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Cosė restaurammo il Tempio di Augusto - architetto Gino Pavan

L'Arena di Pola 24/01/12 Così restaurammo il Tempio di Augusto -

L'architetto Gino Pavan racconta il lavoro svolto a Pola fra il giugno 1946 e il settembre 1947
A Pola fra il 3 giugno 1946 e il 9 settembre 1947 una squadra ricostruì il Tempio di Augusto, colpito dal bombardamento anglo-americano del 3 marzo 1945. La squadra era guidata dal direttore del Museo dell’Istria e degli scavi archeologici istriani Mario Mirabella Roberti, dal soprintendente alle Belle Arti della Venezia Giulia Fausto Franco, dall’architetto Gino Pavan, direttore tecnico del cantiere dal febbraio al settembre 1947, dall’ingegner Luigi Peteani e dall’assistente Renato Grimani. L’alacre lavoro dei restauratori e delle maestranze, pur condotto in condizioni difficili, era praticamente completato quando all’amministrazione alleata subentrò quella jugoslava. In contemporanea furono ricostruiti anche una navata del duomo e il chiostro del convento di San Francesco, anch’essi semi-distrutti dai bombardamenti.
Al fine di ricordare con gratitudine e far conoscere ai contemporanei la preziosa opera allora svolta, la Comunità degli Italiani di Pola e il Libero Comune di Pola in Esilio stanno organizzando assieme un convegno che dovrebbe tenersi lunedì 14 maggio 2012 durante il nostro prossimo Raduno Nazionale. Per preparare l’evento abbiamo pensato di offrire intanto ai lettori la testimonianza di uno dei protagonisti: Gino Pavan, ora presidente della Società di Minerva e direttore dell’«Archeografo Triestino». Dal suo libro Il Tempio d’Augusto di Pola, edito nel 2000 dall’Istituto Giuliano di Storia, Cultura e Documentazione, proponiamo il capitolo III, intitolato Il restauro del Tempio (1946-1947) e documenti del restauro 1919-1924. Per ragioni di spazio e per agevolare la lettura abbiamo omesso le note a piè di pagina.


I lavori di restauro del Tempio d’Augusto di Pola, gravemente danneggiato dal bombardamento alleato su Pola del 3 marzo 1945, iniziano il 3 giugno 1946. Vengono immediatamente ricuperati e numerati gli elementi architettonici crollati in seguito allo scoppio della bomba aerea che aveva centrato in pieno la fronte dell’edificio distruggendo parte della trabeazione e un capitello, provocando la parziale mutilazione del frontone e il crollo completo del portico e della parasta dell’anta verso mare.
Viene avvertita immediatamente la mancanza di legname per la costruzione delle armature di servizio. L’Arsenale di Pola deve fornire le travi di legno, in accordo con la Soprintendenza di Trieste. L’innalzamento dei ponti di servizio procede con estrema lentezza. C’è difficoltà di approvvigionamento di qualsiasi materiale.
Dopo la laboriosa cernita dei pezzi vengono poste in opera le basi delle colonne del pronao e si ricompongono lentamente i primi rocchi.
L’ingegnere Luigi Peteani di Pola ha il compito di rilevare le carenze e proporre i provvedimenti statici per la ricostruzione del monumento. Immediatamente fa eseguire un sondaggio per accertare lo stato delle fondazioni delle colonne del pronao. Si constata l’urgenza di controllare le fondazioni del prospetto pòstico dell’edificio. L’angolo destro presenta notevoli segni di cedimento. Durante i lavori viene alla luce una bomba di aereo inesplosa. Lo scavo è aperto in prossimità delle fondazioni di quello che si ritiene esser stato l’antico Comizio. L’autorità militare assume il compito di rimozione del pericoloso ordigno. Disattivata e rimossa la bomba, i lavori continuano.
La raccolta dei frammenti antichi comporta l’impegno di molte settimane e richiede pazienza ed attenzione. Continua la ricomposizione provvisoria a terra degli elementi architettonici e la scelta dei frammenti.
