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LE PERLE DEL NOSTRO DIALETTO DI ONDINA LUSA E MARINO BONIFACIO


Sono stati presentati mercoledì 19 dicembre in Casa Tartini a Pirano le ristampe del primo e secondo volume de Le perle del nostro dialetto, scritti dalla connazionale piranese Ondina Lusa e dal suo concittadino esule Marino Bonifacio per le edizioni “Lasa Pur Dir” della locale Comunità degli Italiani. L’incontro è stato organizzato dalla Comunità Autogestita della Nazionalità Italiana e dalla stessa CI.

 

Il primo volume inizia con un’ampia introduzione di Marino Bonifacio al dialetto piranese e continua con un dizionarietto piranese-italiano ad opera di ambo gli autori. Sono invece di Ondina Lusa i capitoli finali, che riportano nomi e soprannomi tradizionali, cantilene, filastrocche, scioglilingua, favole, tiritere, indovinelli, conte infantili, proverbi, modi di dire, superstizioni (stroleghéssi), commedie popolari e ricette tipiche.
La prima parte del secondo volume, scritta da Bonifacio, comprende vecchi giochi infantili piranesi e isolani, la spiegazione di come veniva fatto il bucato a Pirano, un dizionarietto comparato italiano-piranese-veronese, un approfondimento sulla distinzione nel piranese tra sostantivi in -èo (mastrussèo = schiacciamento) e corrispondenti verbi al presente indicativo ampliato in -éo (mastrusséo = schiaccio in continuazione), nonché attestazioni storiche di antichi termini piranesi, istriani, triestini, friulani, veneti e italiani; seguono altre voci del dizionarietto piranese-italiano. I capitoli dal terzo al sesto, di Ondina Lusa, includono altre tiritere, conte, scioglilingua, indovinelli, proverbi, modi di dire e credenze, giochi, giochi di carte, la tombola in piranese, storielle, canzonette, scherzi, antichi modi di parlare ai bambini, ricordi d’infanzia, corredi della mamma e della nonna, rimedi di una volta, previsioni meteorologiche, una mappa con i toponimi antichi di Pirano e informazioni storiche. Chiudono il libro gli alberi genealogici di Ondina Lusa, Marino Bonifacio e Fulvia Zudič.


Nell’introduzione al secondo volume Bonifacio mette in luce le differenze tra il piranese, dialetto originale di antica tradizione veneta, e il triestino, artificioso poiché formatosi negli ultimi tre secoli a partire da un sostrato celtico-friulano venezianizzato con influssi sloveni e tedeschi. Perciò a Pirano si direbbe desmentegàdo (dimenticato) invece che dimenticà, massa caldo (troppo caldo) invece che tropo caldo, ti te ricordi (ti ricordi) invece che te se ricordi. Mentre poi il piranese dispone di un vocalismo rigorosamente “storico” sul modello veneto-toscano e di una cadenza musicale dolce, il triestino si caratterizza per un vocalismo “livellato” con cadenza aspra e nasale, per cui il 50% delle vocali toniche finali triestine e/o sono contrarie alle equivalenti piranesi. Così ai piranesi sércio (cerchio), spècio (specchio), sèsta (sesta parte) e sésta (cesta) fanno fronte i triestini cèrcio, spécio, sésta e zésta.


«Tra i popoli dell’Italia romana – spiega l’autore – i più affini linguisticamente ai romani e agli etruschi erano i veneti del Veneto centrale, i quali poi oltre all’intero Veneto hanno venetizzato pure il Trentino e l’Istria, quest’ultima tra il VII e il IV secolo a.C.. Così, mentre nelle altre regioni alto-italiane invase dai Celti nel IV e nel II secolo a.C. i dialetti hanno subito un’interferenza sviluppandosi con sole 5 vocali, nel Veneto, Trentino e Istria i dialetti si sono invece evoluti con 7 vocali come le regioni dell’Italia centrale (Lazio, Toscana, Umbria, Marche)».


Tra le principali caratteristiche del piranese Bonifacio segnala la cantàda, evidente specie negli interrogativi e dotata di abbellimenti (melismi) e suoni gradevoli (eufonicità). Tale cadenza, unica in Istria e diversa dagli altri dialetti veneti, si è conservata anche grazie al participio passato sempre con la desinenza -do: stado invece di stà. Le consonanti l e r sono dolci come negli altri dialetti istroveneti. Unico nell’Istria settentrionale è l’infinito tronco dei verbi: al posto degli istroveneti venezianeggianti magnàr, béver, ricordarse troviamo infatti magnâ, bévi, ricordâsse, come nei dialetti istrioti. A differenza del triestino e similmente a questi dialetti, poi, il piranese contempla numerosi termini arcaici autoctoni come olìa (oliva) o nevódo (nipote), e in particolare un nutrito gergo marinaresco e salinaro. Vi è poi il nesso sti, testimoniato un tempo in tutta l’Istria ma oggi sopravvissuto solo a Pirano e Grado, per cui i piranesi dicono mastio invece che mas’cio (maschio).

Tipicamente piranese è il suffisso -aro, fossilizzatosi nei cognomi Fornasàro, Mistàro, Pagliàro e Spadàro. Solo a Pirano, come a Grado, si alterna il suffisso accrescitivo/spregiativo -asso con -ato, per cui omàccio si dice omàsso o anche omàto. Tra i dialetti veneti, se il capodistriano è più simile al veneziano, il piranese lo è al veronese: si veda il veneziano/capodistriano fògo (fuoco) di fronte al veronese/piranese fógo.


Bonifacio riconosce che «il vernacolo parlato oggi dalla minoranza italiana a Pirano non è molto dissimile dagli altri dialetti istroveneti delle minoranze italiane dell’Istria» e tuttavia, malgrado l’isolamento e l’interferenza della lingua slovena maggioritaria, riesce ancora ad esprimere qualcosa di proprio. Perciò va riscoperto e aiutato a non soccombere.
Paolo Radivo

Ultimo aggiornamento ( domenica 11 agosto 2013 )