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QUELLO SCOPPIO PER OPERA DI "IGNOTI"
Quello scoppio per opera di «ignoti»


Una delle insenature più belle, più caratteristiche, più frequentate del porto di Pola era Vergarolla. Le famiglie prediligevano questa località perché, alla bellezza del mare, si aggiungeva la frescura di un’ombrosa pineta che arrivava fino alla spiaggia. Su questa erano state accumulate dagli Alleati una trentina di mine disattivate benché ancora cariche di tritolo.
Il 18 agosto, tre giorni dopo la grande manifestazione all’anfiteatro romano, a Vergarolla si svolgeva una festa con gare di nuoto e ballo all’aperto. Numerosissime le famiglie sulla spiaggia, innumerevoli i bambini. Erano andati su barche imbandierate, su motoscafi, su cutters per divertirsi ed invece andavano incontro alla morte.
Verso le 14 e 20 un tremendo scoppio fece tremare la città già provata duramente dai bombardamenti e da altri due scoppi verificatisi dopo il ’45. Crollarono vecchi muri, si frantumarono vetrate, si contorsero saracinesche. Erano scoppiate per opera di «ignoti» (Comunicato Alleato) le mine marine.

El sol brusa le piere,
tremola l’aria e vien su da l’asfalto
de catrame vampade.
A Vergarola xé festa.
Su le barche bandiere,
soni, canti, ridade.
El mar, lucido e fermo, par de smalto.
Ogi nissun, sicuro, a casa resta.
Sfarfala i cuters, motoscafi cori,
passa barconi pieni
de mame e fioi sereni,
foleti scuri come tanti mori,
scherzosi, alegri come useleti
(sarà presto su, in cel, tanti angioleti)
...E tuti quanti va là, a Vergarola...

 

Circa le due e venti
quando tremar se senti
la tera, el cel, le case, tuta Pola.
Tremendo un rombo, ’na grande fiamada
e po’ da Vergarola ’na fumada
nera se alza in alto e paurosa.
Vetri roti... rolè sbregadi via...
... che disastro... che strage... Mama mia!
E la notizia cori dolorosa...

 

El sol brusa le piere,
tremola l’aria e vien su da l’asfalto
de catrame vampade.
A Vergarola la morte...
a mez’asta bandiere...
Sangue... vite sfalzade …
el mar xé rosso, fermo e par de smalto.
Quanti i colpidi da la bruta sorte?
Un brazo qua... là do’ mani... ’na testa...
stroncadi come fiori
i fioi coi genitori...
a Vergarola che tragica festa!

 

Pica dai rami dei pini spiantadi
tochi de carne... intorno, seminadi,
corpi de fioi ne le pose più strane,
scrivelai, tuti storti,
poveri pici morti!
Calca de gente a l’ospedal davanti.
Done palide, oci gonfi de pianto...
spetinade... mal vestide... Dio santo!
Dove xé el picio mio?... Mia sorela?...
I mi cognadi... i mi parenti tuti?...
Assassini... vigliachi... farabuti...

 

El giorno se fa scuro...
campane a morto co l’Ave Maria.
In capela stivadi
da l’altar, a fianco a fianco,
per tera, lungo ’l muro,
riposa i massacradi...
i feridi vanegia su in corsia...
Vea piansendo un dotor tanto stanco...
Bepi Nider


Il testo, estratto dal libretto Terra Nostra scritto nel 1948 da Giuseppe Nider in merito alla tragedia di Vergarolla,
ci è stato gentilmente inviato dalla socia Caterina Silli di Trieste.

Ultimo aggiornamento ( mercoledý 15 agosto 2012 )