L’artigiano Antonio Mismasi di Orsera presenta un modellino in pietra del capitello mancante e ne inizia la lavorazione con pietra statuaria delle cave Romane di Pola.
Incomincia anche il consolidamento delle fondazioni dell’angolo posteriore destro.
Alla fine del mese di giugno gli operai attuano il primo sciopero. Inizia il restauro dei capitelli lesionati. Il lavoro è affidato agli scalpellini veneziani Luigi Angoletta e Antonio Paolini, specialisti in questi lavori.
Nei primi giorni del mese di luglio si provvede alla posa in opera di alcuni rocchi delle colonne del pronao. Finalmente dall’Arsenale arrivano altre travi di legno. Vengono costruite armature di servizio. Continua il rafforzamento, con getti di cemento, della fondazione dell’angolo posteriore destro. Il lavoro richiede cura e tempo perché viene eseguito a brevi tratti. Bisogna rispettare i resti di muri antichi; l’area, infatti, è contigua a quella scavata nel 1842 da Giovanni Carrara. Sul piazzale antistante si sta ricuperando e ricomponendo i frammenti e si lavora al restauro degli elementi architettonici.
Un secondo sciopero arresta i lavori. Continua la lavorazione del nuovo capitello. Vengono eseguiti altri sondaggi delle fondazioni. L’assistente Renato Grimani esegue il rilievo accurato degli strapiombi dei muri.
Ad agosto continua il lavoro di rafforzamento della fondazione del Tempio. Nella prima decade del mese arrivo a Pola ed inizio il rilievo del Tempio. Tutte le opere di restauro sia quelle del Duomo che del Chiostro di San Francesco e dello stesso Tempio vengono condotte in economia diretta da parte della Soprintendenza di Trieste. Sede operativa è il Museo dell’Istria di Pola.
Si procede alla ricomposizione dei frammenti di colonna e degli architravi e delle cornici. La tecnica usata per il collegamento e la saldatura dei conci lesionati dei muri antichi prevede l’uso di grappe e di perni d’ottone, fissati con piombo o con cemento.
Continua la posa in opera dei rocchi restaurati delle colonne e la lavorazione del nuovo capitello. Si procede alla tassellatura e alla parziale sostituzione dei plinti danneggiati. Viene sgomberato il materiale di risulta dalla lavorazione dei blocchi di pietra dal cantiere di piazza Foro. Continua il restauro degli elementi architettonici degli architravi e dei fregi col ricupero di frammenti antichi. Si preparano fuori opera i blocchi di pietra per il pavimento del pronao. È necessario prelevare le travi dalle impalcature usate per il restauro del Duomo per completare le armature di servizio. Arriva il momento di sollevare il primo capitello, quello di destra guardando il prospetto principale. Il soprintendente, come ricordavo, designa matrina di quel battesimo Maria Pasquinelli. Segue il secondo capitello da sinistra. Dalle cave romane arrivano i primi blocchi per sostituire parte degli architravi e dei fregi distrutti. Con lo scarso legname disponibile si fatica a costruire l’incastellatura per il paranco che solleverà i conci antichi.
A settembre si colloca in Piazza Foro una baracca per la direzione del cantiere. Nel suo interno sistemo anche un tavolo da disegno. Seguo lo scavo aperto in corrispondenza dell’antico muro della cella. Sulla platea di fondazione del muro eseguo un attento rilievo degli antichi incrocicchi, incassature ed allineamenti. L’interpretazione dei segni fatta con Mirabella ci conferma lo spessore del muro antico, che è di cm. 44,5, deduciamo la dimensione dello stipite, cm. 52 x 59, e dall’intervallo fra gli incrocicchi C e D ricaviamo la larghezza della nuova porta di m. 2,69. Per determinare l’altezza della porta nel rapporto che dovrebbe avvicinarsi a quello vitruviano di 1:2, seguiamo un’altra indicazione: partendo dalla platea di fondazione, rileviamo con attenzione le altezze dei conci del muro e otteniamo l’altezza presunta della porta, di m. 5,92855 a dedurre lo spessore del pavimento del portico = cm. 20-22, l’altezza effettiva risulta di m. 5,70. A partire da questa quota le dimensioni dei conci sommano due volte cm. 60. Pertanto a m. 1,20 abbiamo fatto corrispondere l’altezza del blocco d’architrave. I blocchi proseguono misurando m. 0,603 e 0,625. Ancora un concio di m. 0,47 e si arriva all’imposta del timpano su cui appoggeranno le terzere e il tetto.
