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Ricordare, ma anche recepire le istanze degli esuli

Il 10 febbraio 2016 la Repubblica Italiana celebra per la dodicesima volta in forma ufficiale il Giorno del Ricordo, istituito dalla legge n° 92 del 30 marzo 2004 «al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale». La normativa prevede che, in occasione di tale solennità civile, si tengano «iniziative per diffondere la conoscenza dei tragici eventi presso i giovani delle scuole di ogni ordine e grado», nonché, con il sostegno di istituzioni ed enti, «studi, convegni, incontri e dibattiti in modo da conservare la memoria di quelle vicende».


Considerando queste premesse, il Giorno del Ricordo parrebbe tutto rivolto al passato, ovvero a restituire al popolo italiano la cognizione di una parte della sua storia recente troppo a lungo rimossa poiché imbarazzante per molti. Ma la legge chiarisce subito dopo che le iniziative «sono, inoltre, volte a valorizzare il patrimonio culturale, storico, letterario e artistico degli italiani dell’Istria, di Fiume e delle coste dalmate, in particolare ponendo in rilievo il contributo degli stessi, negli anni trascorsi e negli anni presenti, allo sviluppo sociale e culturale del territorio della costa nord-orientale adriatica ed altresì a preservare le tradizioni delle comunità istriano-dalmate residenti nel territorio nazionale e all’estero».

Il vero scopo del 10 Febbraio è dunque sì di rievocare il passato (non solo quello tragico) degli italiani dell’Adriatico orientale, ma allo scopo di ricollegarsi al presente in una prospettiva futura: la sopravvivenza di una cultura autoctona millenaria minacciata di estinzione sia nei luoghi dell’esilio sia in quelli d’origine. Ed è proprio questa la grande sfida da vincere. A tal fine non basta applicare la legge 72/2001 erogando finalmente i saldi dei progetti 2012 (per alcune associazioni anche quelli di anni precedenti) e nemmeno attivare le procedure per i progetti 2013, 2014 e 2015. Il Governo italiano continua infatti ad avere un debito verso tutti gli esuli.

Un anno fa, il 12 febbraio 2015, si era riunito per la prima volta dopo anni, presso il Segretariato Generale della Presidenza del Consiglio, il Tavolo di concertazione tra Governo e associazioni degli esuli. Queste avevano esposto 11 punti da loro ritenuti prioritari: 1) equa soluzione circa l’Accordo di Roma del 1983 sui beni espropriati dalla Jugoslavia nella ex Zona B del TLT; 2) rivalutazione dei coefficienti di indennizzo per tutti i beni sottratti dalla Jugoslavia ai cittadini italiani; 3) applicazione della legge 72/2001; 4) divulgazione delle tematiche inerenti l’Adriatico orientale in ambito scolastico; 5) soluzione dei persistenti problemi anagrafico-burocratici degli esuli; 6) estensione della cittadinanza italiana ai discendenti dei cittadini italiani residenti in Dalmazia; 7) consegna della Medaglia d’oro al valor militare all’ultimo gonfalone di Zara italiana; 8) onorevole sepoltura dei resti dei cittadini italiani uccisi dai titoisti o dai bombardamenti anglo-americani e tutela delle tombe italiane nell’Adriatico orientale; 9) riconoscimento della qualifica di perseguitato politico e concessione dei conseguenti diritti previdenziali INPS agli esuli un tempo forzatamente trattenuti in Jugoslavia; 10) potenziamento del Consolato Generale d’Italia a Fiume; 11) proroga dei termini delle domande per l’assegnazione delle onorificenze in memoria degli infoibati ed ampliamento ad altri soggetti della facoltà di presentarle.

Il 4 marzo 2015 FederEsuli e Unione degli Istriani trasmisero, come richiesto, alla Presidenza del Consiglio un dettagliato documento unitario ad illustrazione degli 11 punti. Il Governo si impegnò ad approfondire i singoli temi e a convocare ogni 15 giorni dei sotto-tavoli specifici per confrontarsi nel merito e trovare soluzioni condivise. Finora ciò non è avvenuto, ma le istanze degli esuli restano sempre valide. L’auspicio è che ora sia arrivato il momento per recepirle.

Paolo Radivo

 

Ultimo aggiornamento ( luned́ 01 febbraio 2016 )
 

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