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NOTIZIE DI GENNAIO SCRITTE DAL DIRETTORE PAOLO RADIVO
Lecco: fondata Comunità di Esuli
A Lecco il 23 settembre 2013 si è costituita in associazione di promozione sociale la Comunità Lecchese Esuli Giuliano- Dalmati. Presieduta da Roberto Stanzione, intende portare il suo contributo, d’intesa con le pubbliche autorità, per ogni iniziativa sul Giorno del Ricordo.
Sempre a Lecco, il 17 novembre, i sub della scuola “P Power H20” hanno rinvenuto in fondo al lago la targa di Riva Martiri delle Foibe asportata da ignoti mesi prima, dopo che agli inizi del 2012 era stata ritrovata nel cantiere del tribunale.

«I love Foiba»
«I love Foiba». Questa la scritta che campeggiava il 9 novembre ad Albano Laziale (RM) sulle magliette di alcuni partecipanti a una manifestazione di varie frange dell’estrema sinistra. Nella notte tra il 2 e 3 gennaio è inoltre comparsa sul muro di un edificio del quartiere di Tor Marancia a Roma la beffarda scritta «Sesso, Foibe e Rock’ ’n Roll», integrata da «Socialismo e libidine» e da falce e martello. L’amministrazione comunale ha provveduto a cancellare il tutto.

Inaugurato a Rovereto il Parco Istria
Il 22 novembre scorso a Rovereto (TN) il Parco ex Ferrari ha assunto la denominazione di Parco Istria. Allo scoprimento della targa toponomastica hanno partecipato il giovane sindaco Andrea Miorandi, alcuni assessori comunali e consiglieri della Circoscrizione di Lizzanella e una rappresentanza degli Esuli in Trentino. La nuova intitolazione era stata decisa all’unanimità sia dalla Commissione toponomastica del Consiglio comunale sia dalla Giunta, su proposta di Anna Maria Marcozzi Keller, presidente del Comitato provinciale ANVGD e socia del Libero Comune di Pola in Esilio. Il parco si trova nella zona Sud della città e verte su Via Trieste, sulla quale convergono Via Fiume, Via Pola e via Zara e Via Gorizia.
Un mazzo di fiori è stato il “grazie” degli Esuli al sindaco, sempre presente alle loro commemorazioni e celebrazioni. «Il Parco Istria – ha affermato Miorandi – è un luogo simbolico e, se oggi qui non ci sono giovani presenti, ci saranno là sulle altalene ad aiutarci a ricostruire la memoria, perché non esiste democrazia matura che non sia in grado di fare i conti con la memoria storica». «Dopo 65 anni – ha dichiarato Anna Maria Marcozzi Keller – possiamo dire che Rovereto è anche nostra. Con grandissima soddisfazione ci sentiamo finalmente accettati, dopo aver mangiato per troppi anni il boccone amaro dell’esodo. Spero che in questo parco, seduti su una panchina, i nonni raccontino ai nipotini la storia della nostra Istria che a tutt’oggi è ancora troppo poco conosciuta».

A Tagliacozzo un convegno sulle foibe
Ha avuto luogo 23 novembre nel Teatro “Talia” di Tagliacozzo (AQ) il convegno dal titolo Foibe, Martiri dimenticati. Sono intervenuti il sindaco Maurizio Di Marco Testa, Gaetano Blasetti, il presidente nazionale dell’ANVGD Antonio Ballarin, Maria Antonietta Marocchi, figlia di esuli istriani e autrice del libro Foibe (s)conosciute, e Maria Zaccone, nipote di un martire delle Foibe. Ha moderato l’incontro Michele Pigliucci, presidente del Comitato 10 Febbraio.

Lampedusa: la Slovenia aiuta l’Italia
La nave militare slovena Triglav è partita il 12 dicembre dal porto di Capodistria e il 15 ha raggiunto quello siciliano di Augusta, da dove ha affiancato le unità italiane nell’operazione Mare Nostrum, che il Governo Letta ha intrapreso in ottobre per controllare l’afflusso dei barconi di migranti e prestare loro soccorso. La Triglav, con a bordo 37 militari e 4 persone di supporto, ha perlustrato 1.700 km quadri di specchio acqueo intorno a Lampedusa. In casi di emergenza può ospitare fino a 80 immigrati e offrire loro salvagenti, coperte termiche, cibo e pannolini. La Slovenia è l’unico Stato dell’Unione Europea a fornire tale concreto aiuto all’Italia. «E’ inaccettabile – ha dichiarato il capo di Stato maggiore delle Forze armate slovene Dobran Božič – fare solo da spettatori o limitarsi a dare un sostegno morale. Facciamo parte dello stesso continente e la Slovenia vuole avere un ruolo attivo nell’affrontare la crisi umanitaria. Con i vicini italiani abbiamo ottimi rapporti anche nel campo militare e nei casi di necessità siamo tenuti ad aiutarci a vicenda. Nei nostri confronti l’Italia già lo fa controllando lo spazio aereo, le cui spese annuali sono assai più elevate rispetto a questa operazione a Lampedusa». Nella prima decade di gennaio il Governo di Lubiana ha respinto una mozione presentata in Parlamento dall’on. Sonja Ramšak, del Partito Democratico Sloveno (centrodestra), che chiedeva di rinominare l’operazione Mare Nostrum poiché «molti» collegherebbero tale termine al fascismo.

Commemorato il martirio di Oberdan
Il 131° anniversario del sacrificio di Guglielmo Oberdan, avvenuto il 20 dicembre 1882, è stato commemorato lo scorso 20 dicembre a Trieste presso la cella dell’ex Caserma Grande in cui fu rinchiuso e che oggi costituisce il nucleo del Sacrario a lui dedicato. La mattina la Federazione Grigioverde ha tenuto una cerimonia con deposizione di due corone, presenti il prefetto di Trieste Francesca Garufi, l’assessore comunale Antonella Grim e il comandante militare regionale in Friuli Venezia Giulia gen. Alessandro Guarisco. Nella sua allocuzione il gen. Riccardo Basile, presidente della Federazione Grigioverde, ha affermato che ad animare il giovane triestino «nell’intento di compiere un gesto di grande clamore e vasta risonanza contro l’Impero austro-ungarico furono soprattutto i preparativi delle autorità per celebrare con grandiosità la ricorrenza del mezzo millennio di dedizione della città all’Austria». La sera gli attivisti del movimento Trieste Pro Patria prima hanno reso gli onori al martire nel Sacrario e poi hanno assistito alla conferenza tenuta dal direttore de “L’Arena di Pola” Paolo Radivo nella sala all’ultimo piano della soprastante Casa del Combattente. L’oratore ha spiegato come tra il 1882 e il 1883 le autorità italiane e austro-ungariche, proprio in conseguenza del caso Oberdan, accentuarono di comune accordo la repressione dell’irredentismo per stabilizzare l’ordine monarchico costituito in entrambi i paesi.

Lega Nazionale: rinnovate le cariche
La Lega Nazionale ha rinnovato le cariche sociali per il prossimo triennio. Quale presidente è stato confermato, per acclamazione, l’avv. Paolo Sardos Albertini, che ricopre la carica dal 1988. L’Assemblea dei Delegati ha inoltre eletto il Consiglio Direttivo Centrale, composto da 24 consiglieri nonché, quali membri di diritto, dai presidenti delle Sezioni di Dalmazia, Fiume, Gorizia e Muggia. Il Consiglio ha infine eletto i vicepresidenti dott. Guido Sonzio e gen. Riccardo Basile e, quali componenti la Giunta di Presidenza, i consiglieri col. Antonino Augusto, prof. Adriano De Vecchi, dott. Livio Marchetti, Giuliano Pavan, prof. Stefano Pilotto, prof. Diego Redivo, dott. Lorenzo Salimbeni e Fulvio Sluga.

