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RED LAND - ROSSO ISTRIA
RED LAND – ROSSO ISTRIA
Anteprima alla 75° Mostra del Cinema di Venezia

Un colpo di pistola, un corpo che rotola in fondo ad una foiba trascinandosi dietro una persona ancora viva alla quale è legata con del fil di ferro ai polsi. Tante volte questa terrificante scena è stata evocata nell’ambito di conferenze e di incontri pubblici dedicati al Giorno del Ricordo ed al martirologio del popolo giuliano-dalmata, ma adesso la potenza delle immagini renderà ancora più concreta, angosciante e coinvolgente questa dinamica. Merito di “Red land – Rosso Istria”, pellicola diretta da Maximiliano Hernando Bruno, prodotta da Venice Film e sostenuta economicamente in maniera considerevole da parte dell’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia. In attesa della prima mondiale del 6 novembre a Roma e della successiva distribuzione nelle sale (in attesa di un passaggio televisivo in concomitanza con il Girono del Ricordo 2019), nelle scuole (come si è impegnata a fare la Regione Veneto) ed anche all’estero (da cui il titolo bilingue), la pellicola è stata presentata nell’ambito della 75° Mostra del Cinema di Venezia con una proiezione privata. 
Nella scena iniziale compare Geraldine Chaplin (una delle star del film assieme a Franco Nero) tra le masserizie del Magazzino 18 del Porto Vecchio di Trieste, che ricollega idealmente questo lungometraggio con il celeberrimo spettacolo di Simone Cristicchi. La figlia di Charlie Chaplin ripercorrerà quindi in un flash-back le terribili giornate successive all’8 settembre ‘43 in Istria, tra soldati italiani allo sbando, civili disorientati, spietati partigiani comunisti e truppe tedesche violentemente protese a recuperare il controllo del territorio, portando davanti agli occhi degli spettatori la tragica fine della sua amica d’infanzia Norma Cossetto, interpretata da Selene Gandini. «Questo film rende perfettamente le sensazioni – afferma il Presidente nazionale Anvgd Renzo Codarin - e la catastrofe di cui ci hanno parlato i nostri genitori e parenti che sono stati poi esuli dall’entroterra istriano. Il fulmine a ciel sereno della dichiarazione dell’armistizio ed il conseguente vuoto di potere nell’Istria interna ed in Dalmazia colsero assolutamente impreparati i nostri connazionali, che furono travolti dalla furia omicida del progetto annessionista jugoslavo nei confronti delle terre dell’Adriatico orientale» La gestazione di questo prodotto cinematografico è stata travagliata ed inizia nel 2011, allorché la casa di produzione Venice Film presentò un primo progetto al presidente di allora dell’Anvgd, il compianto Lucio Toth: «Da quella data – spiega Antonio Ballarin, presidente della Federazione delle Associazioni degli Esuli istriani, fiumani e dalmati - il progetto fu seguito con attenzione dalle Associazioni di FederEsuli: da una prima sceneggiatura seguirono versioni successive, raffinate anche dai rappresentanti del mondo dell’Esodo via via coinvolti. Mentre tale progetto progrediva faticosamente, le Associazioni trovarono ulteriori ostacoli generati dal ritardo dei finanziamenti statali previsti dall’attuazione della legge 72/2001. Tali ritardi causarono momenti di difficoltà nella prosecuzione della lavorazione, ma non per questo fecero arenare le attività, giunte a proficua conclusione grazie soprattutto alla tenacia del produttore Alessandro Centenaro». «Il film è molto corale e ricco di personaggi, il cui livello medio è molto alto – spiega Alessandro Cuk, il dirigente nazionale Anvgd che per le sue competenze cinematografiche ha seguito da vicino la produzione - Splendido Franco Nero, efficacissima Geraldine Chaplin, credibile e positiva Selene Gandini nel ruolo di Norma, la quale, pur essendo al centro della vicenda, non è presente in tantissime scene, a confermare la coralità della vicenda» Oltre agli eventi collegati a questo importantissimo film, l’Anvgd al Lido di Venezia ha organizzato pure la presentazione del “Catalogo del cinema giuliano-dalmata” di Alessandro Cuk appunto. Tale pubblicazione evidenzia come, dopo un interessamento iniziale rappresentato da lavori quali “Combat Film – Trieste terra di nessuno”, “La città dolente” (1949) di Mario Bonnard e “Cuori senza frontiere” (1950) di Luigi Zampa, sia seguito quasi mezzo secolo di oblio in cui il neorealismo ha dimenticato la tragedia degli esuli, che comunque erano presenti in tutta Italia, e solamente grazie alla legge istitutiva del Giorno del Ricordo le sigle della diaspora giuliano-dalmata hanno avuto un supporto prezioso per promuovere documentari, raccolte di testimonianze e prodotti di più ampio respiro come “L’ultima spiaggia. Pola fra la strage di Vergarolla e l’esodo” e “Rosso Istria” appunto. Lorenzo Salimbeni
 

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