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RASSEGNA STAMPA
ARENA DI POLA DEL 20/11/2014
ARENA DI POLA DEL 20/11/2014
ANNO LXX 3.375 MENSILE N. 11 DEL 20/11/2014
I TITOLI PRINCIPALI:
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Rassegna stampa n. 924 del 29/11/2014

MAILING LIST HISTRIA
RASSEGNA STAMPA

a cura di Maria Rita Cosliani – Eufemia G.Budicin – Stefano Bombardieri

N. 924 – 29 Novembre 2014
    
Sommario


305 – Avvenire 28/11/14 Milano - Teatro. I bambini di Cristicchi ci svelano la verità sulle foibe (Lucia Bellaspiga)
306 - Il Gazzettino 23/11/14 Beni degli esuli: si riapre il tavolo (Maurizio Balt)
307 – La Voce del Popolo 25/11/14 - L’eccellenza nel mondo parla anche l’italiano (Rosanna Turcinovich Giuricin)
308 - La Voce del Popolo 27/11/14 Un atto terroristico che cambiò Pola (Gianfranco Miksa)
309 – L’Arena di Pola 20/11/14 Pola: ripristinata la targa del dottor Micheletti (Paolo Radivo)
310 – La Repubblica 24/11/14 L'Istria scarica Galan (Alessandra Longo)
311 – La Gazzetta del Mezzogiorno 18/11/14 Prima Guerra Mondiale. Il lager di Wagna (Stiria) (Giuseppe Dicuonzo)
312 - La Voce del Popolo 22/11/14 Emozioni e ricordi riascoltando Endrigo (Kristina Blecich)





Rassegna Stampa della ML Histria anche in internet ai seguenti siti  :
http://www.arenadipola.it/
http://10febbraiodetroit.wordpress.com/
http://www.adriaticounisce.it/


305 – Avvenire 28/11/14 Milano -  Teatro. I bambini di Cristicchi ci svelano la verità sulle foibe

Teatro. I bambini di Cristicchi ci svelano la verità sulle foibe

Lucia Bellaspiga

La bimba sul palcoscenico, esile e minuta, improvvisamente di­venta un fascio di nervi. Allo scoppio delle mine, il viso è con­tratto in un urlo muto che è più gran­de di lei, poi precipita a terra morta. Il pubblico del Carcano trattiene il fiato, Simone Cristicchi raccoglie quel pic­colo corpo e racconta: «Era l’agosto del 1946, sulla spiaggia di Pola, a Vergarolla, avveniva la strage più sanguinosa della storia d’Italia in tempo di pa­ce...». È finalmente approdato anche a Milano il “musical civile” Magazzi­no 18 scritto, recitato e cantato dal “cantattore” Simone Cristicchi, non nuovo a imprese del genere (ha rac­contato in passato la malattia men­tale o la guerra), ma questa volta en­trato con coraggio nel tema più sco­modo e censurato della nostra sto­ria: l’esodo dei giuliano-dalmati e la tragedia delle foibe.

Il tour, partito un anno fa dal Teatro Rossetti di Trieste, la città che ospita il numero maggiore di esuli dall’Istria e dalla Dalmazia ma dove le ferite sono ancora aperte e resistono frange di ne- gazionismo, nel giro di pochi mesi è letteralmente “esploso” e gli inviti an­ziché scemare sono raddoppiati: nel­la stagione 2014/2015 lo spettacolo an­drà in almeno cento teatri d’Italia, ma il calendario è continuamente in fieri. Ovunque il tutto esaurito - anche ieri sera, con ovazione finale -, persino quando si replica: «Solo a Trieste l’an­no scorso sono venute 10 mila perso­ne e quest’anno, che siamo tornati con meno serate, ne abbiamo avute 7mila», sorride Cristicchi alla fine dello spettacolo, intrattenendosi come al suo solito con loro, i protagonisti veri della Storia, quegli esuli da Pola, Fiu­me, Zara il cui dramma, prima di Cri­sticchi, era naufragato nel silenzio qua­si totale. «Tutto esaurito anche a Rovigno, a Fiume, a Buie, Pirano, Pola...», racconta soddisfatto, e questa è lapar- te meno scontata di un percorso già di per sé unico, perché raccontare di Vergarolla, di foibe e di esodo in Croazia e Slovenia era operazione fino ad og­gi impossibile.

Ma c’è un altro aspetto che è inedito, ed è il fatto che i passaggi più dram­matici sono affidati a un coro di bam­bini: «È stata uriidea geniale del regi­sta Antonio Calenda- sottolinea Cri­sticchi -. All’inizio ero preoccupato perché oggi i piccoli sono spesso mer­cificati, invece quando ho visti i bam­bini dello StartsLab di Trieste inter­pretare i miei brani sono rimasto ful­minato. Alleggeriscono i contenuti semplicemente con la loro presenza scenicae d’altraparte nel finale, quan­do canto quel “non dimentighemo!”, rappresentano i depositari della futu­ra memoria».

