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EDITORIALE DI MARZO DEL DIRETTORE PAOLO RADIVO
Nemmeno questo è stato il “Giorno del Rimedio”

Le polemiche circa l’assenza delle più alte cariche dello Stato alla cerimonia presso la Foiba di Basovizza e circa l’assenza del presidente Mattarella il 10 febbraio a Montecitorio hanno, se non altro, assicurato una notevole eco mediatica nazionale al Giorno del Ricordo 2017, che rischiava altrimenti di svolgersi in tono minore.

Allo stesso modo, la decisione del presidente della Repubblica di ricevere una delegazione di esuli al Quirinale il 15 febbraio, impegnandosi a farsi carico delle loro problematiche ancora aperte, ha contribuito a veicolare informazione sulle tematiche istriano-fiumano-dalmate.

Analogamente, il putiferio scoppiato intorno alla conferenza stampa di due storici “riduzionisti” svoltasi nella sala stampa della Camera il 9 febbraio su iniziativa di una parlamentare ha richiamato l’attenzione della stampa, inducendola ad affrontare l’argomento, sebbene concentrandosi quasi soltanto sulla vicenda delle foibe, che non riguarda esclusivamente Istria, Fiume e Dalmazia.

In definitiva, pure gli eventi locali inquadrabili nell’ottica del “contro-Ricordo” hanno suscitato l’interesse dei media, provocando una reazione tale da indurre alcune pubbliche amministrazioni a revocare patrocini precedentemente concessi con eccessiva leggerezza. Tanto che lo stesso agguerrito ma scarno fronte “giustificazionista” si è sentito messo all’angolo.

Questo movimentato Giorno del Ricordo ha indubbiamente costretto ad attivarsi parte della classe politica ed ha fatto giungere un qualche messaggio all’orecchio di un’opinione pubblica altrimenti distratta. Alla fine pertanto ciò che appariva come un male si è tramutato almeno parzialmente in un bene, perché ha posto la questione istriano-fiumano-dalmata all’ordine del giorno, benché solo fugacemente.
Già un segnale confortante era stato che la Presidenza del Consiglio avesse disposto per il 10 febbraio l’esposizione a mezz’asta delle bandiere nazionale ed europea sugli edifici pubblici e che la ministra dell’Istruzione, Università e Ricerca avesse sensibilizzato le scuole di ogni ordine e grado.

Le esitazioni organizzative per la cerimonia di Basovizza sono state infine compensate dalla nutrita presenza di esponenti politici nazionali e dalla visita del sottosegretario di Stato Della Vedova alla sede dell’Associazione delle Comunità Istriane. Numerose sono state poi le cerimonie e le iniziative culturali svoltesi a livello territoriale, sia pure a macchia di leopardo e con la defezione di qualche Comune riottoso. Alcuni lodevoli eventi hanno avuto luogo anche in Istria, ma non a Pola, che resta una “piazza” difficile, se non addirittura ostica, come abbiamo più volte sperimentato in questi anni.

La cerimonia di Montecitorio si è rivelata soddisfacente sia per il contenuto dei discorsi pronunciati, sia per la partecipazione quali oratori di ben tre discendenti di esuli: Lucia Bellaspiga, che per la seconda volta ha funto anche da cerimoniera ufficiale, Davide Rossi e Antonio Ballarin. Se tuttavia gli interventi della presidente Boldrini e del ministro Alfano hanno denotato piena comprensione umana per la nostra vicenda e netta condanna verso ogni forma di negazionismo o minimalismo, ha creato sconcerto sentire dalle labbra del nostro ministro degli Esteri e, poco prima a Basovizza, da quelle del sottosegretario Della Vedova che gli esuli appartenevano alla «minoranza italiana in Istria, Fiume e Dalmazia», come se prima del 1945 gli italiani non fossero stati maggioranza in ampie zone dell’Istria, a Fiume e a Zara. Che si sia trattato di lapsus o piuttosto di un accorgimento diplomatico per non urtare le vicine Slovenia e Croazia, certo non ha giovato a far conoscere la realtà storica dei fatti.

Ma a dispiacere maggiormente è che, nella sua pur apprezzabile allocuzione, il ministro Alfano abbia sorvolato su tutte le istanze “sindacali” degli esuli, sulla riconvocazione del tavolo di concertazione e sui contributi statali non corrisposti, limitandosi a dire genericamente che «il Governo intende continuare a sostenere e finanziare le associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati».

