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RASSEGNA STAMPA
VERGAROLLA: E' JUGOSLAVA LA PISTA PIU' VEROSIMILE
Editoriale del direttore Paolo Radivo
(Arena di Pola 23 luglio 2014)


Recenti studi confermano quanto i polesani sapevano da sempre, ovvero che quella di Vergarolla fu una strage premeditata, non una fatalità. Come sostennero la Polizia Civile e una corte militare d’inchiesta istituita dal Governo Militare Alleato, i 28 ordigni lasciati dalle autorità anglo-americane sulla spiaggia senza recinzioni né segnali di avvertimento furono reinnescati e fatti esplodere. Grazie all’incrocio delle fonti, il numero delle vittime identificate è inoltre salito da 64 a 65.

Restano però degli interrogativi irrisolti. Quanti furono i morti non identificati? E chi erano? Venivano soprattutto dalla Zona B della Venezia Giulia? Rimasero uccisi anche militari inglesi? E a quanti ammontarono i feriti? Ma soprattutto: chi furono i mandanti e gli autori? E quale movente li spinse?

Per capirlo, in assenza di prove certe che speriamo emergano da nuove ricerche, possiamo al momento seguire tre strade: la logica; la disamina degli indizi storici; la valutazione delle testimonianze attendibili. Tutte e tre le strade ci conducono alla medesima pista: i servizi segreti militari jugoslavi.
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ASSOCIAZIONE"LIBERO COMUNE DI POLA IN ESILIO"
ASSOCIAZIONE “LIBERO COMUNE DI POLA IN ESILIO
Via Malaspina, 1 – 34147 Trieste – Tel. e Fax  040 830 294
Presidente: Tullio Canevari
Periodico dell’Associazione: il mensile “L’Arena di Pola”
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Sito dell’Associazione: www.arenadipola.it
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L’ESODO DEL 1947
I cittadini di Pola, capoluogo della provincia dell’Istria, circa 30.000 persone, per la quasi totalità abbandonarono la loro città a seguito del nefando trattato di pace fra l’Italia e le potenze vincitrici della seconda guerra mondiale, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947. L’esodo di massa coinvolse nei vari territori 350.000 Istriani, Fiumani e Dalmati ed avvenne per una scelta di libertà e un atto di amore verso la Madrepatria, volendo dimostrare l’italianità degli esuli e della terra natia.
Quando si ricorda il 10 febbraio del 1947, sono le immagini della partenza da Pola con navi e barche, sotto la neve, che scorrono davanti agli occhi; per chi non ha dentro di sé queste immagini, come i discendenti degli esuli e molti altri, sono i filmati sull’addio alla città che rendono testimonianza.
Ultimo aggiornamento ( domenica 06 luglio 2014 )
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A JAN BERNAS LA BENEMERENZA "ISTRIA TERRA AMATA"


La sera di sabato 17 maggio 2014 la sala congressi dell'Hotel Brioni era piena di radunisti e di alcuni residenti desiderosi di ascoltare il 36enne giornalista e scrittore Jan Bernas, autore del libro "Ci chiamavano fascisti. Eravamo italiani" (Mursia, 2010) e coautore con Simone Cristicchi sia dello spettacolo teatrale sia del libro Magazzino 18 (Mondadori, 2014).

Il sindaco Tullio Canevari ha  consegnato a Jan Bernas il premio “Istria terra amata” 2014 quale piccolo segno duraturo della profonda riconoscenza per la sua opera. La splendida targa in argento raffigurante l'Arena di Pola è opera del socio Leonardo Bellaspiga. A Bernas è stata anche donata una spilla con l'emblema di Pola. «Vi ringrazio tutti di cuore - ha concluso - per ciò che mi avete donato, per tutte le volte che avete avuto il coraggio di riaprire le ferite del vostro cuore, per avermi regalato le vostre storie e il vostro passato, che spero di aver trasmesso ai giovani, in modo da liberarci da questa oppressione di silenzio durata per troppi anni».