Archivio Museo Storico di Fiume a rischio
Marino Micich, direttore dell’Archivio Museo Storico di Fiume, con sede a Roma, denuncia la bocciatura, da parte del Governo Letta, di due emendamenti volti a ripristinare i finanziamenti previsti dalla legge sul Giorno del Ricordo a favore dell’istituto. «La legge del Giorno del Ricordo – spiega – purtroppo stabilisce dall’anno scorso contributi minimi di 35.000 euro all’Archivio Museo storico di Fiume della Società di Studi Fiumani. Una legge che doveva sin dall’origine destinare 100.000 euro. Fra due anni non si sa che cosa verrà ancora stabilito... probabilmente l’azzeramento dei fondi. Al momento vengono respinti gli emendamenti presentati a favore dell’istituzione fiumana depositaria della memoria delle foibe e dell’esodo dal senatore Aldo Di Biagio per Lista Civica Monti e dall’on. Fabio Rampelli per Fratelli d’Italia. Tali emendamenti richiedevano un ripristino totale dei fondi originari che sin dal 2008 non sono più quelli (o almeno parziale come è stato chiesto al capo di gabinetto del ministro Bray dalla nostra Società di Studi Fiumani per giungere almeno a 60.000  euro). Per gli esuli fiumani niente da fare, ma intanto leggiamo quanto elargito come sempre ad altre realtà».
Micich si riferisce per esempio al milione e 476.000 euro appena destinati dal Governo all’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra, ai 4 milioni (uno per il 2013 e tre per il 2014) per la prosecuzione dei lavori di realizzazione della sede del Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah e Museo della Shoah a Ferrara, ai 2 milioni all’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, al miliardo e mezzo (500.000 € per ciascuno degli anni 2013, 2014 e 2015) per il Centro di studi per la ricerca letteraria, linguistica e filologica “Pio Rajna” in Roma, o ai 227.000 euro per l’Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti.

Goli Otok: pubblicato l’elenco dei detenuti
La rivista politico-culturale croata “Novi Plamen” (“Nuova Fiamma”) ha pubblicato il 25 dicembre scorso sul proprio sito internet www.noviplamen.net l’elenco originale, dattiloscritto dall’UDBA nel 1963, dei 16.101 detenuti nel campo di concentramento dell’Isola Calva (Goli Otok) fra il 1949 e il 1956. La lista, tratta dall’Archivio di Stato della Croazia, ne riporta in ordine alfabetico nome, cognome, data di nascita, nazionalità, data di arresto e di rilascio. Il 44% dei prigionieri era di nazionalità serba, il 21,5% montenegrina, il 16% croata. Gli italiani erano circa 300. La rivista, orientata a sinistra, ha inteso con ciò por fine alle «speculazioni sul numero dei detenuti e dei morti» a Goli Otok, che dalla metà degli anni ’80 sarebbe servita soprattutto a «screditare l’intera epoca del socialismo jugoslavo». Il 25 novembre lo stesso sito aveva pubblicato gli elenchi ufficiali dei 446 prigionieri (334 civili e 112 militari) deceduti sull’isola quarnerina fra il 1949 e il 1986. Gli italiani furono una decina. Il picco dei decessi si ebbe nel 1951 con 260 unità. Nel 1956 l’isola cessò di essere un campo di rieducazione politica per cominformisti e anticomunisti, riducendosi a semplice colonia penale, chiusa poi nel 1988. Finora le stime sul numero dei prigionieri avevano oscillato fra le 16.000 e le 30.000 unità, quelle sul numero dei morti fra le 400 e le 4.000. La storica serba Zorica Marinković sostiene che i morti potrebbero essere un po’ più di 446, dato che negli anni della repressione anti-staliniana i loro corpi venivano sepolti in luoghi segreti o gettati in mare. Quelli dell’Isola Calva sarebbero solo una parte dei 50-60.000 prigionieri politici complessivi rinchiusi all’epoca nelle varie carceri titine.

Veglia: beni risarciti a 9 italiani
Fra il 2014 e il 2015 la Città di Veglia risarcirà 13 eredi, fra cui 9 cittadini italiani e 4 croati, dei titolari di terreni espropriati rispettivamente nel 1969 e nel 1982 entro i confini municipali, per un totale 10.000 metri quadri. Il Tribunale di Fiume ha finora emesso tre sentenze favorevoli ai richiedenti, disponendo che li risarcisse la Città, la quale però aveva ceduto tali lotti a fini turistici ed abitativi e non disponeva della cospicua cifra globale, corrispondente a 1.636.000 €. La metà verrà ricavata dalla vendita di due edifici di proprietà municipale: il complesso d’affari Neptun e la Posta Vecchia. In base ad un accordo tra le parti raggiunto in dicembre, il pagamento avverrà a rate mensili di complessivi 65.500 euro.

Un dvd sulla vita tradizionale in Istria
L’Istituto Regionale per la Cultura Istriano-fiumano-dalmata (IRCI) ha presentato e proiettato lunedì 13 gennaio a Trieste nell’Auditorium del Museo “Revoltella” il documentario Radici. Vita tradizionale in Istria, opera postuma dell’etnoantropologo triestino Roberto Starec realizzata in collaborazione con l’esperto e appassionato del settore Sergio Sergas. In un’ora circa l’audiovisivo racconta i vari aspetti della cultura materiale istriana, ormai travolta dalla modernità ma di cui rimane ancora traccia. Di Starec sono i testi e la voce narrante. La narrazione è accompagnata da musiche tradizionali istriane eseguite da suonatori di Oscurus e Martincici (Alto Buiese) con strumenti ad arco e talvolta con fisarmoniche. Gli interessati all’acquisto possono scrivere a Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
Il prologo tratteggia le caratteristiche di lungo periodo di questa penisola ricca di influssi e scambi culturali. Seguono quattro capitoli incentrati sui quattro elementi naturali della filosofia greca: Terra, Acqua, Aria e Fuoco. Ad ognuno di questi l’autore riconduce una parte del semi-scomparso mondo tradizionale istriano, ricco di saperi “poveri”. Ai fotogrammi d’epoca che immortalano il mondo di ieri seguono le immagini in movimento di oggi, che ripropongono luoghi, oggetti, tecniche e, quando ancora esistenti, persone tuttora in grado di applicarle. La Terra ci parla dei docili boscarini che aravano i campi con la sapiente guida degli agricoltori e con l’ausilio di gioghi, sottogola e museruole. Giunti a 60mila capi cent’anni or sono, nel secondo dopoguerra i boscarini hanno rischiato l’estinzione, ma ora sono risaliti a 500 grazie ai sussidi pubblici e alle iniziative di recupero. L’Acqua rimanda ai mulini idraulici, che sfruttavano la forza motrice dell’elemento per trasformare i cereali in farina. Tra fine ’800 e inizi ’900 ce n’erano quasi 300. Poi il rapido declino e l’abbandono di un sistema produttivo tanto ecologico quanto produttivo. Oggi sono ben pochi quelli restaurati, generalmente a scopo turistico. L’Aria richiama le piccole barche di legno a vela con le quali per millenni i pescatori dei borghi marittimi sfidavano il mare. Oggi a Rovigno, Isola e Muggia non solo persistono alcune battane, ma se ne restaurano e se ne costruiscono di nuove. Il Fuoco riporta alle carbonaie della Ciceria, destinate alla produzione del carbone vegetale, e alle fabbrerie, nelle quali i fabbri realizzavano numerosi strumenti di lavoro per il mondo contadino-marinaro. L’epilogo del dvd indica come il recupero di queste tecniche tradizionali abbia ricadute positive sull’economia dell’Istria sia costiera che interna.

Mostra fotografica Elemento Istria
L’Associazione culturale InOltre, con la collaborazione del Centro culturale “Gian Rinaldo Carli” e grazie al contributo della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, ha inaugurato la mostra fotografica di Sara Kaleb e Lorenzo Lucia Elemento Istria mercoledì 15 gennaio a Trieste nella Sala Chersi dell’Unione degli Istriani in via Silvio Pellico 2. L’esposizione sarà visitabile fino al 20 febbraio prossimo dal lunedì al venerdì in orario 10-12 e 16.30-18.30.

In un libro la storia dell’esule polese Cionci
L’ultimo testimone. Storia dell’agente segreto Cionci e di una generazione perduta di istriani è il titolo del libro scritto dal giornalista Rai Andrea Romoli sulla figura dell’esule polese 91enne Sergio Cionci, prima allievo ufficiale delle Regia Aeronautica, poi partigiano, quindi agente dei servizi segreti militari italiani dal 1947 al 1952, infine direttore amministrativo di aziende nel Goriziano e collaboratore fisso de “L’Arena di Pola” ai tempi della gestione De Simone. L’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, l’Associazione delle Comunità Istriane e il Libero Comune di Pola in Esilio presenteranno congiuntamente il volume in prima nazionale a Gorizia venerdì 21 febbraio alle 17.30 presso la Sala “Della Torre” della Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia di Via Carducci 2, e sabato 22 a Trieste presso l’Associazione delle Comunità Istriane in via Belpoggio 29/1. Interverranno Gianni Oliva, autore della prefazione, Andrea Romoli e Sergio Cionci. A Gorizia introdurrà Maria Grazia Ziberna, presidente del Comitato provinciale goriziano dell’ANVGD, a Trieste Renzo Codarin, presidente del Comitato provinciale triestino del sodalizio. A Gorizia porterà un saluto il sindaco dell’LCPE Tullio Canevari, a Trieste l’assessore Silvio Mazzaroli.

