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SOSTITUIRE LA VERITA' ALLE NEFANDEZZE

 di Tullio Canevari


Roma, Senato della Repubblica, 10 febbraio 2016, Giorno del Ricordo.
Nell’aula, sugli scranni abitualmente occupati dai senatori, la delegazione del Libero Comune di Pola in Esilio: il Sindaco, il Consigliere anziano Lino Vivoda, il Consigliere Furio Dorini, il giovane associato Giulio Vettore.
L’atmosfera è solenne, pur in assenza del Presidente Mattarella, in missione all’estero; la cerimonia, guidata con la riconosciuta capacità da Lucia Bellaspiga, è iniziata con il canto del Va’ pensiero, eseguito con intensa partecipazione da un coro di liceali.


Sono seguiti gli interventi di Antonio Ballarin, presidente della Federazione delle Associazioni giuliano-dalmate, le cui parole, dopo aver rievocato il passato, con i momenti e i motivi del nostro esodo, hanno rimarcato con forza che ci attende un futuro, carico di aspettative, che noi esuli dobbiamo reclamare perché ci sono dovute e che le istituzioni non devono disattendere perché hanno l’obbligo, non solo morale, di soddisfarle; di Toni Capuozzo, del Presidente del Senato Pietro Grasso, del Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini. Discorsi che abbiamo seguito con attenzione, se pur non con piena soddisfazione, poiché troppo palpabile era la sensazione che non fossero chiarite le cause della tragedia che ci ha colpito, facendole risalire quasi esclusivamente agli errori del fascismo, mettendo in evidenza colpe di cui noi non siamo assolutamente responsabili, prospettando la necessità di un reciproco perdono che per molti noi, che soffrono nel ricordo della strage di Vergarolla, è difficilmente proponibile. Lo sarà, è auspicabile, per le generazioni future, favorite dall’affievolirsi inevitabile del ricordo, lo è per il coro dei piccoli siciliani, che hanno cantato una struggente ninnananna per un bambino croato. E’ giusto così, anche se doloroso per noi.
Al Ministero dell’Istruzione, subito dopo, sono stati premiati i vincitori del concorso indetto dal Ministero sui temi riguardanti l’identità culturale dell’Adriatico orientale. Il Sindaco di LCPE, che ha partecipato alla consegna dei premi, si è complimentato con i vincitori, alcuni provenienti dalla lontana Sicilia, vicina però idealmente alle nostre terre, ed ha auspicato una maggiore partecipazione, indicando ai responsabili del Ministero la necessità di realizzare una rete di informazione e di sollecitazione, che arrivi non solo ai dirigenti scolastici regionali e provinciali ma che riesca a toccare, non solo in forma freddamente burocratica, insegnanti e scolaresche. Hanno chiesto la nostra collaborazione ed è quanto ci siamo impegnati a fare.
La giornata non era ancora finita, poiché si è conclusa con una cerimonia nella sala della Protomoteca in Campidoglio. La rievocazione del giornalista Roberto Olla, affiancato dalla dottoressa Schürzel, dal dott. Marino Micich, dal professor Stelli, e dall’esule Smareglia, nipote del maestro Antonio Smareglia, ha messo in evidenza i motivi primi del colpevole silenzio che ha sepolto per decenni il nostro dramma: l’insipienza e la fellonia dei Governi italiani, incapaci di qualsiasi intervento, neppure conoscitivo, nelle nostre terre, e soprattutto l’azione malvagia del Partito Comunista Italiano, che ha condizionato con il suo peso politico, con l’azione del suo capo, Palmiro Togliatti, con la voce de “L’Unità” i sentimenti e i comportamenti degli italiani nei confronti dei giuliano-dalmati. Il 30 novembre 1946 “L’Unità” scriveva: «Non riusciremo mai a considerare aventi diritto all’asilo coloro che si sono riversati nelle nostre città. Non sotto la spinta del nemico incalzante, ma impauriti dall’alito di libertà che precedeva o coincideva con l’avanzata degli eserciti liberatori. I gerarchi, i briganti neri, i profittatori che hanno trovato rifugio nelle città e vi sperperano le ricchezze rapinate e forniscono reclute alla delinquenza comune non meritano davvero la nostra solidarietà né hanno diritto a rubarci pane e spazio che sono già così scarsi. Nel novero di questi indesiderabili, debbono essere collocati coloro che sfuggono al giusto castigo della giustizia popolare jugoslava e che si presentano qui da noi, in veste di vittime».
Sono passati settanta anni, il PCI è sparito, l’ANPI di Trento è rimasta indietro di settanta anni.
Facciamo in modo, cogliendo tutte le occasioni che ci vengono offerte, che queste nefandezze vengano dimenticate, sostituite dalla verità, di cui noi siamo testimoni.
Tullio Canevari
Sindaco del Libero Comune di Pola in Esilio
 

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