumento a livello nazionale ed internazionale per perseguire l’azione attuata dalle Associazioni degli esuli, proprio in difesa dei loro diritti e delle loro aspirazioni.
Il lavoro delle associazioni e di tutti coloro che riconoscono la natura sui generis del Popolo giuliano-dalmata è orientato all’edificazione di percorsi che leniscano il dolore di una tragedia in chi l’ha vissuta in prima persona e, allo stesso tempo, collochino le storie personali, che costituiscono la storia di una parte di Nazione, nell’alveo di una fruttuosa prospettiva. La strada da noi segnata e non ancora conclusa serva da esempio nell’accoglienza della diversità e nella valorizzazione dell’integrazione delle singole specificità, e sia monito per tutte quelle scelte irragionevoli che, partendo da aberranti ideologie tese alla distruzione dell’altro o del diverso da sé, conducono alla negazione della verità, della bellezza e della giustizia.

Luciano Monzali
Questo in sintesi il discorso dello storico Luciano Monzali.
Fra il 1943 e la metà degli anni Cinquanta l’Istria, il Quarnero e la Dalmazia furono abbandonati dalla gran parte dei loro abitanti italiani. Non può essere sottovalutato e sottaciuto il grave e terribile trauma vissuto dai profughi giuliano-dalmati a causa dell’esodo. Le persone espulse e cacciate dalle proprie case e dal territorio dove sono nate e vissute sperimentano non solo dolori fisici, ma anche sofferenze psicologiche e spirituali, provocate dall’abbandono, dallo sradicamento e dal mutamento della loro vita. [...] Anche se il profugo poi riesce a costruirsi una vita propria prospera, in ogni caso rimane un vuoto, un’inquietudine, una tristezza che si porterà dietro per tutta la vita.
Nell’Italia uscita impoverita e sconvolta dalla guerra, dove vasti settori della popolazione soffrivano la fame e la povertà, l’arrivo di centinaia di migliaia di italiani dalla Venezia Giulia e dalla Dalmazia fu inevitabilmente problematico e difficile. Ma, nonostante tutte le difficoltà e sofferenze, l’integrazione [...]  fu piuttosto rapida e con esiti positivi. [...] lo Stato italiano si impegnò fortemente [...]. Inoltre i profughi possedevano dei valori, delle qualità che resero facile e possibile la loro integrazione [...] come il senso della disciplina, il gusto del lavoro, lo spirito di organizzazione, lo spirito di adattamento. [...] l’Italia in cui arrivarono nel secondo dopoguerra era un’Italia povera, ma che nel giro di qualche anno si trasformò nell’Italia del miracolo economico, un Paese che riprendeva lo slancio, riprendeva ottimismo, aveva voglia di lavorare e creava opportunità, che naturalmente i profughi furono ben capaci nella loro grande maggioranza di sfruttare.
I settori nei quali fu più eclatante l’affermazione di persone originarie dell’Istria, Fiume e della Dalmazia furono lo sport, la musica, il cinema, la cultura. [...] non possiamo dimenticare le canzoni di Sergio Endrigo, i film con Alida Valli e Sylva Koscina, i grandi successi sportivi di Straulino, Nino Benvenuti, Abdon Pamich. [...] Molto significativo fu a mio avviso pure il contributo degli istriani, dei fiumani e dei dalmati alla vita politica dell’Italia repubblicana [...]  Leo Valiani, Corrado Belci, Luciano De Pascalis, Paolo Barbi, Ferruccio de Michieli Vitturi, Enzo Bettiza, Livio Labor [...] Paolo Sema [...] e Vittorio Vidali.
Ma rimase in molti esuli amarezza e insoddisfazione. Da una parte, l’integrazione nella società italiana era stata possibile solo cancellando o sottacendo la propria identità di origine. Molti italiani della Dalmazia e dell’Istria avevano cognomi tedeschi, slavi o di regioni provenienti dall’ex-impero asburgico, parlavano dialetti veneti esotici alle orecchie della popolazione italiana della penisola. Per molti per facilitare l’integrazione fu obbligatorio rinunciare o sottacere la propria identità di origine. Per diventare piemontesi, milanesi bisognava cessare di essere istriani e dalmati. [...]
Poi d’altra parte, nonostante il Governo di Roma si fosse impegnato nell’assistenza economica ai profughi, molti di essi criticarono il carente riconoscimento pubblico delle loro sofferenze, dei sacrifici subiti per aver compiuto la scelta di difendere la propria identità italiana. Perseguitati dalla Jugoslavia comunista, si sentivano maltrattati e ignorati dall’Italia.
In coerenza con l’impegno europeistico dell’Italia e con la sua politica di riconciliazione nazionale con i popoli vicini e confinanti, va interpretata e applicata le legge istitutiva del Giorno del Ricordo [...]. La celebrazione e il ricordo delle tragiche vicende degli italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia, che pagarono in prima persona le conseguenze delle gravi colpe e degli errori del fascismo, devono servire a tutti gli italiani per riflettere su alcuni momenti dolorosi della storia d’Italia, spingendoli all’unità e alla solidarietà nazionale. La Giornata del Ricordo deve anche favorire una crescente e sempre più intima conoscenza reciproca e amicizia fra la Nazione italiana e i popoli dell’Adriatico orientale. Quindi la Giornata del Ricordo deve aiutare il nascere e il consolidarsi di questa amicizia fra italiani e in particolare croati e sloveni.
[...] la tradizione dell’italianità giuliano-dalmata contribuisce in maniera importante ad arricchire la cultura politica italiana, mantenendo viva la consapevolezza della nostra identità, del nostro destino di grande Nazione europea e mediterranea.

Marta Dassù
Ha preso quindi la parola a nome del Governo il Viceministro degli Affari Esteri Marta Dassù.
Rivolgo anzitutto le mie parole ai rappresentanti delle famiglie delle vittime e degli esuli, abbracciando idealmente tutti gli italiani che furono vittime innocenti, dal 1943 in poi, della conclusione tragica della seconda guerra mondiale lungo il confine orientale dell’Italia. Furono vittime, poi, una seconda volta: vittime del silenzio, dei pregiudizi e della rimozione con cui la tragedia delle foibe e dell’esodo di massa da Istria, Quarnaro e Dalmazia vennero a lungo trattate in Italia. Un dopoguerra infinito, che si è chiuso solo dieci anni fa. L’istituzione del Giorno del Ricordo è stata anzitutto, prima di tutto, un atto tardivo di verità e di giustizia. Ecco perché possiamo essere qui insieme, oggi. Oggi, avendo riconosciuto il passato, possiamo insieme guardare al futuro.
Perlomeno l’Italia civile, la nostra Nazione ha riconosciuto il passato. Poi ci sono gli episodi marginali ma assolutamente deprecabili come quelli di stanotte al Villaggio Giuliano-Dalmata di Roma, che il Governo condanna fermamente. Questi sono odi del passato, non è la speranza del futuro.
Il futuro ha due dimensioni, io credo. La prima è nazionale: il Governo italiano intende assumere, in accordo con i rappresentanti delle Associazioni degli esuli, decisioni che permettano di superare le pendenze della storia e di rendere stabile la Memoria. Si è a lungo parlato, ad esempio, della possibilità di istituire un Museo sul tema dell’Esodo: crediamo sia venuto il momento di cominciare a realizzarlo.
La seconda dimensione è europea. Lo dico davanti al Presidente Napolitano, che ha intuito per primo le potenzialità del riavvicinamento, attraverso l’Europa, fra Italia, Croazia e Slovenia. L’incontro di Trieste, nel luglio 2010, non è rimasto un incontro isolato. Ha segnato la volontà politica, umana, culturale di ritrovarsi. Di ritrovare, nell’Adriatico, uno spazio comune, impedendo così che le nuove generazioni restassero ostaggio delle drammatiche lacerazioni del passato. Attraverso l’Europa, Italia, Croazia e Slovenia hanno potuto rilanciare la cooperazione adriatica: gli incontri trilaterali inaugurati dal Presidente del Consiglio Enrico Letta, il varo della Macro-regione adriatico-ionica, che avverrà quest’anno sotto la presidenza italiana dell’UE, sono figli dello Spirito di Trieste, della sintesi fra il riconoscimento di una storia tragica – per noi italiani, ma anche per sloveni e croati, non dimentichiamolo mai – e della volontà di superarla. Conoscerla e superarla nell’interesse comune delle nostre popolazioni e difendendone le aspirazioni, inclusi i diritti delle minoranze. Questo, del resto, è il messaggio che possiamo trarre da un atto apparentemente minore ma in effetti importante sul piano simbolico: la riapertura a Zara, alcuni mesi fa, della prima scuola italiana.
Il 2014 non è un anno identico agli altri per ricordare la strada lunga e travagliata degli italiani dell’Est, molti dei quali hanno poi trovato successo in Italia, contribuendo, in campi diversi, al progresso della nostra Nazione. Il 2014 non è un anno come gli altri. Evoca infatti la stessa striscia di terra europea, insanguinata dalla prima guerra mondiale e dalle sciagure infinite – sto usando così le parole di Enzo Bettiza – prodotte dalla cosiddetta “questione orientale”. Dalle trincee del Carso fino alle Foibe: il filo di conflitti laceranti, spenti solo col dialogo europeo. L’Unione Europea ha oggi punti deboli. Ma rispetto alle tragedie e alle guerre del Novecento, ha permesso di costruire la pace. Non dimentichiamolo mai. La pace, così come la Memoria, vanno continuamente difese.

La premiazione
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, coadiuvato dal Presidente del Senato e dal Sottosegretario di Stato all’Istruzione, Università e Ricerca, ha quindi premiato gli studenti vincitori del concorso La letteratura d’Istria, Fiume e Dalmazia, promosso dalle associazioni degli Esuli in collaborazione con il MIUR. Per la sezione Primo Ciclo, tematica Mito, fiaba e leggenda, ha ricevuto il primo premio la Scuola primaria “Borsellino” di Monte Compatri (RM) per il progetto Gli Argonauti, il secondo premio la Scuola secondaria di I grado “Ascoli” di Gorizia per il progetto L’Istria sotto l’albero; per la sezione Secondo Ciclo, tematica Autori e temi prima e dopo l’esodo dall’Adriatico orientale, hanno ricevuto il primo premio il Liceo scientifico “Mascheroni” di Bergamo per il progetto Esilii, il secondo premio il Liceo scientifico “Marconi” di Pesaro per il progetto La valigia dei ricordi. Il Presidente Napolitano e il Presidente del Senato Pietro Grasso hanno poi stretto la mano ai rappresentanti delle associazioni degli Esuli. La delegazione dell’LCPE era composta dal Sindaco Tullio Canevari, Maria Rita Cosliani e Graziella Cazzaniga.