Ma i 35 bambini di Trieste non avreb­bero potuto girare l’Italia e il mondo, hanno dai 6 agli 11 anni e vanno a scuola, così Cristicchi per le parti del coro utilizzava le loro registrazioni... fi­no a quando Magazzino 18 non ha preso a crescere “dal basso”, con sempre più cori locali di bambini che quando spettacolo sta per arrivare in città offrono la loro competenza. Un feno­meno probabilmente unico. Al Carca­no di Milano cantano i “Mitici Angio­letti”, un coro di Bergamo che si è già esibito a Verona e Pavia e ora replicherà a Gallarate e Brugherio, a Bologna ci sa­ranno i bambini dell’Antoniano con orchestra dal vivo, e altri cori si sono già offerti a Locarno, Biella, Montecarlo.
Teatro Rossetti di Trieste fornisce vi­deo e basi audio e loro arrivano pre­paratissimi, senza quasi bisogno di prove. Proprio ai bambini sono affida­ti ad esempio il canto sulle foibe Dentro la buca noi siamo la classe ope­raia, il dramma degli operai di Monfalcone attratti nel dopoguerra dal mi­to del maresciallo comunista Tito e in realtà da lui deportati nel gulag jugo­slavo di Goli Otok. «È ogni volta stu­pefacente come i piccoli siano consa­pevoli. Sanno affrontare temi tanto du­ri con purezza, senza pregiudizi».

Milano, Teatro Carcano
MAGAZZINO 18
Fino al 7 dicembre


306 - Il Gazzettino 23/11/14 Beni degli esuli: si riapre il tavolo

Beni degli esuli: si riapre il tavolo

Debora Serracchiani ha chiesto al governo di riesaminare le questioni ancora aperte

Maurizio Balt

NOSTRO INVIATO

TRIESTE - Si riapre la partita dei beni abbandonati nelle terre perdute d`Istria, Quarnero e Dalmazia. Debora Serracchiani, presidente della Regione Friuli Venezia Giulia ma anche vicesegretario nazionale del Pd, annuncia che Trieste ha chiesto ufficialmente alla Presidenza del Consiglio dei ministri la riapertura a Palazzo Chigi del Tavolo di coordinamento governativo con le associazioni degli esuli e dei loro eredi.
Ciò significa che saranno riesaminate le molte questioni ancora aperte, a cominciare da quella dei beni abbandonati.
Un occasione speciale: un convegno promosso al Palazzo del Lloyd nel 60. anniversario dalla fondazione dell`Unione degli istriani per fare il punto fra quanto avvenne dal Memorandum di Londra (1954), che formalizzò il passaggio alla Jugoslavia di gran parte della Venezia Giulia e del Litorale, fino all`allargamento dell`Unione europea. Serracchiani ha detto che «a fianco delle associazioni sempre di più le istituzioni devono farsi carico di perseguire la memoria storica dell`Esodo, per garantire che lo spirito della legge istitutiva del Giorno del Ricordo non si affievolisca e si spenga con il
succedersi delle generazioni».
Senza ricorrere a giri di parole che un tempo sarebberostati obbligati dalle convenienze diplomatiche, Serracchiani ha anche parlato del «lungo elenco dei silenzi e delle omissioni dei Governi succedutisi nei decenni, consumati proprio ai danni di coloro sui quali ricadde più duramente la colpa di aver perso una guerra sciagurata».
All`evento triestino dí ieri sono giunti anche i messaggi del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e quello del Senato, Pietro Grasso. Il Capo dello Stato ha auspicato che le celebrazioni si dimostrino «occasione per rinnovare la memoria di uno dei periodi più bui della nostra storia, nonché momento di riflessione sui traguardi raggiunti dal nostro Paese nel superamento di un tragico passato che ha lasciato aperte, per lungo tempo, ferite profonde».
Mentre la caduta dei Muri del Novecento favorisce l`integrazione sovra-nazionale e una migliore accettazione del ricordo in un presente migliore, il conto degli indennizzi agli Esuli resta in larga misura insoluto. Un conto che in ogni caso non restituirebbe alle coscienze se non pochi quattrini e che in base al Trattato di Osimo del 1975 andrebbe onorato dallo Stato italiano.


307 – La Voce del Popolo 25/11/14 - L’eccellenza nel mondo parla anche l’italiano

L’eccellenza nel mondo parla anche l’italiano
 
Scritto da Rosanna Turcinovich Giuricin

I giuliano-dalmati nel mondo continuano a mietere successi. Il prof. Konrad Eisenbichler, durante una cerimonia a Quebec City, è stato accolto nella prestigiosa Società Reale del Canada (Canada Royal Society). Strutturata in tre diverse accademie, delle lettere e delle arti, delle scienze sociali e delle scienze mediche e dell’ambiente, nasce alla fine dell’Ottocento con lo scopo di coinvolgere l’eccellenza del Paese nel processo di crescita e sviluppo dello stesso. Le migliori menti messe a contatto nella possibilità di collaborare a progetti condivisi. Ne fanno parte docenti universitari, ricercatori, scienziati che vengono nominati, per meriti speciali, dai membri già attivi nella Società. Importante anche il coinvolgimento delle strutture universitarie che supportano le varie iniziative, oltre che sponsorizzando gli incontri annuali.

Tre italiani

Nei giorni scorsi uno di questi appuntamenti, con la partecipazione di centinaia di studiosi, soci e nuovi membri, si è svolto a Quebec City, capitale della provincia omonima, francofona. Giornate intense, contraddistinte dal rinnovo degli impegni nei confronti della società civile, fine ultimo dell’attività dell’associazione che ha sede a Ottawa ma si “muove” in tutto il Paese. Uno dei momenti più attesi, l’investitura dei nuovi membri, circa una novantina tra cui anche tre italiani, due dei quali cittadini canadesi e uno proveniente da Padova. Si tratta del dott. Tullio Pozzan, accolto come membro “dall’estero”, direttore del centro di ricerche CNR, premiato per gli alti risultati del suo lavoro scientifico. Già membro di altre accademie a livello internazionale, in particolare degli USA, Svizzera e Francia. Professore di patologia, ha lavorato con premi Nobel e con le migliori menti a livello internazionale nella ricerca sui recettori molecolari, alla base di molte cure. E sempre nel campo delle scienze, è stato insignito dell’alto riconoscimento il dott. Federico Rosei, che fa parte del gruppo degli scienziati italiani che operano in Canada, dove risiede da una quindicina d’anni. Rosei ha fornito un contributo fondamentale allo sviluppo delle nanotecnologie e loro applicazioni nel campo dei semiconduttori, alla creazione di nuovi materiali e loro impiego pratico, ma si dedica attivamente anche alla formazione di giovani talenti sin dal 2003.

