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La canzone del mare di Gianni Giuricin

La canzone del mare

Rivisto ho l'Istria dopo tanto tempo,
dal giorno che, fagotto sulle spalle,
senza più casa, come un vagabondo,
m ne andai a vagare per il mondo.

E' cambiata la lingua che si parla,
diversa è la gente nelle strade.
Non odo più chiamare i nostri nomi,
difformi son cognomi e soprannomi.

La campagna conserva i suoi colori,
l'onda si rompe sempre sugli scogli,
spira nell'aria il maestrale e l'ostro
che ci ricorda un mondo tutto nostro.

Nel rosso della sera si confondon
i nostri morti con le pietre e l'acqua.
Rimasta è intatta la canzon del mare:
madre natura non può cambiare.

Dagli occhi spalancati dell'arena
l'eco ti giunge di un motivo antico,
del polesan in una barca, a prua,
che vuol morir vicino a casa sua.

Non bastano le pietre senza gente,
senza il calor di due parole amiche:
insegnano da sempre vita ed arte
che'l sentimento esige la sua parte.

Gianni Giuricin