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VENERABILE SUOR TARSILLA OSTI ANIMA EUCARISTICA

 

VENERABILE SUOR TARSILLA OSTI
anima eucaristica

1895 – 1958

 

La Venerabile suor Tarsilla Osti è ammirevole per il suo amore a Gesù Crocifisso e all’Eucaristia, manifestato nella concretezza della vita quotidiana, specialmente nella sua dedizione ai malati. Non ha realizzato opere grandiose, ma ha fatto diventare grandi le piccole azioni di ogni giorno, per l’amore con cui le realizzava e per la fortezza interiore che le faceva sopportare con gioia ogni sorta di sacrificio e difficoltà. Una suora semplice, totalmente aperta all’azione della grazia di Dio, che la portava ad una crescita spirituale sempre più profonda, ad una ricerca costante nel compiere la volontà divina e ad una fiducia sconfinata nella preghiera.

suor Maria Lidia Rosmarino

superiora generale delle Suore Missionarie dei Sacri Cuori di Gesù e Maria

 

La famiglia Osti viveva a Pola, al tempo in cui quelle terre erano sotto l’Impero austro-ungarico. Anna Osti nacque proprio a Pola il 6 dicembre 1895 da Pietro Osti (Host-Ivessich) e da Maria Maraspin. Ebbero sette figli, ma solo tre giungeranno all’età adulta. La professione di famiglia era la sartoria. Anna crebbe nell’affetto dei suoi familiari e sin da piccola iniziò a manifestare alcune sue buone qualità, come la disponibilità a fare piccoli sacrifici e sempre pronta e servizievole verso i suoi familiari.       

Quando iniziò a frequentare la scuola, cercava di aiutare le compagne che avevano più difficoltà nell’apprendimento, particolarmente attratta nell’aiutare le più povere. Frequentò fino ai dodici anni e quando dovette concludere fu assai dispiaciuta, come in seguito annotò nel suo diario: “Desideravo tanto di continuare, ma la mia mamma non mi acconsentì perché aveva bisogno di mia sorella per la sartoria (questa non aveva voglia di studiare). Così non mandò neppure me, perché sembrava brutto, secondo lei: dovevamo essere eguali. Quanta pena per me, quando si riaprivano le scuole! Invece di guardare i negozi di moda mi fermavo innanzi alle vetrine di libri, quaderni. Per più anni mi continuò questa pena, ma in casa non dicevo nulla a nessuno. Mi tenevo custoditi i miei libri e quaderni dell’ultimo anno con gelosia”.

Nel giro di pochi anni vennero a mancare tre fratellini. Nel 1915, a causa dello scoppio della prima guerra mondiale, la famiglia Osti dovette riparare nel campo profughi a Pottendorf-Landegg in Ungheria; lì rimasero alcuni mesi. Il papà divenne responsabile della sartoria del campo, aiutato dalla moglie. La morte visitò nuovamente la famiglia Osti che avrà altri due lutti. Anna, mentre cresceva, sentiva sempre più forte la voce di Dio che l’attirava a sé: ma quando e dove? Sentiva sempre più il desiderio di donarsi a Dio. Una mattina, mentre era in chiesa – così annotò nel suo Diario –, inginocchiata ad un banco, “dall’altare, dalla parte del Vangelo, come fosse stato ritto in piedi, senza però vederlo, mi giunse una voce dolce e soave che disse: ti ricordi l’idea di farti suora?”. Era il segno che la sua vita stava cambiando.     
   
Così il 15 gennaio 1925 fece ingresso nella casa di Pola delle Suore dei Sacri Cuori e il 15 agosto 1925 fece la vestizione, mutando il nome in suor Tarsilla del Crocifisso. Da dove veniva un nome così inusuale? La storia racconta che Santa Tarsilla era la zia di San Gregorio Magno, ricordata nel calendario il 24 dicembre, e le note caratteristiche della sua vita erano state lo spirito di penitenza e di preghiera, quasi presagio anticipato di ciò che sarà la vita della giovane suora.    
  