Impegno a favore del Paese

Il terzo nuovo membro italiano della prestigiosa società canadese è il corregionale, lussignano, prof. Konrad Eisenbichler, dell’università di Toronto, dove insegna letteratura del Rinascimento italiano nei corsi post laurea, ovvero di Phd della struttura universitaria nord americana. Non si tratta solo di un riconoscimento al suo lavoro, di un nuovo impegno a favore del Paese attraverso i suoi studi e pubblicazioni, ma anche a livello sociale e civile, in quanto educatore e formatore di nuovi talenti di una realtà in continuo sviluppo. Uno dei suoi meriti, l’aver aperto, da pioniere, nuovi aspetti nella ricerca sul Rinascimento italiano nel mondo anglo-americano, attraverso lo studio del ruolo delle confraternite, ma anche negli studi su genere/sesso e sulla donna. Le sue scoperte negli archivi italiani, pubblicate in libri di successo, gli sono valsi numerosi premi, mentre i numerosi articoli scientifici hanno permesso di far conoscere il nuovo approccio all’interpretazione del Rinascimento ispirando così gli studiosi in tutte le discipline umanistiche.

Rispetto della diversità

Tra i premiati anche il prof. Nicholas Terpstra, che all’Università di Toronto si occupa di storia rinascimentale italiana e partecipa alla formazione dei giovani nei corsi che si svolgono a Firenze e a Siena. Storico di fama internazionale, esplora il modo in cui interagiscono la società civile e il capitale umano nel Rinascimento italiano. Ciò che va esplorando sono i meccanismi che hanno prodotto fenomeni di degrado come la massa di orfani, i rifugiati per cause religiose e la schiacciante povertà. La sua opera interdisciplinare ha permesso di disegnare una mappa socio-geografica della popolazione del cinquecento a Firenze attraverso il censimento dei nuclei familiari.
La cerimonia e tutte le attività della società si svolgono nelle due lingue ufficiali inglese e francese in un bilinguismo avanzato dove non c’è il bisogno della traduzione ma il rispetto della diversità si manifesta nell’uso dei due registri linguistici in alternanza per esprimere i diversi concetti. Il risultato è un’armoniosa manifestazione di alti valori culturali in due lingue di vasta diffusione nel mondo, chiaramente una ricchezza nella spontaneità ed estrema naturalezza dello svolgimento.

Conferma per l’FVG

Il premio al prof. Eisenbichler rappresenta per l’FVG un’ulteriore conferma dell’importanza dell’eccellenza regionale nel mondo. Solo pochi mesi fa durante una cerimonia presso il Consiglio regionale il prof. Eisenbichler con altri corregionali nominati dall’Associazione Giuliani nel Mondo era stato premiato per la sua attività che contribuisce a far conoscere l’FVG e l’Italia su scala internazionale.


308 - La Voce del Popolo 27/11/14 Un atto terroristico che cambiò Pola

Un atto terroristico che cambiò Pola

Scritto da Gianfranco Miksa

TRIESTE Sono stati tanti gli argomenti sulla storia e cultura della nostra realtà comunitaria trattati nell’ottobre scorso all’VIII edizione de “La Bancarella – Salone del Libro dell’Adriatico orientale” di Trieste, rassegna ideata, diretta e coordinata dal Centro di Documentazione multimediale della cultura giuliana, istriana, fiumana e dalmata e co-organizzata dall’Università Popolare di Trieste.

Un documentario su Vergarolla

Tra questi un particolare interesse ha suscitato l’incontro tra il giornalista Paolo Radivo, Direttore de “L’Arena di Pola”, e Lino Vivoda, consigliere benemerito dell’A.N.V.G.D. Nazionale e cofondatore del Libero Comune di Pola in esilio, i quali hanno discusso con Domenico Guzzo, componente della sezione eventi cinematografici e culturali dell’Istituto di Cultura Italiano di Marsiglia, l’ipotesi per la realizzazione di un documentario sulla strage di Vergarolla. Il documentario, per la cui realizzazione si attende lo sblocco di una questione finanziaria, dovrebbe iniziare a metà 2015, con una distribuzione per la fine dell’anno. Nonostante il progetto sia ancora lontano dalla sua realizzazione, abbiamo voluto parlarne con uno degli autori, ovvero con Domenico Guzzo.