Recital di Mario Fragiacomo
Il trombettista di origini istriane Mario Fragiacomo e la sua Mitteleuropa Ensemble propongono per il decennale del Giorno del Ricordo un grande recital pluridisciplinare, già portato in varie parti d’Italia dal 2006. Si tratta di un racconto o, meglio, di tanti racconti o, ancora meglio, di tante testimonianze degli esuli istriano-fiumano-dalmati costretti ad abbandonare tutto: quasi un viaggio dentro la memoria di quelle genti. Musiche popolari dell’Istria veneta, canti dell’esodo, musiche originali ed arti visive sostanziano lo spettacolo. Sabrina Sparti canta, Laura Bagarella fa da voce narrante, Mario Fragiacomo suona la tromba e il flicorno, e Roberto Favilla il pianoforte. Una peculiare soluzione tecnica permette all’artista di arti visive Massimo Ottoni, che si affianca ai musicisti sul palco, di dipingere in tempo reale su una lavagna luminosa ripresa da una telecamera e proiettata su grande schermo, senza visualizzare le mani. Le immagini scaturiscono dalla luce e si creano le une dalle altre originando un flusso di improvvisazione visivo unico nel suo genere. La tecnica del banco luminoso viene declinata in ogni sua possibilità espressiva utilizzando non solo sabbia, carte, cotone e materiali vari in bianco e nero, ma anche il colore con un ingegnoso ed abile utilizzo delle tempere. Le immagini si intrecciano con la musica e con la parola. Nulla è casuale. Ne risulta un dialogo tra arti e tra dimensioni che si intrecciano in uno spettacolo evocativo ed emozionante. Per contatti ed informazioni: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

Borsa di studio “Giuseppe Favrini”
Per ricordare Giuseppe Favrini, esule, fondatore della Comunità degli italiani non più residenti a Lussinpiccolo, attuario, dirigente d’azienda, appassionato insegnante, profondamente legato alle sue radici isolane e agli Ideali di Patria, la moglie Renata Fanin Favrini istituisce una borsa di studio di € 2.000,00 a favore di uno studente universitario discendente da una famiglia di esuli dalla Venezia Giulia, Isole Quarnerine e Dalmazia, appartenente a nucleo familiare associato alla Comunità di Lussinpiccolo o ad altra Comunità di esuli. Possono fare domanda gli studenti che abbiano concluso con ottimo profitto il corso universitario triennale in una Università italiana e intendano proseguire gli studi. A parità di merito sarà data la preferenza a coloro che abbiano interessi per la cultura dei paesi d’origine. L’ammontare della borsa verrà diviso in 2 rate semestrali uguali di € 1.000,00 ciascuna. La concessione delle annualità successive alla prima sarà subordinata ai risultati conseguiti nei semestri precedenti.
Le domande devono pervenire entro il 28 febbraio 2014, indirizzate alla Comunità di Lussinpiccolo, via Belpoggio 25, 34123 Trieste, cell. 3928591188, tel. 040 305365, e-mail Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo o Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo e corredate da: cittadinanza italiana; appartenenza ad associazione di esuli; fotocopia del libretto universitario o, in alternativa, del diploma di laurea triennale; fotocopia dell’iscrizione al IV anno di laurea.
La valutazione delle domande e dei candidati per l’attribuzione della borsa di studio sarà effettuata da una Commissione, il cui giudizio è inappellabile. La composizione della Commissione è definita dal regolamento depositato presso la Comunità di Lussinpiccolo, Trieste, via Belpoggio 25. Gli importi delle rate semestrali della borsa di studio saranno consegnati in occasione delle riunioni annuali della Comunità di Lussinpiccolo, nei mesi di marzo e novembre.

Vergarolla: la Farnesina favorirà le indagini
Il Ministero degli Affari Esteri ritiene sufficiente la propria attuale rappresentanza alle cerimonie polesi in memoria delle vittime della strage di Vergarolla, ma è disponibile sia a sostenere un progetto scientifico di indagine storica da finanziarsi sulla base della legge in favore delle associazioni degli esuli, sia a mettere a disposizione di studiosi, per l’epoca dei fatti, il fondo archivistico dell’Ambasciata d’Italia a Belgrado. Questa in sintesi la risposta inviata il 4 dicembre scorso dalla Vice Ministro degli Affari Esteri Marta Dassù all’interrogazione parlamentare presentata il 3 ottobre dai deputati del PD Laura Garavini, Ettore Rosato, Gianni Farina e Marco Fedi al Ministro degli Affari Esteri. I quattro esponenti di maggioranza  chiedevano al Ministro degli Esteri se il Governo non ritenesse opportuno, per quanto di competenza, «istituire una commissione di esperti indipendenti, incaricata di approfondire e studiare ulteriormente le cause della strage, anche alla luce delle testimonianze dei superstiti e dei documenti ritrovati recentemente», «inviare a Pola una delegazione ufficiale per commemorare le vittime della strage il prossimo 18 agosto 2014» e «assumere adeguate iniziative perché l’opinione pubblica italiana prenda coscienza dell’importanza di questa tragedia nella storia nazionale».
La Vice Ministro Dassù ha risposto in questi termini:
La vicenda della tragica esplosione di Vergarolla del 1946 è stata nel tempo attentamente seguita dal Ministero degli Affari Esteri. In particolare, alle cerimonie organizzate a Pola ogni 18 agosto, l’Italia è da anni rappresentata dall’Ambasciata a Zagabria (nella persona dell’Ambasciatore o, in caso di sua assenza dalla sede, dal Vicario) o dal Consolato Generale di Fiume (nella persona del Console Generale, o in caso di sua assenza dalla sede, dal Vicario), che assicurano anche la deposizione di corone di fiori sul monumento commemorativo nella Piazza proprio recentemente intitolata alle vittime di Vergarolla.
Quanto agli approfondimenti evocati nell’Interrogazione dell’On. Garavini, dell’On. Rosato e dell’On. Farina sulle fonti e testimonianze storiche del fatto, da parte del Ministero degli Affari Esteri vi è disponibilità sia a sostenere un progetto scientifico da finanziarsi sulla base della legge n. 72/2001, sia a mettere a disposizione di studiosi, per quel periodo, il fondo archivistico dell’Ambasciata d’Italia a Belgrado ed in tale prospettiva sono già stati avviati contatti con la “Federazione delle Associazioni degli Esuli Fiumani, Istriani e Dalmati” per la realizzazione di un possibile progetto con tale obiettivo.
Più in generale, il Ministero degli Affari Esteri, nello spirito del “Giorno del Ricordo”, sostiene pienamente le iniziative proposte nell’ambito della legge n. 72/2001 tese a far meglio conoscere la tragedia dell’Esodo e le atroci vicissitudini che la popolazione autoctona italiana dovette subire dal regime comunista dell’ex Jugoslavia al termine delle ostilità.
«Dopo decenni di silenzio – ha commentato l’on. Garavini, prima firmataria dell’interrogazione – qualcosa finalmente si sta muovendo per fare luce sulla morte violenta di decine di italiani a Pola nell’estate del 1946. Apprezzo la disponibilità della Vice Ministro agli esteri ad istituire con urgenza, come da me proposto insieme all’onorevole Ettore Rosato, una commissione di esperti col compito di chiarire le cause di una delle più gravi stragi di connazionali del dopoguerra. È molto positivo che ci sia la disponibilità del Ministero a sostenere un progetto scientifico da finanziarsi sulla base della Convenzione triennale appena rinnovata fra il Ministero dei Beni e le Attività Culturali, il Ministero degli Esteri, e la Federazione delle Associazioni degli Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati. Tale convenzione include un piano di finanziamento triennale che ammonta a 6,5 milioni di euro. Dunque i soldi ci sono e la volontà politica pure. Adesso bisogna passare ai fatti, facendo tutto il possibile per scoprire la verità su questa tragedia. Lo dobbiamo alle vittime e ai loro parenti».
Indubbiamente la risposta del Vice Ministro rappresenta un importante segnale di attenzione da parte del Governo sia verso l’argomento specifico sia, più in generale, verso le tematiche degli esuli. Nello specifico poi suona incoraggiante, benché non si parli di strage, ma ci si limiti alla più prudente formula «tragica esplosione di Vergarolla». Proprio grazie alle indagini scientifiche, peraltro già avviate da alcune associazioni di esuli fra cui il Libero Comune di Pola in Esilio, si potranno trovare nuovi documenti d’archivio relativi ai mandanti, al movente, agli autori, alle modalità di esecuzione, al numero esatto dei morti e dei feriti, nonché alle complicità internazionali di quella che può essere definita come la più micidiale delle stragi impunite dell’Italia repubblicana.
All’on. Laura Garavini va il grandissimo merito di essersi presa a cuore la questione, come nessun altro parlamentare prima, con spirito di servizio e senso di umanità verso le vittime. Le devono gratitudine tutti gli esuli istriano-fiumano-dalmati e tutti gli italiani che condannano ogni forma di violenza.