Pietro Grasso
E’ quindi intervenuto il Presidente Pietro Grasso.
Con intensa e profonda commozione sono oggi qui, insieme a voi, per ricordare una delle pagine più tristi che il nostro Paese, il nostro popolo ha vissuto: la tragedia della guerra, delle foibe, dell’esodo. […] dieci anni fa il Parlamento italiano ha consacrato la data di oggi, anniversario della firma del Trattato di pace tra l’Italia e le Potenze Alleate nel 1947, quale “Giorno del Ricordo”. Da allora questa giornata è dedicata alla memoria di migliaia di italiani dell’Istria, del Quarnaro e della Dalmazia che, al termine del secondo conflitto mondiale, subirono indicibili violenze trovando, in molti, una morte atroce nelle foibe del Carso. Quanti riuscirono a sfuggire allo sterminio furono costretti all’esilio. L’occupazione jugoslava, che a Trieste durò 45 giorni, fu causa non solo del fenomeno delle foibe ma anche delle deportazioni nei campi di concentramento jugoslavi di popolazioni inermi. In Istria, a Fiume e in Dalmazia, la repressione Jugoslava costrinse molte persone ad abbandonare le loro case. La popolazione italiana che apparteneva a quella regione fu quasi cancellata e di quell’orrore, per troppo tempo, non si è mantenuto il doveroso ricordo. Oggi partecipiamo al vostro dolore.
Non possiamo dimenticare e cancellare nulla; non le sofferenze inflitte alle minoranze negli anni del fascismo e della guerra, né quelle inflitte a migliaia e migliaia di italiani. Questa cerimonia si pone in assoluta continuità con le precedenti, celebrate al Quirinale dal Presidente Napolitano, che ha fatto di questo giorno non una commemorazione rituale ma un momento fondamentale di espressione dell’identità e dell’unità nazionale. E per questo lo ringraziamo.
Ciascun Paese ha il dovere di coltivare le proprie memorie, di non cancellare le tracce delle sofferenze subite dal proprio popolo. L’istituzione del “Giorno del Ricordo” vuole essere un modo per affrontare in maniera condivisa le cause e la responsabilità di quanto è accaduto e per superare tutte le barriere di odio, diversità e discriminazione. L’Italia non può e non vuole dimenticare.
La storia europea degli ultimi decenni ha senz’altro contribuito, con l’avanzare del processo di integrazione europea, a ricucire, anche nel quadrante orientale, gli odi nazionali. La Slovenia e la Croazia sono entrate a far parte dell’Unione Europea e questo ha avuto un peso determinante nel superamento delle barriere ideologiche all’interno di un contesto, quello dell’Unione, che è per sua natura fondato sul rispetto delle diversità, sullo spirito di convivenza e sul reciproco scambio tra etnie, culture e lingue diverse. Le nuove generazioni slovene, croate e italiane si riconoscono in una comune appartenenza europea che arricchisce le rispettive identità nazionali.
Il ricordo, oggi, è per me un dovere come Presidente del Senato, ma prima di tutto come uomo, come cittadino; è un monito per tutti noi perché siamo tenuti ad impedire che l’ignoranza e l’indifferenza abbiano la prevalenza e perché tali orrori non si ripetano mai più e restino un ammonimento perenne contro ogni persecuzione e offesa alla dignità umana. E’ un dovere nei confronti dei sopravvissuti, dei familiari delle vittime che sono oggi con noi e dei rappresentanti delle associazioni che coltivano la memoria di quella tragedia.
Facciamo tesoro del passato per costruire un futuro dove la violenza, l’odio, siano solo un doloroso ricordo. Lo dobbiamo a noi stessi, ma soprattutto ai giovani verso i quali abbiamo il compito di trasmettere la conoscenza della storia, seppur a tratti disumana e terrificante, affinché mantengano la memoria facendosi loro stessi testimoni e crescano nel rispetto assoluto e incondizionato della dignità umana.
Il lavoro della memoria non ammette distrazioni ma chiede a tutti la massima coerenza per essere sentito e vissuto ogni giorno. Se saremo capaci di costruire il ricordo ogni giorno, e non solo in questo 10 febbraio, se il ricordo sarà una guida dei nostri comportamenti, vuol dire che avremo compreso le atrocità di quanto è avvenuto. La verità è dolorosa, ma ci consente di ripartire, di ricominciare per costruire un futuro di comune progresso, in nome della democrazia e della libertà.

Il concerto
Il violinista Uto Ughi ha quindi suonato L’allegro Maestoso di Gaetano Pugnani, accompagnato al pianoforte dal M° Marco Grisanti, e Il Trillo del diavolo del piranese Giuseppe Tartini. Ughi ha rammentato come anche la sua famiglia, di Pirano, abbia dovuto lasciare i propri beni, la propria terra e qualche conoscente nelle foibe. «Di fronte a una tragedia così terribile – ha aggiunto – mi sento l’orgoglio di appartenere a quelle gente per l’esempio che ha dato di compostezza, dignità e anche capacità di perdonare. Questo concerto lo dedicherò a quanti hanno perso la vita nelle foibe e a tutti gli esuli che hanno dovuto morire senza conforto».


L’incontro al Ministero
Poco dopo si è svolto al MIUR l’incontro del direttore generale e delle associazioni degli Esuli con le scolaresche vincitrici del concorso. Menzioni speciali sono andate alla Scuola primaria “Gabelli” di Porcia (progetto Come nacque il Carso; Calendario 2014), al Liceo scientifico e linguistico “Manzoni” di Milano (progetto Ricordare Norma Cossetto) e al Liceo scientifico “Galilei” di Catania (progetto Voci dal Silenzio).
Paolo Radivo



La programmazione Rai
La rubrica del Tg1 TvSette ha riservato al Giorno del Ricordo verso le ore 0.30 dell’8 febbraio il proprio penultimo servizio, in cui Roberto Olla ha menzionato l’invasione della Jugoslavia, la pulizia etnica degli italiani per mano titina, la cattiva accoglienza dei profughi istriano-fiumano-dalmati in Italia da parte di chi voleva scaricare su di loro le colpe del fascismo, lo sventagliamento in altri continenti e la coltre di silenzio fatta scendere sull’intera vicenda da un’Italia definita «cinica matrigna». Olla ha inoltre riproposto un’intervista al polese Graziano Udovisi, sopravvissuto alla foiba di Fianona.
Dalle 23.20 alle 23.50 è andata in onda una puntata ridotta di Porta a porta dal titolo Foibe: io c’ero con uno spezzone di intervista a Graziano Udovisi e un bel servizio di Paola Miletich, che ha evidenziato come nel 1945 le foibe servirono ad imporre il regime jugoslavo secondo una tecnica già sperimentata nel ’43. Il conduttore Bruno Vespa ha affermato che il Giorno del Ricordo, sia pure in ritardo, riconosce lo strazio allora avvenuto per colpa dei comunisti jugoslavi e in parte di quelli italiani e ha definito ignobili le scritte contro Simone Cristicchi. Nidia Cernecca ha riferito di aver incontrato uno degli assassini di suo padre nella vana speranza di trovare un barlume di rimorso per poterlo perdonare. Nel 2004 il processo da lei intentato non arrivò a sentenza perché la Corte si proclamò incompetente in quanto l’Istria dopo l’8 settembre ’43 non sarebbe più stata sotto giurisdizione italiana. L’esule parentina Alida Gasperini ha ricordato che a sua madre in campo profughi per il freddo si congelò una mano, tanto che le fu amputata una falange. La polesana Lidia Bonaparte ha rammentato la commozione generale al momento della partenza quasi simultanea nel febbraio 1947 del vaporetto per Trieste e del “Toscana” carichi di profughi. Lucia Bellaspiga, giornalista figlia di un’esule polesana, ha stigmatizzato chi ancora taccia gli esuli di fascismo. Massimo Cacciari ha sostenuto che l’ignoranza, la conservazione e l’inerzia trattengono la sinistra più retriva su tali posizioni. Mons. Giuseppe Rocco ha ricordato don Francesco Bonifacio. Lo storico Roberto Spazzali ha dichiarato che scopo dei titini era decapitare la classe dirigente italiana; i sacerdoti erano pericolosi in quanto guida morale e unica autorità capace di organizzare la collettività in alternativa ai poteri popolari. La puntata di Porta a porta ha totalizzato 2.074.000 telespettatori, con un indice d’ascolto del 12,60%, piazzandosi al primo posto in quella fascia oraria. Al termine è andata in onda la registrazione dello spettacolo di Simone Cristicchi Magazzino 18 registrata a Trieste il 22 ottobre (vedi pagina 6).
Il Tg2 si è occupato del Giorno del Ricordo verso l’una di domenica 9 febbraio con il primo servizio della rubrica Tg2 Storie, in cui Marco Bezmalinovich ha ricostruito la vicenda dell’Esodo («un’intera regione fu svuotata della sua antica essenza») e delle Foibe dal Magazzino 18 di Trieste. Il presidente del Circolo Istria Livio Dorigo ha sostenuto che lo Stato dovrebbe avere cura di quelle masserizie come di reliquie custodite in un tabernacolo. La presidente dell’IRCI Chiara Vigini ha auspicato un percorso che valorizzi tali preziosi oggetti dopo troppi anni di incuria. Il presidente dell’Associazione delle Comunità Istriane Manuele Braico ha parlato della vita nel campo profughi di Padriciano, mentre Giuseppe Cossetto ha raccontato delle sue peregrinazioni fra i villaggi dell’Istria alla ricerca della cugina Norma. Il Tg2 ha inoltre dedicato vari servizi in tutte le edizioni del 10 febbraio e, la mattina, uno spazio all’interno di TG2 Insieme.
Lunedì 10 UnoMattina ha intervistato Anna Maria Mori, Guido Crainz, Stefano Zecchi e Simone Cristicchi. Le varie edizioni del Tg1 hanno proposto servizi e approfondimenti.
Il Tg3 e i Tg regionali hanno trasmesso servizi nelle varie edizioni. Il TgR del Friuli Venezia Giulia ha dedicato al tema Buongiorno Regione del 10 febbraio con interviste al presidente di FederEsuli Renzo Codarin e alla scrittrice Anna Maria Mori. In un servizio della rubrica a diffusione nazionale EstOvest, trasmessa il 9 febbraio intorno alle 11.15, il presidente dell’Unione Italiana Maurizio Tremul ha sostenuto che occorre far conoscere i torti subiti e fatti da ambo le parti in uno spirito di convivenza, mentre Renzo Codarin ha auspicato che l’ingresso della Croazia nell’UE favorisca la restituzione dei beni non coperti dai trattati internazionali e ha spronato la Repubblica Italiana a fare la sua parte sia per gli indennizzi sia per i contributi alle associazioni della diaspora.
La puntata di Correva l’anno, in onda su Rai3 il 9 febbraio dalle 12.55 alle 13.30, ha trattato di Foibe ed Esodo affiancando a un documentario con immagini d’epoca il commento del giornalista e storico Paolo Mieli. Lodevole lo sforzo di obiettività e comprensione verso le vittime, pur con qualche inesattezza. Ne è emerso il disegno dei nazional-comunisti jugoslavi di impadronirsi dell’intera Venezia Giulia, oltre che della Dalmazia, eliminando subito tutti i potenziali oppositori (antifascisti e afascisti compresi), in una sanguinosa “epurazione preventiva” giustificata da ragioni politiche ma con forti ripercussioni etniche. Da ciò l’immediato disarmo del CLN triestino, tacciato di cripto-fascismo. Si è anche lamentato il macabro balletto delle cifre sulle vittime, che andrebbero da poche centinaia a 20mila. Paolo Mieli ha commentato che gli esuli sperimentarono molteplici lutti: le Foibe, l’Esodo, il non avere un luogo dove onorare con certezza i propri morti, ma anche la gelida accoglienza ricevuta in Italia sia dalle sospettose autorità sia da chi li considerava fascisti solo perché espulsi dai comunisti. A tutto ciò si aggiunse l’emigrazione per alcuni e il silenzio calato sulla vicenda dall’intera classe politica, che voleva così coprire le proprie complicità con Tito.
Lunedì 10 Rai 3 ha trasmesso la diretta dal Senato.
Rai2 si è occupata del tema con la trasmissione I Fatti Vostri, che il 10 febbraio ha riportato testimonianze di ospiti in studio, e con lo sceneggiato Il cuore nel pozzo nella notte fra il 10 e l’11 febbraio. Rai5 ha trasmesso, a partire da venerdì 7 in prima serata (21.15), il documentario Trieste la contesa di Elisabetta Sgarbi, replicato il 9 febbraio alle 7, il 10 alle 16.15 e l’11 alle 12. Rai Storia ha invece mandato in onda lunedì 10 febbraio alle 15.30 lo Speciale Tg2 Orrore dimenticato.
Gr1, Gr2 e Gr3 hanno dedicato servizi. Quello del Gr1 delle 8 ha suscitato proteste perché di taglio quasi giustificazionista. Radio1 ha proposto approfondimenti nei contenitori e programmi Prima di tutto, Start, Baobab, Zapping 2.0, L’Argonauta e Citofonare Cuccarini. GrParlamento ha invece riservato la rubrica Radiosette l’8 febbraio con replica il 10.
Paolo Radivo