Una strage dimenticata e rimossa

“L’idea di un documentario dedicato alla strage di Vergarolla nasce da una combinazione di fattori – esordisce Domenico Guzzo alla domanda sulla genesi del progetto –. In primis, il felice sodalizio che come storico del Novecento italiano ho instaurato con il valente regista indipendente Alessandro Quadretti e con il quale lavoro da tempo sulle cosiddette stragi dimenticate del dopoguerra italiano. Dopo la realizzazione del documentario del 2011, sull’attentato al treno Italicus avvenuto il 4 agosto 1974, che ha contemporaneamente tenuto a battesimo la nascita della casa di produzione audio-visiva ‘Officinemedia’, abbiamo deciso di affrontare la tragedia di Vergarolla con i suoi innumerevoli morti. Una strage poco ricordata e studiata, addirittura rimossa dal discorso pubblico per oltre un quarantennio. La scelta di Vergarolla trae origine dalla gravità del dramma, ma anche dalla sua collocazione temporale, 18 agosto 1946, che costituisce l’anello di congiunzione tra la fine del conflitto mondiale e l’avvio della guerra fredda, in un limbo che precedette perfino la nascita effettiva della Repubblica in Italia. Una strage che ha inaugurato quella scia di tensione che ha costantemente influenzato lo sviluppo delle dinamiche socio-politiche italiane lungo tutta la seconda metà del Novecento. Infine, ma non certo per ordine d’importanza, ha pesato sulla scelta una dimensione biografica: il regista Alessandro Quadretti è figlio di un esule polese e nipote di un ufficiale di marina, vittima dei massacri delle foibe. Per noi e per ‘Officinemedia’, immergersi nuovamente nella strage di Vergarolla denota una volontà d’impegno civile e di divulgazione sociale assolutamente ineludibile, vista anche la mancata giustizia che ha contraddistinto la valutazione di quel tragico evento”.

Una ricostruzione storiografica

“Il documentario sarà un lungometraggio basato su una solida ricostruzione storiografica, ma arricchito da una capillare elaborazione artistica – ci ha spiegato Domenico Guzzo –. Sarà composto pertanto da uno scheletro d’interviste, corredato da inserti di fiction in super-8 (pellicola che permette di recuperare il clima e la pasta fotografica dell’epoca) volti a ricreare situazioni e ambientazioni coeve, da materiali di repertorio filmico e iconografico, da performances artistiche spazianti dalla musica al cinema d’autore. Il documentario si affaccerà su un intervallo storico che va dal contesto generale della situazione giuliano-istriano-dalmata nell’immediato dopoguerra sino al processo di reintegro sociale e geografico degli esuli negli anni successivi alla strage di Vergarolla”.

Previste tante interviste

Anche se le riprese del documentario non sono ancora iniziate, abbiamo chiesto al nostro interlocutore chi intendesse intervistare. “Il piano di lavoro – ci ha rivelato – prevede la realizzazione di lunghe interviste a polesani che in un modo o nell’altro quella strage l’hanno vissuta, a studiosi ed esperti dell’accaduto e della storia della questione giuliano-dalmata, a personalità che oggi si occupano di tutelare e promuovere il ricordo di quegli eventi, nonché a politici che si confrontano con la spinosa eredità di quegli anni”.

Una ricostruzione empatica

“La bibliografia sulla strage – ci ha raccontato Guzzo – è praticamente assente, se si fa eccezione per il recentissimo lavoro monografico di Gaetano Dato. È stato necessario, quindi, un enorme lavoro di ‘scavo’ giornalistico e memorialistico – le uniche fonti che si sono con costanza occupate della vicenda – al fine di ottenere una base interpretativa da passare al vaglio della storiografia consacrata al confine orientale, all’esodo e ai rapporti italo-jugoslavi all’interno della guerra fredda. In effetti, come già detto, uno degli impegni morali alla base di questo documentario è quello di fornire finalmente una ricostruzione solida, compiuta ed empatica della vicenda, al fine di promuovere nelle nuove generazioni memoria e interesse”.

Il principio della «funzionalità»

Abbiamo chiesto poi a Domenico Guzzo a quali conclusione fosse giunto. “In termini di conclusioni – ha detto – non possiamo che ribadire quanto ormai chiarito dagli studiosi più attenti, e cioè che la strage è sicuramente di origine dolosa. Se il disinnesco degli ordigni fosse stato realizzato secondo la prassi, soltanto un intervento esterno e volontario sarebbe stato in grado di far detonare la catasta d’armamenti. Per le responsabilità, invece, non ci si può spingere oltre una plausibile presunzione che porta in direzione degli apparati di guerra non ortodossa, quali servizi segreti, gruppi sovversivi e polizie politiche. In mancanza della ‘pistola fumante’, della prova provata – impossibile da reperire sia per il lungo lasso di tempo trascorso, sia per la superficialità delle indagini all’epoca dei fatti, sia perché ovviamente le operazioni terroristiche non si registrano e non si protocollano –, ci si deve quindi attenere al principio storiografico della ‘funzionalità’. A prescindere dalle responsabilità individuali, quel che conta in termini storici è che quella strage ha polverizzato ogni margine di manovra per la comunità italiana di Pola, stretta tra la volontà di non passare sotto altra bandiera e la costante intimidazione jugoslava, determinando l’esodo nelle proporzioni in cui è poi avvenuto e ponendo una pregiudiziale grave e duratura nei rapporti fra partiti e rimasti, fra italiani e jugoslavi”.

Tra ipotesi e teorie

Qualcuno parlò di incidente, più recentemente si è affermata l’ipotesi di un attentato, come emerso da certi documenti custoditi negli archivi dell’intelligence britannica. Addirittura è emerso un nome, quello di Giuseppe Kovacich, quale esecutore dell’attentato organizzato dall’Ozna...
“Le teorie che portano alla colpevolezza di elementi dell’OZNA – ha detto in merito il nostro interlocutore – sono verosimilmente le più plausibili e avvalorate. Detto ciò, la mancanza di elementi incontrovertibili (il nome del Kovacich emerge ad esempio da una missiva del controspionaggio italiano, facilmente opinabile in una controversia così aspra e spesso autistica come quella attiva sulla strage di Vergarolla) spinge nel mantenere separati la ricostruzione verosimile e le conclusioni storiografiche. A 70 anni di distanza, l’eventuale responsabilità del Kovacich o di qualsiasi altro suo accolito risulterebbe ininfluente ai fini della riflessione e della comprensione del fenomeno: la pratica dinamitarda stragista si connota infatti per la mancata rivendicazione e per la capacità di indurre effetti di panico e tensione verso un pubblico ben superiore alla platea colpita dall’esplosione. In questo senso, a fronte delle poche fonti che si hanno a disposizione, l’interesse documentario finisce allora per concentrarsi su chi dal crimine dinamitardo traeva vantaggi, piuttosto su chi lo fece. Tutto ciò porta a ritenere che a trarre vantaggio da quell’atto terroristico furono coloro che avevano a cuore un’Istria deitalianizzata”.

