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Atti, memorie e documenti


DIALOGHI TRA ESULI E RIMASTI dibattito pubblico a Trieste

A Trieste dialoghi un po’ difficoltosi tra esuli e rimasti

(Arena di Pola gennaio 2016)

Si è svolto nel pomeriggio di martedì 1° dicembre 2015 nella Sala Tergeste del Savoia Excelsior Palace a Trieste un lungo dibattito pubblico dal titolo Dialoghi tra esuli e rimasti. L’intento dell’organizzatore, l’Università Popolare di Trieste, era quello di riflettere sul valore delle relazioni tra gli esuli istriano-fiumano-dalmati e gli italiani residenti in Slovenia, Croazia e negli altri Paesi dell’ex Jugoslavia, nonché sull’importanza della condivisione degli obiettivi per mantenere viva l’identità, la lingua e la cultura italiana in quei territori.

Ultimo aggiornamento ( lunedý 04 gennaio 2016 )
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NESAZIO: UNA LUNGA STORIA DAGLI ISTRI AI ROMANI

 (Arena di Pola settembre 2015)

Nesazio: una lunga storia dagli Istri ai Romani

Pubblichiamo di seguito la relazione su Nesazio letta dalla dott.ssa Kristina Mihovili─ç (Museo Archeologico dell’Istria) domenica 14 giugno 2015 all’Hotel Brioni durante il 59° Raduno degli Esuli da Pola.

Nesazio: storia e scavi
Il sito più importante e significativo per la storia dell’Istria è sicuramente l’antica Nesactium. Nella storia di Roma di Tito Livio, Ab Urbe condita, si trova la descrizione degli scontri e delle guerre tra Romani e Istri, come anche l’assedio del 178-177 a.C., con la caduta di Nesazio e il suicidio di Epulo, l’ultimo re degli Istri.
Da varie fonti scritte si sapeva che Nesazio era il centro protostorico del territorio Istrico, centro spirituale, di culto e amministrativo/politico, sede del re o regulus ereditario, che univa le varie stirpi Istriche o populi, guidati da principes. Dopo la caduta e l’occupazione romana, Nesazio, anche se politicamente distrutta, esisteva nella sfera spirituale-religiosa e gradualmente con le influenze romane è stata adeguata nelle costruzioni, nell’arte, nella cultura e nell’economia. Oltre che da Tito Livio, nei testi antichi Nesazio viene nominata anche da altri, come per esempio Plinio il Vecchio, poi da Tolomeo, e per ultimo dall’Anonimo Ravennate nel VI secolo.
Con il passare del tempo si perse memoria dell’esistenza o dell’ubicazione di Nesazio, però nella seconda metà dell’Ottocento diversi storici e altri studiosi Istriani si occuparono della questione (Luciani, Scampicchio, De Franceschi, Burton). Furono fatte ricerche sul territorio e poi ricerche nei documenti scritti, nei quali Pietro Kandler notò la somiglianza fra i toponimi Nesactium e Viza─Źe, alla quale giunse attraverso le varianti trovate nei testi medievali, come Isacium, Isaccio, Campi Isacii, Isazii, relativi alla località vicina al villaggio di Altura, dove si scorgevano importanti resti architettonici e altre rovine.

Ultimo aggiornamento ( sabato 05 settembre 2015 )
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VERGAROLLA: UNA STRAGE SU CUI VA FATTA PIENA LUCE DI PAOLO RADIVO
Paolo Radivo
Vergarolla: una strage su cui va fatta piena luce,
da “Fiume. Rivista di studi adriatici”, anno XXXV (nuova serie), n° 31, gennaio-giugno 2015, Roma 2015.

Cosa sappiamo oggi di certo sull’esplosione di Vergarolla?
Il 18 agosto 1946 a Pola, enclave di Zona A della Venezia Giulia sotto occupazione militare angloamericana, era una calda domenica di sole. L’Arena di Pola, ovvero il quotidiano edito dal Cln cittadino, aveva invitato la cittadinanza a partecipare a quella che avrebbe dovuto essere tanto una grande festa sportiva quanto una implicita manifestazione di italianità.
Il luogo prescelto era l’insenatura di Vergarolla, a sud-ovest della città, delimitata su un lato da un molo di pietra, da un pontile di legno e da baracche militari abbandonate. Al centro si trovava la sede della Società nautica «Pietas Julia» per le attività balneari e veliche, con alcuni capannoni e una tettoia. Sull’altro lato c’era invece una spiaggia e, pochi metri più all’interno, una pineta erbosa.

