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70 ANNI DI ESILIO

EDITORIALE DEL SINDACO TITO LUCILIO SIDARI

Alle ore 24:00 del 15 settembre 1947 entra in vigore il trattato di pace firmato dall’Italia il 10 febbraio 1947 e le nostre Terre passano dalla sovranità italiana alla sovranità straniera. Disperazione per gli esuli. Fatto storico per pochi storici. Nulla per tutti gli altri.
Siamo già partiti tutti, da Pola, tranne pochi, perché da molti mesi notizie ambigue hanno diffuso il terrore che la frontiera sarebbe stata chiusa subito dopo la firma del trattato; non si sapeva che uno dei vincitori avrebbe impiegato mesi per ratificare il trattato e quindi consentirne l’applicazione. Ogni famiglia aveva già preso strazianti decisioni. Il governo militare alleato presidiava la città e basta. Il governo italiano aveva preso atto dell’entità dell’esodo soltanto ai primi di gennaio ed aveva cominciato a predisporre i viaggi delle prime navi, come ricorda dettagliatamente Aldo Cherini. Invece Erodoto ci racconta che, 2493 anni prima, gli abitanti di Focea, “intolleranti della schiavitù”, caricarono sulle navi da cinquanta remi i figli e le mogli e gli oggetti sacri in una sola notte e l’indomani “i Persiani si presero Focea vuota dei suoi abitanti”.

Anteo Lenzoni, magistrato, e Lino Vivoda e Sergio Zuccoli e tanti altri ed io abbiamo raccontato ai posteri il nostro strazio nel vedere la città sparire fra le brume della lontananza, mentre per l’ultima volta la salutavamo da una nave, il Pola, il Grado, il Toscana; non occorre ripeterci qui. Abbiamo rievocato le odissee, gli andirivieni, i drammi dell’inserimento in luoghi semidistrutti dai bombardamenti e poi le offese ricevute per 70 anni, che sono molto lunghi, troppo lunghi. Anche stamattina, di nuovo, dopo 70 anni, un computer statale non ha saputo riconoscermi.

Ancora oggi ci viene chiesto perché siamo partiti in massa e se non avremmo invece potuto difenderci nelle nostre città e nelle nostre campagne (“ questa domanda … è come un colpo di sferza sanguinante”, scriveva Padre Rocchi tanti anni fa).
Ed ancora ci viene chiesto perché ci consideriamo esuli.
Io non voglio commentare; leggete invece gli accorati ricordi di quei giorni, sacri per noi, scritti qui dal generale Silvio Mazzaroli; e continuiamo a guardare avanti, sempre, amando l’Italia.
Tito Sidari

(Arena di Pola settembre 2017)

Ultimo aggiornamento ( mercoledý 04 ottobre 2017 )
 

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