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EGIDIO BULLESI

Nuovo impulso alla causa di beatificazione
Come informano Walter Arzaretti, coordinatore del Comitato per la Beatificazione del Venerabile Egidio Bullesi e Maria Rita Cosliani vice presidente Associazione Italiani di Pola e Istria - Libero comune di Pola in Esilio, una delegazione si è recentemente recata in visita ai luoghi di nascita e morte del Terziario Francescano, nato, vissuto e morto a Pola.

Egidio Bullesi o Bullessich, come si firmò tutta la vita (il suo cognome fu mutato in Bullesi due mesi prima della morte) – così Lucia Bellaspiga, l'inviata di Avvenire nella sua orazione commemorativa al Giubileo degli Esuli 2016 - nella sua vita breve ha bruciato tutte le tappe, come se sapesse di avere poco tempo. Nato nel 1905 nella Pola ancora austriaca, terzo di nove fratelli, frequentò la scuola italiana. A dieci anni, durante la Prima guerra mondiale, in quanto italiano conobbe la dura condizione di profugo in Ungheria e Austria.

 Nel 1918 tornato nella Pola ormai italiana, lavorò nel cantiere navale, dove già si impegnava nell’apostolato, nel pur difficile contesto socialista dei colleghi: aveva solo 13 anni. A 15 durante uno sciopero rosso, si inerpicò sulla gru più alta e innalzò il Tricolore. Operaio anche nei Cantieri Navali di Monfalcone, portò il Vangelo nel difficile mondo del lavoro con la stessa passione apostolica messa nei due anni, in cui vestì la divisa della Marina Militare Italiana sulla nave Dante Alighieri insieme a duemila commilitoni, che egli riaccostò alla pratica della fede. Catechista entusiasta del Duomo a Pola, fu fondatore dell’Azione Cattolica in città e del gruppo degli scout cattolici. “Si tratta di dare alla nostra Italia la giovinezza di domani, forte, colta e pia”, scriveva (ancora dall'orazione di Bellaspiga). Proprio nelle sue opere di carità contrasse la tisi, di cui morì nell’ospedale di Pola.
Il funerale, in un Duomo affollatissimo,
aperto dai bambini dell’orfanotrofio, cui aveva sempre dedicato il suo magro salario, venne celebrato da don Antonio Santin, suo padre spirituale e primo promotore della causa di beatificazione, poi perorata da padre Antonio Vitale Bommarco di Cherso, arcivescovo di
Gorizia, e tuttora in corso. Francescano nel cuore, iniziatore a Pola dei laici francescani (Terziari), alla morte volle essere sepolto col saio dei Frati Minori. Soccorse i poveri nelle conferenze di San Vincenzo e insegnò con la vita gli alti ideali del Cristianesimo. Per tale condotta di vita, l’Ordine dei Frati Minori nell’isola Santuario di Barbana – dove da 44 anni riposano i resti di Egidio - postula la causa della sua beatificazione.
Con la trasferta in terra istriana – sottolinea Arzaretti nel suo comunicato - intendimento della delegazione è stato quello di sollecitare attenzione alla causa di un vero apostolo di Cristo, da proporre specialmente nel mondo giovanile. (Egidio morì nel 1929 a 23 anni). Importante
occasione per farlo conoscere oltre i nostri confini (la sua famiglia si portò, con l’esodo istriano, nel Pordenonese, al seguito di due dei tre suoi fratelli preti) sarà il prossimo Sinodo dei giovani in programma in ottobre a Roma. Anche le Associazioni degli Esuli perorano l’elevazione agli altari del conterraneo, auspicando diventi loro patrono.
Un auspicio, espresso anche nel “Giubileo degli esuli” celebrato a Barbana nell’anniversario della morte il 25 aprile dell’anno giubilare della Misericordia 2016, e che i frati di quel Santuario si augurano possa trovar realizzazione in occasione del 90° anniversario, nel 2019.

Ultimo aggiornamento ( domenica 05 agosto 2018 )
 

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