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Ultimo aggiornamento ( luned́ 30 giugno 2014 )
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LA MOSTRA DEI FIORI DI SILVIA LUTTERODT SIZZI

Ogi parto da un argomento che là per là ve farà pensar che nol ga gnente a che veder con noialtri. Ma vedaré che ala fine i “estremi” se incontra.
Quassù ogni ano in primavera, soto la giurisdission dela Regina, se svolgi nela zona de Chelsea nel sud de Londra la “Mostra dei Fiori”, che xe la più grande d’Europa e dove che i giardinieri inglesi e de tuto el mondo vien a espor le sue meraviglie. Ma no se trata solo de esibir fiori e piante, perché vien anche presentadi al publico giardini veri e propi in stile antico e moderno, completi con aiole, tempieti, alberi, ornamenti, vialeti, zampili, fontane, luci, lagheti artificiali, panchine fantasiose, costrussioni rustiche o aerodinamiche, el tuto in un trionfo de colori e de tute le tonalità del verde.

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STORICA COMMEMORAZIONE ISTITUZIONALE ALLA CAMERA DELLA STRAGE DI VERGAROLLA

(Arena di Pola giugno 2014) 
 
Un minuto di silenzio per le Vittime di Vergarolla: i morti, i feriti, gli invalidi, i congiunti superstiti e la popolazione intera di Pola, sconvolta da tanto crimine. Un minuto di preghiera, lacrime, ricordi di un boato immane e terrore, urla di dolore, onde rosse, ospedali pieni di corpi e di membra umane e, poi, il lungo ed infame silenzio.
Oltre due terzi di secolo sono stati necessari affinché maturasse la coscienza della necessità di ricordare ufficialmente e onorare le vittime: venerdì 13 giugno 2014 nella sala “Aldo Moro” della Camera dei Deputati si è svolta la prima commemorazione a livello istituzionale della strage di Vergarolla (Pola) del 18 agosto 1946, forse la più grave dello Stato italiano unitario, a quasi 68 anni di distanza. 
Esuli da Pola, parlamentari, storici e uomini di cultura hanno rievocato e rappresentato il clima di cupa disperazione che ha preceduto la tragedia ed il disperato terrore che la ha seguita, fino alla sentenza di morte del nefando trattato di pace del 10 febbraio 1947 e all’esodo verso il resto dell’Italia e del mondo: “e il nemico si prese la città, vuota dei suoi abitanti”.
L’iniziativa per la commemorazione è sorta dal completamento di due differenti studi storici su materiali d’archivio reperiti in Italia, Croazia, Gran Bretagna, Stati Uniti d’America da Gaetano Dato e su materiali d’archivio della ex-Jugoslavia reperiti da William Klinger, commissionati rispettivamente dal Circolo di cultura istro-veneta “Istria” e dall’Associazione “Libero Comune di Pola in Esilio”, indipendentemente l’uno dall’altro.
Le sollecitazioni, anche tramite “L’Arena di Pola” a proposito dello studio di Klinger, e l’interesse, anche a livello politico, finalmente riaperto in merito al tragico evento, ed infine la recente pubblicazione dello studio di Dato hanno portato al coinvolgimento diretto di alcuni parlamentari di sinistra, paradossalmente quindi dell’area politica che per decenni ha ostacolato più di altre la percezione della tragedia dell’esodo istriano-fiumano-dalmata da parte dell’intero popolo italiano e specificatamente da parte delle istituzioni scolastiche e culturali, e li ha portati ad organizzare questa prima celebrazione. “Conclusione” di un faticoso percorso ideale? Sì, ma contemporaneamente “inizio” di una necessità nuova di non negare, di sapere, di capire, di ricordare.
Refrattari alle lusinghe ed ai trucchi di parte, ma invece fiduciosi nell’onestà intellettuale dei singoli individui e fiduciosi che la realtà dei fatti venga alla fine riconosciuta e dichiarata (non importa se altri decenni dovranno passare), accogliamo dunque questa commemorazione come un fatto storico nella storia della nostra amata Terra e nella memoria delle sofferenze del popolo giuliano-fiumano-dalmata.
 