Le altre trasmissioni
Tra le 20 e le 20.30 del 9 febbraio, nella trasmissione Mezzi Toni di TG Com 24, lo scrittore Piero Tarticchio ha parlato di suo padre, commerciante di Gallesano infoibato con l’accusa di sfruttare il popolo solo perché possedeva un negozio di alimentari. «L’Italia – ha sostenuto – prima non ci voleva, ci considerava un corpo estraneo in quanto parenti poveri che portavano via il pane di bocca ai locali. Poi ci ha impedito di raccontare le nostre storie. Non siamo mai stati perdonati per aver voltato le spalle al paradiso comunista di Tito. Solo l’MSI ci accolse come fratelli, per cui ci è rimasto questo marchio. Oggi sappiamo tutto sulla Shoah e i campi di sterminio sono divenuti luoghi di culto, ma le foibe no. Troppi libri di scuola non ne parlano o lo fanno con errori. Prima le si negavano, poi le si sono giustificate come conseguenza dei crimini fascisti in Jugoslavia. Ma perché a pagare siamo stati solo noi? Andreotti disse che era un bene se non se ne era parlato, perché l’Italia da ricostruire aveva bisogno di tutte le forze dell’arco costituzionale. Così ancor oggi non so dove si trovano i resti di mio padre».
Tv Capodistria ha dedicato al tema la trasmissione Meridiani il 10 febbraio tra le 21 e le 22. «Il Giorno del Ricordo – ha asserito il vicepresidente nazionale dell’ANVGD Rodolfo Ziberna – ha cambiato l’atteggiamento dell’opinione pubblica. Se prima era difficile parlare di quelle vicende oltre le comunità giuliano-dalmate, oggi stanno diventando patrimonio di tutta la nazione. Non c’è alternativa al dialogo tra esuli e rimasti. La sfida è intercettare le risorse europee». Il presidente del Circolo Istria Livio Dorigo ha definito il Giorno del Ricordo la più grande conquista delle organizzazioni degli esuli. «Finalmente – ha detto – il Paese è stato messo di fronte a questa storia. Dobbiamo salvaguardare il patrimonio immenso della nostra cultura istro-veneta, riscoprire la nostra gloria. Se rimarremo disgregati tra la gente che vive nella diaspora e quella residente nella nostra madre terra, saremo assimilati sia noi sia loro e la nostra cultura andrà persa». «Il Giorno del Ricordo – ha detto il presidente della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana Maurizio Tremul – ha iniziato un percorso, ha messo in moto un meccanismo importante per cui ora si riesce a discutere di queste tematiche con maggior serenità e minor astiosità. Con il Libero Comune di Pola in Esilio abbiamo fatto i percorsi della memoria, con gli esuli zaratini abbiamo collaborato per l’asilo di Zara. C’è la disponibilità a fare le cose insieme. Serve solo trovare un tavolo comune». Il presidente della Società di Studi Storici e Geografici di Pirano Kristjan Knez ha confermato il salto di qualità. Un tempo i libri di storia istriano-fiumano-dalmata circolavano in ambienti ristretti e faticavano a trovare editori nazionali. Ora gli studiosi italiani, sloveni e croati collaborano, si confrontano e hanno accesso alle fonti. Tra esuli e rimasti si organizzano iniziative comuni. «Non dobbiamo – ha detto – essere ostaggi del passato, ma coltivare l’amore per la nostra terra». La presidente dell’IRCI Chiara Vigini ha affermato che la pace tra i popoli si costruisce dalla scuola.
Il 10 febbraio Class TV MSNBC ha trasmesso tra le 20.27 e le 20.30 un lodevole servizio di ricostruzione storica su Foibe ed Esodo, in cui Tito Lucilio Sidari, vicesindaco dell’LCPE, ha rammentato che gli esuli espropriati attendono ancora l’indennizzo equo e definitivo, mentre Gianantonio Godeas, del Centro Mondiale per la Cultura Giuliano-Dalmata, ha denunciato il negazionismo.
Telepace ha trasmesso una puntata di Direttamente su... dal titolo L’esodo degli italiani. Storie di esuli dall’Istria e dalla Dalmazia. Fra gli ospiti in studio Claudio Eva e Fulvio Mohoratz (ANVGD).
Alle 21 del 10 febbraio lo storico Lorenzo Salimbeni ha parlato a Il Borghese in diretta sul canale 86 One.
Gli esuli Tito Delton e Ginevra Barbieri hanno portato la loro testimonianza sulla tv torinese Rete 7.
Paolo Radivo




Note stonate
Nell’ultima decade di gennaio una polemica di stampa è scoppiata all’annuncio che l’amministrazione di Roma Capitale aveva cancellato dai Viaggi della Memoria quelli ai luoghi delle Foibe e dell’Esodo e solo dimezzato quelli ad Auschwitz. Numerose le proteste dei partiti di opposizione e dei sodalizi degli esuli, tra cui l’LCPE. Le nebulose smentite del sindaco Ignazio Marino, dell’assessore alla Scuola Alessandra Cattoi e del vicesindaco Luigi Nieri hanno confermato implicitamente la notizia, aggiungendo solo che l’amministrazione capitolina cercherà di ripristinare i fondi per il 2015. Notevole spazio alla vicenda hanno dedicato in particolare “Avvenire” e “Il Tempo”.
A Pisa il 27 gennaio ignoti hanno divelto la tabella lapidea riportante la dicitura “Rotonda Martiri delle Foibe” e sopra vi hanno appiccicato un cartello sostitutivo con la scritta “Pisa antifascista”. «Proprio nel Giorno della Memoria – ha dichiarato il sindaco Marco Filippeschi – non si sentiva alcun bisogno sul paragone sottointeso tra i caduti della Shoah (zingari, ebrei, omosessuali, rom, malati di mente, comunisti, partigiani) e i martiri delle foibe indicati da alcuni come fascisti. Così si semplifica e si travisa una vicenda dolorosa».
Dopo aspre polemiche il sindaco di Como ha negato la sala conferenze della I Circoscrizione dapprima concessa per lo spettacolo Gonars 1941-1943. Io odio gli italiani, con intervento della giustificazionista Alessandra Kersevan. L’iniziativa si è svolta il 31 gennaio in altra sala.
Nei giorni antecedenti il 10 febbraio su alcuni muri di Roma sono apparsi manifesti recanti al centro la scritta «Onore ai partigiani jugoslavi – 10 febbraio giornata di lotta contro il revisionismo», con nella parte superiore la faccia di Tito e la bandiera jugoslava rossostellata e nella parte inferiore la foto di partigiani jugoslavi armati in marcia. Con vernice bianca è stato nottetempo imbrattato il monumento alle Vittime delle Foibe presso la fermata della metropolitana “Laurentina”, mentre in Via di Vigna Murata ignoti hanno tracciato le scritte «No alla giornata del ricordo revisionista – Operazione nazionalista e anticomunista senza straccio di prova storica», con inni alla «libertà dei popoli» e invocazioni di «morte al fascismo». Tra via Flaminia e Via di Valle Giulia qualche poliglotta ha preferito scrivere in inglese «I love foiba».
Il 9 febbraio Leonardo Cribio, capogruppo di Rifondazione Comunista - Sinistra per Pisapia in Consiglio di Zona 9 a Milano, aveva postato sul proprio profilo Facebook frasi sprezzanti e giustificazioniste tra cui «Nelle foibe c’è ancora posto», rimossa dagli amministratori del social network dopo vivaci proteste. Il sindaco Giuliano Pisapia aveva bollato quelle parole come «vergognose, inaccettabili e assurde». In seguito alle proteste scatenate Cribio si è infine dimesso. Solo i Giovani Comunisti di Milano lo hanno difeso perché «non tutti i morti sono uguali».
Il 10 febbraio sempre a Milano, nella Sala consiliare del Consiglio di Zona 3, Rifondazione Comunista ha tenuto una conferenza pubblica di stampo giustificazionista stigmatizzata da PD, Lega Nord, Fratelli d’Italia e ANVGD.
L’11 febbraio Antonello Venditti ha affermato durante il suo concerto a Trieste: «Lasciamo stare le foibe, che sarete stufi di sentire nominare», dando poi ad intendere che avrebbero riguardato solo i fascisti. Proteste sono giunte dal Nuovo Centrodestra, da Fratelli d’Italia e dall’LCPE, che ha chiesto al cantante scuse pubbliche.
Tra le iniziative promosse dalla Provincia e dal Comune di Lucca per la Giornata della Memoria e il Giorno del Ricordo, il sito www.provinciadilucca.it ha annunciato un Viaggio nella Memoria «dedicato quest’anno all’approfondimento delle vicende degli esuli istriani con la visita guidata a Gonars, Trieste, Pola e all’Isola di Rab, luoghi che furono teatro della repressione fascista degli Slavi». Cosa c’entrano Gonars e Arbe nonché la «repressione fascista degli Slavi» con le «vicende degli esuli istriani»?
Paolo Radivo