Da FederEsuli via libera
a LCPE e Fondazione
L’Esecutivo della Federazione delle Associazioni degli Esuli Istriani Fiumani e Dalmati, riunitosi il 13 gennaio a Padova, ha ratificato con grande soddisfazione il rientro del Libero Comune di Pola in Esilio in FederEsuli. Finora i sodalizi federati erano quattro: l’Associazione Nazionale Venezia-Giulia e Dalmazia, l’Associazione delle Comunità Istriane, l’Associazione Dalmati Italiani nel Mondo - Libero Comune di Zara in Esilio e il Libero Comune di Fiume in Esilio. Così salgono a cinque.
L’Esecutivo ha inoltre deliberato di procedere sollecitamente alla costituzione della Fondazione degli Italiani di Istria, Fiume e Dalmazia, sulla base dello statuto elaborato dal Comitato Promotore della Fondazione, istituito il 3 maggio 2013 e presieduto dal prof. Giuseppe de Vergottini. Scopo della Fondazione è di assicurare continuità storica all’azione culturale e sociale delle varie associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati e dei centri di ricerca e di assistenza da essi istituiti in varie città italiane. La Fondazione persegue l’obiettivo di promuovere lo studio, la ricerca, la documentazione, la diffusione e la tutela – a livello nazionale e internazionale – del patrimonio storico-culturale delle popolazioni di lingua italiana dell’Istria, del Quarnaro e della Dalmazia, nel presente e nel passato. Sempre nella medesima ottica, la Fondazione si impegna a porgere il maggior aiuto possibile agli esuli e ai rispettivi discendenti offrendo loro tutto il sostegno possibile sotto il profilo politico, giuridico ed economico-sociale. La Fondazione è aperta a tutti gli organismi associativi che ne condividono le finalità. Ispirandosi alla legge 92 del 2004 sul “Giorno del Ricordo”, si impegna a costruire un futuro a partire dalla memoria rappresentata e custodita dalle Associazioni, unitamente all’esperienza delle foibe e dell’esodo che ha distrutto vite, sradicato persone e messo in dubbio la sopravvivenza di un popolo intero. La Fondazione vuole essere il luogo dove questa memoria sia custodita, studiata e tramandata alle nuove generazioni.
La Federazione ha ritenuto che l’istituzione della Fondazione sia il miglior strumento a livello nazionale ed internazionale per perseguire l’azione attuata dalle associazioni degli esuli in difesa dei loro diritti, valori e delle loro aspirazioni.

Nuovo allestimento a Trieste
per i capolavori istriani contesi
E’ stato inaugurato lunedì 16 dicembre a Trieste nelle quattro sale del piano terra del Civico Museo “Sartorio” il nuovo allestimento della Pinacoteca “Sartorio”, dove hanno trovato ottima collocazione i 21 capolavori dell’arte veneta provenienti dall’Istria, di proprietà dello Stato italiano ma finora contesi dalla Slovenia (le foto in pagina sono di Marino Ierman).
Collocati originariamente in chiese e palazzi di Capodistria, Pirano, Portorose e Cittanova e in alcuni casi trasferiti altrove già agli inizi del XX secolo, questi 15 dipinti e 6 sculture, perlopiù risalenti al 1450-1550, furono ricoverati nel 1940 in Friuli e nel 1943 a Roma negli scantinati di palazzo Venezia, onde evitarne danneggiamenti o trafugamenti bellici. “Riscoperti” nel 2002 dall’allora sottosegretario ai Beni culturali Vittorio Sgarbi, furono sottoposti fra il 2003 e il 2005 a un accuratissimo restauro e studiati a fondo dagli storici dell’arte delle Soprintendenze di Trieste e Roma, che ne curarono anche un ampio catalogo. Nel giugno 2005 fu inaugurata al Museo “Revoltella” di Trieste la mostra, co-finanziata dall’ANVGD, Histria: da Paolo Veneziano a Tiepolo in cui li si presentava per la prima volta al pubblico.
Nel 2006 il Ministero per i Beni e le Attività culturali, ritenendo opportuna la presenza delle opere a Trieste e in attesa della loro sistemazione alla Galleria d’Arte antica della città, le diede temporaneamente in consegna al Comune fissandone la collocazione al Museo “Sartorio” di Largo Papa Giovanni XXIII 1, in una galleria ricavata nel sottosuolo della villa sette-ottocentesca dotata di tutte le misure di sicurezza e climatizzazione. Nel tempo però si sono registrati sbalzi nei livelli di umidità dei locali, con rischi per la conservazione delle tele. L’attuale direzione dei Musei civici di Storia ed Arte ha così deciso di proporre alla Soprintendenza ai Beni storici, artistici ed etnoantropologici del Friuli Venezia lo spostamento delle opere nelle quattro sale del piano terra della villa che ospitavano la collezione di ceramiche. Ottenuta l’autorizzazione ministeriale, si è provveduto a rimuoverla (ora sta venendo riallestita nel vano prima riservato ai capolavori istriani). In tal modo le opere di autori del calibro di Paolo Veneziano, Alvise Vivarini, Vittore Carpaccio, Giambattista Tiepolo, Matteo Ponzone, Alessandro Algardi o Tiziano Aspetti non solo si troveranno a temperatura e umidità costanti, ma saranno maggiormente valorizzate.
Il lavoro, che comprende anche una ricognizione della quadreria ospitata nel Museo, è stato diretto, d’intesa con il soprintendente ai beni artistici, storici ed etnoantropologici del Friuli Venezia Giulia Luca Caburlotto, da Maria Masau Dan, direttrice dei Musei civici di storia ed arte di Trieste e del Museo “Revoltella”, con la collaborazione della dott. Chiara Cadore, storico dell’arte della Soprintendenza, della dott. Lorenza Resciniti, conservatore del Museo “Sartorio”, e della restauratrice Maria Teresa Tito. Significativa la presenza alla cerimonia inaugurale di Luka Juri, direttore del Museo regionale di Capodistria.



Vittorio Antonio Cocever
pittore e ceramista esule
Muggia, unica cittadina istro-veneta rimasta in Italia, ospita fino a domenica 9 febbraio 2014 la prima mostra antologica del valente pittore e ceramista capodistriano esule Vittorio Antonio Cocever. Curata dalla critica d’arte Maria Campitelli, è promossa dal Comune di Muggia e dal Comune-Città di Capodistria, in collaborazione con l’Unione Italiana, la Comunità degli Italiani di Capodistria, l’Università Popolare di Trieste, le Gallerie Costiere di Pirano e l’IRCI e con il sostegno della Fondazione CRTrieste. L’inaugurazione ha avuto luogo sabato 21 dicembre.  Il catalogo è curato dal direttore dell’IRCI Piero Delbello.
Nato a Capodistria nel 1902 da una famiglia di ebanisti-stipettai, Vittorio Antonio Cocever studiò prima a Trieste, poi a Venezia e infine a Roma. Espose a Trieste, Capodistria, Padova, Venezia, Milano e Roma, ma anche a Praga, Budapest, Vienna e Sofia. Insegnò storia dell’arte al Liceo “Combi” di Capodistria e, da esule, ceramica alla Scuola statale femminile “Scalcerle” di Padova. Per le sue ceramiche fu premiato alle Biennali di Venezia del 1952, ’54, ’62 e ’64. Morì a Padova nel 1971.
Le sue oltre 80 opere sono esposte in due sedi: presso la Sala comunale d’arte “Giuseppe Negrisin” in piazza Marconi 1 e presso il Museo Carà in via Roma 9. Sono perlopiù autoritratti, ritratti di familiari e amici, nature morte, animali e scene di caccia, vedute di Capodistria, paesaggi istriani, soggetti religiosi, nudi femminili, ma anche litografie, xilografie, vasi, ciotole e sculture di ceramica. Un suo piatto è dedicato al patrono di Capodistria San Nazario. Lo stile pittorico di Cocever si è evoluto nel corso dei decenni: dal realismo post-impressionista degli esordi, al vivace ed energico espressionismo coloristico della maturità, al quasi astrattismo luminoso degli ultimi anni. Maria Campitelli l’ha definito «un artista che ha amato il mondo, la natura, i sentimenti profondi della vita».
La rassegna è visitabile con i seguenti orari: da martedì a venerdì 17.00-19.00; sabato 10.00-12.00 e 17.00-19.00; domenica e festivi 10.00-12.00. Nei prossini mesi verrà trasferita al Museo Regionale di Capodistria.