Tito Lucilio Sidari
Vice-sindaco del Libero Comune di Pola in Esilio
 
 
 Pubblichiamo un resoconto dell’evento:

Vittime commemorate per la prima volta a Roma

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Ha avuto luogo la mattina di venerdì 13 giugno 2014 nella sala “Aldo Moro” della Camera dei Deputati la prima commemorazione in una sede istituzionale italiana della strage di Vergarolla.
A futura memoria, si nominano qui di seguito le persone che hanno avuto la parola nella cerimonia e si rileva che paradossalmente ed incomprensibilmente non sono stati ammessi a parlare, né a portare un saluto diretto i rappresentanti delle due associazioni degli esuli maggiormente rappresentative sul tema: Antonio Ballarin, presidente dell’“Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia”, la più ampia associazione degli esuli, e chi scrive, in rappresentanza di Tullio Canevari, Sindaco dell’associazione “Libero Comune di Pola in Esilio”, che raccoglie e rappresenta gli esuli dalla città di Pola e dall’Istria. Hanno dunque parlato, nell’ordine, le persone qui indicate.
La vice-presidente della Camera on. Marina Sereni ha opportunamente introdotto il tema, ha chiesto il minuto di raccoglimento e ha ringraziato i presenti.

La on. Laura Garavini, organizzatrice e moderatrice, ha ringraziato sia la Camera come istituzione ospitante, sia i presenti; ha espresso in modo globale il saluto delle varie associazioni presenti ed ha gestito con ripetuti interventi l’uditorio, cosa che talvolta non è stata facile; ha inoltre dichiarato che la strage derivò, incontrovertibilmente, da un attentato e non da un incidente.

Fabrizio Somma, presidente dell’Università Popolare di Trieste, che fra l’altro ha citato il “Libero Comune di Pola in Esilio” e i presenti Antonio Ballarin e Davide Rossi dell’ANVGD, insieme con altre associazioni di esuli e di rimasti, ha nominato l’Istria come “sorella”, ha rammentato lo storico incontro dei due presidenti Giorgio Napolitano e Ivo Josipović a Pola il 3 settembre 2011 ed il recente interessamento all’argomento delle foibe e dell’esodo da parte della on. Debora Serracchiani, presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, ha ricordato la interrogazione del 2013 “Garavini, Farina, Rosato” e la positiva risposta dell’allora vice-ministro degli Affari Esteri Marta Dassù, ha esplicitamente citato le sciagure provocate del regime comunista jugoslavo ed ha infine salutato Jan Bernas, lo scrittore ispiratore di Simone Cristicchi, presente in sala.

Simone Cristicchi ha sintetizzato l’inatteso enorme successo dello spettacolo Magazzino 18, di Jan Bernas e suo, citando 51 repliche con circa 34.000 spettatori ed ha poi recitato il brano relativo a Vergarolla (con alcune parole tratte dalla poesia di Bepi Nider) semplicemente e magistralmente, chiudendo con un giudizio inequivocabile sulla matrice titina dell’attentato di Vergarolla; è stato difficile trattenere le lacrime e Cristicchi ha ottenuto un mare di applausi lunghissimi.

Gaetano Dato ha presentato le risultanze delle proprie ricerche esposte nel suo libro appena uscito, le quali, a suo avviso, confermano l’attentato come causa della strage, mentre non consentono di rintracciare tracce certe dei moventi, dei mandanti, degli esecutori e, di conseguenza, tali risultanze spaziano fra le ipotesi più realistiche e le illazioni più fantasiose (diciamo noi, che rigettiamo fermamente queste ultime, in base a tutto quanto sappiamo di questi 68 anni della nostra vita), come quelle che vedrebbero italiani non comunisti agire per sterminare altri italiani di ogni parte politica, per fini inconfessabili di riapertura delle ostilità – notiamo bene – fra un’Italia allo stremo e sotto tutela degli anglo-americani come perdente ed una Jugoslavia vittoriosa ed ancora spalleggiata dall’Armata Rossa; ha citato l’Istria come prima palestra della Guerra Fredda, dopo il famoso discorso di Churchill a Fulton, Ohio, ed ha parlato di Vergarolla come di un “atto di guerra”, terminando comunque con l’auspicio che le ricerche storiche giungano ad unire invece che a dividere.

Lino Vivoda, esule da Pola, Consigliere ed ex Sindaco per lunghi anni del “Libero Comune di Pola in Esilio”, fratello di Sergio, di 8 anni, morto a Vergarolla, ha ringraziato la Camera e gli organizzatori ed ha pronunciato il discorso riportato integralmente a pagina 1, concludendo con la considerazione che le illazioni sopra accennate appaiono agli esuli come «attentato di marziani per punire i terrestri: pura fantapolitica». Ha ricevuto molti applausi e ringraziamenti.
 
