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MA QUALE RICONCILIAZIONE?
MA QUALE RICONCILIAZIONE SENZA VERITÀ E GIUSTIZIA PER ISTRIANI E TRIESTINI?
 
E'stato questo il tema della conferenza stampa, organizzata dall'Unione degli Istriani, tenuta lo scorso 17 gennaio alla Stazione Marittima di Trieste. In sala erano presenti circa 300 esuli e triestini; assenti, nonostante i numerosi inviti diramati, i politici; uniche eccezioni, seduti al tavolo dei relatori, l'On. Roberto Menia ed il dr. Gianfranco Gambassini, già consigliere regionale e tra i fondatori della Lista per Trieste.
Notata l'assenza, quasi l'argomento non li riguardasse (ma la ragione è altra e facilmente intuibile), dei vertici di ciò che oggi rimane della Federazione degli esuli e delle Comunità istriane, che pur risiedono in città.
 
La parola, in apertura, è stata presa dal Presidente dell'Unione degli Istriani, Massimiliano Lacota, che ha esordito evidenziando come le Istituzioni ed i media italiani abbiano sinora focalizzato l'attenzione solamente sulle Foibe e sull'Esodo, vergogne prevalentemente sloveno-croate e, di contro, coperto con una cortina di silenzio le nefandezze derivanti dai trattati italo-jugoslavi successivamente sottoscritti (1954 Memorandum, 1975 Osimo, 1983 Roma), la cui responsabilità, per i danni morali e materiali derivatici, sono esclusivamente italiane. Ha aggiunto che è per coprire tutte le suddette responsabilità, mai ammesse da alcuno al di qua ed al di là del confine, che i “pifferai della riconciliazione a costo zero” (un fiore sulla tomba di Basovizza ed in Risiera), all'approssimarsi del Giorno del Ricordo, pretenderebbero, con una logica da “vu cumprà”, di tacitare con un vuoto atto formale il popolo istriano. Ha concluso questo passaggio affermando che non è così che gli esuli toglieranno il disturbo e si lasceranno mettere fuori dalla storia.
 
Continueremo - ha detto con forza - a rivendicare il nostro inalienabile diritto naturale al ritorno nella nostra terra e nelle nostre case” anche se, taluni vertici federali, hanno definito “rancorosa” l'insistenza con cui l'Unione degli Istriani (ndr.: con il solo supporto della nostra Associazione) continua a richiedere il soddisfacimento di diritti che ci sono riconosciuti dal Trattato di Parigi. Lacota ha, quindi, illustrato il dossier sui beni nazionalizzati, ma di possibile restituzione ai legittimi proprietari, perché ancora di proprietà pubblica (vds. occhiello in prima pagina), recentemente censiti nell'ex Zona B, inviato all'On. Frattini, invitandolo a servirsene per l'avvio di una seria trattativa con le controparti. Un'azione concreta in questa direzione - è stata la sua conclusione - è la sola percorribile per delin e a r e quell'atto di buona volont à di cui da t r o p p o t e m p o v a n a - mente si parla e per avviare un processo di riconciliazione credibile e che, in ogni caso, non potrà prescindere dal preventivo riconoscimento delle responsabilità oggettive di ciascuna delle parti in causa. Questi i punti principali del suo articolato intervento che, peraltro, con una trattazione più ampia, sarà prossimamente pubblicato sul periodico dell'Unione degli Istriani. Ha quindi preso la parola l'On. Menia che nel suo intervento, per così dire istituzionale, non ha formulato alcuna critica all'attuale Governo, di cui è Sottosegretario.
 
Parlando della ventilata ipotesi di riconciliazione l'ha definita, al momento, “un'inutile parata”, perché impossibile da costruire, stanti le prese di posizione di Slovenia e Croazia che hanno evidenziato la persistenza dell'antica cultura comunista, negazionista e giustificazionista. Ha anche definito “orrenda e disgustosa” l'ultima esternazione di Mesic in merito alla “gara” croata- slovena per la liberazione di Trieste: una gara a chi per primo è arrivato a fare l'infoibatore. Nel rivendicare i propri meriti per l'istituzione del “Giorno del Ricordo”, definito un tardivo riconoscimento morale, ha concluso affermando che oggi gli esuli hanno bisogno di scuse ma anche di provvedimenti concreti in merito alla restituzione e/o all'indennizzo dei loro beni. Ha anche ammonito Lubiana e Zagabria, sostenendo che non basta voler essere europei, bisogna anche accettare e condividere quelli che sono i principi della nuova Europa.
 
Questo vorrebbe dire non negare quello che è successo e restituire le proprietà che è possibile restituire. Da ultimo è intervenuto Gambassini con un affondo, che ha suscitato ripetuti applausi, alla “inesistente ed imbelle politica estera italiana” per la quale ha direttamente chiamato in causa il ministro Frattini, definito persino più debole di quanti lo hanno preceduto; ha anche espresso delusione per quanto attiene la politica del Governo Berlusconi nei riguardi degli argomenti trattati. L'incontro si è concluso con l'intervento di alcuni dei presenti.
 
RED.
 

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