Durante un incontro svoltosi la mattina del 10 febbraio a Montecitorio subito prima della cerimonia, la ministra Anna Finocchiaro e il segretario generale della Presidenza del Consiglio Paolo Aquilanti hanno promesso ai rappresentanti degli esuli che il tavolo sarebbe stato riconvocato a breve. Ma ciò non è ancora avvenuto, dopo oltre due anni.

E ad oggi lo Stato non ha ancora versato alle associazioni beneficiarie della legge 72/2001 i saldi dei contributi 2012 (in alcuni casi nemmeno di quelli 2009, 2010 e 2011).

L’irragionevole protrarsi di questo folle ritardo sta letteralmente soffocando le associazioni della diaspora, che non possono rientrare dalle spese sostenute attingendo a risorse interne per vecchi progetti finora coperti dallo Stato solo al 50%. A saldo dei progetti 2012, il Libero Comune di Pola in Esilio attende € 44.500. Il Governo non può certo declinare le proprie responsabilità scaricandole sui soli funzionari delegati finora susseguitisi! Le cause di questo inghippo sono anche politiche, oltre che amministrative. Sarebbe ingiusto negarlo.

Il 23 marzo dovrebbe finalmente riunirsi la commissione tecnico-scientifica incaricata di vagliare e – sperabilmente – approvare i progetti 2013, presentati dalle associazioni beneficiarie entro lo scorso agosto, dando così il via libera ai mandati di pagamento degli anticipi. Vedremo. Nulla si sa invece circa i bandi per i progetti 2014, 2015, 2016 e 2017.

Insomma: una situazione letteralmente tragicomica.

Viste le promesse non mantenute, neppure questo Giorno del Ricordo è stato il “Giorno del Rimedio”. Infatti nemmeno il 10 febbraio 2017 l’amministrazione statale ha pagato i propri debiti finanziari e politici sia con gli esuli sia con le loro associazioni. Gli 11 punti avanzati il 12 febbraio 2015 rimangono disattesi. Odiosa è in particolare la risolvibilissima questione dei codici fiscali, che tanti guai crea a troppi esuli. Si è sprecata dunque un’ennesima occasione propizia per rimediare.

Un’altra brutta notizia è che l’LCPE non ha ancora potuto incassare il lascito pro Arena della compianta socia Piera Fassio, ridotto dall’esecutore testamentario a € 12.097.

L’unica notizia positiva in questo quadro desolante è che a metà febbraio la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia ha pagato alle associazioni degli esuli con sede nel territorio regionale il saldo dell’incentivo 2016. Ma per l’LCPE si tratta di soli € 1.500, che non migliorano sensibilmente la sua drammatica situazione contabile. Il 18 febbraio l’LCPE ha presentato via pec la domanda di incentivo 2017. Intorno al 1° giugno 2017 la Regione dovrebbe indicare l’importo assegnato a ciascun beneficiario. L’accredito del 70% è previsto entro l’11 agosto, il saldo del restante 30% entro il 31 dicembre.

Ancora una volta, solo grazie all’arrivo di iscrizioni ed elargizioni, l’LCPE ha potuto coprire le spese redazionali di febbraio e garantire l’uscita di questo pdf, che non verrà stampato e spedito, così come quelli da ottobre 2016 in poi.

Pur in tale angosciosa situazione, abbiamo pensato di fare un regalo ai nostri affezionati lettori offrendo un giornale di 24 pagine: praticamente un numero doppio, perlopiù dedicato al Giorno del Ricordo, sebbene non ci sia stato possibile dar conto di tutti gli innumerevoli eventi locali. Nelle prime due pagine troverete notizie sul prossimo Raduno, il Regolamento elettorale, l’iscrizione e la scelta del 5 per mille.

L’LCPE intende far stampare prossimamente un numero speciale di poche pagine per informare anche gli iscritti privi di internet. Tuttavia, se la stampa e spedizione de L’Arena di Pola non dovesse riprendere regolarmente entro breve, i danni per la vita associativa si aggraverebbero.

Conseguentemente, non possiamo che rivolgerci ancora una volta al buon cuore dei nostri generosi lettori, ricordando loro gli estremi per iscrizioni ed elargizioni all’LCPE dall’Italia:

Conto corrente postale: 38 40 77 22
intestato a “L’Arena di Pola”

Conto corrente bancario: codice IBAN
IT 10 I 02008 12105 0000 10056 393
presso UniCredit - Agenzia Padova Moro
intestato al “Libero Comune di Pola in Esilio”

Il caldo auspicio è di rileggerci presto anche su carta.
Paolo Radivo
 

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