Pietro Grasso: «Una memoria da coltivare tutto l’anno»
La mattina del 10 febbraio 2014 si è svolta alla Foiba di Basovizza la tradizionale cerimonia solenne promossa dal Comune di Trieste, dalla Provincia e dal Comitato per i Martiri delle Foibe. All’ingresso dei gonfaloni di Trieste e Muggia e di un picchetto in armi della Scuola militare “Nunziatella” sono seguiti l’alzabandiera al suono dell’Inno nazionale, la lettura della motivazione della Medaglia d’Oro al Valor Militare alla Città di Trieste e la deposizione di corone. Il prefetto e commissario di governo nel Friuli Venezia Giulia Maria Adelaide Garufi ha consegnato un diploma del Presidente della Repubblica e una medaglia a Sergio Bavdaz per il padre Giuseppe, ucciso in un attentato titoista a Monfalcone nel 1944.
L’arcivescovo Giampaolo Crepaldi ha quindi celebrato una messa, definendo nell’omelia l’approvazione della legge sul Giorno del Ricordo «un atto esemplare del Parlamento italiano». «Non bisogna alimentare odi o recriminazioni, ma andare alla ricerca delle ragioni che portarono alla violenza, alla sopraffazione e alla morte». Antidoto al rinnovarsi di quei crimini è il «coltivare i valori civili fondati sul rispetto della dignità e dei diritti della persona umana».
Si è poi data lettura della Preghiera per gli Infoibati di mons. Santin, di una poesia dell’esule piranese Annamaria Muiesan Gaspari e di un testo sul triestino Dario Pitacco, gettato nella foiba di Basovizza a soli 18 anni perché il 1° maggio 1945 aveva issato il tricolore italiano sul municipio.
«Con la legge sul Giorno del Ricordo – ha detto il sindaco Roberto Cosolini – la Repubblica Italiana ha integrato la storia dell’Adriatico orientale in quella d’Italia «dando dignità e assicurando un risarcimento storico e un riconoscimento morale alle sofferenze patite dai giuliani, fiumani e dalmati, e un risarcimento per le incomprensioni e il disagio con cui per troppo tempo nell’Italia ansiosa di ricostruirsi un futuro e di guadagnarsi un ruolo rinnovato nelle relazioni internazionali si era guardato a quei tragici capitoli di storia nazionale, i quali rimandavano direttamente alla sconfitta nella guerra di aggressione, alla mire di rivalsa e annessione del nazionalismo jugoslavo, con la feroce repressione che l’accompagnò, e alle violenze sopraffattrici delle ideologie totalitarie. Esperienze luttuose, ferite a lungo non rimarginate su cui si preferì stendere una coltre di reciproche convenienze e di silenzio. Troppo spesso non fu dato ascolto al dolore dei parenti delle vittime e degli esuli, così come soltanto a loro, ovunque la diaspora li avesse sospinti, alla loro intatta caparbietà e tenacia fu affidato il compito di ricordare e tramandare il patrimonio di valori e tradizioni di una civiltà straordinariamente vitale, ricca di apporti, storie e culture diverse. L’aver esteso oltre al confine orientale la memoria delle tragedie del secolo scorso e la conoscenza della storia complessa dell’Adriatico orientale è un merito indiscutibile della legge, che andò a coprire un’esigenza reale e ha raggiunto uno dei suoi obiettivi fondamentali. Basti considerare l’ampiezza dell’impegno divulgativo e didattico che il 10 Febbraio stimola ogni anno nelle scuole di tutta Italia, le centinaia di scolaresche che raggiungono questo luogo, il fervore di iniziative che ovunque nel paese accompagnano la celebrazione in un clima che tutti vogliamo sia sempre più concorde e riconciliato. Il Giorno del Ricordo rafforza la conoscenza della storia dell’Adriatico orientale, di tutte le sue pagine e di tutta la sua complessità, contribuendo in maniera decisiva a incidere questa storia nella nostra coscienza di cittadini italiani ed europei».
Guido Sonzio (Comitato per i Martiri delle Foibe) ha affermato che vi fu un genocidio ideologico premeditato, non una vendetta popolare, contro chiunque potesse opporsi a Tito.
Alla cerimonia hanno assistito anche i sindaci di Latina e Duino-Aurisina, nonché le rappresentanze delle associazioni degli esuli e di quelle combattentistiche e d’arma, nonché alcune scolaresche di Trieste e Latina. Successivamente una delegazione ha reso omaggio alla Foiba di Monrupino.
Alle 13 ha avuto inizio nel Magazzino 18 del Porto Vecchio una seduta straordinaria del Consiglio provinciale.
Intorno alle 14.45 il presidente del Senato Pietro Grasso ha reso omaggio alla Foiba di Basovizza, accompagnato dal prefetto di Trieste e commissario di Governo nel Friuli Venezia Giulia, dal presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, dalla presidente della Provincia, dal sindaco e dai rappresentanti delle associazioni degli esuli e della Lega Nazionale. Il presidente di FederEsuli Renzo Codarin ha donato a Grasso una piccola riproduzione in pietra del cippo memoriale che affianca la foiba. Grasso ha poi deposto in piazza Libertà una corona al monumento all’Esodo, presenti le altre autorità.
Nel successivo incontro in Prefettura il prefetto e commissario di Governo Maria Adelaide Garufi ha espresso la vicinanza delle istituzioni repubblicane ai familiari degli infoibati, agli esuli, costretti a subire prima i patimenti dell’esodo e poi l’umiliazione dell’oblio, nonché alle loro associazioni per la meritoria attività divulgativa. «Il dovere del ricordo – ha detto – impone di non dimenticare quelle tragedie».
«Per troppo tempo – ha osservato il sindaco Cosolini – prevalse la rimozione, vuoi perché l’Italia uscita dalla guerra preferì esorcizzare dolori e responsabilità, vuoi perché le contrapposizioni ideologiche sembravano impedire il reciproco riconoscimento degli orrori e dei torti patiti. Le giornate di aprile-maggio 1945, vissute in altre parti d’Italia come una liberazione, qui si trasformarono in occupazione, ispirata a un progetto di forzata e violenta annessione nazionalista. L’istituzione del Giorno del Ricordo, oltre ad aver fatto assumere a tutta l’Italia la consapevolezza e il rispetto dovuto a ciò che qui accadde, ha contribuito al percorso che ci ha portato ad abbattere i muri, quelli così sottili e difficili dell’incomprensione, a ritrovarci non più a guardare indietro con rabbia, ma a trarre dal passato gli elementi per una coscienza civile e per una coesione morale che ci aiutino a costruire il futuro».
«Il dovere delle istituzioni – ha asserito la presidente della Provincia Maria Teresa Bassa Poropat – è di riconoscere sia la sanguinosa vicenda delle foibe sia la tormentata odissea dell’esodo. Queste vicende, come quella della Shoah e degli altri episodi di barbarie perpetrati nel ’900 in nome di presunte supremazie nazionali, ideologiche e politiche, ci impongono, contro ogni revisionismo e negazionismo, di riconoscere i drammi vissuti, la violenza prevaricatrice e la necessità di superare il lungo silenzio dei decenni successivi. Il Giorno del Ricordo ha contribuito a far conoscere la storia degli italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia. In questi anni intenso è stato l’impegno degli storici nell’indagare la tragedia delle foibe e dell’esodo. Altrettanto fondamentale è stata la responsabilità delle istituzioni italiane, slovene e croate sul fronte del reciproco riconoscimento di quanto accaduto. Aspetti che non riescono a lenire la sofferenza di chi ha vissuto la tragedia dell’emigrazione forzata, che non possono mitigare il dolore del distacco, ma che riconsegnano il diritto di ricordare e poter esser ricordati, sanciscono il valore, per la storia del nostro Paese e dell’Europa, di quella memoria individuale e collettiva. La riconciliazione, come ha ricordato il presidente Napolitano, non significa rinunciare alla memoria e alla solidarietà. Grazie alle tante associazioni, i legami propri di una comunità sono stati mantenuti saldi e fermi».
«Il Friuli Venezia Giulia – ha rammentato la presidente Debora Serracchiani – è la Regione che più di ogni altra ha conosciuto e condiviso la tragedia dell’esodo istriano-fiumano-dalmata e tiene alto il testimone di un obbligo storico, civile e morale che ci lega strettamente alle nostre genti dell’Adriatico orientale e alle loro sofferenze. Conservare la memoria delle foibe e dell’esodo, diffonderne la conoscenza fra i giovani e nella scuola rappresenta un solo parziale risarcimento dei lunghi decenni durante i quali l’oblio e la rimozione erano l’indirizzo cui si attenevano anche le istituzioni repubblicane. Gli esuli istro-dalmati furono gli italiani che pagarono il prezzo più alto: perché il loro sacrificio non fu contato solo in vite strappate, in focolari e terre perdute, in tombe per sempre abbandonate. Più duro fu l’oltraggio di un’Italia vergognosa dei sui figli fuggitivi, più acre fu l’insulto di un’accoglienza talvolta ostile, più umiliante fu il subdolo negazionismo che talora riemerge. Le foibe furono troppo a lungo una parola che ha diviso, quasi che quei poveri corpi lacerati potessero essere misurati o pesati sulla bilancia delle ideologie che nel ’900 hanno trafitto il cuore dell’Europa. Nessuno osi più mettere in dubbio la natura di quei misfatti, nessuno ne revochi in discussione l’impronta, tutti abbassino il capo dinanzi a quelle voragini in cui furono precipitati tanti italiani, ma anche croati, sloveni, partigiani monarchici, militari tedeschi, religiosi cattolici. Un delirio in cui non mancarono di insinuarsi le occasioni per regolare anche conti privati. E’ tutto il popolo dell’Esodo che deve essere ringraziato, per la forza con cui tante famiglie seppero silenziosamente ricostruirsi le loro vite, anche affermandosi nel mondo, spesso nelle nuove terre verso cui migrarono alla ricerca di miglior fortuna. Nella luce nuova e più limpida proiettata dall’Europa sulle terre di quello che fu il confine orientale, dovrebbe essere possibile auspicare una condivisione da parte dei Paesi vicini e amici. Tutti ebbero le loro vittime innocenti, e forse soffermarsi assieme su una dolorosa memoria comune potrebbe essere occasione di un’ancora più stretta condivisione del futuro. Certo, per molti che hanno vissuto l’Esodo sulla pelle, capisco che è difficile sentire appelli di riconciliazione. Io, che non voglio perdere la speranza nel dono soggettivo della pacificazione interiore, mi inchino con rispetto a quanti hanno vissuto i soprusi, le violenze e l’esilio per il loro essere Italiani, e che sono ancora tra noi pulsanti e preziosi testimoni».
«E’ con commozione profonda – ha detto Pietro Grasso – che mi trovo oggi qui assieme a voi per ricordare uno dei capitoli più tristi della storia d’Italia: l’uccisione di migliaia di italiani, il terribile e silenzioso dramma che furono costretti a vivere tanti nostri connazionali profughi istriani, fiumani, quarnerini e dalmati. Dopo la fine del secondo conflitto mondiale tanti, troppi caddero nelle foibe, vittime di quell’odio etnico che spesso purtroppo molte guerre riescono a fomentare. Molti altri italiani nati e cresciuti in un territorio dove cultura italiana e slava si erano intersecate per secoli furono costretti ad abbandonare la terra natia o ad essere deportati in campi di concentramento. Tanti connazionali hanno trovato morte e sofferenze in luoghi dove il nazionalismo e le ideologie hanno impedito quella che poteva e doveva essere una pacifica e serena convivenza. Questa tragedia è stata dimenticata, è caduta in un oblio che per gli esuli ha significato un lento e inesorabile approfondirsi della ferita. Oggi ci ritroviamo qui perché sia mantenuta viva la memoria del passato e si rinnovi anche in chi non ne è stato testimone, e nei giovani in particolare. Eppure esistono ancora tesi riduzioniste o imbrattatori pazzi, che non meritano alcuna considerazione, anzi meritano disprezzo. Non possiamo permettere che si vandalizzino i luoghi del ricordo per cancellare la memoria. Questa tragedia è stata una realtà sanguinosa che non può essere negata o dimenticata. Così come non possono essere negate o dimenticate le sofferenze inflitte alla minoranza slovena e croata negli anni della guerra. Per fortuna però oggi stiamo vivendo un’altra storia. L’Europa abbraccia tutti gli Stati sui cui territori sono state scritte queste atroci, terribili pagine di storia. Il nostro augurio è che un’Europa unita scevra da contrapposizioni etniche e strumentalizzazioni ideologiche sia davvero la patria dove tutti possano sentirsi parte di un’unica comunità, condividendo storie e culture, respingendo con decisione, con convinzione il male del proprio passato, per costruire una memoria condivisa, un futuro per i nostri giovani nel quale regni il rispetto assoluto della dignità umana».
Al termine il presidente Grasso ha stretto la mano ai rappresentanti delle associazioni degli esuli (LCPE compreso).
Alle 16 è iniziata in Consiglio comunale una seduta straordinaria. «I 10 anni dall’istituzione del Giorno del Ricordo – ha dichiarato Paolo Rovis (NCD), uno dei 9 consiglieri richiedenti – non sono passati invano. Le foibe non sono più soltanto un fenomeno geologico. I sopravvissuti hanno ora diritto di parola e di memoria, diritto alle lacrime e al conforto. La vicenda di centinaia di migliaia di italiani in fuga dall’oppressione e dalla pulizia etnica è approdata nei libri di storia, sui palcoscenici dei teatri, sugli schermi televisivi e, attraverso questi, nei cuori, nelle coscienze di ognuno di noi. Oggi ricordiamo una tragedia del ’900, ma ricordiamo anche chi è stato colpito una seconda volta, perché costretto al silenzio, perché emarginato, perché trattato come depositario di colpe altrui. Il sacrificio immane di un intero popolo ha diritto di cittadinanza piena nella propria patria, l’Italia, che il 16 marzo 2004 archiviò la propria subalternità a convenienze partitiche, smise di accettare con supina condiscendenza che siano i vincitori a scrivere la propria storia e ritrovò nel proprio Parlamento democratico l’orgoglio di essere nazione».
«Nazionalismi e totalitarismi – ha rilevato il sindaco Cosolini – qui come in altre parti del continente hanno cercato di creare modelli di identità monolitici ed esclusivi incentrati su idee di società autoritarie, violente e antidemocratiche. Le giornate di aprile-maggio 1945, che per tanti nostri connazionali furono un momento di liberazione, qui videro l’entusiasmo per la liberazione presto sostituito dalla paura e da una nuova occupazione, favorita anche dalle incertezze e ambiguità nei confronti della questione di Trieste che caratterizzava lo schieramento internazionale antifascista e antinazista. Arrivò il 12 giugno ’45, quando l’esercito jugoslavo finalmente lasciò Trieste. Una data da ricordare perché segna la fine della guerra e l’inizio del ricongiungimento».
«Il nostro pensiero – ha affermato il presidente Grasso – oggi è rivolto ai 350.000 esuli italiani dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia. Ricordava bene il sindaco il contrasto che ha subito Trieste e questa parte d’Italia rispetto al resto d’Italia nell’aprile-maggio 1945, giorni in cui l’Italia tutta festeggiava la fine della guerra abbracciandosi con le truppe angloamericane. Invece a Gorizia, Trieste, Pola, Fiume e Zara la liberazione era portata dalle truppe di Tito, che senza abbracci, al grido di “Trieste è nostra”, hanno fatto delle nefandezze inenarrabili. Non fu una liberazione, ma una nuova invasione. Trieste con profondo coraggio e umanità, dando un esempio a tutta l’Italia che ancora oggi dev’essere valorizzato, accolse e soccorse tutti coloro che furono costretti a lasciare le proprie case, le proprie terre, con una capacità di integrazione nel tessuto della comunità veramente eccezionale. Bisogna coltivare la memoria per capire il presente e costruire un futuro senza violenza, senza odio, senza razzismo, senza intolleranza. Dobbiamo far sì che non ci sia solo il rituale del Giorno del Ricordo. Bisogna far entrare questa storia nel corso ordinario dei giorni, e quindi nello studio scolastico, nei programmi televisivi, in tutte le manifestazioni culturali e istituzionali, i convegni, le conferenze, dovunque, per far di questa memoria una quotidianità, affinché sia parte della storia d’Italia. Il mio augurio è che giornate come queste possano non solo rendere giustizia alla verità dopo un oblio indecoroso, ma anche ai martiri di uno dei periodi più bui della nostra storia e illuminare le coscienze di ciascuno di noi sull’orrore che l’uso distorto delle ideologie può causare. Io vorrei che questa speranza fosse trasmessa ai giovani perché diventino testimoni nel futuro per tramandare queste storie che non devono essere dimenticate e, apprendendo la lezione del passato, possano rinnegare la violenza, il razzismo, l’ingiustizia».
Si è infine osservato un minuto di silenzio. Tra gli ospiti c’erano alcune autorità e i rappresentanti dell’Associazione delle Comunità Istriane, dell’LCPE e dell’IRCI.
Paolo Radivo