309 – L’Arena di Pola 20/11/14 Pola: ripristinata la targa del dottor Micheletti

Pola: ripristinata la targa del dottor Micheletti

Hanno avuto luogo la mattina di lunedì 3 novembre a Pola le cerimonie per i Defunti, promosse come ogni anno dal Consolato Generale d’Italia a Fiume, dalla Comunità degli Italiani di Pola e dal Libero Comune di Pola in Esilio.

La messa di suffragio è stata celebrata anche questa volta da mons. Desiderio Staver nel duomo cittadino. Vi hanno assistito un’ottantina di persone: un numero ormai costante nel tempo. Oltre alla delegazione dell’LCPE, c’erano fra gli altri il console generale Renato Cianfarani, la vicepresidente italiana della Regione Istriana Giuseppina Rajko, il presidente della CI e vice-sindaco di Pola Fabrizio Radin, la presidente dell’Assemblea della CI, vicepresidente dell’Assemblea regionale istriana e direttrice degli asili italiani di Pola Tamara Brussich, il vicepresidente della CI Davide Giugno, la presidente della Società artistico-culturale “Lino Mariani” Loretta Godigna, la presidente della sezione polese della Società “Dante Alighieri” Silvana Wruss e l’attivista Claudia Millotti.

Graziella Cazzaniga, della segreteria dell’LCPE, ha proclamato la prima lettura e il salmo responsoriale, mentre il vice-sindaco dell’LCPE Tito Lucilio Sidari la seconda lettura. Il Coro misto “Lino Mariani”, dopo aver splendidamente accompagnato l’intera cerimonia con canti sacri latini e italiani al suono dell’organo, ha infine eseguito la sempre toccante Signore delle cime. Subito prima il connazionale polese Roberto Hapacher Barissa, socio dell’LCPE, ha declamato la sua nuova poesia La pace per tutti, applaudito dai presenti: Sembra di vedere un autunno eterno quando il freddo vento soffia sul campo del silenzio, e l’oblio non lascia avanzare la giustizia per quelli che non hanno trovato la pace.

Ed è dolore, pianto, angoscia e anche rabbia, con la ragione che prevale e una forza di andare avanti che non fa sbiadire il ricordo.
Una storia spezzata li divide, ma una preghiera li unisce nei nostri cuori assieme a quelli che hanno l’eterno e dovuto riposo. Cippi, sepolcri, pietre, aria e mare, le loro anime sparse!
E noi che vogliamo affiancarli tutti come martiri ed eroi nel grande paradiso.


Nasce un’altra alba con i colori e i rumori in questa terra persa inondata di lacrime che per loro deve essere soltanto più lieve, come quel vento più caldo e il campo con il silenzio rotto dal canto degli uccelli, con un mare mai più tinto di sangue che torna limpido e calmo.

Dopo la funzione religiosa i convenuti si sono diretti nell’attiguo Largo Vittime di Vergarolla sia per rendere omaggio al cippo in memoria di quei loro concittadini innocenti sia per assistere alla breve cerimonia di riposizionamento della foto del dottor Geppino Micheletti che nella prima decade di ottobre ignoti vandali avevano nuovamente sfregiato sulla targa bilingue dedicatagli dalla Città di Pola nel 2007 in quanto «cittadino benemerito di Pola». La notizia del danneggiamento, riferitaci dalla nostra socia Giuliana Goitani, era stata trasmessa dal direttore de “L’Arena di Pola” nonché consigliere, assessore e segretario dell’LCPE Paolo Radivo al vice-sindaco e presidente della CI Fabrizio Radin, il quale aveva sostituito la foto. Il Coro maschile “Lino Mariani” ha eseguito il Requiem, dopodiché Fabrizio Radin e il sindaco dell’LCPE Tullio Canevari hanno deposto assieme un mazzo di fiori con nastro tricolore. Canevari ha rinnovato la promessa che il monumento sarà a breve completato con i nomi e le età dei 65 morti identificati (fra i circa 110 complessivi).

Poco dopo, presso il sacrario al cimitero di Marina, il Consolato Generale d’Italia e l’LCPE hanno deposto grandi corone di fiori davanti alla lapide che ricorda i caduti italiani. Il console generale Cianfarani ha ribadito che «l’Italia non dimentica ed è sempre riconoscente verso chi le ha dato tutto». A seguire, gli esuli da Pola hanno deposto una corona d’alloro ai piedi del cippo in memoria di Nazario Sauro. Nella circostanza il vice-sindaco dell’LCPE Sidari ha ricordato che il manufatto, «ridotto in condizioni vergognose», era stato fatto ricollocare dal nostro sodalizio, il quale presenterà un libro sul martire capodistriano lunedì 24 novembre a Milano.