Le Suore dei Sacri Cuori, fondate a Roma da suor Rosa Rosato e suor Rosa D’Ovidio, dopo complesse vicende storiche, avevano aperto una seconda presenza proprio a Pola, curando tre opere assistenziali della città:  l’ospedale della Regia Marina Militare, l’asilo e il collegio convitto dove si trovava suor Tarsilla. In tutto vi erano una trentina di suore. Nel primo anno di noviziato rimpiazzò all’ospedale della Marina una suora che voleva ritornare a Roma. Qui si fece ben presto notare per la sua dedizione agli ammalati. Il suo segreto dell’amore caritatevole verso gli infermi era vedere nel malato il volto di Gesù e quindi servirlo con

La comunità di Piedimonte d’Alife. Suor Tarsilla è seduta

mille delicatezze e attenzioni. Il 13 febbraio 1929 ottenne il diploma di infermiera. Essere devoti e consacrati al Sacro Cuore e al Cuore di Maria significava mettere al centro della propria vita l’amore di Gesù, compassionevole e misericordioso, che trovava il culmine nella presenza eucaristica; significava guardare al mistero d’amore e di passione consumato sulla croce di Gesù; significava offrirsi ed offrire la propria vita accanto a Gesù, in spirito di immolazione e di riparazione. Come un angelo si aggirava nelle corsie dell’ospedale e alcuni malati, dopo le sue cure e preghiere, guarivano prodigiosamente. Il suo sguardo mite e luminoso sapeva conquistare ogni cuore.

Nel mezzo del secondo conflitto mondiale, per l’Istria e Pola si prospettarono giorni tristissimi di profonde sofferenze. Sotto i bombardamenti, gran parte dell’ospedale venne risparmiato ma il lavoro dei medici e delle suore era interminabile. In quel frangente, gli italiani in Istria dovettero via via lasciare il territorio per l’avanzata dei comunisti del maresciallo jugoslavo Tito. Anche le suore dell’ospedale dovevano prepararsi ad abbandonare il loro posto a servizio dei ricoverati. Stesso destino stavano avendo le altre case dell’Istituto, così suor Tarsilla dovette lasciare definitivamente Pola e approdare a Roma dove arrivò il 22 agosto 1945. Qui rimase poche settimane perché venne destinata a Lanciano in Abruzzo. Da esperta infermiera fu assegnata all’assistenza dei malati a domicilio. Nel gennaio del 1948 venne eletta superiora della comunità delle suore che prestavano servizio all’ospedale di Piedimonte d’Alife, in provincia di Caserta. Qui rimase una decina d’anni, non totalmente sereni perché ebbe a soffrire tante prove interiori e anche problemi di salute. Offrì a Dio quelle sofferenze e il 17 agosto 1958 si mise a letto e non poté più rialzarsi. I fratelli la portarono a Napoli per maggiori cure e poi a Roma. Ogni giorno riceveva la Comunione in camera ed era l’unica sua forza interiore per affrontare le lunghe giornate di dolore. Intanto giunse il Natale e suor Tarsilla si aggravò notevolmente; sul suo volto le consorelle notarono un sorriso ancor più sereno del solito, preludio dell’imminenza dell’ingresso della suora nel regno dei cieli! Nel giorno di Santo Stefano come una candelina si spense piano piano. Era il 26 dicembre 1958 alle ore 20,50.

Chi la conobbe non ebbe alcun dubbio nel riconoscerne la santità di vita; già dopo tre anni dalla morte uscì una sua biografia perché molte persone desideravano conoscere più a fondo la sua vita semplice e nello stesso tempo eroica. La sua vita religiosa fu permeata di fede nell’esercizio più generoso dell’umiltà, dell’obbedienza, della carità, e il suo ministero ospedaliero a favore degli ammalati rifulse di virtù celestiale. Pregava, invocava, talora vedeva Gesù, correndo al capezzale dei fratelli sofferenti. Essi la rimiravano stupefatti, toccati dal suo candore e da quel prodigio di trasparenza divina che promanava dalla sua angelica figura. Sin dalla sua tenera età fu angelo di pace e di riscatto, mediante la parola o il silenzio, la presenza o il nascondimento, la preghiera, il pentimento, la riparazione. Amore e candore, amore e riparazione, Dio e i fratelli, immolazione e servizio. Il Cuore di Cristo e il Cuore di Maria, vissuti da suor Tarsilla, sono oggi più che mai attuali, anche se nell'aspetto esistenziale vanno quotidianamente rivisitati e riscoperti per viverli con atteggiamenti sempre nuovi, credibili e propositivi.                

