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VESTIGIA ROMANICHE NELL'ISTRIA SUD-OCCIDENTALE

Il dott. Alessandro Delbello, medico e studioso dell’arte medievale istriana, ha tenuto martedì 12 novembre 2013 a Trieste presso il Caffè San Marco un’interessante conferenza sugli affreschi e le pievi romaniche dal Canale di Leme a Fasana, su iniziativa dell’associazione Gens Adriae. Ne riportiamo di seguito la prima parte, riguardante gli affreschi, per gentile concessione dell’autore, che ringraziamo. In gennaio pubblicheremo la seconda, riguardante le pievi.
 
Nell’Istria sud-occidentale, precisamente nell’Abbazia di San Michele a S. Martino di Leme, nella Chiesa di San Martino a San Lorenzo del Pasenatico e nella Pieve di Sant’Agata a Vidolini di Canfanaro, esistono affreschi dell’XI secolo che mi risultano assolutamente poco conosciuti dalla gran massa di turisti nostrani che si recano frequentemente in Istria.
Andando alla scoperta di questi affreschi situati all’interno di edifici sacri del X e XI e XII secolo, ho deciso di approfondire le conoscenze dell’architettura romanica locale e mi sono lasciato prendere la mano per scoprire anche altre pievi romaniche spesso isolate e sparse nella campagna, lontano dalle grandi vie di comunicazione che portano i visitatori nelle famose località balneari del circondario.
La zona di ricerca riguarda l’Istria sud-occidentale, da San Lorenzo del Pasenatico a Fasana, ma esclude Due Castelli, Rovigno e Dignano-Pola, sia perché sono molto più conosciute, sia perché meritano trattazione a parte. Mi sono occupato quindi di Pievi isolate e nascoste e comunque di “pitture a fresco” che a parer mio meriterebbero una ben più grande considerazione da parte dei turisti. La ricerca è stata condotta nell’autunno 2011, in molti casi con una certa difficoltà di individuazione e localizzazione. Non sempre ho trovato collaborazione, ma testardamente sono ritornato più volte, per poter farmi aprire le porte o per farmi dare le chiavi per poter entrare e fotografare.
Mi fa piacere condividere le straordinarie sorprese che l’Istria nasconde. E’ questo il senso della mia ricerca. A ognuno la possibilità di approfondire e migliorare a proprio piacimento la scoperta di questi tesori che sono dietro l’angolo, a pochi chilometri da noi. Io mi sono divertito e ho imparato molto. E chissà quante altre magnifiche cose ci sono ancora da vedere in questa ed altre microzone della nostra vicina Istria.
Nella Pieve di S. Agata si possono ammirare le figure di dieci Apostoli con la Madonna al centro, oltre ad un ornamento geometrico a greca prospettica e alle due raffigurazioni laterali delle Sante Agata e Lucia. Per secoli questa chiesa fu pellegrinaggio delle puerpere e dei fedeli affetti da malattie oftalmiche, poiché la prima è la santa protettrice del seno, la seconda dell’organo visivo. Interessante notare come gli occhi degli apostoli siano tutti scoloriti, poiché nel tempo i pellegrini con problemi visivi, asportavano parte del colore che definiva il contorno degli occhi stessi, a buona sorte e benedizione della propria malattia. Le caratteristiche del frescante sono definite dagli ovali delle teste incorniciate di bianco. Le grandi areole piatte che contornano i volti, la ipsilon del naso, le macchie gialle sul mento e sugli zigomi, il contrasto tra verde e rosso per far risaltare il viso e le mani ricordano altri affreschi come gli evangelisti a Sant’Angelo in Formis o a San Clemente di Tahull in Catalogna oppur gli apostoli vicino alla vergine in maestà in Francia a Palluau, antico priorato di San Lorenzo vicino a Chatillon, o a San Pietro a Meobecq, per finire alla chiesa romanica di S. Mihovil a Stone in Croazia.
