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Benemerenza a Piero Tarticchio

A Piero Tarticchio la benemerenza "Istria Terra amata"

di Paolo Radivo

Si è svolta nel pomeriggio di domenica 13 maggio 2012 la cerimonia di premiazione dell’artista e scrittore Piero Tarticchio. Nella sala conferenze dell’Hotel Brioni a festeggiarlo insieme con dirigenti e soci dell’LCPE c’erano anche Claudia Millotti, presidente dell’Assemblea della CI di Pola, e Silvana Wruss, presidente della sezione polese della "Dante Alighieri".

Nato a Gallesano nel 1936, dopo il drammatico arresto e infoibamento del padre nel maggio 1945, fu portato in salvo dalla madre nella Pola sotto amministrazione britannica. Ma nel 1947 dovette esodare. Compì gli studi prima a Grado e in seguito a Gorizia presso il convitto "Fabio Filzi". Sistematosi a Milano, sposò Pinuccia (Pit) Valsecchi, da cui ha avuto due figlie. Ha lavorato per più di quarant’anni nel settore della comunicazione visiva e dal 1959 ha esposto le sue opere pittoriche e grafiche in Italia e all’estero. Come scrittore ha inanellato quattro romanzi di successo, tutti aventi per tema l’Istria e tutti vincitori di concorsi letterari: Le radici del vento (1998, XXXI edizione di "Istria nobilissima"), Nascinguerra (2001, "Premio Arona" 2005), Storia di un gatto profugo (2006) e L’impronta del Leone alato (2010, "Premio Tanzella" 2011). Un misto fra immagini e parole è invece Parole & sogni (1999), dove suoi lavori grafici accompagnano una raccolta di poesie di Lio Selva.

Da lunghi anni socio e consigliere dell’LCPE, Tarticchio è stato fra il 2000 e il 2002 direttore de "L’Arena di Pola", di cui ha poi guidato la redazione milanese fino allo scorso dicembre. Da dieci anni dirige "Gente di Gallesano", l’organo semestrale della Famea Gallesanesa, sodalizio di cui è diventato presidente nel giugno 2011.

Il sindaco Argeo Benco ha introdotto l’incontro  tratteggiando la figura e l’opera di Tarticchio, cui ha consegnato tra gli applausi del pubblico la benemerenza "Istria Terra amata" «per l’abnegazione con cui ha tenuto in vita e arricchito la voce di noi esuli, il giornale "L’Arena di Pola", i numerosi libri con cui ha fatto conoscere la nostra storia e per l’infaticabile impegno con cui ne parla nelle scuole e al grande pubblico».

Immagine attiva

«Mi considero – ha esordito Tarticchio – uno scrittore per caso prestato dalla pittura. All’inizio degli anni ’80, durante un’esposizione a Basilea, un giornalista tedesco mi disse che ogni mio quadro aveva una storia da raccontare. Rimasi perplesso davanti a una tale asserzione e mi chiesi se io sapessi davvero scrivere. Cominciai a farlo appena alla fine degli anni ’90: allora aprii il rubinetto e le idee mi vennero spontaneamente. Volevo tastare il cuore degli italiani che non sapevano nulla della nostra storia. Il primo romanzo, Le radici del vento, è scritto in forma poetica, didascalica e concisa, eppure vendette 18.000 copie».

«Nascinguerra – ha continuato – è invece un romanzo descrittivo, dove il racconto è affidato a un inglese di stanza a Pola durante il Governo militare alleato nel 1946. Storia di un gatto profugo è una favola, dove un gatto passato a miglior vita si fa accogliere in grembo e accarezzare dal Padreterno, al quale racconta la sua vita precedente a Pola in tempo di guerra. Ho tentato di parlare al cuore dei giovani, cosa però estremamente difficile. Ho fallito perché questo non è un libro esclusivamente per ragazzi ma per tutte le età».