A Trieste cerimonie, fiaccolate, conferenze e visite straordinarie
Sono state numerose a Trieste le iniziative per il Giorno del Ricordo, oltre alle cerimonie ufficiali svoltesi il 10 febbraio.
Giovedì 5 la Comunità di Cittanova ha presentato nella sede dell’Associazione delle Comunità Istriane (cui è affiliata) alcuni componimenti poetici di propri compaesani sulla lontananza dal borgo natio e sul ricordo.
La mattina di sabato 8 febbraio ANVGD, Associazione delle Comunità Istriane, Liberi Comuni di Fiume, Pola e Zara in Esilio, Lega Nazionale e Unione degli Istriani, insieme a Comune e Provincia di Trieste, hanno deposto corone alla stele di Norma Cossetto nell’omonima via, al monumento all’Esodo in piazza Libertà, alla lapide in memoria degli Esuli che transitarono per il Silos, al monumento agli Infoibati sul colle di San Giusto e al monumento all’Esodo a Rabuiese.
Tra piazza Unità d’Italia e il Porto Vecchio si è svolta la Corsa del Ricordo, promossa dal Centro Nazionale Sportivo Fiamma, da Trieste Pro Patria e dalla Lega Nazionale.
Nel pomeriggio, presso la sede dell’Associazione delle Comunità Istriane, l’assessore del Libero Comune di Pola in Esilio Silvio Mazzaroli ha presentato i tre volumoni contenenti le ristampe anastatiche di tutti i numeri de “L’Arena di Pola” dal 29 luglio 1945 al 24 dicembre 1947. Ha illustrato sia l’opera editoriale e la sua genesi, sia i contenuti, soffermandosi sull’importante ruolo svolto all’epoca dal giornale. I tre volumi, che il presidente del Circolo Istria Livio Dorigo ha definito «un monumento storico», sono ora consultabili da tutti gli interessati in via Belpoggio 29/1. Manuele Braico, presidente del sodalizio ospitante, si è chiesto cosa possono fare le associazioni degli esuli più di quanto già fanno. Mazzaroli ha sostenuto che è importante coinvolgere i giovani trasmettendo loro la nostra storia attraverso le emozioni e al contempo perseguire l’obiettivo di salvare ciò che rimane dell’italianità in Istria, a Fiume e in Dalmazia. Concetto ribadito da Dorigo, secondo cui è compito degli esuli mantenere viva la meravigliosa cultura istro-veneta insieme ai loro connazionali residenti. Rispondendo a una domanda sui beni “abbandonati”, Braico ha inoltre dichiarato: «Siamo stufi di essere presi in giro. Lo Stato italiano, che aveva fatto firmare agli esuli espropriati una liberatoria, deve dirci la verità. Vuole chiudere la questione o no? Noi chiediamo l’indennizzo al valore del 1938. Poi c’è tutto il discorso dei beni ancora liberi». In pieno accordo, Mazzaroli ha aggiunto di dubitare che, in tempi di “vacche magre”, lo Stato darà ancora qualcosa agli aventi diritto. Si sta tuttavia per aprire l’ampio capitolo dei beni esclusi dai trattati, sul quale è più fiducioso. Aveva introdotto l’incontro il coro misto dell’Associazione delle Comunità Istriane, diretto dal M° David DI Paoli Paulovich, eseguendo magnificamente quattro brani calibrati sul tema: La mia cara vecia Pola, El sogno del polesan, Son polesan sicuro e Va, pensiero, cantato in piedi anche da tutto l’uditorio. L’iniziativa è stata promossa congiuntamente dall’Associazione delle Comunità Istriane, dall’LCPE e dal Comitato ANVGD di Trieste.
Poco dopo le 19 una fiaccolata promossa dal movimento Trieste Pro Patria è partita da piazza Sant’Antonio e, percorrendo via Dante, corso Italia, via Pellico, la galleria Sandrinelli e via Capitolina, ha raggiunto il colle di San Giusto. Centinaia di persone di tutte le età, ma in maggioranza giovani, hanno sfilato con fiaccole e bandiere italiane, triestine, istriane, fiumane e dalmate, della Lega Nazionale e degli Arditi d’Italia, nonché striscioni recanti le scritte «Onore ai martiri delle foibe», «Istria libera», «Ierimo semo saremo». Su due grandi bandiere italiane si leggevano i nomi «Pola» e «Umago». Il corteo si è fermato all’angolo tra corso Italia e via Imbriani, dove un trombettiere ha suonato il Silenzio in memoria dei 5 caduti sotto il piombo titoista il 5 maggio 1945. Al termine della fiaccolata, è stata deposta nel Parco della Rimembranza una corona al monumento in memoria dei Martiri delle Foibe. Alle 21 presso il Teatro della Chiesa di San Maria Maggiore il gruppo musicale Ianua ha tenuto un applaudito concerto, sempre su iniziativa di Trieste Pro Patria.
La mattina di domenica febbraio la sezione di Trieste dell’Associazione Nazionale Alpini, in collaborazione con la Lega Nazionale, ha tenuto una cerimonia alla Foiba di Basovizza, con la partecipazione di centinaia di alpini provenienti da varie parti d’Italia. All’ingresso del labaro e della presidenza nazionale dell’ANA sono seguiti l’alzabandiera, gli onori ai martiri delle foibe, la deposizione di una corona d’alloro, la messa celebrata dal cappellano della Guardia di Finanza e la lettura della Preghiera dell’Alpino accompagnata dal brano Signore delle cime eseguito dal Coro ANA “Nino Baldi”. Quindi la messa e la preghiera in suffragio delle anime degli Infoibati. Infine i discorsi delle autorità.
In tarda mattinata ben 1.200 persone hanno assiepato il Teatro Verdi per assistere alla conferenza del prof. Raoul Pupo sul 1945 a Trieste e nella Venezia Giulia, nell’ambito delle Lezioni di storia - I giorni di Trieste promosse da Laterza Agorà in collaborazione con il Comune e “Il Piccolo”. Il docente ha parlato delle ambizioni titine di una federazione balcanica comprendente Albania, Bulgaria e Grecia e della corsa per Trieste, vinta per un’incollatura. Il 30 aprile si ebbero a Trieste due insurrezioni, quella filo-italiana del CLN e quella filo-jugoslava di Unità Operaia, cui seguirono due liberazioni: quella degli jugoslavi e quella dei neozelandesi, i quali riuscirono a infilare “un piede nella porta”. La repressione titina fu «un disegno programmato di liquidazione dei nemici del popolo», compresi tutti coloro che ebbero a che fare con lo Stato italiano e gli antifascisti filo-italiani. Dieci, forse dodicimila gli arrestati, la maggioranza dei quali internati nei campi di prigionia, la minoranza infoibati. Stalin costrinse Tito a negoziare con gli anglo-americani su Trieste, e così la perse.
Alle 17.30, nella sala “Bobi Bazlen” di Palazzo Gopcevich, Stefano Bianchi, musicologo e conservatore del Museo teatrale “Schmidl”, ha fatto un ritratto musicale del compositore istriano Luigi Dallapiccola (Pisino 1904 - Firenze 1975).
Da sabato 8 a lunedì 10 il Museo dell’ex Centro di Raccolta Profughi di Padriciano è rimasto straordinariamente aperto in orario 10-12 e 14-16 malgrado i lavori di restauro, mentre l’apertura del Centro di documentazione della Foiba di Basovizza si è protratta dalle 10 alle 18.
Martedì 11 febbraio, nella Sala Maggiore di Palazzo Tonello, il premio Histria Terra 2014, promosso dall’Unione degli Istriani con il patrocinio della Provincia, è stato conferito al generale Riccardo Basile, presidente della Federazione Grigioverde delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma di Trieste nonché della Famiglia Polesana, conferenziere e cultore di storia patria.
Le mattine dall’11 al 14 febbraio e dal 17 al 20 febbraio è stato possibile visitare, su appuntamento, le masserizie degli esuli riallestite dai volontari dell’IRCI nel Magazzino 18 del Porto Vecchio. “L’Arena” di marzo vi dedicherà uno speciale.
Il 14 febbraio a Palazzo Tonello l’Unione degli Istriani ha tenuto un incontro pubblico su Il Giorno del Ricordo dieci anni dopo. Pregi e lacune di una giornata nazionale.
La mattina di sabato 15 febbraio alcuni studenti del Liceo Artistico “Nordio” e dell’Istituto Nautico hanno visitato il Magazzino 18, l’ex Campo di Raccolta Profughi di Padriciano e la Foiba di Basovizza su iniziativa di FederEsuli.
Nel pomeriggio, presso l’Associazione delle Comunità Istriane, è stato presentato il libro di Biagio Mannino Sono andato via, una raccolta di testimonianze di esuli (e non) edita dal Circolo di cultura istroveneta “Istria”. Ne hanno parlato la direttrice de “La nuova Voce Giuliana” Carmen Palazzolo, il presidente del Circolo Istria Livio Dorigo e l’autore stesso.
Paolo Radivo