Nella bellissima Chiesa di San Martino nell’abside di destra si vedono in alto le immagini dell’Ascensione, in basso numerose figure di Evangelisti e Santi, che hanno la stessa sequenza e geometria degli apostoli di S.Agata, ma, pur coevi, i primi presentano una fisionomia più fortemente individualizzata, con maggiore movimento. Anche in questo caso, come a Sant’Agata, è chiara la derivazione post-ottoniana delle Scuole pittoriche di Ratisbona e Salisburgo (cosa che non ci sarà negli affreschi coevi di Peroi).
Nelle mie perlustrazioni, spesso avventurose, non sono riuscito a vedere e fotografare gli affreschi dell’Abbazia di San Michele di Leme, perché è tutto pericolante e giustamente interdetto ai visitatori. Approfittando così della storia di questo monastero ho rivisitato i siti delle vecchie abbazie benedettine o camaldolesi o francescane, che a partire dall’anno 1000 erano presenti anche in questa zona, fino alle porte di Dignano e Pola.
Nella Chiesa di Santa Fosca a Peroi-Fasana c’è un altro poco noto esempio di affreschi dell’XI secolo, per poi finire alle magnifiche pitture murali della Chiesa Cimiteriale di San Vincenzo a Sanvincenti che risalgono al 1211, opera del famoso Ognibene da Treviso. Quegli edifici sono tutti fulgidi esempi di architettura romanica presente nella nostra Istria e portano all’interno le eccezionali “pitture a fresco”, testimonianza delle scuole della cultura benedettina europea  d’occidente. Sono tutti affreschi delle scuole del periodo romanico-bizantino. Altri esempi di simili pitture murali sono sparse dalla Germania, alla Francia, all’alta e Bassa Austria, nonché sono presenti nel Veneto e nella Lombardia. In ogni caso quegli affreschi mi hanno particolarmente entusiasmato.
Nella Basilica di Santa Fosca, nell’arco trionfale sopra l’abside centrale, c’è un magnifico esempio di Cristo nella mandorla, in atteggiamento benedicente alla greca tipico del “Rex Iudeorum” o “Cristo pantocratore”. Intorno alla mandorla colori ed immagini dall’alto significato simbolico. E’ certo che a Peroi sostarono i Templari. In questa Ascensione manca la Madonna, e mancano le stigmate pittoriche di derivazione post-ottoniana, ma le pieghe delle vesti sono movimentate e frammentate, le mani e i piedi sono enormi, ci sono chiare linee orizzontali sul collo del Cristo, il mantello ricopre a ventaglio il suo corpo. Sono tutte cose che richiamano la cultura benedettina europea occidentale, come le pitture francesi nei dintorni della Loira a Saint Jaques de Guèrets o a Saint Gilles a Montoire o a Saint Savin oppure in Borgogna sul frontone della Cattedrale di San Lazzaro a Autun tra Digione e Lione o addirittura in Scozia nella Cattedrale di Cambus, oppure il giudizio universale dell’abbazia di S. Pierre di Beaulieu sur mer vicino a Nizza.
La Chiesa cimiteriale di San Vincenzo a Sanvincenti è l’apoteosi delle “pitture a fresco” di questo periodo in Istria. Ci vogliono ore per ammirare a fondo le figure sacre che tappezzano quasi tutte le pareti: le tre absidi inscritte, il fronte dell’arco trionfale, la parete nord e la parete sud, fino a trovare nella parete occidentale i resti di un “Giudizio Universale” che è lo stesso soggetto coevo nelle famose Chiese di Torcello e Sommacampagna. Nell’abside centrale il Cristo con i dodici apostoli, a sinistra il battesimo di Gesù con il calendario dei mesi, a destra una Madonna col bambino e la firma del pittore, e poi nella parete sud la vita di Gesù con la passione e nella parete nord l’infanzia di Cristo e la vita di San Vincenzo. E tanti altri Santi. Ognibene appartiene sempre alla scuola pittorica post-ottoniana, cosiddetta «cerchia patriarcato d’Aquileia», ma in questi affreschi c’è una forte intonazione veneziana. Alcuni suoi allievi dipingeranno in Istria anche a Ballerini, Bogliuno e Draguccio, ma quelle pitture – posteriori – non raggiungono assolutamente la bellezza di queste del loro Maestro.
Alessandro Delbello