«L’impronta del leone alato – ha detto – è ambientato a Duecastelli durante la grande peste del 1630 e fa un raffronto tra gli innesti di popolazioni slave in Istria compiuti da Venezia e l’odierna immigrazione caotica in Italia. Il rischio è che anche oggi i nuovi venuti prendano il sopravvento». «Ora – ha annunciato l’autore – ho in cantiere un quinto libro, l’ultimo sull’Istria. Il titolo è La leggenda del monte della capra e prende spunto dai racconti mitologici di un pastore di Gallesano riguardo a una colonia di greci trapiantati in Istria che avevano portato con sé quale feticcio una capra di legno».

«Il mio – ha concluso Tarticchio – è un impegno a far conoscere le origini e la storia di questa terra. Quando mi chiedono chi e cosa sono rispondo che mi sento prima di tutto istriano, poi italiano e infine, come artista, cittadino del mondo al di là di ogni confine».

Il vice-sindaco Tito Lucilio Sidari, dopo aver lodato Tarticchio per i numerosi interventi sulle nostre vicende pronunciati presso scuole, istituzioni e università della terza età, ha ricordato l’adorata consorte Pit, scomparsa il 25 dicembre 2009. Tarticchio l’ha ringraziato affermando che Pit è stata per lui più che una compagna di vita: il suo braccio destro. Pur essendo lombarda, correggeva gli articoli in dialetto polesano con competenza esemplare e fino al giorno prima di morire aveva rivisto le bozze de L’impronta del Leone alato.

Lino Vivoda ha messo in risalto il lavoro fatto da Tarticchio come esule in ambito sia associativo che giornalistico.

«Le pagine de "L’Arena" curate da Tarticchio – ha detto Lucia Bellaspiga – erano scritte e illustrate in maniera al tempo stesso modernissima e classica. La tua testimonianza è importante specie per i più giovani. Non appendere la penna, Piero: continua a testimoniare!».

«Durante le mie testimonianze alle scolaresche tento di lanciare sassi nel lago – ha risposto Tarticchio – sperando che producano onde che vadano lontano. Trovo un’attenzione massima soprattutto da parte dei docenti. La nostra storia è rimasta confinata nel silenzio da chi sapeva ma ha preferito tacere. Agatone citato da Aristotele in Etica Nicomachea diceva che nemmeno Dio può disfare il passato: quello che è stato fatto non può essere cambiato. Sulle nostre tragedie però ci sono dei buchi neri, pagine vuote ancora da completare per far conoscere la verità nell’aderenza critica dei fatti».

«Da Tarticchio – ha rilevato Silvio Mazzaroli – ho ricevuto il testimone de "L’Arena": un regalo gradito ma estremamente impegnativo. Io non sono un artista, né un grafico, ma una persona concreta che punta a un obiettivo e fa di tutto per raggiungerlo. Bernardo Gissi aveva acquistato la testata da De Simone per la cifra simbolica di 1.000 lire: grazie a ciò oggi il LCPE ne è proprietario. Chi c’era prima di Piero non gli ha passato molto. Sono molto grato a Piero perché mi ha dato tanto materiale, oltre ad essere un buon esempio e un generoso maestro per me che non avevo mai fatto il giornalista. Tra Piero e me c’è stato un anno e mezzo di interregno. Nel 2013 lascerò la direzione del giornale perché occorre un ricambio nel pensiero e nello stile. Io non sono in grado di produrre come lui tre pagine di cultura e svago, ma le ritengo fondamentali. Invito quindi a inviare in redazione scritti e pensieri». Mazzaroli ha rivolto a Tarticchio una stretta di mano e un ringraziamento.

«La porta del LCPE – ha detto commosso il sindaco Benco a Tarticchio – è sempre aperta per te. Spero ci farai anche in futuro l’onore di essere presente».

«Lasciatemi prendere fiato – ha risposto Tarticchio – e leccarmi le ferite dopo la perdita di mia moglie. Comunque non ho sbattuto la porta, che rimane sempre aperta. E, come si dice oggi: a volte ritornano…». (p.rad.)

Ultimo aggiornamento ( luned́ 04 giugno 2012 )