La Spezia: il Sindaco chiede scusa agli Esuli
In occasione del decennale del Giorno del Ricordo 2014, a La Spezia il Libero Comune di Pola in Esilio da me rappresentato, insieme al Comitato Provinciale ANVGD presieduto dall’amico Vittorio Sopracase, dopo diversi incontri propedeutici con le scuole cittadine sulle vicende storiche delle Foibe e dell’Esodo, ha organizzato una “due giorni” di grande spessore storico-culturale, riscontrando una fattiva collaborazione con il Comune di La Spezia e la Prefettura, e in particolare con il Sindaco Massimo Federici e il Prefetto S.E. Dott. Giuseppe Forlani.
La prima manifestazione si è svolta il giorno 6 febbraio presso l’auditorium dell’Istituto Tecnico “Fossati - Da Passano”, dove sono state coinvolte tutte le scuole superiori di La Spezia per incontrare il Prof. Stefano Zecchi, docente di Estetica presso l’Università degli Studi di Milano e autore del romanzo Quando ci batteva forte il cuore, già insignito nel 2011 dalla nostra Associazione della benemerenza Istria Terra Amata, invitato con il patrocinio del Comune e della Prefettura a tenere una lectio magistralis inerente al Giorno del Ricordo con riferimenti al bellissimo libro da lui scritto. Erano presenti tutte le massime Autorità Istituzionali e Militari, circa 400 studenti, docenti, cittadini ed Esuli, che sono rimasti affascinati dal magnifico intervento del Prof. Zecchi, interagendo con lui sulle tematiche da lui espresse nel corso del dibattito.
La riuscita organizzativa e partecipativa oltre ogni previsione lasciava intendere che la successiva giornata del 10 febbraio sarebbe stata una naturale continuazione di grande interesse e spessore culturale. Infatti sia i manifesti ufficiali che uno studio approfondito con proiezione di video e interventi parlati da parte di alcuni studenti delle scuole superiori spezzine, sono stati un perfetto preambolo alle tematiche toccate dai successivi discorsi dei rappresentanti istituzionali all’interno del Consiglio Comunale Straordinario indetto, come ogni anno, in occasione del Giorno del Ricordo.
Prima dello svolgimento della celebrazione il Sindaco, il Prefetto e il Presidente del Consiglio Comunale di La Spezia hanno consegnato agli Istituti direttamente coinvolti sei pergamene volute e realizzate appositamente dalla nostra Associazione e dall’ANVGD. In particolare è stata premiata la studentessa Maria Irene Ratti del Liceo Classico “Costa” per essere risultata tra i vincitori del Concorso Regionale per il Giorno del Ricordo 2014. Considerando che questa studentessa è nipote di una Profuga, e considerando che quest’anno ricorre il decimo anniversario della Legge, il risultato ottenuto risulta ancora più importante.
A cura del Conservatorio di La Spezia, diretto dal Maestro Giuseppe Bruno, sono state eseguite musiche per violino e pianoforte di Luigi Dallapiccola, compositore di Pisino d’Istria, come introduzione al Giorno del Ricordo.
Nel suo intervento il Sindaco Massimo Federici ha commosso la platea presente con un’affermazione di raro contenuto umano e ammirevole coraggio politico, affermando testualmente «… chiedo scusa a nome della Città di La Spezia alla comunità dei profughi Istriani e Dalmati per il trattamento subito quando dal lontano 1947 giunsero esuli e miseri a La Spezia, profughi dalla loro terra ormai assegnata dal trattato di Parigi al Regine Nazional-Comunista del Maresciallo Tito». Parole importanti che solo qualche anno fa sarebbe stato impensabile sentire pronunciare da un Primo Cittadino di una Città che certo non aveva finora dimostrato molta comprensione verso le nostre vicende.
Il Prefetto ha espresso ammirazione e condivisione per le parole coraggiose del Sindaco, rimarcando come ogni anno sia importate celebrare questo Giorno approfondendo sempre di più gli aspetti meno conosciuti della nostra “storia”, per “ricordare” ai giovani ciò che è stata una vicenda storico-politica tenuta nascosta per troppi lunghi decenni. In particolare le citazioni del Prefetto hanno avuto in Magazzino 18 l’epilogo di denuncia dei gravi fatti accaduti contro Simone Cristicchi ed il suo bellissimo spettacolo ad opera di un certo randagismo ideologico e reazionario ancora presente in Italia, ma fortunatamente caratterizzato da sporadici episodi di pochi.
Dall’11 al 18 febbraio nell’atrio del municipio è stata visitabile una mostra con tutti gli elaborati a tema realizzati dai ragazzi dell’Istituto Tecnico “Fossati - Da Passano”, mentre nell’atrio della Prefettura si è potuta ammirare una mostra fotografica realizzata utilizzando stampe, documenti antichi ed antiche fotografie “prestate” per l’occasione sia dal LCPE che dall’ANVGD.
La nostra Associazione ha voluto così continuare quel percorso celebrativo, intrapreso già da alcuni anni dai nostri Consiglieri e Assessori, rivolto soprattutto ai giovani studenti delle scuole, affinché il Giorno del Ricordo non sia soltanto una manifestazione celebrativa a se stante, ma una più ampia apertura culturale che è sempre stata nel DNA delle nostre popolazioni Giuliano-Dalmate.
Con la speranza e la voglia di organizzare e potenziare i contenuti del prossimo anno, ci auguriamo di continuare in questa direzione che, oggi, ha portato grande soddisfazione e riconoscimento a tutti noi che da anni ci battiamo per vedere riconosciuta la nostra Italianità e la “nostra storia” all’interno della Storia Nazionale Ufficiale.
Andrea Manco
Assessore LCPE per la Divulgazione tra i Giovani




Sono state innumerevoli in Italia, come pure all’estero, le iniziative per il Giorno del Ricordo. Qui ne riportiamo solo alcune, riservandoci di informare su altre in marzo.