Mostra storica a Duino
Il Castello di Duino (TS) ha ospitato dal 26 dicembre al 6 gennaio la mostra fotografica Venezia Giulia: Storie e luoghi smarriti a 360°. Istria, Fiume e Dalmazia, realizzata dal Centro studi e ricerche storiche “Silentes Loquimur” in collaborazione con il Castello di Duino, il Gruppo “Ermada Flavio Vidoris”, il Comitato 10 Febbraio e l’Associazione culturale “InOltre” e con il contribuito della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. Dodici pannelli monotematici hanno presentato una sintesi di 2.000 anni di storia della Venezia Giulia e della Dalmazia, con specifico riguardo all’esodo e alle foibe. Contemporaneamente presso il Villaggio del Pescatore (TS) il Gruppo Ermada ha tenuto una mostra fotografica dedicata alla legge sul Giorno del Ricordo e in particolare alla costruzione dei due borghi istriani nel comune di Duino-Aurisina.

Il calendario della Guardia
di Finanza parla di foibe
Il calendario 2014 della Guardia di Finanza dedica il mese di settembre agli oltre 500 finanzieri uccisi dai titoisti fra il 1943 e il 1945 nella Venezia Giulia e in Dalmazia.


Un cippo ricorda a Trieste Giuseppe Callegarini,
martire dell’antifascismo democratico in Istria
La prossima sfida è collocargli una lapide a Pola in via Smareglia
Il Circolo di cultura istroveneta “Istria” e l’Istituto Regionale per la Storia del Movimento di Liberazione nel Friuli Venezia Giulia hanno inaugurato lunedì 24 dicembre a Trieste nel Parco della Rimembranza un cippo in ricordo dell’antifascista democratico Giuseppe Callegarini, a 69 anni dal suo martirio. Una targa nera su un parallelepipedo rettangolo lapideo riporta in caratteri giallo-oro la scritta: «Giuseppe Callegarini. La Spezia 1915 - Pola 24.12.1944. Medaglia d’Oro al Valor Militare. Combattente per la libertà. Trucidato a Pola dai nazifascisti. Qui posero 25.12.2013 Circolo Istria. Ist. Reg. Mov. Storia di Liberazione FVG». Il manufatto si trova sul Colle di San Giusto in viale Martiri delle Foibe a pochi metri dal monumento omonimo.
Il presidente del Circolo “Istria” Livio Dorigo, profugo polese, ha sottolineato l’importanza di ricordare a Trieste una così fulgida figura per affermare oggi i valori europei di libertà, giustizia sociale, fratellanza fra i popoli e democrazia.
E’ stata poi declamata la motivazione della Medaglia d’Oro conferita il 15 maggio 1946 a Callegarini: «Cittadino di elette virtù, tenace assertore dei più alti ideali di giustizia e di libertà, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 fu tra i primi a rispondere all’appello della Patria invasa ed oppressa dallo straniero ed organizzò, con energia e coraggio mirabili, la resistenza attiva nella Venezia Giulia. Per oltre un anno, sprezzante di ogni pericolo, ispirato dal ricordo dell’eroico sacrificio di Nazario Sauro, fu uno dei più fervidi animatori del fronte clandestino di resistenza della città di Pola. Tratto in arresto sotto l’imputazione di complotto e di eccitamento alla rivolta, sopportò con eroico contegno per dodici giorni consecutivi percosse e crudeli sevizie, respingendo sdegnosamente minacce e allettamenti, fulgido esempio di italianità e di fermezza di carattere. Nel giorno del S. Natale i criminali nazifascisti, dopo averlo barbaramente ucciso, ne dispersero i resti mortali, innalzandolo al rango dei più alti eroi della Patria. Venezia Giulia, 9 settembre 1943 - 25 dicembre 1944».
La vice-sindaco di Trieste Fabiana Martini ha auspicato che il cippo costituisca un monito per tutti i triestini, e in particolare per i più giovani, a coltivare i valori di libertà, democrazia e partecipazione eroicamente incarnati da Callegarini.
La vice-presidente della Regione Istriana Viviana Benussi (rovignese) ha evidenziato l’attualità di tali valori, da promuovere in quanto legati alla dignità della persona.
Una esponente dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI) ha affermato che con questo cippo si restituisce dignità a un patriota cui il nazifascismo l’aveva negata. L’ANPI ha inoltre deposto ai piedi del cippo un mazzo di fiori con doppio nastro tricolore italo-sloveno e scritta bilingue.
La Provincia di Trieste era rappresentata da Maria Monteleone, il Libero Comune di Pola in Esilio da Paolo Radivo, direttore de “L’Arena di Pola”, mentre il sindaco dell’LCPE Tullio Canevari aveva inviato un messaggio ai promotori apprezzando e condividendo la loro azione «per tramandare la memoria del Sottotenente Giuseppe Callegarini M.O.V.M.M., che immolò la vita per l’Istria libera nell’Italia libera».
Durante la conferenza stampa di presentazione tenuta il 17 dicembre Livio Dorigo aveva spiegato come la collocazione del cippo a fianco del monumento ai Martiri delle Foibe fosse voluta. «Il martirio di tanta gente – aveva affermato – dipese da un’unica causa: la guerra, che oggi deve sublimarsi in sentimenti di pace. Trieste purtroppo non è permeabile alla conoscenza di una storia condivisa. Invece bisogna creare i presupposti perché cominci a esserlo, mentre le memorie resteranno sempre diverse, come tabernacoli sacri, intimi. In quest’area, che era divisa da confini, oggi i giovani sono legati da un destino comune e devono quindi crescere all’insegna di una storia che li unisca». «Il cippo in ricordo di Callegarini – aveva aggiunto – vuole essere un ringraziamento, un tributo a questo nostro illustre concittadino. Auspico il posizionamento di una lapide in sua memoria a Pola sull’edificio di via Smareglia dove aveva sede la caserma delle SS e dove egli fu rinchiuso, torturato e ucciso. Uno dei suoi aguzzini, Ottone Niccolini, al servizio dei nazisti, venne giustiziato da un membro dei GAP [Gruppi di Azione Patriottica] polesi, il quale poi fuggì in bicicletta e infine si lanciò dall’ultimo piano di un edificio onde evitare di venir arrestato e torturato a sua volta. Ma i nazisti non adottarono per Niccolini la rappresaglia nella misura di 10 a 1, quasi per disprezzo verso di lui».
Sergio Zucca, segretario-direttore dell’IRSMLFVG ed esule capodistriano, aveva rilevato come l’istituto già da anni si occupi anche dell’Istria e della vecchia Venezia Giulia, oltre che di Trieste e del Friuli. Nel 1980 produsse il corposo volume pionieristico Storia di un esodo, cui seguì L’Istria tra le due guerre. Ancora in epoca jugoslava l’Istituto per la Storia del Movimento Operaio di Lubiana pubblicò un saggio del ricercatore dell’IRSMLFVG Galliano Fogar su foibe ed esodo. Oggi l’IRSMLFVG ha ritenuto giusto dedicare un cippo a Callegarini quale Medaglia d’Oro per la libertà.
Lo storico Roberto Spazzali, ricercatore dell’IRSMLFVG, aveva sottolineato l’importanza del monumento a Callegarini, dopo quello alle vittime della strage di Vergarolla. «A fine anni ’30 – aveva reso noto – egli girò alcuni documentari a colori su Pola e Dignano con taglio turistico. Rivolgo un appello agli appassionati affinché si possano rinvenire quelle bobine». «Oltre a coltivare la sua indole artistica in campo cinematografico, Callegarini – aveva precisato il docente – non si sottrasse al dovere e tentò di far sopravvivere il CLN malgrado le pressioni del Partito Comunista Croato. In Istria la Resistenza italiana si trovava nella tenaglia da un lato del nazismo e del fascismo più feroce (che si presentava come braccio armato del primo) e dall’altro del comunismo titoista. Ma di Callegarini si sa ancora poco. Accenni alla sua figura ve ne sono nel memoriale di Mario Diana e negli atti del processo contro Graziano Udovisi. Un volantino del Movimento Popolare di Liberazione croato definì Callegarini e il polese Antonio De Berti come i propri peggiori nemici. Entrambi cercavano infatti un percorso resistenziale autonomo ed entrambi furono imprigionati dai nazifascisti, anche se poi De Berti riuscì a scappare rifugiandosi in casa di Pier Antonio Quarantotti Gambini a Semedella. Parlare oggi di loro serve a recuperare le sfumature presenti nella storia dell’Istria, troppe volte trattata con taglio manicheo».
Dorigo aveva aggiunto che la collaborazione tra Circolo “Istria” e IRSMLFVG partì con il libro Pola operaia, scritto dallo stesso Spazzali, dove si offre una visione «particolare e spesso ignorata della lotta antifascista a Pola, che non iniziò nel 1943, ma prima». «Il libro – aveva fatto presente – fu presentato anche alla Biblioteca Civica di Pola, affinché i polesani di oggi conoscessero la loro storia. Furono ben 300 i caduti polesi nella lotta di liberazione: si trattava di giovanissimi o di anziani, visto che la maggior parte del maschi adulti era stata deportata dai tedeschi o si trovava nei campi di concentramento alleati. Pola era dunque una città antifascista. Il cippo in onore di Callegarini intende restituirle questa identità negata. Un altro cippo commemorativo lo meriterebbe il mazziniano Mario Maovaz, che nel 1918 issò la bandiera rossa sulla corazzata Viribus Unitis nel porto di Pola e nel ’45 fu trucidato a Trieste dai nazifascisti dopo terribili torture».
Fabio Scropetta, vice-presidente del Circolo “Istria”, aveva lamentato come purtroppo ognuno conosca e parli solo della propria storia, mentre ci si dovrebbe aprire anche a quella degli altri. Ad esempio, chi sa che il villaggio di Bergudaz, in Ciceria, con allora 300 abitanti, ebbe oltre 50 morti durante un bombardamento tedesco?
Ezio Giuricin, giornalista e ricercatore del Centro di Ricerche Storiche di Rovigno, aveva proposto di organizzare nel 2014 a Pola un convegno su Callegarini e l’antifascismo italiano, europeo e mondiale, poiché ormai i tempi sono maturi.
Paolo Radivo aveva osservato che la presenza del nome di Giuseppe Callegarini nell’elenco delle vittime del nazi-fascismo su una delle stele poste anni fa dalla Città di Pola nel cimitero di Monte Ghiro potrà rendere più facilmente accoglibile la richiesta di collocare una lapide in via Smareglia.
Di Giuseppe Callegarini mancano purtroppo fotografie. Se qualcuno fra i nostri lettori, magari un suo ex allievo delle Medie o delle Magistrali, ne possedesse, lo invitiamo caldamente a trasmettercele per posta o via mail. L’appello si estende al caso di chi, avendolo conosciuto da ragazzo, può testimoniare sull’operato di quel coraggioso professore assassinato a soli 29 anni per non aver voluto fare la spia ai danni di chi, come lui, si batteva per un’Italia libera e democratica.