La tappa successiva si è svolta al cimitero civico di Monte Ghiro, dove il Coro “Mariani” ha cantato alcuni brani in onore dei Defunti: il solo Coro femminile Quando busserò alla tua porta e l’Ave Maria, il solo Coro maschile Una voce di pianto infinito e il Requiem, mentre il Coro misto al completo Signore delle cime e il Va, pensiero. E’ quindi seguito il tradizionale giro commemorativo presso alcune tombe: quella della famiglia Sidari, quella della Medaglia d’oro al valor militare Riccardo Bombig, quella dei consiglieri comunali polesi Fortunato Dorigo, Antonio Sinsich e Mario Zanetti morti durante l’internamento in Austria durante la Prima guerra mondiale, quella di Enrico Majonica, comandante della base sommergi-bilistica italiana di Pola perito il 9 gennaio 1944 durante il primo bombardamento anglo-americano della città, la tomba della famiglia Saccon ospitante i resti di 28 delle vittime di Vergarolla, nonché i sei cippi eretti dalla Città di Pola per commemorare i polesi morti nei campi di sterminio nazisti (1943-45), nella lotta di liberazione (1941-45), nella Guerra di Spagna (1936-39) o per mano fascista (1920-1923).

L’indomani mattina il sindaco dell’LCPE Tullio Canevari, il vicesindaco Tito Lucilio Sidari e l’assessore Argeo Benco hanno avuto un cordiale e proficuo incontro presso il Museo Archeologico dell’Istria con la nuova responsabile del Dipartimento di Conservazione di Pola per il Territorio della Regione Istriana Lorella Limoncin Toth, nostra connazionale, il direttore del Museo Archeologico dell’Istria Darko Komso e la funzionaria dello stesso Ondina Krnjak. Insieme hanno discusso sulle modalità di completamento del cippo alle vittime della strage di Vergarolla, sulla collocazione di una targa in onore del prof. Mario Mirabella Roberti presso il Tempio di Augusto e sulla presentazione al prossimo Raduno degli Esuli da Pola di quanto emerso nella campagna di scavi e restauri attualmente in corso in vari punti della città.

Paolo Radivo


310 – La Repubblica 24/11/14 L'Istria scarica Galan

BELPAESE

ALESSANDRA. LONGO

L` Istria scarica Galan

COME un ufficiale degradato sul campo, Giancarlo

Galan, ex governatore del Veneto, non potrà più fregiarsi dello stemma della Regione istriana ricevuto nel 2007 quando era ancora in carica e potentissimo.
La decisione di privarlo dell`onorificenza è stata presa dall`Assemblea regionale istriana a causa del coinvolgimento di Galan, accusato di corruzione, nello scandalo Mose di Venezia. Clima acceso, accuse irripetibili di alcuni membri dell`Assemblea, difese d`ufficio di altri ma, alla fine, la decisione: «L`etica ci impone a questo punto di revocare lo stemma». Per Galan, che ha patteggiato la pena, (due anni e 10 mesi aì domiciliari e 2,6 milioni di multa) un`altra botta. Lui, che ha casa a Rovigno, centro storico, vista mare, un vero affare immobiliare, lui che diceva: «Amo l`Istria, ho casa lì e ci vado spesso».
Adesso l`Istria Serenissima gli ha voltato le spalle.


311 – La Gazzetta del Mezzogiorno 18/11/14 Prima Guerra Mondiale. Il lager di Wagna (Stiria)  

Prima Guerra Mondiale. Il lager di Wagna (Stiria)  
 