Le colonne vengono controventate con un’intelaiatura di legno, così da irrigidirle per facilitare la posa dei capitelli. Mismasi continua a scolpire il capitello. Costruzione di ponti di servizio.
Si sgombera il cantiere dagli scarti di lavorazione della pietra e dal legname. Riprende la posa in opera dei rocchi delle colonne. In questo periodo si restaurano, a terra, elementi della trabeazione. Viene corretta la posizione dei due capitelli messi in opera. Gli scalpellini eseguono la riparazione dei loro attrezzi. Per accelerare la lavorazione viene concordato un cottimo per ogni singolo architrave e per ogni singolo blocco del muro della cella. Prosegue il restauro degli elementi architettonici antichi. Collegamento con perni e grappe, e saldatura con cemento dei conci muri antichi cipollati e spaccati.
Il carpentiere esegue la squadratura delle nuove travi per il tetto del Tempio. Nel frattempo si opera la puntellazione, sul fianco destro, di alcune parti pericolanti della trabeazione. Le colonne già in opera vengono tassellate, integrandole se necessario per ragioni statiche, curando con grande attenzione la ricollocazione di tutti i frammenti originali.
Nei primi giorni del mese di ottobre si completano le armature esterne necessarie al restauro degli elementi di trabeazione del fianco verso l’antico municipio. La lavorazione del nuovo capitello continua. Sulle pareti interne e sulla parete di fondo del Tempio si esegue l’imperniatura, l’arpesatura e la saldatura degli antichi elementi architettonici danneggiati. Dalle Marche arrivano, via mare, le tegole per la copertura. Sistemazione di una seconda baracca per il laboratorio. L’usura dei ferri esige una costante riparazione degli attrezzi da scalpellino. Si prepara il piazzale per lo scarico di nuovi blocchi di pietra. Arrivo e scarico dei blocchi dalle Cave Romane. Si esegue un assaggio delle antiche fondazioni del muro anteriore della cella. Sto preparando il disegno della porta. Sarà realizzata in legno di rovere con borchie di ferro forgiate a mano. Continua da parte del carpentiere la piallatura di ponti e delle travi per le capriate del Tempio.
Rimozione e numerazione dei molti frammenti della lesena dell’anta di sinistra molto danneggiata dal bombardamento. Si richiude lo scavo aperto lateralmente, in corrispondenza della fondazione antica del muro della cella. Nel calcestruzzo viene annegato pietrame. Rimosse le parti staccate e accuratamente pulite le superfici di contatto si procede al restauro delle lesene. Prosegue la lavorazione a cottimo dei blocchi per il nuovo muro.
Costruzione di ponti di servizio per rimuovere i blocchi danneggiati nella trabeazione di destra. Ha inizio la posa dei conci del nuovo muro della cella. Rimozione del tetto semidistrutto del Tempio. Si danno gli ultimi ritocchi alla costruzione della baracca ad uso laboratorio.
Nella prima settimana di novembre viene integrata l’impalcatura di servizio e costruita l’incastellatura per il sollevamento dei pesanti blocchi del muro della cella. Gli scalpellini continuano la lavorazione dei conci. La costruzione della baracca è ultimata. Gli scalpellini possono lavorare al coperto. Prosegue la lavorazione del nuovo capitello. Si lavora al restauro della parasta di sinistra. È necessario procedere allo smontaggio di parte della sommità dei muri sconnessi dalla bomba. Si procede al distacco e all’attenta numerazione dei frammenti della trabeazione di destra. Si constata che i conci in opera presentano numerose spaccature e cipollature. È probabile che i danni siano dovuti al gelo, all’acqua e all’incuria degli uomini. La cipollatura è segno evidente dell’azione del fuoco.
