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“Trst je naš”: parodia o provocazione?

La recente presentazione del film “Trst je naš” (Trieste è nostra), un cortometraggio che fa parte della tesi di laurea di uno studente sloveno, finanziato e distribuito dalla RTV di Lubiana, ha dato origine a forti polemiche, seguite da una protesta formale del nostro Ministro degli esteri.

L’autore del film, il giovane regista sloveno Ziga Virc, intervistato da un giornale italiano, ha dichiarato: «Il mio film non è una provocazione anzi è una parodia, che prende di mira proprio un certo modo di pensare». L’impressione che se ne poteva però ricavare visionando il trailer, diffuso a Trieste per promuovere il cortometraggio, era di tutt’altra specie e l’interpretazione fornita dal regista era alquanto difficile da accettare. Infatti, lo spot pubblicitario è un susseguirsi di bandiere jugoslave, stelle rosse, partigiani e partigiane di Tito che partono alla “riconquista” di Trieste, di frasi come «Trieste tornerà slovena », «nel 2010 riscriveremo la storia», e su tutto campeggia lo slogan di triste memoria «Trst je naš», il grido di battaglia del famigerato IX Corpus titino, che occupò il capoluogo giuliano e fu responsabile di 40 giorni di deportazioni e violenze contro migliaia di Italiani alla fine della seconda guerra mondiale. Sono frasi ed espressioni che riaprono dolorose ferite in chi ha dovuto subire effettivamente le violenze dell’occupazione jugoslava del ’45 e in chi, come gli esuli istriani, fiumani e dalmati, è stato cacciato dalla propria casa e ha visto i propri parenti deportati e infoibati.

Non è pensabile che queste persone, già così duramente provate, possano accettare che si scherzi sui tragici fatti di cui sono stati protagonisti loro malgrado. Di conseguenza, anche se poi il film sembrerebbe essere effettivamente una farsa – il condizionale è d’obbligo non avendo ancora potuto vedere la versione integrale del cortometraggio né, tanto meno, una sua versione italiana –, la reazione “a caldo” dell’Unione degli Istriani e delle altre organizzazioni degli esuli appare giustificata. Ma c’è un altro aspetto, forse anche più inquietante, da considerare: queste provocazioni, perché di provocazioni si tratta, anche se camuffate da “parodie”, “commedie”, “farse”, alimentano di fatto quel nazionalismo estremo che ancora oggi è molto forte in Slovenia. Lo testimonia, tra l’altro, la creazione qualche tempo fa su Facebook di un gruppo con lo stesso nome: “Trst je naš”.

Il gruppo conta alcune migliaia di iscritti, parecchi dei quali ritratti con la stella rossa dei partigiani jugoslavi e altri con le bandiere slovene. Non mancano, tra quanto immesso in rete dal gruppo, immagini e scritte che ricordano l’occupazione titina e le foibe. Tra gli iscritti c’è pure il consigliere comunale del PRC a Trieste, Iztok Furlanic, che, alle legittime proteste di quanti ritenevano inaccettabile inneggiare a Tito, ha risposto: «È solo un gioco, forse sarebbe stato meglio chiamare il gruppo Trst je tudi naš (Trieste è anche nostra)». Ma non è un gioco, come non lo è quello del film. Per convincersi di come, purtroppo, si tratti di una cosa seria, basta collegarsi al forum del sito della televisione slovena dove si leggono frasi come: «film di sinceri sentimenti patriottici che eleva l’orgoglio nazionale del popolo sloveno»; «questo è il momento di liberare un pezzo di terra nostro, che ci è stato rubato dagli Stati Uniti e donato all’Italia fascista»; «Trieste nostra per sempre» e altri slogan deliranti, per finire poi con il tristemente noto «Smrt fašizmu, svoboda narodu! Trst je naš».

Oppure su Youtube dove, accanto al trailer del cortometraggio della TV slovena (37.080 visite in 3 settimane!), c’è un altro video con lo stesso titolo, in cui viene presentato il libro di Joze Pirjevec sulle foibe e un altro intitolato “Trst je naš, na juriš eh brigate” (Trieste è nostra, brigata all’attacco) con scene di guerra e inni patriottici. Un altro video proclama «Trst je slovenski» e Trieste viene indicata esplicitamente su di una carta geografica come parte della Slovenia. Si tratta di manifestazioni estremiste, radicate in larga parte della popolazione slovena, comprese le generazioni più giovani, che non hanno partecipato agli avvenimenti bellici e non hanno sperimentato direttamente il regime comunista jugoslavo.