Come noi tutti sappiamo, quest'anno ricorre il centenario dello scoppio della Prima Guerra Mondiale che, dal 24 maggio del 1915, segnò la partecipazione dell'Italia al fianco dell'Intesa con Regno Unito, Francia ed Impero Russo: si aggiunsero, successivamente, nel 1917 gli USA contro l'uscita della Russia per la crisi prodotta, nel suo territorio, dalla Rivoluzione d'ottobre.
Ricordare per me questo anniversario è rivivere le memorie di mia madre, Sansa Maddalena, italiana di Dignano d'Istria, la donna dei due esodi (uno con ritorno, 1^ guerra mondiale, l'altro senza ritorno, 2^ guerra mondiale) che ha vissuto per quarant'anni a Barletta e che subì con i miei nonni ed i miei zii un esodo forzoso da parte delle autorità militari austriache. Tanto appartiene alla storia di una comunità cittadina ed è dovere rievocarla perché il loro ricordo rientra in una pagina di storia sconosciuta agli italiani e penso debba essere tramandato ai figli, ai nipoti ed a tutte le nuove generazioni. In quei tragici giorni, gli abitanti italiani dell'Istria meridionale accolsero l'improvvisa notizia della "dichiarazione di guerra" dell'Italia all'Austria come tutti gli altri Italiani ma, essi, in più, con stupore e dolore ricevettero la drastica ordinanza del Capitanato austriaco di Pola di lasciare subito la propria casa e prepararsi all'immediata partenza per destinazione ignota. L'impero austro-ungarico voleva assicurarsi libertà di manovra militare nell'Istria meridionale: così decise di far evacuare la popolazione civile.
Era il pomeriggio (15,30 circa) del 17 maggio quando mia madre con suo padre Adamo, sua madre Domenica ed i suoi quattro fratelli e cioè i miei zii Andrea, Vittore, Piero e Giovanni furono costretti dai gendarmi e dai soldati austriaci a salire su camion blindati dell'impero austroungarico tutti laceri, affamati e disperati, impossibilitati a dare un senso a quanto stava avvenendo per essere trasferiti a Pola dove furono caricati sui carri bestiame, che sostavano nelle rispettive stazioni ferroviarie del territorio per essere trasportati verso la Città di Fiume e, successivamente in Austria. Mia madre e mia nonna mi raccontavano spesso che quello fu un viaggio da bestie durato alcuni interminabili giorni: senza acqua, senza pane, senza neanche un po' di paglia per far riposare le stanche ossa e dove vi erano bambini che gridavano, vecchi che morivano ecc.
Attraversata la Stiria il treno si diresse nella vicina Ungheria ed essi furono sistemati in un piccolo abitato dove trovarono odio e disprezzo perché considerati traditori. Trascorsero poche settimane e quindi il governo austroungarico di Vienna decise di trasferirli e raccoglierli con gli altri dignanesi nell'accampamento Lager di Wagna nei pressi di Leibnitz (Stiria) in desolanti e pietose condizioni igieniche. Ora, per il lettore voglio chiarire: perché un esodo forzoso così imponente di cittadini italiani, quando apparentemente non vi erano serie ragioni per farlo?
Ebbene, l'Austria voleva allontanare dalle terre italiane irredente i cittadini ed impossessarsi delle loro abitazioni per sistemarvi ufficiali e soldati, mentre i veri padroni erano costretti a vivere con le loro famiglie nelle baracche prive di tutto in quanto in quelle terre con un imperialismo soffocante l'Austria considerava l'Italia sinonimo di miseria, sporcizia, grettezza, inettitudine. Inoltre essa con il motto Aeiou (Austriae est imperare orbi universo) teneva a bada con la forca espressioni eroiche come Nazario Sauro, Guglielmo Oberdan, Fabio Filzi, Rismondo ecc. con l'appoggio della minoranza slava nella quale l'imperatore aveva piena fiducia apprezzando la loro fedeltà e sentendo il dovere di esaudire i loro desideri specie agevolando il rinfoltimento dell'etnia slava la cui popolazione dei territori interni veniva premiata se si insediava nelle zone costiere dell'Istria meridionale.
Ma, allora, com'era il lager di Wagna? Come si viveva? Il lager era un accampamento di 1,5 Kmq tra i fiumi Mur e Sulm racchiuso da un reticolato di filo spinato, ben guardato da sentinelle militari che comprendeva 150 baracche di legno con le fondamenta fissate in un terreno fangoso ed infestate dagli insetti, in particolare dalle anofele che trasmettevano la febbre malarica. In questa prigione non si usciva né si entrava senza uno speciale lasciapassare. Vi si accedeva da un ampio portone alla cui sommità spiccava la grande scritta: "Fluchlingslager" sul cui fianco c'era la garitta del cecchino armato sempre pronto a sparare contro chiunque fosse contravvenuto ai regolamenti del campo. Ogni baracca poteva contenere ben 200 persone che venivano sistemate in comparti grandi poco più di una stanza dove, prima di accedere e poter occupare il posto assegnato dal "capo baracca", venivano sottoposte ad un bagno caldo per poi venire irrorate da una doccia fredda e per tanti vecchi un simile trattamento fu fatale.
I Sansa furono sistemati nel comparto di una baracca centrale che divenne la loro prigione dove mancò per oltre tre lunghi anni il pane, il vestiario necessario, la propria casa, la libertà, dove in poche parole dovettero sopportare il martirio del corpo e quello dell'anima! In questa dolorosa città di legno vissero ben 22.000 italiani dell'Istria e dove perirono ben 2920 dal 1915 al 1918. Lì oggi tutto è scomparso, distrutto dal tempo e dagli uomini e a ricordare questi martiri c'è una grande e bianca croce di sasso in un desolato prato di pianto fatta costruire, anni orsono, dalla Municipalità di Leibnitz.
Con la vittoria dell'Italia sull'Austria nel novembre del 1918 i Sansa potettero ritornare alla loro casa di Dignano ma si accorsero che durante la loro assenza tutto ciò che era costato anni di lavoro e di sacrifici era stato disintegrato dagli slavi rimasti per cui una frattura psicologica, sociale ed economica, che non potette essere del tutto rimarginata e che ancora oggi è bene che le nuove generazioni conoscano. Quanto descritto ha valore di testimonianza diretta di alcuni personaggi secondari senza lode e gloria ma grandi protagonisti di un dramma mondiale che dovrebbe suscitare curiosità ed interesse storico in queste celebrazioni del centenario della "Grande Guerra" che nessuno conosce e che nessuno, non conoscendo, può ricordare!!
 
Giuseppe Dicuonzo


312 - La Voce del Popolo 22/11/14 Emozioni e ricordi riascoltando Endrigo


Emozioni e ricordi riascoltando Endrigo

Scritto da Kristina Blecich

FIUME Musica, ricordi ed emozioni ieri sera a Palazzo Modello. Valter Milovan “Maer”, Riccardo Bosazzi, Daniel Načinović, Vito Dundara e Tatiana Šverko sono gli artisti che nel Salone delle Feste della Comunità degli Italiani hanno reso omaggio a uno dei maggiori cantautori italiani: Sergio Endrigo. La serata ha coinvolto musicisti provenienti dall’area della musica classica, jazz, etno, acustica e canzone d’autore. Il concerto è stato introdotto dai membri del “ForumEndrigo” di Pola, Valter Milovan, in arte Maer, con Riccardo Bosazzi alla chitarra. I due hanno presentato una dolcissima “Dove credi di andare” e “Via Broletto 34”. Ad applaudire i musicisti un pubblico numerosissimo che ha occupato in ogni ordine di posti la platea. Riccardo Bosazzi ha presentato l’“Arca di Noè”, “Lontano dagli occhi” e la canzone firmata da lui stesso, “Caro papà”.

Una speciale “Amiamo ancora più le persone stupide”, nell’interpretazione di Valter Milovan. Nelle mani di Daniel Načinović “Va Opatije” (“In Abbazia”). Vito Dundara poi in scena per sentire “Aria di neve”. Infine “1947”, la canzone che Endrigo dedicò alla sua città natale e all’esodo degli italiani da Pola. Le modulazioni di voce di Vito Dundara hanno affascinato il pubblico fino a commuoverlo sulle note di quest’ultima elegia che ripete nelle parole “come vorrei essere un albero che sa dove nasce e dove morirà...”.