In cantiere si provvede alla forgiatura di grappe e di perni (ottone e bronzo). Si procede al restauro della trabeazione ridotta in molti frammenti. Sgombero e pulizia del cantiere. Nell’interno della cella si inizia la saldatura dei blocchi delle pareti di destra e di fondo. Si opera un’incatenatura del muro strapiombante verso il municipio. Per ovviare alle continue piogge la sommità dei muri viene protetta con un tetto provvisorio. Il nuovo capitello è ultimato. Si festeggia l’avvenimento con Antonio Mismasi e con gli amici del cantiere a base di «baccalà alla marinara» e buon vino bianco. Provvisoriamente il capitello viene sollevato sulla terza colonna del pronao. Il contrasto del nuovo con l’antico farà decidere la sostituzione di quello rifatto con l’originale del fianco verso il vecchio municipio. Continua il restauro della lesena di sinistra. Ha inizio il consolidamento del frontone pòstico. Nella baracca gli scalpellini restaurano elementi del frontone principale. Completamente mancante è il triangolo di destra, il blocco frontale col motivo a disco è molto danneggiato e richiede la ricucitura di numerosi frammenti. Per eseguire il lavoro è di aiuto il disegno predisposto per l’intero frontone. Ogni cura è rivolta al ricupero dei resti della iscrizione dedicatoria. Purtroppo resterà irrimediabilmente mùtila. Per mettere in opera le quattro capriate bisogna controllare con scrupolo gli appoggi. I blocchi di pietra corrispondenti presentano numerose lacune. Si rende necessaria la preparazione di nuove sedi nella parte terminale del muro. In questo modo sarà garantita una corretta distribuzione del carico del tetto. I conci del muro antico si presentano molto lesionati e poco stabili. Vengono «cuciti» con tondino e legati mediante arpesi di ottone. Provvista di tondino di ferro e di cemento per l’esecuzione del cordolo triangolare alla sommità del perimetro murario. Bisogna spostare gli elementi architettonici in restauro perché ingombrano l’area antistante il tempio. In previsione del freddo si munisce di finestre la baracca laboratorio degli scalpellini. In base al progetto, con tavole di legno vien fatto il simulacro degli stipiti e dell’architrave e si controlla la proporzione della porta. Una pioggia continua ostacola i lavori nell’ultima settimana del mese.
Nei primi giorni di dicembre il restauro della lesena di sinistra non è ancora ultimato. È tempo di predisporre le impalcature di servizio per la costruzione della parte alta del muro della cella. Bisogna pensare allo spazio di manovra per la posa in opera degli stipiti e del pesante architrave. Il lavoro di spostamento di tutti i blocchi vien fatto con l’uso di slitte formate da travi di legno, rinforzate trasversalmente da tondini di ferro imbullonati. Oltre agli specialisti veneziani, tra le maestranze ci sono cavatori molto esperti e scalpellini, che arrivano ogni mattina da Medolino e da Fasana. Si rende necessaria la costruzione di un ponteggio di servizio sul fianco destro per rimuovere alcuni blocchi della trabeazione che presentano lesioni e devono venir restaurati fuori opera. L’operazione è lenta. Bisogna procedere allo smontaggio e alla numerazione dei blocchi staccati. È ancora in corso l’intervento di saldatura dei blocchi alti della facciata pòstica. Continua, alla sommità del muro antico, il lavoro di bonifica dei blocchi e la tassellatura per creare una sede idonea all’appoggio delle capriate. Si inizia a gettare il cordolo triangolare. Continua da parte degli scalpellini la lavorazione a cottimo dei conci per il muro della cella. Si conclude, fuori opera, il restauro della trabeazione smontata. Il maltempo costringe a sospendere ogni lavoro esterno. Gli scalpellini continuano la loro opera nella baracca. Un breve periodo di bel tempo ci permette di concludere il restauro della lesena destra. Riassetto del cantiere, in particolare sgombero della gradinata di accesso. Si procede alla numerazione e alla rimozione delle parti lesionate del pavimento del pronao rifatto negli anni Venti assieme alla scala di accesso. Trasporto del blocco per il nuovo stipite. A causa della gelività del materiale fornito, la pietra si lesiona e si spacca. La sua sostituzione ritarda i lavori. Vengono eseguite puntellazioni in diversi punti pericolanti. Lavori parzialmente sospesi a causa del gelo. Si rimuove il nuovo capitello, sistemato al posto di quello distrutto, e lo si colloca nella posizione definitiva, verso il municipio. Viene rettificato l’attacco fra il muro nuovo della cella e lo stipite. Costruzione dell’incastellatura per sollevare lo stipite di destra. Si procede alla modifica delle rampe di servizio dei ponti interni per preparare la posa delle capriate. Si forgiano grappe d’ottone e si ribattono perni per il restauro dei blocchi. Il carpentiere e gli aiuti provvedono all’assemblaggio delle capriate e della speciale ferramenta per il nuovo tetto.