A differenza che in Italia dove, a seguito delle inadempienze del sistema scolastico, c’è molta ignoranza sui tragici fatti che hanno interessato le nostre terre, in Slovenia gli studenti sono indottrinati secondo una versione storica addomesticata, che mira a mantenere inalterato il mito della resistenza e della vittoria mutilata (cioè senza Trieste e la Venezia Giulia). La critica è a senso unico, la colpa è sempre del fascismo e gli italiani dell’esodo, gli “optanti” come vengono chiamati gli esuli, sono etichettati come nazionalisti e fascisti. Non esiste un uomo politico sloveno disposto a sconfessare queste tesi e anche i più moderati si mantengono in sintonia con la linea politica ufficiale. A conferma, il sindaco di Nova Gorica, Mirko Brulc, anche in una recente intervista rilasciata ad un quotidiano, trattando temi peraltro di ordinaria amministrazione, rivela un atteggiamento comunque critico verso la politica italiana di ieri e di oggi e, viceversa, sempre benevolo verso quella espressa dal regime jugoslavo di Tito. In particolare, alla domanda su cosa sia cambiato tra Nova Gorica e Gorizia, a due anni dalla cancellazione dei confini tra Italia e Slovenia e a vent’anni dalla caduta del muro di Berlino, il sindaco ha così risposto: «Lungo il nostro confine ci sono stati, è vero, incidenti ed episodi gravi ma il confine è sempre stato aperto.

Ciò grazie al fatto che Tito fece in tempo ad opporsi a Stalin, mantenendo l’indipendenza della Jugoslavia dall’URSS e dunque evitando che sull’Italia incombesse la potenza sovietica». In altre parole, l’Italia dovrebbe essere grata a Tito!?! Alla domanda di cosa invece non fosse cambiato tra Nova Gorica e Gorizia, la risposta del sindaco è stata la seguente: «Forse non ci siamo resi conto che questo territorio è ancora condizionato dalla storia e da certa politica, soprattutto da parte italiana. Le persone non si sono ancora del tutto liberate dalle vicende storiche e politiche del passato». Condizionamenti della storia «soprattutto da parte italiana»!?! Non risulta che da parte italiana ci siano, nemmeno a livello di parodia, aspirazioni di ritorno nelle “terre cedute” e, circa il legame con il passato delle genti giuliane, ciò è esclusivamente dovuto al perdurare delle loro aspettative in tema di riconoscimento dei loro diritti violati.

Da sessanta anni, l’Italia non parla di rivendicazioni territoriali. Ad un’ultima domanda che chiedeva la sua opinione a proposito delle affermazioni dell’Arcivescovo De Antoni, che in una recente intervista aveva parlato di confini mentali ancora ben presenti in tanti goriziani, il sindaco ha risposto così: «Certamente questo confine ancora esiste nelle teste, ma dipende da noi “anziani” trasmettere il giusto messaggio ai giovani. Noi sloveni cerchiamo di non essere vincolati dal passato, guardiamo al futuro e alla collaborazione transfrontaliera che però dobbiamo portare a un livello più alto». Impegno degli anziani a trasmettere il giusto messaggio ai giovani! Per gli Sloveni messaggi (vedasi cortometraggio, scritte sul Carso, manifestazioni di Corgnale e Basovizza) tipo «Trst je naš» non solo sembrano “giusti” ma di ricorrente attualità, anche a livello statuale oltre che di popolazioni transfrontaliere; il tutto alla faccia della nuova Europa di Schengen. Sono segnali di forza da dare ai gruppi più estremisti, un modo per mantenere viva la tensione a livello nazionale, anche in funzione dell’attuale contenzioso territoriale con la Croazia. «L’altrui non vogliamo, il nostro non diamo» sembra essere ancora oggi lo slogan di Sloveni e Croati; uno slogan ereditato dal passato regime comunista jugoslavo, il cui reale significato è «Il nostro è nostro e l’altrui è pure nostro», che non tiene però conto del fatto che l’oggetto della loro contesa è stato, nello specifico, portato via ad altri!

Roberto Stanich

Ultimo aggiornamento ( venerdě 15 gennaio 2010 )
 

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