Sulla spiaggia, a poca distanza dal mare, giacevano abbandonati e incustoditi dal maggio 1945 una trentina di ordigni reclamati dalla Jugoslavia come preda bellica, ma sotto la responsabilità del Governo militare alleato (Gma) in attesa che la Commissione sui bottini di guerra ne decidesse la destinazione finale. Nessuna recinzione o custodia ne impediva l’accesso, e non vi era nemmeno un cartello che ne segnalasse la pericolosità. Così molti ci passavano tranquillamente vicino e i bambini erano soliti giocarci sopra.
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LE STORIE ED IL DOLORE. IL DOLORE DELLA STORIA
LE STORIE ED IL DOLORE. IL DOLORE DELLA STORIA.
di Anna Maria Crasti
Esistono tante storie; ognuno ha la propria, personale. Poi, c'è la storia familiare ed, ancora, ogni famiglia ne può
avere tante.
C'è la storia di una comunità, piccola o grande, sia: paesana, cittadina, nazionale. Soprattutto la storia di una
Nazione diventa la Grande Storia.
Purtroppo, molte storie o Storie sono piene di dolore.
Ed eccone una personale, la mia, e quella familiare, della mia famiglia.
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LO STRAPPO STALIN-TITO

(Arena di Pola del 20/11/2014)

Lo strappo Stalin-Tito indebolì l’Italia verso la Jugoslavia

A metà pomeriggio di venerdì 17 ottobre 2014 lo storico Gaetano Quagliariello, impossibilitato a presenziare all’ottava edizione della Bancarella – Salone del libro dell’Adriatico orientale in corso a Trieste, ha letto in videoconferenza una relazione sul rapporto tra la “questione di Trieste”, il contesto internazionale e la situazione dell’Italia fra il 1945 e il 1954.
La riportiamo quasi integralmente.
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OSIMO NUOVE RIVELAZIONI

(L'Arena di Pola 22/09/2014)

Osimo: nuove rivelazioni
Paolo Radivo

Nel convegno sul Trattato di Osimo svoltosi in due sessioni il 21 e il 28 febbraio 2014 alla Biblioteca Statale di Trieste, l’Istituto Regionale per la Storia del Movimento di Liberazione nel Friuli Venezia Giulia ha presentato il densissimo numero 2/2013 della propria rivista semestrale “Qualestoria”, incentrato sul tema: Osimo il punto sugli studi. Il volume (144 pagine) comprende un’introduzione del curatore Raoul Pupo e cinque brevi saggi che affrontano il tema sotto varie angolazioni: Una storia sbagliata? Uno sguardo al breve secolo dei rapporti italo-jugoslavi, dove lo stesso Pupo delinea le relazioni bilaterali dal 1918 al 1991; La politica estera italiana e la soluzione della questione di Trieste: gli accordi di Osimo del 1975, dove Massimo Bucarelli, basandosi su documenti segreti o riservati specie di parte italiana, spiega nel dettaglio la vicenda diplomatica; La Jugoslavia e il Trattato di Osimo, dove lo studioso serbo Saša Mišić fa altrettanto servendosi soprattutto di fonti jugoslave; Il dibattito pubblico sul Trattato di Osimo fra ragion di Stato e protesta locale, dove Diego D’Amelio illustra l’atteggiamento delle forze politiche nazionali e triestine e della stampa, nonché il terremoto politico suscitato a Trieste; L’Associazionismo adriatico: una risposta ad Osimo, dove Fabio Capano presenta in modo assai critico la linea seguita da Lega Nazionale, Unione degli Istriani, Associazione Nazionale Italia Irredenta e ANVGD. Infine Roberto Spazzali inquadra e trascrive una lettera indirizzata il 15 febbraio 1954 da Lino Sartori, direttore delle Finanze e dell’Economia della Zona A del Territorio Libero di Trieste, al presidente della Repubblica Italiana Luigi Einaudi sull’ipotesi d’istituzione di una Zona franca per la città di Trieste.
I testi più innovativi sono quelli di Bucarelli e Mišić, che, svelando numerosi retroscena grazie a documenti inediti, danno risposta a tanti interrogativi finora insoluti. D’Amelio e Capano espongono invece dati in massima parte già noti.

Ultimo aggiornamento ( sabato 25 ottobre 2014 )
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E LA SPIAGGIA SI TRASFORMO' IN UN CARNAIO - VERGAROLLA di Nelida Milani


18 agosto 1946. Una ricorrenza che incrocia passato e presente, una data che fa tornare tutto, come un film a ritroso che non abbiamo mai voluto guardar bene giocando a nascondino con la rimozione.