L’albero simboleggia la vita

Un sogno impossibile ma anche una metafora importante, se è vero che non si può nascere alberi è anche vero che l’albero simboleggia la vita, la famiglia e quindi si può costruire, con la buona volontà di chi è in grado di credere.

Tra le diverse canzoni di Endrigo che Milovan, Bosazzi, Načinović e Dundara, in alcuni casi accompagnati alla chitarra da Bosazzi e al pianoforte da Tatiana Šverko, hanno offerto al pubblico, non sono mancati ancora “Il dolce paese”, “La casa”, “Dimmi la verità” e “Come stasera mai”. In conclusione “Il primo bicchiere di vino” eseguito da tutti i membri del “ForumEndrigo”, che ha incantato la platea con un’esecuzione magistrale. Con le canzoni interpretate, ognuno ha ripercorso la carriera musicale di Endrigo, trasmettendo ai presenti i messaggi che emergono dalle sue canzoni e che molto spesso non sono stati compresi dalla critica.
Un cast vocale e strumentale d’eccezione, quindi, che non si è fermato a ricordare ma è riuscito a costruire sull’omaggio a Sergio Endrigo, un evento straordinario. All’evento, organizzato dalla Comunità degli Italiani di Fiume e dall’Associazione “ForumEndrigo”, tra un vasto pubblico, la vicepresidente del sodalizio fiumano, Gianna Mazzieri Sanković.

Si ringraziano per la collaborazione della Rassegna Stampa: L’Università Popolare di Trieste e l’Assoc. Nazion.Venezia Giulia e Dalmazia - ANVGD di Gorizia



 
LO STRAPPO STALIN-TITO

(Arena di Pola del 20/11/2014)

Lo strappo Stalin-Tito indebolì l’Italia verso la Jugoslavia

A metà pomeriggio di venerdì 17 ottobre 2014 lo storico Gaetano Quagliariello, impossibilitato a presenziare all’ottava edizione della Bancarella – Salone del libro dell’Adriatico orientale in corso a Trieste, ha letto in videoconferenza una relazione sul rapporto tra la “questione di Trieste”, il contesto internazionale e la situazione dell’Italia fra il 1945 e il 1954.
La riportiamo quasi integralmente.
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POLA, LUNEDI' 3 NOVEMBRE 2014
Pola: ripristinata la targa del dottor Micheletti
Hanno avuto luogo la mattina di lunedì 3 novembre a Pola le cerimonie per i Defunti, promosse come ogni anno dal Consolato Generale d’Italia a Fiume, dalla Comunità degli Italiani di Pola e dal Libero Comune di Pola in Esilio.
La messa di suffragio è stata celebrata anche questa volta da mons. Desiderio Staver nel duomo cittadino. Vi hanno assistito un’ottantina di persone: un numero ormai costante nel tempo.
Ultimo aggiornamento ( sabato 29 novembre 2014 )
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59 RADUNO DEGLI ESULI DA POLA
59° Raduno degli Esuli da Pola:
Pola, 13-16 giugno 2015

Si svolgerà da sabato 13 a martedì 16 giugno 2015, con base all’Hotel Brioni di Verudella, il 59° Raduno degli Esuli da Pola, il 5° consecutivo nella città d’origine. Ad organizzarlo è come sempre il Libero Comune di Pola in Esilio. Il periodo prescelto, poco dopo la fine dell’anno scolastico, vuole favorire la partecipazione anche dei discendenti più giovani. Il programma di massima, che stiamo perfezionando, è per ora il seguente:
Sabato 13 giugno
Pomeriggio: arrivo e registrazione dei radunisti all’Hotel Brioni. Brindisi di benvenuto. Cena collettiva.
Sera: riunione della Giunta e del Consiglio comunale.
Domenica 14 giugno
Mattina: santa messa nel duomo di Pola celebrata in italiano da mons. Desiderio Staver.
Pomeriggio: visita guidata alle rovine di Nesazio (dapprima capitale degli Istri, poi città romana) a cura dell’esperta archeologa Kristina Mihovilić.
Sera: nella sala conferenze dell’albergo, i responsabili del Museo Archeologico dell’Istria illustreranno gli esiti della campagna di scavi e restauri in corso a Pola; successivamente il vicesindaco del Libero Comune di Pola in Esilio Tito Lucilio Sidari ricorderà il 100° anniversario dell’internamento forzato dei cittadini dell’Istria meridionale nei campi di concentramento austro-ungarici durante la Prima guerra mondiale.
Lunedì 15 giugno
Mattina e pomeriggio: visita a Pisino in collaborazione con la locale Comunità degli Italiani.
Sera: nella sala conferenze dell’Hotel Brioni, intervista al sociologo e scrittore Ulderico Bernardi sui temi istriani a lui tanto cari.
Martedì 16 giugno
Mattina: nella sala conferenze dell’Hotel Brioni, Assemblea dei soci con la relazione del sindaco, l’approvazione dei bilanci e il dibattito generale.
Pranzo di congedo e ripartenza.
Sarà bello ritrovarsi ancora una volta nell’amata Pola, portando con sé anche familiari, amici e simpatizzanti. Le adesioni vanno comunicate quanto prima a Maria Rita Cosliani, consigliere e assessore dell’LCPE, scrivendole all’indirizzo mail Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo oppure telefonandole al numero di cellulare 329 4430363. I prezzi e le modalità di prenotazione saranno comunicati in seguito.
 
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