S. Messa di ringraziamento per il Decreto di Venerabilità di suor Tarsilla. Casa Generalizia Roma

Nel 1977 avvenne un fatto prodigioso e inspiegabile. Un ragazzino di undici anni, Paolo Nepa, il 2 aprile venne ricoverato nell’ospedale pediatrico di Chieti. La diagnosi era terribile: meningite acuta batterica e vi erano poche speranze. Così il ragazzino testimoniò: “Nonostante tutti gli sforzi dei dottori, le mie condizioni rimasero disperate. Durante la prima notte, la madre superiora delle Suore Missionarie dei Sacri Cuori portò al mio capezzale il ritratto di suor Tarsilla e subito i miei congiunti cominciarono a rivolgere a lei le loro preghiere. Anch’io, in un momento di lucidità, trovai la forza d’invocare il Signore e suor Tarsilla. Ora, grazie all’aiuto del Signore, di suor Tarsilla e all’opera dei professori sono perfettamente guarito. I dottori riconobbero un intervento soprannaturale nella veloce guarigione del piccolo paziente. Il primario ne lasciò una relazione scritta il 17 maggio 1977.
Il 23 febbraio 1987 venne aperto il processo diocesano in vista della beatificazione. Il 15 marzo 2008 per disposizione di papa Benedetto XVI fu promulgata l’eroicità delle virtù della serva di Dio, ora così venerabile.   

Ha scritto nel 1960 il vescovo monsignor Arrigo Pintonello, che fu cappellano all'Ospedale della Marina di Pola: “Soltanto due cose salveranno il mondo: il pensiero e la preghiera”, ed ha ricordato quanto fece suor Tarsilla per i sofferenti, marinai e soldati, in pienezza di apostolato; e il particolare biografico, di così tenera, forse anche poetica, convinzione, di quando giovanetta, ricevuta la Comunione, “indugiava ingenuamente tra la gente del mercato, pensando di recare così Gesù alle anime.         

Ora i resti mortali di suor Tarsilla riposano nella chiesa del Sacro Cuore della Casa Generalizia dell’Istituto a Roma. La fama di santità di suor Tarsilla Osti si è diffusa rapidamente in quattro continenti, particolarmente nei paesi dove le Missionarie dei Sacri Cuori sono presenti: Italia, Brasile, Corea, Tanzania, Guatemala e Vietnam. Molti fedeli, tra cui laici, sacerdoti e seminaristi, ne richiedono biografie, preghiere, immagini e reliquie.

L’Arena di Pola, 26 settembre 2018, p. 12

 
 

 Quadro della Venerabile.     
La S. Messa è stata celebrata dal Padre Postulatore P. Cristiano Massimo Parisi e concelebrata dal Parroco D. Alessandro Cavallo il 26 dicembre 2018, nel 60° della morte.

Bibliografia

Santi e martiri nel Friuli e nella Venezia Giulia, promosso dall’arcivescovo Antonio Vitale Bommarco a cura di Walter Arzaretti, Padova 2001, pp. 307-308 (scheda di Maria Luisa Salvatore)

C. Naselli, Amore e candore: Suor Tarsilla Osti, Teramo 1982

Massimiliano Taroni, Venerabile suor Tarsilla Osti anima eucaristica, Roma 2016 

  
Per informazioni e segnalazioni di grazie ricevute, contattare: Casa Generalizia Istituto Suore Missionarie dei Sacri Cuori di Gesù e Maria, via del Trullo 372 - 00148 Roma - tel 06. 6530612; fax 06. 6535644
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Ultimo aggiornamento ( mercoledý 22 maggio 2019 )