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Livio Dorigo, presidente del Circolo di cultura istro-veneta “Istria”, esule da Pola, committente delle ricerche e del libro di Gaetano Dato, ha parlato dell’attaccamento della sua famiglia (come di moltissimi polesani e di chi scrive) alla società Pietas Julia, presso i cui impianti avvenne la strage, durante una festa sportiva e patriottica insieme organizzata dalla stessa società; ha detto che «il martirio si sublima nel sentimento di pace»; ha affermato che parti dell’opera di Dato sono delle «ipotesi di lavoro» non di per sé esaustive ed ha consegnato copia del libro di Roberto Spazzali, con la sua introduzione, Pola operaia alla on. Sereni e alla on. Garavini.

Roberto Spazzali, storico triestino, prendendo la parola in piedi per rispetto alle Vittime, si è rivolto con simpatia al più giovane Dato dicendo che «quando, attraverso lo studio, si rompono i luoghi comuni, le formule facili, si va incontro a una reazione, perché è facile trattare o usare quella che può essere la verità più semplice e più vicina, che potrebbe talvolta far comodo, e non è la sola verità» (osserviamo noi: come se la pista jugoslava fosse una verità di comodo...); ha denunciato che archivi importanti, aperti fin dal 1978, non furono mai consultati, fino ai primi anni ’90, da chi avrebbe avuto ogni interesse a indagare sulle foibe; ha affermato che stendere il velo di silenzio sulla strage fu molto comodo «per comodità di riposizionamento internazionale» dopo il 1948; che ci furono, come emerge dagli studi di Dato, giovani istriani disposti a difendere la loro terra con le armi, tentativo che contrasta con l’immagine consolidata di “popolo remissivo”; che De Gasperi non rinunciò all’opzione militare; che nel 1946 in Istria la guerra continuava sotto forme diverse; che a 70 anni di distanza probabilmente non si troveranno carte indicanti movente, mandante ed esecutori della strage; che l’obiettivo potrebbe essere stato l’esodo oppure innescare un altro tipo di processo; ha fatto appello affinché tutti gli archivi ancora chiusi vengano aperti.

L’on. Ettore Rosato, triestino con parenti esuli da Isola d’Istria, ha ricordato la stele che a Trieste sulla spianata di San Giusto ricorda con nomi, cognomi ed età le 64 Vittime che si poté ricomporre e riconoscere e le altre di cui rimasero solo poveri resti; pur personalmente convinto che la strage di Vergarolla sia addebitabile a chi voleva mandar via gli italiani, ha voluto enunciare non una «conclusione», ma un «inizio» di nuove ricerche per giungere all’accertamento della realtà oggettiva, garantendo il proprio appassionato interessamento come al tempo dell’approvazione del Giorno del Ricordo.

A nome di Tullio Canevari, Sindaco del Libero Comune di Pola in Esilio, chi scrive ha personalmente salutato la on. Garavini alla fine della celebrazione, affermando che l’evento rimane come un passo positivo nella storia delle strage di Vergarolla e che si considera favorevolmente l’apporto personale dei singoli deputati presenti, dopo i molti nostri dubbi che hanno preceduto la commemorazione, pur facendo rimarcare l’incongruità del non aver messo in programma il saluto del Libero Comune stesso; la on. Garavini ha risposto che la nostra fiducia personale la gratificava molto e che era spiacente della mancata possibilità di darci la parola. All’on. Rosato sono stati porti ringraziamenti per quanto fatto nell’occasione ed in passato, a sostegno della causa degli esuli. A Gaetano Dato si è ricordato il nostro sostanziale e fermo dissenso dalle sue ipotesi più estreme e si è augurato di poter procedere in ricerche sempre più ampie e profonde che portino a vedere la realtà dei fatti. A Livio Dorigo, dopo aver parlato di ricordi comuni di Pola, si è rammentato l’apporto di testimonianze di fonte jugoslava ottenuto da William Klinger, ma inaspettatamente egli ha sminuito la credibilità dello studioso, forse nell’intento di bilanciare le critiche espresse da varie fonti e da chi scrive alle ipotesi estreme dell’altro studioso.
Le parole passano, i fatti restano. Intendiamo scoprire i fatti; questo è il mio ed il nostro auspicio.
Tito Lucilio Sidari

Ultimo aggiornamento ( luned́ 30 giugno 2014 )
 
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