Adelaide
Il Comitato per il Giorno del Ricordo di Adelaide (Australia) ha allestito l’8 e il 9 febbraio una mostra presso un padiglione del Carnevale cittadino e promosso una messa commemorativa celebrata il 10 febbraio nella chiesa Mater Christi.

Aiello
Il 10 febbraio nella sala consiliare del municipio di Aiello (UD) è stato proiettato il video Istria addio, presenti il sindaco e gli attori della compagnia Grado Teatro.

Arese
Il 6 febbraio il vicesindaco del Libero Comune di Pola in Esilio Tito Lucilio Sidari e lo scrittore Piero Tarticchio hanno tenuto all’Università Terza Età di Arese (MI) una conferenza dal titolo Conoscere per ricordare. Il coro ha cantato l’Inno all’Istria ed il Va, pensiero.

Bagnaria Arsa
Il 5 febbraio l’assessore del Libero Comune di Pola in Esilio Silvio Mazzaroli ha presentato il video Istria addio nella sede dell’Associazione Nazionale Alpini di Bagnaria Arsia (UD), presenti gli attori della compagnia Grado Teatro.

Barletta
Il 10 febbraio nell’Auditorium dell’Istituto tecnico “Cassandro” di Barletta si è svolto un convegno dal titolo Contributo alla conoscenza della storia e della cultura dell’Istria di Fiume e della Dalmazia. Foibe ed Esodo, organizzato dalla Provincia di Barletta-Andria-Trani in collaborazione con il Comitato ANVGD. Dopo i saluti del presidente della Provincia e del sindaco è intervenuto Giuseppe Dicuonzo, presidente del Comitato ANVGD e socio dell’LCPE. Hanno assistito numerosi studenti dell’ITC “Cassandro” e dell’IPSIA “Archimede”.
Nel pomeriggio mons. Leonardo Doronzo ha celebrato nella chiesa del Santo Sepolcro una messa in suffragio dei martiri istriani. A seguire un corteo con deposizione finale di una corona alla lapide in ricordo degli esuli accolti a Barletta.

Bergamo
L’8 febbraio al Liceo classico “Sarpi” di Bergamo Fulvio Moneta de Suvich, vicepresidente del Comitato provinciale ANVGD di Milano, e T.L. Sidari hanno parlato della storia dell’Adriatico orientale e del Giorno del Ricordo.

Binasco
Il 16 gennaio T.L. Sidari ha tenuto una conferenza sul Giorno del Ricordo ai cittadini di Binasco (MI), presente il sindaco, proiettando il video Foibe ed Esodo.
Il 4 febbraio T.L. Sidari ha proiettato e commentato il video Istria addio agli studenti della Scuola media “Fermi” di Binasco, presenti la vicepreside e vari insegnanti.

Castelfranco Veneto
Il 4 febbraio nell’aula magna dell’Istituto statale di II grado  “Nightingale” di Castelfranco Veneto (TV) l’esule rovignese Bruno Carra Nascimbeni ha portato la sua testimonianza e risposto alle domande dei circa 400 ragazzi convenuti.
Nel pomeriggio è stato proiettato il dvd La Cisterna.

Cerea
Il 6 febbraio l’esule polese Lino Vivoda ha tenuto una conferenza nella sala del Consiglio comunale di Cerea (VR).

Cinisello Balsamo
Il 10 febbraio T.L. Sidari, il giornalista e storico Luciano Garibaldi e la prof. Rossana Mondoni hanno parlato al Liceo “Casiraghi” di Cinisello Balsamo (MI) proiettando Istria addio.

Favara
Il 10 febbraio nel Castello Chiaramonte di Favara (AG) si è tenuto un convegno sul Giorno del Ricordo. Sono intervenuti il sindaco Rosario Manganella, il dirigente del Liceo “King” Salvatore Pirrera, il segretario dell’ANPI comunale Gaetano Cusumano, il presidente dell’associazione culturale “Penna Sottile” Pino Crapanzano e Gaetano Allotta (Società Agrigentina di Storia Patria). Ha inoltre portato la sua testimonianza l’esule istriano Domenico Svettini. E’ stato poi proiettato un video degli studenti del “King” e sono stati letti un messaggio del direttore de “L’Arena di Pola” Paolo Radivo, alcuni passi del libro di Pino Crapanzano L’Istria di Gina e una poesia.

Fornovo di Taro
Il 12 febbraio Silvio Mazzaroli ha presentato e proiettato il video Istria addio a oltre cento studenti dell’Istituto di istruzione superiore “Gadda” di Fornovo Taro (PR) e a due classi della succursale collegati in videoconferenza. Erano presenti anche l’assessore comunale alla cultura e diversi insegnanti.

Gorizia
Il 9 febbraio, nella Sala del Caminetto dell’UGG di Gorizia, la Lega Nazionale, il Comitato 10 Febbraio e il Centro studi e ricerche storiche “Silentes Loquimur” hanno tenuto una manifestazione commemorativa con l’esecuzione dell’Inno nazionale, l’intervento del presidente della sezione goriziana della Lega Nazionale Luca Urizio, i saluti dell’assessore regionale Gianni Torrenti e del presidente della Lega Nazionale Paolo Sardos Albertini, la proiezione di un filmato su Foibe ed Esodo e l’esibizione della Gorizia Guitar Orchestra. Nella sala è rimasta visitabile fino alla settimana successiva una mostra fotografica del Centro “Silentes Loquimur” sull’Esodo.
Poco dopo, sempre all’UGG, il Comitato provinciale ANVGD e Terzo Teatro hanno offerto al pubblico lo spettacolo Giulia, rappresentato da Teatro Impiria.
La mattina del 10 febbraio nell’aula magna dell’ISIS “Galilei-Fermi-Pacassi” la presidente del Comitato provinciale ANVGD Maria Grazia Ziberna e l’esule polesano Lino Vivoda hanno parlato del Giorno del Ricordo.
Nel pomeriggio il questore Pier Riccardo Piovesana ha deposto in Questura una corona d’alloro ai piedi della lapide dedicata agli agenti deportati e trucidati nel maggio ’45. A seguire l’ANVGD provinciale e il Comune in collaborazione con la Prefettura hanno deposto una corona in largo Martiri delle Foibe ai piedi del monumento ad Ottaviano Augusto. Subito dopo, nella Sala Della Torre della Fondazione Carigo, si è svolta la cerimonia ufficiale. Sono intervenuti il sindaco Ettore Romoli (che ha chiesto dove sono stati infoibati tanti goriziani), Maria Grazia Ziberna, il vicepresidente nazionale dell’ANVGD Rodolfo Ziberna, Luca Urizio, il prefetto Vittorio Zappalorto e Lino Vivoda. E’ seguita la proiezione di alcuni filmati dell’Istituto Luce. Il prefetto ha quindi consegnato riconoscimenti a Valentino Andaloro in memoria del nonno Giuseppe, carabiniere catturato dai partigiani e presumibilmente infoibato a Tarnova, Chiara Bregant in memoria del nonno Ciro Di Pietro, guardia carceraria deportata in Jugoslavia e mai più tornata, e Giannetto Solinas in memoria del padre Giovanni, militare prelevato dai titini a Gorizia e infoibato a Comeno.

Grado
L’8 febbraio gli attori della compagnia Grado Teatro hanno proiettato il video Istria addio agli alunni delle scuole medie.
Il 10 febbraio l’amministrazione comunale e il Comitato provinciale ANVGD di Gorizia hanno tenuto una cerimonia in piazzetta Vittime delle Foibe. A seguire è stato proiettato Istria addio nella sala consiliare del municipio, presenti il sindaco e gli attori della compagnia Grado Teatro.

Milano
Il 30 gennaio lo storico Kristjan Knez ha parlato del confine orientale agli Amici Triestini presso il Circolo della Stampa.
L’8 febbraio T.L. Sidari, Elisabetta Barich e Giovanni Grigillo hanno parlato agli studenti del Liceo linguistico “Manzoni”.
Il 10 febbraio in Largo Martiri delle Foibe si è tenuta la cerimonia ufficiale del Giorno del Ricordo con interventi di Giovanni Grigillo e Piero Tarticchio.
Nel pomeriggio nella Sala Merini dello Spazio Oberdan Relda Ridoni e Andrea Oldani hanno interpretato, applauditissimi, il dramma La foiba dei colombacci di Luigia Matarrelli.
Presso il Circolo di Presidio dell’Esercito di Milano, Rossana Mondoni e Luciano Garibaldi hanno presentato il loro libro Foibe: un conto aperto. Il testamento di Licia Cossetto, su iniziativa dell’Unione Nazionale Ufficiali in Congedo d’Italia e del Circolo. Hanno inoltre portato la propria testimonianza Gianantonio Godeas, Giovanni Grigillo e T.L. Sidari.
L’11 febbraio al Cimitero monumentale, su iniziativa dell’esule fiumano Fulvio Falcone, è stata deposta una corona alla lapide che ricorda i giuliano-fiumano-dalmati infoibati e deportati senza ritorno e gli esuli.
Il 15 febbraio nella Sala Merini dello Spazio Oberdan è stato rappresentato lo spettacolo teatrale Giulia, di altissima tensione drammatica. Si prevede una replica per le numerose persone che non hanno potuto trovare posto.

Montebelluna
Il 10 febbraio al cinema di Montebelluna (Tv) si è tenuta una conferenza sull’Esodo. Alla presenza di 500 ragazzi hanno preso la parola Arrigo Petacco, giornalista e storico, Maria Bortoletto, dell’ANVGD di Treviso, il dott. Verbano, esule da Albona, e Bruno Carra Nascimbeni, esule rovignese.
Lo stesso giorno il Comune ha tenuto un altro incontro per le scuole nella sala conferenze della Biblioteca comunale.