«Muoviti, Gina! Per causa tua faremo tardi!».

La sollecitava zio Riccardo, sì, bisognava affrettarsi, avremmo fatto tardi, avremmo mancato l’inizio della gara, uno spettacolo grandioso, visto dalla riva e dall’alto, tutto un fervore e un brulicare di gente ad incitare i campioni. Un’incredibile festa di nuoto, una competizione aperta a tutti, ai giovani e ai meno giovani, ai nuotatori di lungo corso e ai neofiti. E poi, dall’eliminatoria locale si sarebbe passati a quella provinciale, dalla provinciale all’interregionale e, quindi, alla nazionale, ospitata di anno in anno in una città diversa. Così raccontava zio Riccardo, entusiasta della kermesse ideata da Franco Scarioni, giornalista de “La Gazzetta dello Sport” che aveva lanciato le mitiche Popolari di Nuoto nel lontano 1913.

Ultimo aggiornamento ( martedý 02 settembre 2014 )
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NORMA COSSETTO
  NORMA

Norma

sguardo  
che illumina l’azzurro del cielo
mente
aperta verso il mondo
cuore
pronto  a vivere e donare

Norma

fiore
sradicato dalla terra rossa d’Istria
sorriso
sprofondato nella nera voragine d’odio
strazio indicibile
innocenza violata
vita spezzata


Norma

Giovane maestra di vita
testimonianza di coerenza
coraggio per chi resta
memoria perenne
dolore che non si può rimarginare


Ti  sentiremo nel profumo del tuo mare
Ti  sentiremo tra le pietre riarse della tua Istria
Ti  rivedremo, esuli in Cielo,
tra le braccia amorose del Padre

Maria Grazia Ziberna


 
Norma Cossetto, nata nel 1920 a Santa Domenica di Visinada, un piccolo borgo agricolo istriano, da una famiglia non facoltosa ma benestante, era una studentessa universitaria quando a soli 23 anni venne seviziata e gettata in una foiba.

Durante gli anni del Ginnasio e del Liceo la famiglia la trasferì a Gorizia, nel collegio delle suore di Notre Dame, perché potesse  frequentare il Liceo Classico. Nel 1939, dopo aver conseguito la maturità con ottimi voti,  si iscrisse alla facoltà di Lettere di Padova. Mentre ancora frequentava l’università venne chiamata per delle supplenze al liceo di Pisino e alle Magistrali di Parenzo.  

I suoi coetanei la ricordano come una ragazza dedita allo sport, molto portata per gli studi e le lingua straniere, che amava la musica, studiava il pianoforte, ed era attratta anche da pittura e canto.

Norma era una ragazza ben inserita nel contesto sociale in cui viveva. Suo padre era un proprietario terriero molto stimato a Santa Domenica di Visinada avendo contribuito allo sviluppo della vita agricola e sociale del paese quale Commissario Governativo delle Casse Rurali per l’Istria, una carica questa che gli aveva permesso di aiutare gli indigenti del luogo.
In seguito divenne Podestà di Visinada  e segretario del Fascio locale prima della guerra.
All’arrivo dei partigiani di Tito, Norma fu convocata a Visignano presso il comando partigiano — composto da combattenti sia italiani che jugoslavi- dove fu invitata a entrare nel movimento partigiano, ma  oppose un netto rifiuto.
Il giorno successivo, il 26 settembre 1943, mentre girava in bicicletta per le strade del suo paesino, venne catturata dai partigiani di Tito e  portata nella scuola di Antignana trasformata in caserma. La situazione repentinamente precipitò perché i componenti del presidio partigiano iniziarono a torturare e malmenare tutti i detenuti. Tutte le donne vennero violentate e seviziate : Norma  venne ripetutamente stuprata e  subì crudeli sevizie da parte dei suoi  17 carcerieri.
La notte del 4 ottobre insieme ad altri prigionieri venne gettata, ancora viva, nella foiba di Villa Surani,  dove dopo 2 mesi venne ritrovata, con le braccia legate con filo di ferro, trafitta da pugnalate.
La sua storia è emblematica dei drammi e delle sofferenze delle donne dell'Istria e della Venezia Giulia negli anni dal 1943 al 1945. Colpevoli spesso di essere mogli, madri, sorelle o figlie di persone ritenute condannabili dal regime, molte donne in quegli anni vennero catturate al posto dei loro congiunti, usate come ostaggi o per scontare vendette personali.
Nel dopoguerra l’Università di Padova le  concesse  la laurea honoris causa.

