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ABBIAMO INTERRATO UN SEME NELLA TERRA ROSSA SALUTO DI COMMIATO DEL SINDACO TULLIO CANEVARI


Quattro anni fa, con un “cursus honorum” inusualmente rapido, mi sono ritrovato ad essere il vostro sindaco.
C’era stata qualche avvisaglia premonitrice, ma nulla che potesse farmi pensare di essere proiettato così rapidamente ad un incarico di così grande prestigio ma anche di così grande responsabilità.
Di prestigio, poiché è venuto dopo i mandati di personalità che hanno lasciato il segno, come Silvio Mazzaroli, con la sua dirompente energia, e come Argeo Benco, con la sua appassionata cultura. Entrambi mi hanno dato con generosità aiuti, stimoli, suggerimenti.
Ora siamo arrivati alla fine di un lungo cammino, iniziato da Livio Dorigo e Lino Vivoda, che hanno posto per primi quel segno di umana pietà dedicato ai morti di Vergarolla, proseguito da Silvio Mazzaroli, il quale ha voluto il completamento di quel monumento ancora muto, e da me, che caparbiamente e non senza momenti di sconforto ho lottato per la sua realizzazione, con la vicinanza concreta del Console Generale d’Italia Paolo Palminteri, che ci ha sostenuto non solo con la sua autorità ma, quel che più conta, con la sua amicizia, con l’appoggio delle Istituzioni locali, la  Sovrintendente Lorella Limoncin Toth, il Vice Sindaco di Pola Fabrizio Radin, che hanno combattuto contro le pastoie della burocrazia.
L’Arena di Pola è stata, ed è, la nostra bandiera; dietro ogni bandiera c’è un esercito; talvolta in un esercito ci sono dei traditori, che però non riescono a distruggere l’entusiasmo, il valore, le vittorie che anche noi abbiamo conseguito. Nel nostro esercito alcuni,  pochi, non hanno apprezzato quello che è stato fatto in questi quattro anni; hanno criticato, anche con ingiustificata e ingiustificabile asprezza di contenuti e di forma, i modi con cui è stato condotto il nostro piccolo ma glorioso Comune; hanno cercato di distruggere anziché contribuire a costruire; ma molti altri hanno condiviso con noi aspirazioni e progetti, hanno collaborato a realizzare quanto è stato possibile fare, hanno gioito quando hanno visto i risultati ottenuti con  il lavoro di anni e l’ostinazione di sempre.
Ora è il tempo di passare la mano; altri aspirano a dare il loro contributo alla vita della nostra Associazione, hanno dato la loro disponibilità, chiederanno il vostro consenso. Io spero che nelle loro intenzioni non ci sia quella di distruggere ma di continuare, possibilmente migliorando, quello che già è stato fatto; quelli di noi che hanno confermato l’intenzione di continuare a dare il loro tempo, le loro energie, le loro capacità condivideranno la loro esperienza con chi si affiancherà a loro nel non facile, ma esaltante, lavoro che li attende.
Proseguendo nell’azione di chi ha guidato in questi lunghi anni il nostro sodalizio, anche noi abbiamo consolidato rapporti di collaborazione e di amicizia: in anni lontani eravamo in pochi a lottare perché le due anime di Pola, quelle di chi è rimasto soffrendo soprusi e sopportando rinunce materiali e spirituali e quelle di chi se n’è andato, trovando incomprensioni e patimenti materiali e spirituali, potessero incontrarsi e operare insieme, così come oggi avviene, da fratelli nella loro casa comune. In anni lontani nessuno avrebbe pensato che si potesse ottenere da uomini di cultura croati, come chi è a capo del Museo Archeologico e dell’Università, il riconoscimento della innegabile natura latina della civiltà istriana e la profusione del loro impegno intellettuale per la diffusione di questa realtà. Se ciò oggi avviene è merito della loro intelligenza ma anche degli sforzi che noi abbiamo fatto e che continueremo a fare per ottenerlo.
Abbiamo realizzato opere materiali, come è naturale che sia a causa della mia vita professionale, ed anche opere intellettuali, come conseguenza di interessi scientifici e culturali; abbiamo contribuito a ricordare i nostri morti con monumenti visibili e a documentare la nostra storia con pubblicazioni importanti. Anche se molto resta ancora da fare, anche se non sempre la nostra offerta di collaborazione è stata accolta, posso passare il testimone di questa staffetta ideale con la consapevolezza di aver corso la mia frazione con il massimo impegno: ora posso rallentare, incitando gli altri frazionisti come facevo negli anni, lontanissimi, della 4x400 metri, sulla terra rossa delle piste di atletica.
La mia riconoscenza va a tutti quelli che mi hanno aiutato, ai Consiglieri che hanno dato anima, tempo e denaro per la vita del Comune, ai Revisori che hanno fatto sì che i nostri conti fossero sempre a posto, ai Probiviri che… non sono dovuti intervenire, a Graziella, a Lucio, a tutti.
Abbiamo interrato un seme nella terra rossa dell’Istria; da quel seme è cresciuto un albero, con i suoi frutti. Che il nostro sole renderà maturi: Dario, Andrea, Lucia, Giuliano, Santiago, Giulio, Giacomo sono questi frutti che crescono al sole dell’Istria.
Carlo, con i suoi 8 anni, Renzo con i suoi 4 anni rubati a Vergarolla ora possano riposare in pace.
Noi, con i nostri tanti anni, possiamo aspettare in pace di raggiungerli, quando sarà la nostra ora, sotto i pini di Monte Ghiro.
Tullio Canevari

 

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