Monte Maggiore
Il 9 febbraio attivisti del gruppo escursionistico di CasaPound Italia “La Muvra” provenienti dall’Italia sono saliti sulla vetta del Monte Maggiore (tra Istria e Quarnero) con bandiere tricolori e dalmate e uno striscione recante la scritta «Terra e sangue d’Italia». «Non dimentichiamo – hanno spiegato – gli italiani che ancora vivono in Istria, né le sacrosante richieste degli esuli. Siamo saliti perché anche le istituzioni rammentino il loro dovere di adoperarsi seriamente per tutelare e rafforzare anche la più piccola goccia di italianità».

Montevideo
Il 10 febbraio presso il Consolato d’Italia a Montevideo (Uruguay) si è tenuta una cerimonia commemorativa del Giorno del Ricordo presieduta dalla console Cinzia Frigo.

Novara
Il 10 febbraio a Novara, su iniziativa del Comune e del Comitato provinciale ANVGD, è stata celebrata nella chiesa della Sacra Famiglia al Villaggio Dalmazia una messa a suffragio delle Vittime delle Foibe e degli Esuli. E’ seguita la posa di corone presso la targa in Largo Martiri delle Foibe, con gli interventi del Vicesindaco, del rappresentante della Provincia e del presidente del Comitato provinciale ANVGD.
Il 9 febbraio ha avuto luogo in parrocchia un ritrovo degli esuli con poesie, musiche e canti tradizionali.

Padova
A Padova sono state varie le iniziative promosse dal Comitato provinciale ANVGD assieme al Comune.
L’8 febbraio al Centro culturale Altinate / San Gaetano è stata inaugurata la mostra fotografica Roma, Venezia e Italia al di là dell’Adriatico, visitabile fino al 23 febbraio.
Il 9 febbraio nella sala polivalente del Museo dell’Internamento l’associazione culturale Scenari Armonici di Parma ha messo in scena lo spettacolo Storia tragica istriana.
Il 10 febbraio presso palazzo Moroni ha avuto luogo la cerimonia ufficiale. Dopo l’alzabandiera e la deposizione di una corona sono intervenuti il vicesindaco Ivo Rossi e la presidente dell’ANVGD padovana Italia Giacca. Ha suonato la locale Fanfara dei Bersaglieri. A seguire, nella chiesa di San Nicolò è stata celebrata una messa di suffragio.
Il 14 febbraio nella sala polivalente del Consiglio di Quartiere 3 Est è stata intitolata una sala a Norma Cossetto.
Il 15 febbraio nel sagrato della chiesa di Santa Caterina è stato scoperto un busto di Giuseppe Tartini (1692-1770). Hanno preso la parola don Roberto Ravazzolo, Italia Giacca e Ivo Rossi. Nella chiesa di Santa Caterina, il rettore della Basilica del Santo Enzo Poiana, il presidente della Società di Studi Storici e Geografici di Pirano Kristjan Knez, il prof. Sergio Durante e il dott. Gregorio Carraro hanno poi relazionato sul tema Giuseppe Tartini e i secolari legami culturali tra l’Istria e Padova. Ha quindi suonato l’Ensamble ex Chordis.

Parabiago
Il 12 febbraio T.L. Sidari ha proiettato il video Istria addio al Liceo scientifico “Cavalleri” di Parabiago (MI).

Recanati
Il 15 febbraio si è tenuta presso il municipio di Recanati l’assemblea d’istituto del Liceo classico “Giacomo Leopardi” volta a celebrare il Giorno del Ricordo. Il saluto del sindaco ha preceduto la messinscena della lettura teatrale Quell’enorme lapide bianca, recitata da Luca Violini. Franco Rismondo, presidente del Comitato provinciale di Ancona dell’ANVGD, e Livilla Sivocci, esule da Pola, hanno portato la loro testimonianza. E’ seguito un fruttuoso dibattito con gli studenti.

Roma
Il 7 febbraio in Campidoglio presso la Sala “Pietro da Cortona”, Marino Micich, Carlo Montani, Giuseppe Pititto e Augusto Sinagra hanno relazionato al convegno Foibe per non dimenticare!, promosso dall’associazione Campo della Memoria e dall’Associazione Nazionale Volontari di Guerra insieme al Gruppo consiliare di Fratelli d’Italia di Roma Capitale.
Nel pomeriggio dell’8 febbraio il Comitato provinciale dell’ANVGD e il Municipio di Roma 9 hanno deposto corone d’alloro al monumento ai Martiri delle Foibe nel piazzale della Metro Laurentina e al cippo ai Caduti Giuliano-Dalmati, presenti le autorità municipali e comunali. A conclusione ci si è raccolti presso il monumento all’Esodo in Piazza Giuliani e Dalmati. Mons. Giangiulio Radivo ha poi celebrato una messa di suffragio nella chiesa di San Marco Evangelista.
La mattina del 9 febbraio, su iniziativa delle Associazioni Sportive e Sociali Italiane (ASI) e con il patrocinio dell’ANVGD romana, alcune centinaia di persone hanno partecipato nel Quartiere Giuliano-Dalmata alla Corsa del Ricordo.
A mezzogiorno in Piazza San Pietro un gruppo di esuli ha ascoltato l’Angelus del Papa con bandiere dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia. Tra questi una delegazione del Libero Comune di Pola in Esilio guidata dal sindaco Tullio Canevari.
La mattina del 10 febbraio, a cura del Comitato provinciale dell’ANVGD col patrocinio di Roma Capitale, il sindaco Ignazio Marino ha deposto una corona all’Altare della Patria.
Con inizio alle 15.30, nella Sala della Protomoteca del Palazzo Senatorio in Campidoglio, si è svolta la commemorazione ufficiale. E’ intervenuto il sindaco Marino. Alcuni studenti hanno letto brani di scrittori giuliano-dalmati.
Nel tardo pomeriggio, presso il 1° Municipio, è stato proiettato l’audiovisivo Il ’900 dimenticato, per iniziativa dell’Istituto Romano per la Storia d’Italia dal Fascismo alla Resistenza in collaborazione con l’Archivio Museo Storico di Fiume.
La sera, presso la chiesa di Sant’Andrea della Valle, la Regione Lazio ha offerto, con il patrocinio dell’ANVGD romana, un concerto solenne a cura dell’Associazione Musicale Internazionale diretto dal M° Marco Celli Stein. Sono intervenuti il presidente della Regione Nicola Zingaretti, il vicepresidente del Consiglio regionale Francesco Storace, il presentatore della legge nazionale istitutiva del Giorno del Ricordo Roberto Menia e il presidente nazionale ANVGD Antonio Ballarin.
Il 14 febbraio Emiliano Loria (Società di Studi Fiumani) ha presentato il documentario Il ’900 dimenticato a due classi terze della Scuola media “Cattaneo”.
Il 15 febbraio al 6° Municipio si è tenuta una conferenza-dibattito sui campi di prigionia italiani, tedeschi e jugoslavi.

San Giovanni Lupatoto
Il 7 febbraio Lino Vivoda ha portato la sua testimonianza di esule polesano agli studenti della Scuola media “Marconi” di San Giovanni Lupatoto (VR). La sera l’associazione culturale Balder e il Comitato provinciale ANVGD, con il patrocinio dell’Assessorato comunale alla Cultura, hanno presentato nella sala “Coltro” di Casa Novarini una proiezione ad ingresso libero del film di Mario Bonnard La città dolente.
L’8 febbraio in via Martiri delle Foibe è stata deposta una corona memoriale.

San Quirino
Il 10 febbraio, nell’aula magna della Scuola media di San Quirino (PN), hanno parlato il presidente dell’Associazione delle Comunità Istriane Manuele Braico e il gen. Silvio Mazzaroli, che ha poi proiettato il video Istria addio.

Segrate
Il 9 febbraio a Segrate (MI) Piero Tarticchio ha tenuto il discorso ufficiale per il Giorno del Ricordo nel Giardino di Via Grandi con la partecipazione anche del presidente della locale sezione dell’ANPI. A seguire, nell’Auditorium “Verdi”, è andato in scena lo spettacolo Il sentiero del padre.

Sesto Calende
Il 13 febbraio T.L. Sidari, Romeo Cociancich, Piero Tarticchio, Marco Fornasir e l’assessore Silvia Fantino hanno parlato agli alunni delle Scuole medie di Sesto Calende (MI).

Sesto San Giovanni
Il 5 febbraio T.L. Sidari ha parlato all’Università della Terza Età di Sesto San Giovanni (MI) sui personaggi illustri giuliano-dalmati e proiettato il video Istria addio.

Tolentino
Il 10 febbraio l’amministrazione comunale di Tolentino (MC) ha intitolato il giardino di viale Benadduci e il campetto di calcetto alle Vittime delle Foibe, con gli interventi delle autorità, la deposizione di una corona e l’esecuzione dell’Inno nazionale. Poco dopo, al CineTeatro “Don Bosco”, alcune centinaia di studenti delle scuole superiori hanno ascoltato lo storico Enzo Calcaterra e, in videoconferenza, Amina Dudine, presidente della Comunità degli Italiani “Dante Alighieri” di Isola d’Istria, Comune gemellato con quello marchigiano.

Udine
Il 9 febbraio al Palamostre di Udine si è svolto un incontro promosso dal Comitato provinciale ANVGD. Sono intervenuti il presidente Silvio Cattalini, lo storico Fulvio Salimbeni e il gen. Silvio Mazzaroli, che ha presentato i tre volumi con le riproduzioni anastatiche de “L’Arena di Pola” dal 1945 al ’47.

Umago
Per la prima volta in Croazia, la Città di Umago ha celebrato quest’anno il Giorno del Ricordo. La cerimonia, malgrado la pioggia battente, si è svolta nel cimitero di San Damiano presso la lapide affissa in collaborazione con la Famiglia Umaghese a memoria degli esuli. Nel suo discorso la vice-sindaco Floriana Bassanese Radin ha sottolineato l’importanza di rammentare pubblicamente anche in Istria quei momenti di dolore. Hanno assistito alla cerimonia il sindaco di Umago, il presidente del Consiglio municipale, i rappresentanti della Comunità degli Italiani di Umago e una delegazione della Comunità di Piemonte d’Istria (affiliata all’Associazione delle Comunità Istriane di Trieste). Questa ha poi reso omaggio nei due cimiteri piemontesi alle vittime della repressione titoista, che in quella località dell’Istria interna fu ancora più sanguinosa dopo che durante la guerra. Il presidente del sodalizio, Franco Biloslavo, ha rappresentato anche tre gruppi Facebook che raccolgono molti istriani e/o amici dell’Istria (Pochi ma boni 76 membri, Istria, la verità 1.456 membri, Esodo Istriano, per non dimenticare 3.615 membri).
Paolo Radivo
 

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