 Nel 2005 il Capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi le conferì la Medaglia d’oro al merito civile, con la seguente motivazione:    
«Giovane studentessa istriana, catturata e imprigionata dai partigiani slavi, veniva lungamente seviziata e violentata dai suoi carcerieri e poi barbaramente gettata in una foiba. Luminosa testimonianza di coraggio e di amor patrio.”

La vita e soprattutto la morte di Norma – o meglio le ragioni delle violenze subite e della sua uccisione – continuano tuttavia a essere oggetto di interpretazione politica, in particolare il suo presunto legame diretto con il fascismo.
Ricerche d’archivio avvalorano invece la tesi che Norma ha sempre dimostrato un totale disinteresse per la politica. Norma, come molte altre centinaia di donne e uomini infoibati, è stata uccisa perché colpevole di abitare un’area geografica oggi divisa tra Italia, Slovenia e Croazia.

Nel febbraio 2009 le è stata intitolata una via a Gorizia, nel quartiere dell’esule, la Campagnuzza.

 Per quell’occasione Maria Grazia Ziberna ha composto questo testo, letto durante la cerimonia,  in presenza della sorella di Norma, Licia Cossetto, e delle Autorità cittadine.  
 
LEGGE 54 DEL 15 FEBBRAIO 1989
LEGGE 54 del 15 febbraio 1989
 
"Norme sulla compilazione di documenti rilasciati a cittadini italiani
nati in Comuni ceduti dall'Italia ad altri Stati in base
al trattato di pace"
 
La Camera dei Deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato:
 
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA PROMULGA
 
la seguente legge:
 
Articolo 1
1. Tutte le amministrazioni dello Stato, del parastato, degli enti locali e
qualsiasi altro ufficio o ente, nel rilasciare attestazioni, dichiarazioni,
documenti in genere, a cittadini italiani nati in comuni già sotto la
sovranità italiana ed oggi compresi nei territori ceduti ad altri Stati, ai
sensi del trattato di pace con le potenze alleate ed associate, quando
deve essere indicato il luogo di nascita dell'interessato, hanno l'obbligo di
riportare unicamente il nome italiano del comune, senza alcun
riferimento allo Stato cui attualmente appartiene.
 
Articolo 2
1. Le amministrazioni, gli enti, gli uffici di cui all'articolo 1, sono obbligati,
su richiesta anche orale del cittadino stesso, ad adeguare il documento
alle norme della presente legge.
La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella
Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica Italiana. E' fatto
obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge
dello Stato.
 
Data a Roma, addì 15 febbraio 1989
 
COSSIGA
 
De Mita, Presidente del Consiglio dei Ministri
 
Visto, il Guardasigilli: Vassalli
 
Pubblicata nella GAZZETTA UFFICIALE del 22 f
 
COSI' L'8 SETTEMBRE 1943 CAMBIO' LA VENEZIA GIULIA

CONVEGNO

A Isola d’Istria (Slovenia) il 28 e 29 novembre una ventina di studiosi provenienti da Italia, Slovenia e Croazia hanno messo a confronto le risultanze dei loro studi in un densissimo convegno scientifico internazionale dal titolo 8 settembre 1943: i giorni che cambiarono la Venezia Giulia. Lo hanno promosso la Società di Studi Storici e Geografici di Pirano, la locale Comunità degli Italiani “Giuseppe Tartini”, il Centro italiano di promozione, cultura, formazione e sviluppo “Carlo Combi” di Capodistria, l’Istituto Regionale per la Cultura Istriano-fiumano-dalmata (IRCI) di Trieste e la Comunità Autogestita della Nazionalità Italiana (CAN) di Isola, con il patrocinio scientifico del Centro di Ricerche Storiche di Rovigno, dell’IRCI e dell’Istituto Regionale per la Storia del Movimento di Liberazione nel Friuli Venezia Giulia (IRSML-FVG).


I lavori si sono articolati in sessioni tematiche, al termine di ognuna delle quali ha avuto luogo un pacato e proficuo dibattito storiografico secondo lo spirito europeo. Tutti i relatori hanno concordato sul fatto che l’8 settembre fu una data di cesura della storia giuliana, che da allora prese tutt’altra piega.

Ultimo aggiornamento ( martedý 25 febbraio 2014 )
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