Commemorati a Pola
Mariani, Salgari e Lussi
Il 3 gennaio scorso Lino Mariani, Antonio Salgari e Mario Lussi, uccisi dalla Polizia Civile a Pola il 3 gennaio 1947, sono stati commemorati in via Trieste presso il monumento che dal 1948 li ricorda. Dopo la deposizione di fiori e il raccoglimento è intervenuto Bruno Bulić, presidente del Sindacato dell’Istria e del Quarnero. Fra il pubblico c’erano i rappresentanti della Città e dell’Associazione dei Combattenti Antifascisti e degli Antifascisti. I tre militanti comunisti, che volevano rimanere a Pola mentre la maggioranza dei loro concittadini stava per esodare, parteciparono all’occupazione del Mulino Sansa volta a impedire il trasferimento dei macchinari a Trieste.



La Barca dei comici a Pirano
L’Istituto Italiano di Cultura in Slovenia, in collaborazione con la Regione Veneto, l’Istituto per la Commedia dell’Arte di Venezia, il Museo del Mare di Pirano, la locale Comunità degli Italiani e la Comunità Autogestita della Nazionalità Italiana, hanno promosso lo spettacolo-conferenza Venezia e l’Adriatico, tenutosi il 16 dicembre al Centro pastorale culturale “Georgios” di Pirano. Il regista Gianni De Luigi ha illustrato il progetto svolto a bordo del trabaccolo Il Nuovo Trionfo, antica Barca dei comici veneziana usata nell’estate 2012 come palcoscenico per spettacoli viaggianti a Venezia, Pirano e Rovigno. E’ stato anche proiettato il video di quell’esperienza, e gli attori Francesca Sarah Toich ed Emanuele Piovene hanno proposto brani della Divina Commedia, nonché testi della commedia dell’arte e di autori veneti contemporanei.


Riecco a voi l’Istria di fine anni ’30
Finora Manlio Malabotta (Trieste 1907-1975) era noto come notaio, collezionista, critico d’arte, poeta dialettale, giornalista e bibliofilo. Ma da poco si è scoperto con viva sorpresa che fu anche un valente fotografo. La vedova Franca Fenga Malabotta ha trasmesso all’Associazione Cizerouno una quarantina di rulli con i minuscoli negativi (24x36 millimetri) di un migliaio di foto scattate dal marito nella seconda metà degli anni ’30 in Istria, a Fiume, a Trieste e a Roma tramite una piccola Leica usata a mano libera con due diversi obiettivi per l’epoca tecnologicamente avanzati. Lungo e complesso è stato il lavoro di scansione, compiuto dalla Interlaced di Udine, e di restauro, curato dal giornalista triestino Claudio Ernè, grazie a un finanziamento della Fondazione CRTrieste. Su iniziativa di Massimiliano Schiozzi e Diana De Rosa, una quarantina di foto a soggetto istriano e fiumano con didascalie esplicative compongono la mostra inaugurata il 14 gennaio dall’IRCI al piano terra del Museo della Civiltà Istriana, Fiumana e Dalmata in via Torino 8 a Trieste. Avulse dalla magniloquente retorica fascista, immortalano con spirito antesignano del neorealismo momenti di vita reale, volti maschili anonimi, luoghi, dettagli e chiaroscuri di Montona, Visinada, Salvore, Rovigno, del canale di Leme e del porto di Fiume (queste ultime hanno risvolti surrealisti e onirici). Le uniche due foto già note furono pubblicate sulla diffusissima rivista “Omnibus” di Leo Longanesi nel settembre 1937 e poi sugli “Annali della Storia d’Italia. L’immagine fotografica” dell’Einaudi nell’ottobre 1979, ma anonime. Mostrano una festa promossa dall’Opera Nazionale Dopolavoro - Sezione di Visinada nella piazza centrale del paese.
La mostra Proprio ’n bel sogno: ’na specie de Istria. Manlio Malabotta, immagini e parole, ad ingresso gratuito, sarà visitabile fino a tutto febbraio. Vi si possono ammirare anche una Madonnina lignea del 1200 recuperata dallo stesso Malabotta in una cucina di Caroiba, tre pitture devozionali istriane su vetro dell’800, una testa di epoca romanica da lui rinvenuta in una chiesa, ma anche sue riflessioni, versi e appunti spesso inediti. A questi reperti l’IRCI ha affiancato una Pietà dell’arte popolare istriana e una credenza tratta dal Magazzino 18 del Porto Vecchio per richiamare il “mondo perduto” che accomuna Malabotta agli esuli, dei quali fu un precursore. I ricercatori sono convinti di trovare da altri suoi rullini nuove foto inedite anche dell’Istria, oltre che di Roma e Trieste.
Nel 1935 Malabotta, nato a Trieste da madre delle Bocche di Cattaro e padre lussignano di origine chersina (Malabotich), si trasferì a Montona, dove svolse la professione di notaio diventando anche segretario della locale sezione del Fascio e nel 1937 podestà. Nel 1939 il PNF lo destituì da tali cariche «per tiepido spirito fascista, per incomprensione politica e per attività passiva», non confermandogli la rinomina a giudice conciliatore. Nel maggio 1943 fu arrestato a Castellier per favoreggiamento dei partigiani e interrogato a Trieste. Dopo il settembre 1943 collaborò con il CLN triestino e nel febbraio 1944 con una missione anglo-americana. Dal maggio all’agosto 1944 combatté in Carso e nella Selva di Tarnova con la Brigata Garibaldi e il 30 aprile 1945 partecipò con la Brigata Foschiatti alla liberazione di Trieste. Intanto a Montona i nazifascisti avevano sequestrato e disperso i suoi beni, fra cui una biblioteca di 7.000 volumi. Nel dopoguerra esercitò la professione di notaio a Montebelluna. Nel 1974 tornò a Trieste incrementando i contatti con l’amata Istria e con gli amici Fulvio Tomizza e Ligio Zanini. Progettò una collana di libri sulla cultura e l’arte istriana, che non poté realizzare perché la morte lo colse prematuramente il 1° agosto 1975.
In contemporanea fino al 2 marzo resterà aperta a Trieste presso il Magazzino delle Idee in Corso Cavour la mostra Manlio Malabotta e le Arti. De Pisis, Martini, Morandi e i grandi maestri triestini, realizzata dalla Provincia di Trieste con il sostegno dalla Fondazione CRTrieste e la collaborazione del Comune di Ferrara, del Museo d’Arte Moderna e Contemporanea “Filippo de Pisis” e dell’Archivio di Stato di Trieste. Vi sono esposti dipinti, sculture, libri, riviste, raccolte poetiche e sestanti collezionati da Malabotta, nonché le riproduzioni delle due foto di Visinada. Orari: martedì e mercoledì 10-13; giovedì 10-17; venerdì, sabato e domenica 10-13 e 15-19.



