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Atti, memorie e documenti


ORAZIONE PUBBLICA DI LUCIA BELLASPIGA 25 aprile 2016

 

PRIMO GIUBILEO DEGLI ESULI AL SANTUARIO DI BARBANA (GRADO-GORIZIA)
25 APRILE 2016

L'ORAZIONE PUBBLICA DI LUCIA BELLASPIGA
«Abbiamo perdonato, ma vogliamo ricordare»

Il grande esodo dei giuliano dalmati dalle loro terre di Istria, Fiume e Dalmazia è stato il primo racconto epico della mia vita. I miei Ulisse e i miei Enea, lontani da casa e con lo struggimento sempre nel cuore, io li avevo in famiglia, non occorreva cercarli nei libri. Erano genitori e nonni, amici e parenti, e parlavano di mondi lontani eppure tanto vicini, di tesori perduti che non erano forzieri carichi di ricchezze, ma valevano molto di più, perché erano il colore del Quarnaro, il profumo della bora, il candore dell’Arena, il sapore degli asparagi selvatici, le merende in Bosco Siana, le parole del dialetto… le cose semplici, e insostituibili, che costituiscono la vita di un uomo. Quell’insieme di emozioni ed esperienze i cui racconti immancabilmente iniziavano con un “e ti te ricordi?”.

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MONSIGNOR MARCELLO LABOR VENERABILE
VENERABILE MONSIGNOR MARCELLO LABOR
per vent’anni medico dei poveri a Pola
sacerdote santo a Trieste e Capodistria
1890 – 1954

Nacque l’8 luglio 1890 a Trieste da famiglia israelita originaria dell’Ungheria. All’età di sette anni perdette la madre, morta di parto, e rimase orfano con il fratello Ferruccio. Il padre, Carlo Loewy, supplì alla mancanza della madre con un’educazione attenta e affettuosa, ed essendo estimatore del carattere della gente triestina ne assimilò lo spirito, scelse la cultura italiana come la propria cultura e in essa educò i figli.  Marcello frequentò le superiori a Trieste dove incontrò compagni e amici molto cari, come Scipio Slataper e Giani Stuparich.
Fin da giovanissimo fu votato alla scrittura, come si può evincere dai Diari (cinque quaderni iniziati nel 1907), dalla corrispondenza con Scipio Slataper, dalla traduzione di Judith di Friedrich Hebbel per i Quaderni de «La Voce» (1910). Frequentò l’Università di Vienna e Graz, dove si laureò in medicina nel 1914. Nel 1912 cambiò il nome in Labor e sposò Elsa Reiss con rito ebraico, ma dopo due anni la coppia si convertì al cattolicesimo. Dall'unione nacquero Maria (morta prematuramente), Giuliana e Livio.  
Ultimo aggiornamento ( mercoledý 22 maggio 2019 )
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VENERABILE SUOR TARSILLA OSTI ANIMA EUCARISTICA

 

VENERABILE SUOR TARSILLA OSTI
anima eucaristica

1895 – 1958

 

La Venerabile suor Tarsilla Osti è ammirevole per il suo amore a Gesù Crocifisso e all’Eucaristia, manifestato nella concretezza della vita quotidiana, specialmente nella sua dedizione ai malati. Non ha realizzato opere grandiose, ma ha fatto diventare grandi le piccole azioni di ogni giorno, per l’amore con cui le realizzava e per la fortezza interiore che le faceva sopportare con gioia ogni sorta di sacrificio e difficoltà. Una suora semplice, totalmente aperta all’azione della grazia di Dio, che la portava ad una crescita spirituale sempre più profonda, ad una ricerca costante nel compiere la volontà divina e ad una fiducia sconfinata nella preghiera.

suor Maria Lidia Rosmarino

superiora generale delle Suore Missionarie dei Sacri Cuori di Gesù e Maria
Ultimo aggiornamento ( mercoledý 22 maggio 2019 )
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EGIDIO BULLESI VENERABILE L'APOSTOLO DEI GIOVANI

 
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VENERABILE EGIDIO BULLESI, l’apostolo dei giovani
Pola 1905 – 1929 Pola

Il giovane Egidio Bullesi (Bullessich), morto in santità a Pola nel 1929 a soli 23 anni, appassionata guida spirituale di adolescenti, non ha ancora smesso di attrarre a sé, anche i ragazzi come lui, e muovere verso cammini di santità. […]