Nelle prime settimane di gennaio del 1947 si completa la posa delle quattro capriate e si appoggiano le terzere. La parte alta del muro di sinistra ha malte incoerenti ed è necessario demolirne un tratto. Dopo le opportune integrazioni, si getta il cordolo di cemento armato e si creano gli appoggi per le capriate.
Resta ancora da fare una parte molto impegnativa dell’anastilosi. La ricostruzione del muro della Cella è interrotta allo stipite di destra. Preoccupa il tempo necessario per la ricomposizione degli elementi architettonici del pronao. La bomba qui ha provocato effetti devastanti.
All’inizio dei lavori l’ing. Luigi Peteani aveva elaborato un progetto che prevedeva la posa di una lastra di ferro circolare sui capitelli con compiti di distribuzione dei carichi. Su ogni capitello bassi cilindri di pietra dura e compatta (dim. 50 x 25 cm.) avrebbero dovuto sopportare una trave di ferro ad ala doppia (dim. 22 x 22 cm.). Ad essa era trasferita la funzione statica degli architravi. Nel loro interno questi avrebbero alloggiato tanto la putrella che i cilindri di pietra. Un lavoro complesso tanto nella preparazione che nel montaggio. Annoto: le piastre di ferro sopra i capitelli e la grossa putrella nell’interno della trabeazione avrebbero costituito una minaccia costante per il monumento a causa dell’inevitabile formazione di ruggine e delle disastrose conseguenze che essa provoca.
A metà gennaio arriva in cantiere una delle pesanti putrelle di ferro. Ci sono difficoltà per la fornitura dei cilindri di pietra dura perché le cave in territorio jugoslavo non sono riaperte. Continua la lavorazione e la posa di alcuni conci del muro della cella. La preparazione e il restauro dei numerosi elementi della trabeazione hanno precedenza assoluta. Si completa il lungo ripristino della lesena sinistra con la posa del capitello. Viene eseguita la piallatura dei ponti per il tetto. Gli scalpellini continuano la lavorazione dello stipite di sinistra.