La toponomastica
in Istria, Fiume e Dalmazia
L’Università Popolare di Trieste, l’Unione Italiana, Coordinamento Adriatico, l’Istituto Geografico Militare di Firenze e l’Università degli Studi di Trieste, in collaborazione con il Comune di Muggia, hanno presentato venerdì 13 dicembre a Muggia nella gremitissima Sala “Negrisin” la monumentale opera multidisciplinare in tre tomi con cd-rom La toponomastica in Istria, Fiume e Dalmazia, edita nel 2009 su iniziativa di Coordinamento Adriatico, IGM e UPT. Nell’incontro, introdotto dal vicepresidente dell’UPT Fabrizio Somma, si è sottolineato come questo pregevole lavoro di gruppo abbia colmato una lacuna scientifica. I tre tomi affiancano a un inquadramento linguistico, storico e giuridico-comparato la cartografia storica e geodetica dell’Adriatico orientale, concludendo con tabelle riassuntive che presentano in modo obiettivo la stratificazione storica di tutti i toponimi italiani e slavi.
Le residue copie dei volumi in possesso dell’UPT sono state donate ai presenti; d’ora in poi gli interessati dovranno quindi rivolgersi solo all’IGM. Nella sala è stata altresì inaugurata una mostra, visitabile fino al 18 dicembre, di 30 cartine storiche selezionate fra quelle riprodotte nei volumi.

Trieste nel 1914
E’ uscito il 2 dicembre 2013 nelle librerie ed è stato presentato il 18 alla Biblioteca Statale di Trieste il libro dello storico triestino Fabio Todero Una violenta bufera. Trieste 1914, edito dall’Istituto per la Storia del Movimento di Liberazione nel Friuli Venezia Giulia (€ 20,00). Nel luglio 1914 i funerali dell’erede al trono asburgico Francesco Ferdinando e della sua consorte transitano per le strade di una città ammutolita e listata a lutto. Nel cuore dell’estate scoppia la Prima guerra mondiale, con le sue code di fanfare e sfilate, canti e infiorate. Il capoluogo del Litorale austriaco è attraversato dalle stesse ansie e speranze di altre metropoli europee.
Al centro dell’opera c’è il tentativo di capire quanto tale evento abbia sconvolto il tessuto cittadino, come Trieste e il Litorale abbiano vissuto il 1914, quali siano stati i provvedimenti e le iniziative nei difficili mesi di un anno segnato da avvenimenti memorabili. Senza rinunciare al rigore scientifico, il volume intende rivolgersi a un ampio pubblico, ricostruendo il clima della città e del suo territorio in quell’anno fatidico e prendendo le mosse dai mesi che precedettero i colpi di rivoltella di Sarajevo per cogliervi i segni della tragedia imminente. Il libro è stato realizzato basandosi su fonti giornalistiche (“Il Piccolo”, “Il Lavoratore”, “L’Indipendente”), letterarie e memorialistiche, ma anche d’archivio, che rendono la lettura gradevole e avvincente. Particolarmente ricco l’apparato iconografico, con fotografie, cartoline e oggettistica d’epoca, cartine e tabelle, provenienti da musei, archivi e collezioni pubblici e privati.

Guida di Cattaro
E’ stata presentata il 20 dicembre presso il Museo della Civiltà Istriana, Fiumana e Dalmata di Trieste la Guida di Cattaro. Nuova guida storico-artistica ragionata con particolare riguardo all’Età Veneta (1420-1797), realizzata da Tazio Zipper. Edita dalla Fondazione Rustia Traine di Trieste e dalla Società culturale “Viribus Unitis” di Cattaro con il contributo della Regione Veneto, è un’opera molto densa tutta a colori che unisce un testo curatissimo a innumerevoli foto attuali e antiche, cartine, stampe d’epoca e itinerari. Il volume, di 320 pagine in formato A5, inizia parlando della città costiera oggi montenegrina sul piano geografico, urbanistico, storico, etno-linguistico, culturale e religioso, per poi fornire al viaggiatore informazioni utili e molto schiette, integrate da suggerimenti per migliorare Cattaro. Ma la parte preponderante del volume si articola in dettagliati itinerari urbani e della cinta muraria, illustrati con una dovizia di particolari, una precisione certosina e una completezza encomiabili.

Fiume loda Diego Zandel
Il Museo della Città di Fiume ha ospitato martedì 12 novembre, in collaborazione con la Società di Studi Fiumani di Roma, lo scrittore Diego Zandel, nato da esuli istro-fiumani in un campo profughi delle Marche ma vissuto al Quartiere Giuliano-Dalmata della capitale. Della sua produzione letteraria (in particolare I testimoni muti) hanno parlato il direttore del Museo Ervin Dubrović, il direttore della casa editrice EDIT Silvio Forza, la poetessa Diana Rosandić e lo scrittore Giacomo Scotti, auspici l’Unione Italiana, la Comunità degli Italiani, il Consolato Generale d’Italia a Fiume e l’EDIT. E’ stato rilevato come nei suoi romanzi l’autore abbia fatto conoscere a un vasto pubblico di ambo le sponde adriatiche luoghi, vicende e sofferenze sia degli esuli che dei rimasti, promuovendo la comprensione reciproca e la convivenza tra italiani, croati e sloveni nel superamento di pregiudizi e nazionalismi.



Due libretti di Rudi Decleva
L’esule fiumano Rodolfo Decleva jr. ha recentemente pubblicato due libretti in formato A4: Piccola storia di Fiume 1847-1947 (52 pagine) e La batana FM 341. Storie de pesca nel Quarnero. Ricordi di Rodolfo Decleva jr. (44 pagine). Il primo, scritto in italiano e già proposto da “La Voce del Popolo” a puntate, costituisce un’agile ma equilibrato compendio divulgativo di un secolo di storia fiumana. Il secondo, scritto in dialetto fiumano e in corso di pubblicazione sullo stesso quotidiano nell’inserto mensile “Mare”, recupera la tradizione e la terminologia dei pescatori della città quarnerina. Gli interessati possono rivolgersi all’autore telefonandogli allo 0185-1872295 o scrivendogli all’indirizzo mail Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo


Ritrovarsi a Gorizia per San Tommaso
Il tradizionale Pranzo di San Tommaso, organizzato come ogni anno dal Comitato provinciale ANVGD di Gorizia, è stato anche stavolta non solo un convivio, ma un’occasione per riunirsi, scambiarsi informazioni, ascoltare musica classica, apprezzare poesie di argomento giuliano-dalmata, nonché per salutare e ricevere gli auguri delle autorità locali. L’appuntamento era domenica 15 dicembre 2013 alle 11 presso l’Hotel Internazionale.
Nel salone, dopo i saluti introduttivi, la giovanissima e promettente Elisa Rumici ha eseguito al pianoforte un impegnativo brano di Debussy. Quindi Fiorella Canesin Lesizza ha declamato due sue toccanti poesie: A mio padre (commuovendosi durante la lettura) e Che cosa sono.
Lo storico Guido Rumici ha inquadrato la figura del padre della signora, il maggiore dei Carabinieri Pellegrino Trafficante, siciliano, che i titini fecero sparire da Zara nell’autunno 1944 senza rivelare dove ne avevano sepolto il cadavere. Negli ultimi mesi di vita egli aveva preso contatti con il Governo del Sud per organizzare una resistenza anti-tedesca in previsione dell’auspicato sbarco anglo-americano in Dalmazia. Secondo Marco Pirina, Trafficante sarebbe uno degli ufficiali italiani trucidati dagli jugoslavi presso il piccolo aeroporto di Zemonico, a 18 km da Zara.
Dopo questa esposizione Elisa Rumici ha suonato un soave e malinconico brano di Chopin. Quindi Fiorella Canesin Lesizza ha letto altre due sue poesie, apprezzate dall’uditorio: In onore a Zara e Don Luigi Pontel.
Ci si è quindi trasferiti nell’ampia sala da pranzo. Il presidente emerito Rodolfo Ziberna, ora consigliere regionale, ha ricordato le principali iniziative del sodalizio nel 2013 e annunciato alcune di quelle previste per il 2014, come l’intervento che Lino Vivoda, consigliere e già sindaco del Libero Comune di Pola in Esilio, terrà il 10 febbraio davanti a 200 studenti del polo tecnico, la presentazione il 21 febbraio di un libro sull’esule polese Sergio Cionci, il convegno sui beni “abbandonati” previsto per il 10 marzo e la visita guidata ad Albona, Fianona e Pedena in programma il 17 e 18 maggio. Dal 16 al 18 ottobre inoltre avrà luogo a Gorizia il prossimo Festival del Turismo Scolastico.
La presidente Maria Grazia Ziberna ha reso noto con soddisfazione di aver seguito la tesi di laurea di uno studente presso il polo goriziano dell’Università di Trieste e la tesina di un allievo di un liceo scientifico goriziano su esodo e foibe. Il sindaco di Gorizia Ettore Romoli ed il prefetto Maria Augusta Marrosu hanno quindi portato il loro saluto e augurio ai presenti. E’ seguito il pranzo a base di piatti tipici istriani.
Dopo il rientro nel salone, il giornalista e scrittore Lino Vivoda ha presentato il suo ultimo libro In Istria prima dell’esodo. Autobiografia di un esule da Pola, soffermandosi su alcuni dei temi salienti. Primo fra tutti la strage di Vergarolla, ancor oggi rimasta impunita. Le sue ricerche gli hanno permesso di individuare uno degli attentatori: l’agente della polizia politica jugoslava Ivan Nini Brljafa, che nel 1979 prima di impiccarsi lasciò un biglietto in cui spiegava di aver agito su ordine dell’OZNA-UDBA. Il volume tratta anche dell’infanzia felice nella Pola italiana, delle vacanze a Gallignana, delle credenze popolari istriane, degli infoibamenti, dei rastrellamenti tedeschi, dei bombardamenti alleati, dello sfollamento da Pola, delle cause e delle modalità dell’esodo, dei convogli bestiame in cui gli esuli polesani furono caricati ad Ancona e dell’infame accoglienza a Bologna, della permanenza per 8 anni nel campo profughi della Spezia, per sgomberare il quale ci vollero altri 8 anni, e dell’impegno nel rifarsi una vita lavorando.
Paolo Radivo ha infine donato a Maria Grazia Ziberna, per la biblioteca del Comitato ANVGD di Gorizia, il volume di Raul Marsetič Il Cimitero civico di Monte Ghiro a Pola (1846-1947), edito dal Centro di Ricerche Storiche di Rovigno e di cui il Libero Comune di Pola in Esilio ha acquistato 30 copie. Questa ponderosa e pregevole opera sulla “città dei morti” polese testimonia in modo inequivocabile l’identità italiana e cosmopolita della “città dei vivi” nel secolo che va da prima dell’istituzione del porto militare all’esodo. Il fatto che l’autore sia un giovane storico connazionale è un’ennesima confortante dimostrazione che in Istria la fiammella dell’italianità resiste, malgrado i tentativi compiuti per spegnerla, e continua ad essere alimentata con impegno. E’ compito anche delle associazioni degli esuli contribuire a preservarla.



Comunità Istriane Torno el fogoler
L’Associazione delle Comunità Istriane di Trieste ha tenuto anche quest’anno il suo tradizionale appuntamento prenatalizio dal titolo Torno el fogoler. Nel pomeriggio di domenica 15 dicembre numerosi soci hanno assistito a una messa celebrata nella chiesa dei Santi Andrea e Rita in via Locchi con il contributo del coro misto del sodalizio diretto dal M° David Di Paoli Paulovich.
L’evento successivo ha avuto luogo nella sede sociale situata nella vicina via Belpoggio 29/1. Il salone, ornato a festa, era gremito. Il presidente dell’Associazione Manuele Braico ha dato il benvenuto a tutto il folto pubblico, all’ex presidente Lorenzo Rovis e agli ospiti, primi fra tutti i consiglieri regionali Rodolfo Ziberna e Bruno Marini e il consigliere comunale di Trieste Roberto Decarli, che hanno portato il loro saluto. Braico ha inoltre reso noto che il giorno precedente in quella stessa sala erano giunti in visita da fuori Trieste alcuni dei giovani discendenti di esuli che nel novembre scorso avevano partecipato ad un viaggio in Istria promosso dal sodalizio.
Successivamente il coro, il M° Di Paoli Paulovich alla tastiera/organo, la violinista Dragana Gajć e la flautista Valentina Tedesco hanno eseguito otto brani natalizi molto apprezzati dal pubblico: un pezzo strumentale di Haendel, Adeste fideles in latino e italiano, Laetentur coeli, la Ninna nanna di Brahms, O Tannenbaum in tedesco e italiano, Stille Nacht solo strumentale, Siam pastori e pastorelle e Pastori festeggiate.
Il giovane attore Raffaele Sincovich, consigliere della Comunità di Momiano, ha poi interpretato alcune scenette tratte dal suo testo dialettale Grampa l’atimo ovvero Carpe diem. I classici greci e latini parafrasati in triestino. L’incontro si è concluso con una rinfresco, ottima occasione per scambiare quatro ciacole in serenità.
Sempre in via Belpoggio si sono ritrovate per gli auguri di buone Feste mercoledì 5 dicembre la Comunità Istriana ex Alunni di Padre Damiani e sabato 21 dicembre la Comunità di Visignano, mentre l’intera Associazione ha tenuto il veglione di fine anno.



Giovani isolani portano a Trieste tradizione e allegria
La Comunità degli Italiani “Dante Alighieri” (CIDA) di Isola d’Istria, presieduta da Amina Dudine, ha presentato nel pomeriggio di domenica 22 dicembre a Trieste presso la sala dell’associazione “Pro Senectute” il simpatico spettacolo Aspettando Natale, reso possibile anche grazie al contributo dell’Unione Italiana e dell’Università Popolare di Trieste. Protagonisti alcuni giovani connazionali isolani dei vari gruppi artistici della CIDA che, diretti dalla stessa Dudine, si sono alternati in canti (con musica preregistrata) e recite per gran parte dialettali. Un modo per rinverdire la tradizione istro-veneta e riproporla in una città come Trieste che ne è stata a lungo compartecipe. La conduttrice Elena Bubola, nata in Istria ma residente a Trieste, ha portato ulteriore brio in sala improvvisando spesso delle comiche con i mini attori e cantanti.
Le diciassettenni Alessia Perič e Kris Dassena, componenti il duo canoro Le Fie de Fontana Fora, hanno cantato Varda la luna, Dove xe la mia Rosina, Dighe de no e Gloria e gloria. Indossavano dei costumi tradizionali (uno giallo, l’altro arancio) con traversa per raffigurare le popolane che fino alla realizzazione dell’acquedotto cantavano facendo il bucato e attingendo l’acqua presso la grande fontana posta al di fuori delle antiche mura cittadine.
Il piccolo Rocco Zuliani, del Gruppo teatrale Junior della CIDA, ha interpretato la scenetta del comico triestino Angelo Cecchelin Storia de una carega, incentrata sulle molteplici funzioni della sedia. L’attore in erba ha poi interpretato l’esilarante commediola Il fine giustifica i mezzi, dove incarna un popolano ignorante che si presenta a un esame per acquisire un titolo di studio dal quale si attende un lavoro meno faticoso e più remunerativo. Con grottesco candore e tra molti equivoci travisa tutte le domande del professore (il piccolo Matija Penca dei Minicantanti della CIDA) denotando totale impreparazione. Alla fine, per ottenere il pezzo di carta, allontana con un inganno il docente dall’aula e sulla pagella si mette da solo i voti, naturalmente superlativi in tutte le materie.
La giovane Eleonora Cvetkovič, della Compagnia di Etnoteatro della CIDA, ha declamato la poesia del capodistriano Tino Gavardo San Nicolò, e Tessa Dassena, della Compagnia Filodrammatica della CIDA, la poesia di Giovanni Pascoli La Befana. Il piccolissimo Timothy Dassena Ček si è intromesso a più riprese sul palcoscenico durante la conduzione di Elena Bubola recitando divertenti filastrocche tradizionali. Quindi La triestina Erica Bognolo (istruttrice del gruppo Cantanti della CIDA), Kris Dassena e Pia Chersicola (del gruppo Giovani Cantanti della CIDA) hanno cantato assieme Girotondo intorno al mondo, di Sergio Endrigo, e la natalizia Rudolph the red nose reindeer (Rudolph la renna dal naso rosso). L’intero gruppo isolano si è infine riunito sul palcoscenico, dove Amina Dudine ha offerto un omaggio gastronomico al rappresentante della “Pro Senectute”.
La CIDA ha inaugurato il 2014 in allegria domenica 5 gennaio nella Sala Nobile di Palazzo Manzioli a Isola con lo spettacolo per bambini La Befana ven de note.
 

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