Predestinato a bruciare le tappe 
  
Chi è, allora, Egidio Bullesi?
Ultimo aggiornamento ( mercoledý 22 maggio 2019 )
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1921, IL FUOCO SOTTO LE ELEZIONI - GLI INCIDENTI DI SPALATO - TRIESTE- MARESEGO
1921, IL FUOCO SOTTO LE ELEZIONI.
GLI INCIDENTI DI SPALATO - TRIESTE - MARESEGO

di Valentina Petaros Jeromela

Quando, in base al trattato di Rapallo, parti della Dalmazia e dell'Istria furono annesse all'Italia accanto alle problematiche del passaggio di sovranità, si crearono tutt'una serie di difficoltà e ostacoli che andavano risolti al più presto. Problemi cocenti erano la cittadinanza, la sovrapposizione legislativa e la coesistenza del diritto italiano e austriaco, la presenza di militari e d'impiegati ex austriaci, croati e loro posizione economica che andava parificata con quella degli impiegati italiani, i confini, i danni di guerra. . . e nel mentre in Italia si cercava di capire quale sistema elettivo era meglio, se quello proporzionale introdotto da Nitri, che secondo lui favoriva l'incontro tra proletariato e borghesia oppure se era meglio continuare a mediare tra Governo e Corona e cercare un equilibrio tra potere esecutivo e quello legislativo. Non presero però in considerazione l'elemento base: gli elettori.
Ultimo aggiornamento ( lunedý 13 novembre 2017 )
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IN VACANZA AD ORSERA

 Dal balcone sopra casa mia
di Anna Maria Crasti


Da un balcone sopra il cortile di casa mia, quella che era casa mia, scorgo la stanza dei miei genitori, dove sono nata. Di una casa si può dire che è sola? La guardo e provo una grande immensa solitudine. Le risate i giochi le grida di noi bambini, le voci dei grandi, la gente che entrava e usciva dalla bottega sono solo ricordi che mi perseguitano da tutta la vita. Non c’è segno di vita, gli scuri sempre chiusi eppure qualcuno ci abita.
Qualche volta sono entrata a casa mia: una tristezza indicibile La cucina è quasi la stessa di una volta, era di un candore abbagliante che ormai si è spento, sembra abbandonata. Era la vita di nonna Anna la fattora, piena di mille cose da fare in bottega, cucinava anche di notte se di giorno non lo poteva fare, attenta e sempre perfetta. Quando avevo sei anni e sono rimasta ad Orsera ostaggio dei titini mi ha curato con amore, tanto, perché non sentissi la mancanza di mamma e papà. Indimenticabile il ricordo delle sue braccia che mi stringevano amorose. Nel cortile c’era la tettoia, il regno di zio Bepi dove stazionava il Magirus verde scuro che lo zio, appassionato di meccanica manteneva in ottime condizioni.
È sera una delle tante dopo l’otto settembre 1943: sono incominciate a sparire tante persone mai più tornate.
Mamma e nonna sono in ansia, papà e zio non tornano. Nonna va davanti al grande portone marron lo spalanca, quasi ad affrettare il ritorno dei figli, si china ed appoggia l’orecchio a terra tentando di captare le vibrazioni del terreno procurate dal camion in arrivo. La rivedo fare quel gesto dal quale trasparivano ansia e paura che non esprimeva mai. Sono sempre tornati, solo a fine novembre 1946 papà non è tornato, per 40 giorni chiuso nel carcere di Parenzo.

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TRIESTE 3-6 NOVEMBRE 1954
Trieste, 3-6 novembre 1954:
il diario di una esule

6 novembre Sono stata a Trieste e ho vissuto giorni degni del nostro Risorgimento. Dalla fine della prima guerra mondiale unita all’Italia e dalla fine della seconda sfibrata dall’attesa e dall’incertezza, la città ha duramente sofferto il dramma della sua posizione di confine. Bisogna rileggere le pagine del “nostro riscatto” per comprendere l’entusiasmo di Trieste un’altra volta redenta. Il tricolore era esposto ovunque. I rappresentanti delle varie armi italiane erano acclamati e contesi. Le mule chiedevano (o prendevano) distintivi, stellette, penne dai cappelli degli alpini o dei bersaglieri di cui si ornavano come di trofei. La notte continuava il giorno per le strade e i ritrovi rimasti ininterrottamente aperti, dato il grande afflusso extracittadino. Anch’io ho partecipato attivamente, riuscendo a raggiungere (non so come) i punti nevralgici. A sera ero esausta, ma soddisfatta del mio contributo in presenza e in voce.
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LA STRAGE DI VERGAROLLA
«Riaprire un’inchiesta sulla strage di Vergarolla»