Luigi Peteani, che nei primi giorni di febbraio lascia Pola assieme alla famiglia, stende il breve rapporto sul restauro che qui riporto:
«I lavori, eseguiti a regola d’arte, avrebbero dovuto durare, secondo me, non meno di un anno. Si sono iniziati molto lentamente per mancanza del legname e di altri materiali, appena nel giugno del 1946. La mano d’opera, scarsa nella piazza (date le attuali condizioni anormali), rendeva poco. Le stagioni, autunnale e invernale, con piogge continue e gelo, ostacolarono non poco i lavori. Mancava un’adeguata e continua assistenza dei lavori. La contabilità degli stessi assorbiva anche il personale tecnico addetto alla sorveglianza (l’assistente Renato Grimani doveva occuparsi anche dell’amministrazione degli operai in economia diretta). Data la natura particolare delle opere, e le condizioni delle strutture quasi distrutte o lesionate, si doveva impiegare molto tempo alla ricerca degli elementi che componevano gli elementi originari e stabilire successivamente le modalità del loro restauro. Durante i lavori si presentarono spesso delle gravi difficoltà per l’acquisto dei materiali, per l’assunzione della mano d’opera e per l’esecuzione dei trasporti. Mancava la disponibilità di maestranze capaci per impiegarle con profitto nei lavori di tanta cura. Molte pietre antiche, ridotte in pezzi minuti, hanno dovuto essere restaurate in modo di non compromettere la stabilità e la resistenza della costruzione. L’estrazione e la fornitura delle pietre necessarie (Cave Romane) per sostituire parti distrutte avvenne con sensibile ritardo per molteplici ragioni; da ultimo, per il gelo, l’estrazione dovette essere sospesa, e alcuni grossi pezzi monolitici si spaccarono. I rafforzamenti delle fondazioni del Tempio (lavoro difficoltoso e di gran cura) portarono via non poco tempo. I provvedimenti di sicurezza tanto per la conservazioni di pietre antiche pericolanti (in opera) quanto per l’incolumità degli operai e del pubblico ostacolarono il corso normale dei lavori.

Pola, 28-1-1947 F.to Peteani».
Nel corso della riunione svoltasi negli ultimi giorni di gennaio presenti Fausto Franco, Mario Mirabella Roberti, Luigi Peteani e l’assistente Renato Grimani si fa il punto della situazione. Il cantiere è bloccato dal freddo intenso.
1) Il problema principale ancora da risolvere è il consolidamento e la ricollocazione degli architravi. Tutto il resto sarà più semplice – almeno così si spera –. Colonne e capitelli sono in opera. Il progetto proposto da Luigi Peteani è, a parer di tutti, complicato e richiederà tempi lunghi di esecuzione che andranno oltre il mese di settembre. Metto in evidenza che degli architravi esterni due devono esser sostituiti e di quelli interni tutti saranno rinnovati. Restaurati e resi solidali gli antichi con i nuovi elementi, essi potranno sopportare i carichi senza difficoltà. Lo prova il fatto che gli architravi originali han resistito dal primo secolo a ieri. Una lama di ferro inserita nell’interno dei due elementi ed ancorata con due capi-chiave dietro i capitelli delle paraste potrà rappresentare un miglioramento del sistema.
L’idea non trova concorde l’architetto Peteani. Il mattino seguente ne parlo in via riservata col soprintendente Franco, ed esprimo il timore che nel progetto Peteani sia presente il pericolo della ruggine, con le conseguenze disastrose che ciò comporta. Ridiscutiamo la nuova proposta con gli assistenti e con Angoletta e Paolini, espertissimi scalpellini. Essi, che saranno gli esecutori del lavoro, lo ritengono semplice ed attuabile senza difficoltà. Per maggior sicurezza si conviene che l’assemblaggio dei due elementi di architrave, che dovrà venir fatto in opera, sia accresciuto usando perni di ottone.
2) Il restauro di quanto rimane delle cornici antiche non è ancora ultimato. Dov’è avvenuto lo scoppio della bomba bisogna provvedere al rifacimento di due interi elementi di cornicione. Lo si farà schematico, con gli elementi lavorati a semplici linee di inviluppo.
3) È da rifare anche il triangolo destro del timpano andato completamente distrutto.
4) Eseguita l’anastilosi del timpano nel pronao si procederà alla collocazione delle due capriate e alla ricostruzione del tetto.
5) Muro della cella. La ricostruzione, sospesa per il freddo, è agli inizi. In cantiere è ancora in lavorazione lo stipite di destra, dopo la perdita del precedente a causa del gelo. È urgente ordinare gli altri elementi di pietra per la porta e i blocchi, per ultimare il muro.
6) Il bombardamento ha gravemente danneggiato la scalinata di accesso. Per la sua ricostruzione sarà da tener presente quanto è stato già eseguito dall’ufficio tecnico del Comune di Pola sotto la direzione della Soprintendenza, responsabile l’arch. Guido Cirilli.
