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NAZARIO SAURO, EROE D'ALTRI TEMPI


Un “eroe” istriano diventato storia e mito. Nella ricorrenza del suo sacrificio si svolgono manifestazioni, una in particolare a Trieste il 10 agosto di ogni anno, per ricordarne il valore, la coerenza, lo spirito indomito legato ad “altri tempi”. Ebbene, molti gli autori che si sono occupati della sua figura e molte le scuole ed associazioni che portano il suo nome. A pochi giorni dalla cerimonia di Trieste, vogliamo ricordare alcuni momenti che ne tracciano il profilo.
Il primo riferito ad un’opera di Claudio Loreto su “Nazario Sauro, eroe d’Italia e della canottieri Libertas” nella quale leggiamo: “A Capodistria, durante la dominazione austriaca, il Circolo Canottieri Libertas fu anche una autentica scuola di “irredentismo”.
A tale club apparteneva Nazario Sauro, il quale non si lasciava sfuggire occasione per manifestare il proprio amore assoluto per l’Italia. Nel 1912, paventando manifestazioni pro Roma, le autorità asburgiche preferirono fare ancorare al largo di Punta Grossa una nave da guerra italiana giunta in missione ufficiale. Sauro radunò sei canottieri e si impossessò della lancia-scuola sociale a sei vogatori Dogali (tutte le imbarcazioni della Libertas, a mo’ di sfida all’oppressore, venivano battezzate con nomi che rievocavano le glorie d’Italia); raggiunta quindi l’unità militare, egli fece alzare i remi in aria e dispiegare il Tricolore che aveva legato ad ognuno d’essi, in segno di omaggio a quel “pezzo” di Madrepatria.
Sauro aderiva al principio mazziniano del diritto di ciascun popolo all’indipendenza: così, comandante di battelli mercantili, trasportò armi per i patrioti albanesi in lotta contro l’occupante turco.

Allo scoppio della I Guerra Mondiale riparò a Venezia, arruolandosi successivamente nella Regia Marina; dal Veneto favorì la fuga di diversi giovani della Libertas, ansiosi di combattere gli austriaci. Per raggiungere le coste italiane, i canottieri capodistriani si servivano delle imbarcazioni del club, cosicché, per porre fine a quelle diserzioni, gli austriaci incendiarono le barche residue e la sede stessa della Libertas.
A bordo di unità siluranti, Sauro fu protagonista nell’Alto Adriatico di imprese temerarie, che nel giugno 1916 gli valsero la medaglia d’argento al valore e la promozione al grado di tenente di vascello. Il successivo 31 luglio una sfortunata missione con il sommergibile Giacinto Pullino lo fece però cadere nelle mani del nemico: identificato e processato per alto tradimento, Sauro venne impiccato a Pola il 10 agosto dopo aver ripetutamente gridato Viva l’Italia! In seguito il Re Vittorio Emanuele III volle esaltarne il sacrificio decretando la medaglia d’oro alla sua memoria.
Dopo il conflitto, ad ogni anniversario della morte dell’eroe tutte le imbarcazioni della Libertas uscivano in mare per adagiare sulle onde una corona d’alloro; nel 1921 il circolo adottò come proprio motto l’esortazione “Sempre, ovunque e prima di tutto italiani”, fatta da Sauro ai figli nella sua ultima lettera-testamento. Il 9 giugno 1936, al cospetto del Sovrano e di numerose unità navali da guerra, sulla riva di Capodistria venne inaugurato un grandioso monumento dedicato al patriota; ai piedi dell’opera, su appello della Libertas, si concentrarono ben 148 imbarcazioni, di cui 55 a remi con a bordo 288 commossi vogatori. Il monumento venne smontato dai tedeschi nel 1944 e le sue componenti distrutte dagli jugoslavi dopo la loro occupazione dell’Istria; sulla gloriosa Società in cui Nazario Sauro si era formato calò poi presto il sipario”.
Nel dare l’annuncio della cerimonia avevamo citato anche il libro dedicato a Sauro dal giornalista Ranieri Ponis. All’archivio del CRS di Rovigno troviamo invece citata l’opera di Marco Pogliacco “Nazario Sauro il grande marinaio d’Italia” e numerosi scritti che accompagnarono il centenario dell’Istituto nautico di Lussino intitolato al capitano capodistriano.
Spulciando tra libri e notizie non mancano cenni critici sulla sua figura. Viene contestato l’appellativo di “eroe” attraverso una valutazione estrapolata dal contesto in cui egli visse ed operò. Oggi in una realtà pacificata è difficile comprendere divisioni che cent’anni fa tanto dolore determinarono in queste nostre terre di confine. Ogni nuovo trattato, ogni definizione delle linee di demarcazione portava a lacerazioni profonde, a tragedie ed atti d’eroismo. Sauro fa parte di questo sofferto panorama e come tale va considerato. All’avvicinarsi del centesimo anniversario dal suo sacrificio estremo, una rilettura della sua figura non può che apportare nuova conoscenza e nuova consapevolezza di ciò che la storia insegna attraverso le gesta dei suoi protagonisti.
Da qui l’importanza della cerimonia svoltasi ieri davanti al suo monumento sulle rive triestine e la necessità di rileggere esperienze che oggi sembrano semplice leggenda, fantasie di un sentire dissolto. Ma Sauro fu uno dei tanti figli dell’Istria e di questi portò a galla principi e caratteristiche che hanno distinto, nelle diverse epoche, questo piccolo mondo. (rtg)

(dal sito www.arcipelagoadriatico.it) 

Ultimo aggiornamento ( marted́ 13 agosto 2013 )