Il direttore de “L’Arena di Pola” Paolo Radivo ha presentato a Treviso e a Trento il suo libro La strage di Vergarolla (18 agosto 1946) secondo i giornali giuliani dell’epoca e le acquisizioni successive (editore Libero Comune di Pola in Esilio, Trieste 2016). A Treviso l’incontro, promosso dal Comitato provinciale dell’ANVGD, si è svolto nel pomeriggio di martedì 15 novembre nella Sala Verde di Palazzo Rinaldi davanti a un’ottantina di persone. Nella sua introduzione il presidente del Comitato, Bruno De Donà, ha definito l’eccidio di Vergarolla «uno dei delitti peggiori della storia dell’Italia repubblicana, la prima strage di stato, più orribile ancora di quella di Bologna». Non potendosi trattare di incidente visto che gli ordigni erano stati disinnescati, ha giudicato plausibile un’unica pista: quella dell’OZNA, «che sapeva tutto di tutti e conduceva una strategia del terrore». «Ma – ha aggiunto – l’inchiesta fu insabbiata in ossequio alla ragion di stato, tanto che finora nessuno ha pagato».
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DIALOGHI TRA ESULI E RIMASTI dibattito pubblico a Trieste

A Trieste dialoghi un po’ difficoltosi tra esuli e rimasti

(Arena di Pola gennaio 2016)

Si è svolto nel pomeriggio di martedì 1° dicembre 2015 nella Sala Tergeste del Savoia Excelsior Palace a Trieste un lungo dibattito pubblico dal titolo Dialoghi tra esuli e rimasti. L’intento dell’organizzatore, l’Università Popolare di Trieste, era quello di riflettere sul valore delle relazioni tra gli esuli istriano-fiumano-dalmati e gli italiani residenti in Slovenia, Croazia e negli altri Paesi dell’ex Jugoslavia, nonché sull’importanza della condivisione degli obiettivi per mantenere viva l’identità, la lingua e la cultura italiana in quei territori.

Ultimo aggiornamento ( lunedý 04 gennaio 2016 )
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NESAZIO: UNA LUNGA STORIA DAGLI ISTRI AI ROMANI

 (Arena di Pola settembre 2015)

Nesazio: una lunga storia dagli Istri ai Romani

Pubblichiamo di seguito la relazione su Nesazio letta dalla dott.ssa Kristina Mihovili─ç (Museo Archeologico dell’Istria) domenica 14 giugno 2015 all’Hotel Brioni durante il 59° Raduno degli Esuli da Pola.

Nesazio: storia e scavi
Il sito più importante e significativo per la storia dell’Istria è sicuramente l’antica Nesactium. Nella storia di Roma di Tito Livio, Ab Urbe condita, si trova la descrizione degli scontri e delle guerre tra Romani e Istri, come anche l’assedio del 178-177 a.C., con la caduta di Nesazio e il suicidio di Epulo, l’ultimo re degli Istri.
Da varie fonti scritte si sapeva che Nesazio era il centro protostorico del territorio Istrico, centro spirituale, di culto e amministrativo/politico, sede del re o regulus ereditario, che univa le varie stirpi Istriche o populi, guidati da principes. Dopo la caduta e l’occupazione romana, Nesazio, anche se politicamente distrutta, esisteva nella sfera spirituale-religiosa e gradualmente con le influenze romane è stata adeguata nelle costruzioni, nell’arte, nella cultura e nell’economia. Oltre che da Tito Livio, nei testi antichi Nesazio viene nominata anche da altri, come per esempio Plinio il Vecchio, poi da Tolomeo, e per ultimo dall’Anonimo Ravennate nel VI secolo.
Con il passare del tempo si perse memoria dell’esistenza o dell’ubicazione di Nesazio, però nella seconda metà dell’Ottocento diversi storici e altri studiosi Istriani si occuparono della questione (Luciani, Scampicchio, De Franceschi, Burton). Furono fatte ricerche sul territorio e poi ricerche nei documenti scritti, nei quali Pietro Kandler notò la somiglianza fra i toponimi Nesactium e Viza─Źe, alla quale giunse attraverso le varianti trovate nei testi medievali, come Isacium, Isaccio, Campi Isacii, Isazii, relativi alla località vicina al villaggio di Altura, dove si scorgevano importanti resti architettonici e altre rovine.

Ultimo aggiornamento ( sabato 05 settembre 2015 )
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