7) La pavimentazione del pronao in grossi lastroni di pietra d’Istria è ancora da ultimare.
8) Bisogna rifare il pavimento della cella del Tempio.
9) Da restaurare e integrare resta ancora la pavimentazione esterna.
10) Bisogna infine completare il progetto e ordinare la nuova porta con la ferramenta e curarne il trasporto a Pola.
Dopo la riunione il soprintendente Fausto Franco, resosi conto dei gravi problemi tecnici e di personale che aggravano la conclusione del restauro, mi propone di assumere la direzione tecnica del cantiere.
È in atto il triste esodo della nostra gente. Sulla Riva carboni sono allineati i mobili e le masserizie in attesa di essere imbarcati; coperti dalla neve, stretti dalla morsa del gelo, li vedo fradici d’acqua al primo ritorno del sole. Sono le fatiche, i ricordi più intimi di una casa abbandonata, i sacrifici di una vita, che l’inclemenza del tempo e l’ingiustizia degli uomini si stan portando via, inesorabilmente. È uno spettacolo crudele e indimenticabile.
L’inverno è ancora lungo. A febbraio gli scalpellini lavorano a contratto nella baracca per preparare i nuovi architravi e i blocchi per il muro della cella. Con grande cura nell’interno del Tempio i muri vengono cuciti, perni di ottone e molte grappe dello stesso metallo segnano questo periodo. Bisogna far presto. Arriva marzo quando si esegue lo spostamento dei blocchi verso il pronao. Il lavoro è lento e faticoso. Gast da esperto capo mi svela un grande segreto: la capacità di un mestolo e di un secchio di vino a disposizione degli uomini per accelerare i ritmi di lavoro. L’ottima ricetta sarà sperimentata con soddisfazione fino alla conclusione delle opere. Gli operai impegnati nella ricostruzione abitano nei pressi della città, in zone già occupate dalla Jugoslavia. Mi meraviglio perché il lunedì arrivino stanchi sul lavoro. Penso che la causa sia da attribuire alle abitudini domenicali di festeggiare col gomito alzato. Vengo informato invece che la ragione è un’altra. Al sopravvenire della primavera, la federativa e democratica repubblica Jugoslava ha istituito il lavoro volontario per la manutenzione delle strade.
Tutte le maestranze resteranno con me fino al nove di settembre. Ricordo ancora i loro saluti affettuosi alla chiusura del cantiere. Lo scultore Mismasi andrà a febbraio esule a Mestre, prima di finire i lavori ci lasceranno anche Bonivento, Percuzzi, Gellini e Privilegi.
Alla fine del mese di marzo ha inizio la collocazione dei primi architravi del pronao. Conservo un appunto datato 31 marzo 1947, scritto a Trieste. Il soprintendente Franco lo completa di sua mano al punto sei e con l’ultima nota. L’appunto prevede una serie di adempimenti:
Pietre Belle deve dare:
1) Preventivo pavimento in quadri da cm. 134 x 130 x 10 circa
2) Campioni per detto di «giallo d’Istria» e «Pisino»
3) Prezzo a mc. dei gradini in sezione di cm. 48 X 20 dimensioni 120-170, circa ml. 70
4) Schizzo dei blocchi del cornicione (Pavan)
5) Epoca consegna: pavimento e blocchi muro cella
6) Pavimentazione 20 X 6 + 15 X 5, spessore da 7 X 10 corsi 46
Dopo Pasqua spedire a Pola
1) Putrelle piccole? lama di ferro per gli architravi
2) Tavoloni e ponti
Il ritorno del bel tempo favorisce la ripresa dei lavori. Con la posa del secondo stipite e dell’architrave si completa la ricostruzione della porta d’ingresso. Il capo chiave della lama di ferro, posta fra i due elementi di architrave, viene ancorato nel vivo del muro oltre la cella. Quello verso mare è messo in opera per primo. Ad aprile prosegue la posa degli elementi di architrave. Gli scalpellini sono impegnati nel restauro del cornicione. Contemporaneamente si sta provvedendo al completamento del muro della cella. Bisogna affrettare i lavori perché le impalcature impediscono il restauro della gradinata di accesso. A maggio arriva la pietra per il triangolo di destra del timpano assieme ad altri blocchi per la cella. Dopo la posa degli elementi di cornicione nuovi, lavorati a semplici linee d’inviluppo, si procede con alacrità al completamento del piano d’imposta del timpano. Ritrova il suo posto il blocco del triangolo di sinistra, poi quello centrale. Esso è stato restaurato e conserva la caratteristica incisione per l’alloggiamento del clipeo circolare. Poiché il paranco è montato da questo lato si alzano anche gli elementi del cornicione triangolare.
In parallelo procedono le opere per ricostruire il timpano del muro della cella. Il paranco viene spostato al centro dell’edificio e poi sul lato destro; vien fatto scivolare dal prospetto verso il muro della cella. Di conseguenza si collocano tutti gli elementi dei due timpani. Entro maggio e i primi di giugno vengono messe in opera le due capriate del tetto per la copertura del pronao. A giugno Mario Mirabella Roberti fa eseguire saggi di scavo per definire la dimensione del Foro antico. L’assistente Stefano Salvagno con un trabaccolo ci aveva portato da Trieste i tavoloni e i rotoli di cartone catramato mancanti per completare il tetto. Nel viaggio di ritorno caricherà parte di materiale non più utile al lavoro. Ripeterà il viaggio in agosto quando si ricupereranno le baracche e si preparerà la chiusura del cantiere. La posa delle terzere, dei tavoloni, la stesura del cartone catramato, il trattamento del legno con carbolineum preludono al completamento del tetto. Sono mesi decisivi per la conclusione dei lavori. Col tempo buono il cantiere è aperto dieci ore al giorno. Se alla prima decade di luglio abbiamo coperto il Tempio va dato merito alle maestranze incoraggiate nell’impegno più che dai cottimi o dai mestoli di vino dalla soddisfazione di veder risolto un appassionante rompicapo. Un’altra ragione ci è stata di aiuto: cessati gli scioperi di matrice politica, gli operai, e chi li ispirava, erano convinti che si stava eseguendo un lavoro nell’interesse della città.
Il primo di luglio la «sezione fiscale marittima delle forze di polizia della Venezia Giulia», a firma del Commissario dell’Arena di Pola, mi rilascia il n. 257 dello Special Pass, il cui portatore, vien detto, is classified as essential employee for final evacuation from Pola. Dovrò partire col primo convoglio di settembre. Arriva la pietra per i gradini. Il 10 luglio il tetto è completato. Si provvede immediatamente allo smontaggio dell’impalcatura e al ricupero delle travi, dei tavoloni e della ferramenta. Con tanta emozione rivediamo il Tempio ricostruito. Gli scalpellini eseguono tassellature al basamento. Vengono rimossi i gradini non ricuperabili della scala di accesso. Nell’interno della cella, sgombera finalmente dalla selva di travi, viene eseguito un getto di cemento. In attesa della pavimentazione che non arriverà.
Poco più di un mese viene impiegato per ripristinare la scala d’accesso, fare la pulizia del cantiere e dare le ultime rifiniture al restauro. Manca il tempo per la ricollocazione dei gradini di Piazza Foro e per il restauro della pavimentazione antistante il Tempio. Dolorosa è la rinuncia al serramento della porta d’accesso. L’abbiamo commissionato ad una falegnameria di Lucinico (GO), che lo ha eseguito – fuori tempo utile – in massiccio legno di rovere, completo di robusta ferramenta e cardini che ho attentamente studiato. Di conseguenza non si è potuto posare neanche la soglia sulla quale andavano adattati i cardini. L’ultimo giorno di permanenza al Museo dell’Istria, sul tavolo della direzione con Mario Mirabella Roberti abbiamo lasciato le istruzioni e il disegno esecutivo per la porta. L’invito è stato accolto con comprensione e grande senso civico dai nuovi responsabili del Museo.

Gino Pavan

Ultimo aggiornamento ( martedė 13 agosto 2013 )